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The Brink – Stagione 1: Ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare il Rock classico

Sarà abusato,
forse è stato ripetuto negli anni anche troppe volte, ma a mio avviso bisogna
sempre ricordarlo: Stanley Kubrick è un genio.

Sì, perché è
stato il primo a fare satira sull’incubo Nucleare, a trasformare i grandi
leader mondiali e i generali in macchiette che fanno cominciare una guerra in
reazione alle loro vite sessuali (frustrate), ovviamente mi riferisco a quel
capolavoro senza sterzo che è “Il Dottor Stranamore”, il film del 1964 con Peter
Sellers a coprire ben tre ruoli.

Nel 2015, la
HBO ha dimostrato di aver imparato la lezione del grande Stanley, perché “The
Brink” sembra ricalcato sul celebre film del Maestro.
Questa prima
stagione è incentrata su una crisi tra USA e Pakistan, ma non aspettatevi di
vedere il classico Presidente degli Stati Uniti da film, l’uomo tutto d’un
pezzo che risolve la crisi senza alterare il numero di battiti cardiaci, no
tutt’altro, in “The Brink” il presidente è una marionetta che si affida ai suoi
consiglieri, il più delle volte dei fanatici che non aspettano altro che bombardare
tutto.
Per fortuna c’è
il segretario di stato Walter Larson (un Tim Robbins divertito e divertente),
lui sì che è uno pacato, facciamo la sua conoscenza mentre è a letto, impegnato
a farsi soffocare da una prostituta orientale… Ma tranquilli, nella serie farà
ben di peggio.



“Tranquilli, ho appena iniziato a fare casino…”.
In Pakistan
uno dei suoi uomini di punta è l’agente degli affari esteri Alex Talbot (Giacomo
Nero, alle prese con un personaggio perfetto per i suoi schemi), uscito
furtivamente dall’ambasciata Americana per compiere un’importantissima missione
(comprarsi l’erba) si ritrova nel mezzo della rivolta e con il suo autista Rafiq
Massoud (Aasif Mandvi) sarà centrale per tutta l’intricata vicenda e si
ritroverà a dover fuggire dall’ambasciata o a trattare con un folle dittatore.
In compenso, le
forze armate sono ben rappresentate: il miglior pilota di caccia della
portaerei Americana in missione è Zeke “Z-Pak” Tilson (Pablo
Schreiber, visto in “The Wire”, ma noto al mondo come il Pornobaffo di Orange is the new Black) che per sostentarsi (e tenersi allegro) spaccia farmaci a tutti
i suoi colleghi.
Su una trama
completamente credibile e realistica, vengono applicati i personaggi più scemi
che vi possano venire in mente, l’escalation militare va di pari passo con le
assurde trovate che i nostri protagonisti sono costretti ad inventarsi per
evitare una guerra nucleare su scala globale. Una satira (anche politica) che
ironizza sull’America e sul Medio Oriente, senza curarsi minimamente di
risultare politicamente corretta.



“Mi sa che qualcuno si è offeso sul serio…”.
Tra i
produttori esecutivi della serie troviamo gli stessi Tim Robbins e Jack Black, specialmente
il primo è noto per il suo impegno politico e qui non si tira certo indietro
quando è ora di snocciolare una battutaccia contro i Repubblicani, o a
prendersi gioco dei Democratici attraverso il suo personaggio, una specie di
malato di sesso, brillante a gestire le crisi e incapace di tenere la patta
chiusa.
A condire
il tutto troviamo dei comprimari di buon livello, la guardabile Carla Gugino,
oppure Esai Morales e Geoff Pierson. Personalmente sono andato già di testa per
il folle Z-Pak, Pablo Schreiber è un cristone di un 1.90 incastrato in un aereo
piccolissimo, ha il fisico da G.I.Joe, l’occhio da psicopatico e dei tempi
comici micidiali, grazie ad un budget adeguato, anche le ricostruzioni di
costumi e combattimenti aerei risultano ben fatti e vi ritroverete a fare il
tifo per lui e il suo strampalato navigatore Glenn “Jammer” Taylor (l’azzeccatissimo
Eric Ladin).



Posso proporre loro due per la prossima stagione di True Detective?
Trattandosi di
una commedia ogni episodio dura 20 minuti, il che contribuisce a dare un gran
ritmo, vista la situazione i personaggi sono sempre di corsa e la
serie scorre alla grande, ma la vera chicca sono le musiche.
I trascorsi
musicali dei due produttori esecutivi sono ben noti: Jack Black quando può
infila sempre la musica nei suoi film ed è normale vederlo bazzicare Dave Grohl
e i Foo Fighters. Tim Robbins suona in un gruppo (l’ho scoperto da poco) ed è
stato testimone di nozze di Eddie Vedder (storia vera), mi piace pensare che i
pezzi che chiudono gli episodi siano stati scelti da loro, perché ci troviamo
di fronte ad una selezione musicale di tutto rispetto. Ogni episodio si
conclude con il giusto pezzo musicale, si passa da “Can’t find my way
home” dei Blind Faith, a “Subterranean homesick blues” di Bob Dylan,
fino ad arrivare a Lennon e Jimi, passando per i miei Creedence (Bad moon
rising) e Buffalo Springfield (Everybody look what’s goin down).
Insomma,
mettetevi comodi, rilassatevi e non preoccupatevi della bomba, tanto i destini
del mondo, sono in mani capaci… Davvero credete che i leader mondiali siamo
meno scemi dei protagonisti di questa serie?
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