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The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro (2014): Spider-MAH! Spider-MAH!

Gente cosa vi
devo dire, appena ho finito di rivedermi per la seconda volta quella porcheria
di The Amazing (si fa per dire) Spider-Man ho pensato: “Beh, dai, a confronto del suo seguito, sembra quasi
un bel film”. Non vi dico la gioia quando ho realizzato che poi quel seguito
avrei dovuto sorbirmelo una seconda volta (gulp!), tutto per completare la rubrica…
“Torna a casa Spidey!”

Parliamoci
chiaro: i ragazzi della Sony ci hanno anche provato a fare di questo secondo
capitolo un bel film, si vede fin dai primi minuti che con una mano sul cuore
e una sul portafoglio hanno davvero tentato di correggere i difetti del primo, eppure niente, dentro di loro dev’esserci un gene, una tara genetica, un
istinto antico che ne so, non sono mica Piero Angela! So solo che ad un certo
punto, nella loro testolina scatta qualcosa e devono per forza rifare gli stessi
errori gettandosi dalla rupe come i Lemming nel documentario della Disney.
Tutto questo “Ammazing
(che minchiata) Spider-Man 2” (Grazie Lucius
per l’epitaffio al film!) si potrebbe riassumere dicendo che esteticamente non
è malissimo, non perché Marc Webb sia improvvisamente diventato un regista, o
gli freghi di dirigere questo film (non c’ha cazzi e si vede), però gli hanno
appioppato una seconda unità più capace e più soldi per la computer grafica, il
risultato sono scene d’azione ben fatte anche se esageratamente tamarre, come
quella della scalinata tutta a rallentatore. Piccolissimo problema: appena un
personaggio, uno qualsiasi, apre bocca, rovina tutto. Se fosse un film muto,
uscito in 3D nel 2014, sarebbe quasi un bel film, è l’audio che lo frega,
“Video killed the radio star” in pratica.



Beh dai, non male questo videogioco… Ah non è un videogioco? GULP!

S’inizia benino,
l’apertura con il volo planare alla Patrick de Gayardon non è nemmeno male e
serve a far vedere il costume aggiornato di Spidey, con gli “occhioni” grandi,
molto in stile Ultimante, evidentemente anche la Sony sentiva i morsi della
vergogna ad un secondo film con Spidey-Caramba e le sue bande rosse sulle
gambe.

Somigliare allo Spider-Man disegnato da Mark Bagley, è cosa buona e giusta!

Il primo film era
un tentativo (fallito e inutile!) di mostrare il lato “Dark” di Spidey, bisogna correre ai ripari, l’Uomo Ragno deve fare battute e battutine, quindi
la pensata migliore che sono riusciti a spremersi i creativi della Sony è
ripetere fino alla nausea la gag del cellulare di Peter Parker con la suoneria
di Spider-Man, quella celebre del cartone animato e della cover dei Ramones per capirci. Il tentativo di cercare di rendere
simpatico questa versione di Hipster-Parker è a tratti imbarazzante, sembra uno
che ad una cena di gala cerca di fare il brillante raccontando senza sosta
barzellette su Pierino, per non parlare del fatto che la gag del bucato tinto
di rosso e di blu è pescata di peso da Spider-Man 2, fantasia portami via. Mentre l’apice della simpatia è Spidey-Pompiere
che mi sembra anche la logica continuazione del precedente Spidey-Caramba.

Spider-Grisù in azione! Perché lui, un giorno, farà il pompiere! (cit.)

Pensare che si
sono messi in tre a scrivere questa robetta, Jeff Pinkner, ma soprattutto la
coppia di fatto Alex Kurtzman e Roberto Orci, compagni di merende del maledetto
GIEI GIEI Abrams, due che quando va
bene fanno il primo riuscito reboot di Star Trek, quando va male, mi ricordano
perché non sono mai andato oltre l’episodio 1×14 di Fringe.

Nella corsa
disperata per cercare di correggere i difetti del primo film, abbiamo anche la
scena in stile Spy story con protagonisti i genitori di Peter in un aereo che
precipita, una sequenza che non aggiunge nulla a quanto non sapevamo già
(lavoravano per il governo e sono morti in un incidente aereo) se non alcuni
minuti ai tanti, tantissimi del film, 141 per la precisione, mi erano sembrati
troppi alla prima visione, ma alla seconda quel dannato orologio non andava mai
avanti.



Quello che vi ritroverete a fissare più spesso durante la visione del film.

L’orologio, già!
Perché l’ideona autoriale (sicuramente non di Marc Webb, la cui ultima buona
idea risale al 1991 ed è stata festeggiata tipo capodanno Brasileiro) è quella
di farcire tutto il film con scene di orologi ed ingranaggi e di personaggi
che parlano di tempo che scorre o che sta per finire, in questo metteteci anche
il discorso di diploma della precisissima Gwen Stacy (la solita Emma Pietra) la
secchiona/strappona con minigonna assassina e stivale da scavalco che di fronte
ad una platea di neo diplomati cosa fa? Si spara un monologo sul fatto che il
tempo a disposizione è questione di fortuna e che più lo ascolti più sembra
una commemorazione funebre, anche se molte parole sono coperte dal SGRUNC
SGRUNC di sottofondo dei diplomati che si grattano i maroni pensando: “Ma vedi
sta gatta nera tiè!”.

Per essere più chiari così, mancava solo un pezzo famoso di Ke$ha in sottofondo.

Che poi voglio
dire, è davvero un colpo di scena quello che succede alla bionda nel finale del
film? “La notte in cui morì Gwen Stacy” pubblicata sul numero 121 di “Amazing
Spider-Man” (infatti nel film la Emma Pietra schioppa al minuto 121, fateci
caso) è la storia con cui il fumetto americano ha perso la sua verginità, un
capolavoro che è in circolazione dal 1973. Capisco che non tutto il pubblico conosca
le singole storia originale e proprio per questo la morte della ragazza
dovrebbe essere IL colpo di scena del film, certo che se lo gestisci in questo
modo, con il fantasma del papà il cap. George Stacy (Denis Leary) che compare
come Obi-Wan Kenobi dicendo “Ricordati, che devi morire!”, tanto varrebbe
disegnare un bersaglio sulla faccia della biondina che comunque distrarrebbe
da quegli occhi a palla, basta primi piani impietosi vi prego!

La vera ragione dietro al voto Inglese per la Brexit. #Gwexit

Ma tutto questo
parlare di Tempus fugit non serve quando il gene suicida entra in azione, in
fretta presto! Dobbiamo completare il film per non perdere i diritti di
sfruttamento! Corri corri e poi ti dimentichi che mettere dentro tre cattivi e
una selva di personaggi di contorno, l’ultima volta non ha funzionato proprio benissimo e a questo punto bisognerebbe
non guardare giù, per non fare la fine di Wile E. coyote. O dei Lemming.

Come fai a
stipare tre cattivi in un solo film? Facilissimo! Basta scriverli tutti
malissimo! E siccome abbiamo i soldi che ci escono dai… Lanciaragnatele, perché
non prendere quel gran fenomeno di Paul Giamatti e fargli interpretare la parte
di Aleksei Sytsevich, con i tatuaggi brutti e la parlata tipo “Io ti SPIEZZO in
due” che fa sempre ridere? Lo facciamo comparire due minuti all’inizio e uno e
mezzo alla fine, dentro un bruttissimo robottone a forma di Rinoceronte (sempre
in stile Ultimate), così lo abbiamo già a contratto per i prossimi 126 seguiti.



Paul Giamatti, gangster in tuta, che fa la figura del macaco perdibraghe.

Ma visto che ci
siamo, perché non far venire giù anche il premio Oscar Jamie Foxx che dopo un
incidente evitabilissimo (nemmeno le norme base di sicurezza rispettano!) passa
dall’essere lo sfigatissimo Max Dillon, concitato in puro stile “La rivincita
dei Nerd” ad una specie di grande Puffo elettrico che pensa bene di
distruggere la città perché nessuno si ricorda il suo nome ed è tutta colpa di
Spider-Man. No, sul serio, vorrei potervi dire che è una caSSata delle mie, ma Kurtzman
e Orci questa menata l’hanno scritta davvero!

“Quei capelli sono davvero orribili!” , “Mai quanto i dialoghi che devo recitare ragnetto”.

Per quanto
riguarda il look di Electro, si pesca nuovamente dalle pagine dei fumetti della
linea Ultimate, il risultato è meno ridicolo del classico costume verde con
fulmini gialli (richiamato sulla torta del compleanno solitario che Max tira
fuori dal frigo) sfoggiato dal cattivone nei fumetti classici, ma non capisco
davvero a cosa serva prendere un attore nero, solo per dipingerlo di blu e,
ancora più grave, prendere un BRAVO attore e fargli fare un doppio ruolo così
imbarazzante. Spero solo che Foxx si sia fatto pagare molto bene per sputtanarsi
così.

Da preferito di Michael Mann a Grande Puffo, chiunque sarebbe incazzato Jamie.

A film
abbondantemente iniziato, entra in scena anche Harry Osborn, ma con
l’avanti veloce perché avrete ormai capito che il tema del film è la fretta,
quindi Chris Cooper (che alla fine nella ragnatela di Spidey era destinato a finirci) interpreta un
morente Norman Osborn che, al pari dei già citati fumetti Ultimate, eredita
geneticamente al figlio la maledizione di famiglia e starà al ragazzo cercare
una cura per restare in vita.

Questa volta
Harry è interpretato da un ciuffatissimo Dane DeHaan, che fino a quel momento
aveva interpretato il ragazzo tormentato di “Chronicle” (2012), che in “Come un
tuono” (2012) ci aveva stupiti con la sua prova nei panni del ragazzo
tormentato e che in “Devil’s Knot” pensate, aveva interpretato il ragazzo
tormentato, infatti qui nei panni di Goblin Jr. finalmente può interpretare il
ragazzo tormentato, è importante per un attore saper variare i ruoli.



“Sono tormentato!”, “Si, dall’acne sicuramente benedetto figliolo…”.

Alla pari di Amazing (ma dove?) Spider-Man, anche
questo film potrebbe essere demolito scena per scena, stiamo parlando di colpi
di genio come Peter ed Harry che non si vedevano da quando avevano sette anni,
ma tornano ad essere amici fraterni in mezzo dialogo, oppure ancora meglio, la
stagista Gwen Stacy che, naturalmente, può accedere alla centrale elettrica e
riavviare completamente il sistema elettrico della città, ma sì, certo, ovvio, io
mercoledì l’ho fatto tre volte così, perché non avevo altro da fare!

Inoltre, non è ben
chiaro come mai Harry, dopo essersi iniettato il siero a base di sangue di
Spidey (1983, ottima annata) decide di sua spontanea iniziativa d’infilarsi
dentro la tuta e l’aliante di Goblin, senza alcuna spiegazione plausibile se
non quella che dopo il lavoro fatto da Raimi non sia necessario spiegare al
grande pubblico che il folletto verde volteggia su quel trabiccolo.



SNAP! (questa la capiranno solo i True Believers).

Bisogna dire che il
personaggio di Harry e quello di Felicia Hardy (Felicity Jones che fa Felicia? Visto che il direttore del casting è
un burlone?) sono stati pesantemente sforbiciati per cercare di rientrare nel
minutaggio già esagerato del film, ma davvero? Vi siete accorti che ci sono
troppi personaggi nel film? Bravi, intanto per colpa vostra non vedremo mai
Felicetta Jones fasciata nei panni della Gatta Nera, mannaggia a voi!

Poteva essere l’unica ragione per farmi sperare in un sequel di ‘sta roba.

Nel mucchio
metteteci il solito Andrea Isidoro che, malgrado le battute, risulta simpatico
come un calcio sugli stinchi e il cui ciuffo, lievita con il passare dei
minuti tanto che nel finale del film ormai sulla testa ha praticamente uno
Zeppelin di capelli, questo spiega perché (per nulla amazing) Spider-Man non
riesce mai a tenere quella cacchio di maschera sulla faccia, come lo nascondi
quel boscale li sotto, dai?

Praticamente ha un flat top sulla testa da fare invidia a Grace Jones!

Il tentativo di
rappresentare New York nel film è patetico, il tutto si riassume nella
scenetta con il bambino vestito da Spider-Man, che non è altro che una versione
velocizzata e fatta male dello “Spider-Man: No more” già portato in scena da Raimi. E ringraziate che hanno eliminato il
personaggio di Mary Jane dalla trama, perché in questo carnaio volevano buttare
dentro anche lei, avevano anche già scelto l’attrice, Shailene Woodley, non ho
visto nemmeno un episodio della saga di “Divergent” per cui è famosa, ma ogni
volta che leggo il suo nome scoppio a ridere (storia vera), solo per effetto
della vignetta che il grande Leo Ortolani le ha dedicato!



Grazie Leo, sei un grande!

Inoltre, vorrei
soffermarmi un momento sulla colonna sonora. Durante il combattimento tra
Spidey ed Electro, parte una versione a bassi sparati a livello “Stordimento”
della celebre canzoncina “The Itsy Bitsy Spider”, ve lo dico per
sentito dire, perché quello che si sente nel film è solo un DOOOON DOOOOOONNNN,
il tutto è frutto della stramba collaborazione tra Johnny Marr chitarrista
degli Smiths, del solito Pharrell Williams che sta da tutte le parti, dal
modernissimo Junkie XL e dal
classicissimo (e svogliato) Hans Zimmer, un miscuglio di generi che da solo
riassume questo film: nessuna idea sulla direzione da prendere, ma tanto siamo
pieno di soldi, possiamo comprarci chiunque, quindi cazzo mene come dicono i Francesi,
anche di un certo lignaggio per altro.

Al botteghino “The
Ammazing quanto sei brutto Spider-Man”, come al solito, porta a casa carrettate
di presidenti morti stampati su carta verde, ma meno del film precedente, la
Sony non si fa prendere dal panico no no, prima annuncia il quarto e il quinto
capitolo, poi ci ripensa, fa melina a centro campo, mentre cerca di convincere Drew Goddard a fare un film sui Sinistri Sei, i cattivoni di Spidey ormai quasi
tutti visti e intravisti nei due film.



Film sui Sinistri Sei? Questo film sembra un sinistro stradale, fate i bravi dai!

Poi però arriva quello che gli alcolisti chiamano
il momento di lucidità, Alla Sony capiscono di non essere capaci e con il cappello in
mano bussano a casa di mamma Marvel, che ben felice facendo un
lunghissiiiiiiiimo giro iniziato con James Cameron negli anni ’90, si riprende
il suo personaggio. E’ stata dura, ma presto come Lassie, Spidey tornerà a casa,
incrociate le ragnatele, speriamo che il terzo reboot sia quello buono!

In ogni caso la
Sony, sorprendendo di nuovo tutti, ha annunciato uno spin-off su Venon con Tom Hardy come protagonista, che mi convince
(appena) giusto per il talentuoso protagonista, voi ve lo immaginate il
poveretto che deve pulire la sala riunioni dopo la riunione del consiglio di
amministrazione della Sony? Il pelo di Lemming è un casino da togliere!



Guarda non mi stai simpatico nemmeno se mi fai il Bro-Fist, pussa via ragnaccio!

Capolinea gente!
La rubrica è giunta alla fine è presto potremmo vedere il nuovo film su Spi…
come esce a luglio? Scusate, ma che mese è? Giugno!? Ed io cosa faccio fino a luglio adesso? Ok, ho capito, premo il pulsante “Capitolo a sorpresa” della
rubrica? Lo premo? Che faccio schiaccio? Schiacciato!

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