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The Cursed (2024): pallottole e dentiere d’argento

Il sottogenere dedicato ai lupi mannari mi affascina sempre, purtroppo i nostri amati lupacchiotti sono afflitti da una sfiga atavica, oltre a quella di trasformarsi in canidi ad ogni cambio di luna intendo dire.

Il problema principale di questo filone è sempre lo stesso, se per rappresentare uno zombie o un vampiro non ci sono troppi problemi, per un lupo mannaro come si deve, hai bisogno di tanti soldi, o di un esperto di trucco in grande spolvero, in generale puoi anche tirare su un bel film attorno alla tua creatura, ma poi nel momento di mostrare il mostro (ah-ah), casca l’asino mannaro perché spesso la resa visiva beh, risulta un po’ sfigatella.

Questa volta ci ha provato Sean Ellis ad invertire la tendenza, il suo “The Cursed” non è originalissimo fin dal titolo, non è nemmeno il film sui licantropi che cambierà lo scenario per sempre e nemmeno le fortune dei nostri pelosi, ma tutto sommato il regista di “Metro Manila” (2013) tenta una strada a metà tra tradizione e innovazione e se siete in cerca di un film che possa salvarvi la serata, lo avete trovato.

«Horror con licantropi? Ci affondo i denti!»

“The Cursed” inizia con un bel prologo ambientato nelle trincee della Prima Guerra Mondiale, tra i feriti che arrivano al dottore impegnato sul campo a cercare di salvarne quanti più possibili in condizioni sempre più precarie, uno in corpo ha una pallottola diversa dalle altre, una pallottola d’argento. Ok signori, ora avete la mia attenzione.

Da qui la storia si riavvolge fino all’anno 1880 e ci porta in una Francia dove tutti parlano Inglese, vabbè ma tanto se vedrete il film doppiato che vi frega? Finzione cinematografica e via. Ellis il suo “The Cursed” lo ha presentato al Sundance nel 2021, ma è da poco sbarcato su Netflix, quindi se vi va, sapete dove pescarlo.

Le ostilità di aprono quando, il ricco proprietario terriero Seamus Laurent (Alistair Petrie), spende un po’ del suo argento per liberarsi di un campo zingari sul suo territorio, invece delle ruspe di Salvini, l’uomo autorizza l’uso dei mercenari, ma evidentemente non ha studiato i classici del genere, perché da lì a breve il suo gesto poterà a ritorsioni e maledizioni.

«Stiamo venendo ad aiutarvi a casa vostra!»

Come da programma a stretto giro, l’amato figlio di Alistair e di sua moglie Isabelle (Kelly Reilly… Applausi grazie!), scompare dopo essere stato aggredito, al centro della faccenda una sorta di reliquia, una dentiera con denti aguzzi e argentati che non inizia a mordicchiare da sola come quella di un racconto breve di Stephen King, ma in ogni modo, spinge le persone a farlo, come accade al gruppo di bambini all’inizio del film. Problema: da qui in poi il numero di morti non farò che aumentare e le aggressioni, sembrano tutte causate da un grosso animale.

Questo attira l’attenzione di un patologo, un po’ scienziato, un po’ uomo d’azione e un po’ Van Helsing della situazione, ovvero John McBride, il fatto che sia fatto a forma di Boyd Holbrook getta un po’ su tutta l’operazione l’aria da serie tv che il biondo, non è mai riuscito completamente a scrollarsi di dosso.

Ah se solo le cose con The Predator fossero andate diversamente.

Anzi, a proposito di serie tv, credo che Kelly Reilly, qui largamente sottoutilizzata almeno fino all’ultimo atto, abbia una specie di clausola nel suo contratto che le impone scene dove è alle prese con le tinozze da bagno, dopo l’episodio pilota della fortunata Yellowstone. Serie dove la rossa recita come un’ira di Dio, qui torna in fase mestizia e sempre per effetto della scena del bagno, regalandoci una sbirciata su tre dodicesimi di davanzale, bene per carità, apprezzo, ma se qui le avessero dato la possibilità di recitare anche solo con un terzo della potenza con cui interpreta di solito Beth Dutton, la vera furia sarebbe stata lei.

Qui troppo sprecata, ma sempre fantastica.

La trama procede con una corsa contro il tempo prima della prossima luna e anche qui, siamo in pieno canone del genere, perché se il figlio pare andato, ora a rischiare è la seconda genita Charlotte (Amelia Crouch), ed è qui che Ellis si gioca le sue carte, perché se da una parte anche l’ambientazione e i costumi fanno di “The Cursed” un film dal taglio molto classico, dall’altra io lo so che qualche recensore stipendiato, scomoderà per forza David Cronenberg, perché un paio di scene di trasformazione, non vuoi definirle Body Horror e quindi associarle a colui che solo ed esclusivamente al Body Horror NON vuole essere associato? Va così: balletti di sangue si cita Peckinpah, per il Body Horror il mio secondo Canadese preferito.

Peccato che anche questa volta le creature, per quanto originali nel design (qualcuno nel film le definisce dei “draghi” tanto per darvi l’idea di quanto siano distanti dal canone classico), siano tutte realizzate in CGI così così, inoltre così palliducci (escono solo di notte, ci sta), spesso svettano un po’ troppo con il resto della fotografia curata dallo stesso Ellis, molto oscura, ben fatta, tanto da far spiccare fin troppo la CGI. Peccato perché il quantitativo di sangue, mutazioni e trovate horror comunque, risulta mediamente alto.

«Questo ti meriti per i tuoi commenti su Kelly Reilly caro Cassidy!»

Va detto che Ellis trova il modo di infilarci anche un mostro tra le lenzuola stese, un po’ IT e un po’ Halloween, insomma si vede che il ragazzo ha fatto i compiti e si è anche divertito, proprio per questi tocchi più moderni immersi nel canone dei mannari, “The Cursed” tutto sommato funziona, anche se le svolte di trama sono tutto tranne che imprevedibili, ma a suo modo il film riesce ad intrattenere.

Quindi no, nemmeno questa volta siamo davanti alla luna nuova per il cinema mannaro, però sono sicuro che su Netflix, a portata di click, questo titolo andrà forte, in dimensione divano fa il suo sporco lavoro alla perfezione, ma non aspettatevi tanto di più, nel caso, sapete dove trovarlo.

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  1. Non stupisce che Keilly Reilly sia stata spronata dalla Mirren a inizio carriera (quando si parla di talente). L’incipit nella trincea è davvero riuscitissimo, come il richiamo alla Bestia del Gévaudan (come nel Patto dei Lupi). Non è nulla di nuovo, ma ha le sue buone idee come Ginger Snaps.

    • Esatto, per quello ci tenevo a segnalarlo, la roba su Netflix ha visibilità subito poi si perde nel nulla cosmico. Cheers!

  2. Potrebbe essere un “licantropico” interessante, sì, nonostante Kelly Reilly confinata in un ruolo troppo compresso per le sue reali possibilità: ci fosse stata Beth Dutton i poveri lupi mannari avrebbero ululato sì, ma solo per il dolore delle loro palle strizzate da lei (“Pulciosi sacchi di merda col pelo, come niente questi mi avranno pure attaccato qualcosa: è meglio che vada a farmi un bagno” e via, con la scena del bagno adattata al contesto) 😉

    • Visto? Si scrive da solo, con Beth Dutton sarebbe stato un cortometraggio 😉 Cheers

  3. Buona domenica Cassidy,per quanto riguarda la mia persona,ho visto e apprezzato molto volentieri “THE CURSED”,i film a tema lupi mannari,sono sempre troppo pochi!.Per quanto siano molto difficili da realizzare,come hai ben evidenziato all’inizio del tuo post,vale la pena provarci,per carità i vampiri e gli zombi mi stanno anche bene,ma ormai quelli si trovano ad ogni angolo,io desidero un ritorno della licantropia sugli schermi,a mio gusto personale sono quelli che prediligo maggiormente fra i tre mostri menzionati!.

    • Concordo e questo film ha provato un punto di vista nuovo, grazie e buon Sabato! 😉 Cheers

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