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The Devil’s candy (2017): I valori della famiglia, amore, rispetto e METALLO!

Ero molto curioso
di vedere questo “The Devil’s candy” per due ragioni: la prima, perché il
diavolo della Tasmania Sean Byrne ci ha fatto aspettare parecchio il suo nuovo
lavoro, dopo averci fatto esaltare tutti quanti con il bellissimo “The loved ones”
(2009), l’altra ragione è molto più semplice e diretta, si chiama Heavy Metal!

Byrne con il suo
film d’esordio è riuscito in un attimo ad entrare a far parte del ristretto
club dei registi da tenere d’occhio, eravamo già tutti pronti a credere che il
nome nuovo che avrebbe portato in alto lo stendardo dell’Horror si chiamasse
Sean e arrivasse dall’altro emisfero del pianeta, dopo un’attesa durata otto
anni, questo nuovo “The Devil’s candy” non è all’altezza di tali (esagerate?)
aspettative, però tra alti e bassi resta un film dell’orrore con delle cose da
dire, preferibilmente a volume molto alto. Trama in arrivo!

La famiglia Hellman
è alla ricerca di una nuova casa in cui vivere, ne trovano una davvero perfetta
ad un prezzo stracciato, la fregatura? Beh, roba da niente, i precedenti
inquilini non hanno fatto una bella fine. Pensate che questo originalissimo
spunto sia un problema? Per tutte le famiglie degli altri 1479 film horror che
iniziano in questo modo non lo è mai stato, per gli Hellman anche meno, per una
famiglia di metallari come loro, vivere in una cosa dove c’è stato un omicidio
è troppo una figata. Andiamo, dai, si chiamano HELLman su!


Morticia e Gomez Addams Hellman, nella loro nuova casa da veri metallari.

Papà Jesse (Ethan
Embry) tira avanti cercando di vendere i suoi quadri, ma lo stipendio fisso di
mamma Astrid (Shiri Appleby) non basta per garantire la rata del mutuo, quindi
Jesse dovrà ingoiare il rospone e dipingere anche cose su commissione, tipo
quella roba con le farfalle, che anche se gli fanno schifo sono state
commissionate dalla banca locale.

A completare il
trio la figlia adolescente Zooey (Kiara Glasco), tutta sua padre, tra magliette
dei Metallica ed Heavy Metal sparato a palla tutto il giorno, mamma Astrid è
numericamente in svantaggio: due terzi della famiglia hanno votato le loro vite
al metallo!
I casini
cominciano insieme alle visite del precedente inquilino Ray Smilie (Pruitt
Taylor Vince) un corpulento figuro in vistosa tuta rossa, convinto che suonare
assoli di chitarra a tutto volume nel cuore della notte, sia l’unico modo per
zittire le voci, sinistramente troppo attratto dagli Hellman e da Zooey, in
particolare.
Non aiuta nemmeno
che papà Jesse, inizi a dipingere robe sempre più distanti dalle commissionate
farfalle e sempre più simili alla copertina di un album di Black Metal
norvegese, il tutto permettetemi la citazione “By Demons Be Driven”. Ok, i
lavori finiti per la prima volta nella carriera dell’uomo, attirano le
attenzioni della locale galleria d’arte (che si chiama Belial, come un demone
biblico), però è chiaro che la musa di Jesse potrebbe avere la coda a punta e
puzzare di zolfo…


Qui nel mio cuor, ci sono i Sodom e i Resuscitator i Septic Flesh, gli Impaled Nazarene e i Sepultura (Cit.)

Il filone dei traslochi
sfigati nel genere horror ha una lunghissima tradizione, da Poltergeist giù fino agli infiniti seguiti di Amityville, “The Devil’s
candy” s’incastrata alla perfezione, la novità è proprio la passione musicale
dei protagonisti. Ora, lo dico con il rischio di far arricciare più di un naso,
ho sempre amato il Metal, un po’ meno l’atteggiamento di molti appassionati di
questo genere, spesso più snob degli snob, sempre impegnati in un’eterna gara a
chi ascolta il gruppo più estremo e alternativo, invece di sbattere in faccia a
chiunque l’unica realtà, ovvero che il Metal è il genere più cazzuto e tecnico
di tutta la musica e gli altri… MUTI!

Se siete il
genere di metallaro qui sopra descritto, sappiate che potreste rimanere molto
delusi da “The Devil’s candy” perché sì, nella colonna sonora ci sono i Sunn
O))), ma soprattutto ci sono tantissimi Metallica, Metallica a strafottere,
nelle magliette dei protagonisti, nella bobble head di Kirk Hammett che Jesse
tiene sul cruscotto dell’auto, persino la prima canzone che apre il film, “Am I
Evil?” non è la versione originale dei Diamond Head, ma la cover dei Metallica,
quindi fatevene una ragione.


Questa locandina è talmente bella che non potevo non usarla!

Non sono riuscito
a capire dal film se Sean Byrne sia uno di quelli che pensa che il Metal inizi
e finisca con i Metallica, o se la sua sia una precisa scelta narrativa, la mia
esperienza personale mi fa propendere per la seconda. Quando avevo 14 o 15 anni
ero uguale ai protagonisti del film, musica poster e magliette dei Metallica,
ora diciamo che la penso più come il Drugo de “Il grande Lebowski” su Hetfield
e soci, ma resta il fatto che ai fini narrativi, mi sono sembrati il gruppo
giusto.

Sì, perché “The
Devil’s Candy” fa un sacco di cose giuste prima di sbagliarne altre, tra quelle
sicuramente corrette la caratterizzazione dei personaggi, per Jesse e Zooey i
Metallica e la musica Metal è il punto di unione, il loro legame affettivo di
base ed è rafforzato dalla comune passione musicale, questo rende credibili i
personaggi e aiuta lo spettatore ad appassionarsi alle loro vicende, dettaglio
che in un film dell’orrore non è mai secondario.


“Hi hi! Guarda come fa headbanging quando prendo un dosso!”.

Tutto questo Sean
Byrne lo ottiene anche grazie ad un cast impeccabile, Ethan Embry a tratti
sembra un Christian Bale biondo (per fortuna meno fighetto) e riesce ad essere
credibile come pittore metallaro in preda all’arte e al maligno, ma anche come
padre.

Kiara Glasco è
molto azzeccata nei panni di Zooey, senza scivolare mai nella macchietta dell’adolescente
tormentata e metallara, mentre Shiri Appleby ha la faccina carina giusta per la
parte della mamma che vuole bene ai suoi, che ha quasi imparato a rassegnarsi
alle schitarrate e alla musica sparata a volumi criminali.



Ma il migliore di
tutti resta Pruitt Taylor Vince, una specie di Babbo Natale psicopatico in tuta
rossa, goffo nei movimenti e letali nei modi, è sgraziato in tutto quello che
fa, compreso cercare di suonare una Finish V rossa fiammante, ma è spaventoso e
minaccioso, uno dei cattivi da film horror migliori che abbia visto in questa
stagione.

Il ciccio in tuta rossa che corse che fa! Me lo prendi papà? Si!

Sean Byrne sa
davvero il fatto suo, lo si vede già dal semplice fatto che riesca a rendere minaccioso
uno con il fisico di Pruitt Taylor Vince e non è certo un’impresa semplice, il
problema di “The Devil’s candy”, però è un altro, ovvero che sembra poter
prendere tante direzioni un migliore dell’altra, invece stringi stringi e
complice anche un finale ben diretto, ma forse troppo frettoloso, sceglie la
strada più convenzionale.

Io capisco che l’Heavy
Metal si porti dietro tutta un’iconografia di satanismo vera o presunta, per
fortuna il film di Byrne sembra intenzionato a cavalcare l’elemento diabolico
in un modo differente, attraverso la pittura, appunto. Il trasporto dell’artista,
la sua trance creativa indotta da una musa cornuta che parla al contrario, per
lunghi tratti sembra essere il vero tema del film, alla fine è una storia
di padri e figli realizzata bene e trattata in modo meno convenzionale del
solito, ma viene anche da pensare che se gli Hellmann fossero stati
appassionati di Reggae anzichè di Metal, non sarebbe cambiato molto, se
non la colonna sonora del film e l’abbigliamento dei protagonisti.


METALLOOOOOOOOOOO!!!

Insomma, non posso
certo dire che non mi sia piaciuto, però “The loved ones” era decisamente ad un
altro livello e malgrado i tanti punti positivi, gli otto anni di attesa si
sentono tutti, si spera di non doverne aspettare altrettanti prima del prossimo
film del diavolo della Tasmania.

Non perdetevi il commento Cumbrugliume a questo film, ma ricordatevi di tenere sempre il volume altissimo!

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