Home » Recensioni » The Endless (2018): Attenti al culto (Living together)

The Endless (2018): Attenti al culto (Living together)

Non so se a Giustino e Aronne devo volergli bene, oppure
pensare che siano due Hipster tipo Ti West ma meno arroganti quando rilasciano le interviste. Nel dubbio mi
sembrano due tipi a posto, che con Spring avevano dimostrato di avere qualcosa
da dire.

Giustino e Aronne sono, Justin Benson e Aaron Moorhead, due
che arrivano dall’horror indipendente e che sono fermamente intenzionati a
mettere su le radici, girano piccoli film dal budget infinitesimale e sembrano
terrorizzati (per non dire schifati) dalle gerarchie di potere che dominano
Hollywood, insomma due disallineati che amano tutti i registi giusti, da Carpenter
a David Lynch.

I loro film sfuggono alle etichette nel senso che è proprio
difficile definirli usando un solo genere, tendenzialmente sono degli
horror, perché l’elemento sovrannaturale non manca mai, ma sono anche storie
molto concentrate sui personaggi, per questo Spring era una stramba storia d’amore con echi Lovecraftiani, una
specie di “Twilight” più furbo, ambientato tra bei paesaggi Italiani che pure
noi Italiani, ci sono scordati quanto sono belli.
Insomma i film di Justin Benson e Aaron Moorhead, detti Giustino
e Aronne vivono sul singolo momento, ti chiedono di affezionarti ai loro
protagonisti e ai loro casini e poi magari se ti va bene e sei in giornata buona, ti
restano appiccicati addosso, anche perché i soldi a disposizione sono
pochissimi, la voglia di muoversi in territori cinematografici poco battuti non
manca, quello che sta nel mezzo è tutto da inventare, e “The Endless” per certi
versi è l’apice di questo loro modo di fare cinema, viene da pensare che se non
dovessero raccogliere niente, l’alternativa sarà davvero fare i conti con chi i
soldi per fare i film li ha davvero, oppure ciao ciao Giustino e Aronne, è
stato un piacere.

“Ci siamo persi?” , “Non ci siamo persi, abbiamo solamente terminato il budget!”.

Avete presente le sette? Quei culti che sembrano usciti da
un episodio dei Simpson («Grande leader torna! Willy ancora ti ama!») dove
qualche santone raduna alcuni fedeli nel deserto, tutti intenti a pregare un
disco volante che verrà a salvarci tutti, per poi venire ritrovati morti, tutti
vittime di un enorme suicidio di massa? Quelle robe tipo The Sacrament di Ti West (ancora lui, secondo estratto). Ecco “The
Endless” sembra un film fatto con l’intenzione di sollevare una questione
sociale: Gli ex membri di un culto della morte, possono tornare a vivere e a
integrarsi nella nostra società?

Per dirvi di quanto scarso sia il budget a disposizione di Justin
Benson e Aaron Moorhead, vi dico che i due protagonisti del film sono i
fratelli Smith, Justin e Aaron, interpretati pensate un po’ uno da Justin
Benson e l’altro da Aaron Moorhead. Non hanno nemmeno voluto fare uno scherzone
e che so, far interpretare Aaron a Justin e Justin ad Aaron, no, Justin
interpreta Justin e Aaroon interpreta Aaron. Bravi ragazzi mi piacete così,
precisi, ordinati.

Giustino e Aronne, nella parte di Giustino e Aronne.

Justin e Aaron sono sfuggiti da quello che loro definiscono
un “UFO death cult”, un culto della morte che venerava chissà che cacchio di
disco volante. Sono sopravvissuti grazie ad un colpo di cult, ma da allora la
loro fortuna è terminata, nessuno dà lavoro a qualcuno che viveva in una comune
nel deserto, e al primo appuntamento con una ragazza non è il massimo parlare
della tua infanzia passata in una setta, insomma, se la vivono proprio male e
per chiudere un capitolo decidono di tornare nel luogo di culto, del culto,
insomma avete capito, la classica premessa da Horror che poi finisce male.

Al loro ritorno però Giustino e Aronne trovano un culto che
si sostenta producendo la propria birra, insomma molto diversi dagli invasati
religiosi che ricordavano, anche se nei boschi attorno all’accampamento, è
innegabile che qualcosa di strano ci sia sul serio, ed è qui che Giustino e
Aronne (registi, più che i loro personaggi) si rivelano astutissimi. La toccano
piano aprendo il film con una frase di H.P. Lovecraft: “La più antica e potente
emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura
dell’ignoto”, mettendosi subito dalla parte giusta del referto, quando non hai
soldi per mostrare l’orrore vero, meglio fare come il solitario di Providence,
che di orrori talmente terribili da essere indescrivibili ne ha fatto vera
arte.
La scelta per i protagonisti è vivere come due reietti nella
nostra società oppure abbracciare un culto da cui sono scappati per tutta la
vita, in questo senso, Justin più che Aaron, sembra il protagonista della
canzone “The house of the rising sun” famosissimo
pezzo popolare reso celebre dalla versione degli Animals, che proprio Justin
sceglie di cantare nella “Serata Karaoke” organizzata dalla setta. Il
pentimento e l’infelicità di Justin sono gli stessi del protagonista del pezzo,
che cresciuto in una famiglia bene, si sentiva in colpa di trovare conforto solo
nella casa (chiusa) che dà il titolo alla canzone, anche se questa è solamente
una delle possibili interpretazioni del testo.

Più che “The house of the rising sun” questa è la casa dove hanno lasciato il gas aperto.

Bisogna dire che Justin Benson e Aaron Moorhead, non sono
nemmeno così pessimi a recitare, certo non sono due cime, specilmente Moorhead
quando il suo personaggio deve fare qualche faccia spaventata risulta un po’ in
affanno, ma in generale per essere un film di 111 minuti, i due tengono lo
schermo abbastanza bene, sarebbe meglio se si concentrassero sulla loro
carriera sul versante della macchina da presa dove le loro facce non si vede,
però come esperimento portano a casa il risultato.

Ecco, 111 minuti, il più dei quali riempiti di dialoghi,
dialoghi molto ma molto lenti, scandendo bene le parole perché fretta non ne
abbiamo e soldi per mostrare cose davvero paurose ancora meno, quindi calma
calma ritmo lento. I piccoli momenti horror sono, brevi ma intensi, ecco mi
pare questa la definizione giusta.
Perché nei boschi e nei paesaggi semi desertici che
circondano la sede della setta, qualcosa di strano è percepibile, non visibile
come insegna Lovecraft ma percepibile di sicuro, essendo appassionati di tutti
i registi giusti, Justin Benson e Aaron Moorhead intrappolano i loro personaggi
in un loop temporale da cui non sembra possibile uscire, ci mettono anche un
tizio spaventoso in bicicletta giusto per farci capire che il modello è Il seme della follia di Carpenter, poi
però mancano tre o quattro chili di, quello che volete voi, palle, talento,
idee, per potersi sedere alla stessa tavola del Maestro.

Cosa strane che accadono, un esempio che non passa inosservato.

Perché “The Endless” più che fare paura, ti chiede
immedesimazione con i protagonisti, intrappolati in un loop temporale,
METAFORONE della loro condizione di fuggitivi dal culto, da spettatore ti
ritrovi più ad essere in ansia per loro che a stare in tensione per quello che
vedi, o meglio, percepisci.

Benson e Moorhead usano tutti i trucchi messi a disposizione
da un budget minimo, ci mostrano i bordi dei loop temporali come se fossero
strani riflessi, e per cercare di dare continuità ad un certo punto, ripescano
anche i personaggi del loro primo film, “Resolution” (2012) la storia di un
tizio che ne ammanetta un altro in un capanno, nel tentativo di fargli passare
la sua insana passione per la droga, ecco, qui ritornano non solo interpretati
dagli stessi attori di “Resolution” ma pure i personaggi hanno gli stessi nomi,
insomma, un tentativo di creare una continuità interno ai loro film è
apprezzabile, però non so quanti abbiano davvero visto “Resolution” ecco.
Qui arriva il mio problema, “The Endless” è un film da
consigliare a tutti? No quello no, è un film che secondo me gli appassionati di
Lovecraft dovrebbero vedere, perché riesce perfettamente ad incastrarsi in quel
tipo di orrore, suggerito più che mostrato tipico del solitario di Providence, inoltre
il finale del film è davvero sbrigativo, i due registi creano comunque in certo
grado di coinvolgimento, per poi risolvere il tutto, troppo, davvero troppo
velocemente, quasi una presa per il cult verrebbe da dire, se non fosse che
dopo qualcosa di “The Endless” comunque addosso ti resta appiccicato. Non hai davvero
ben capito che cosa hai visto, anche perché il film spiega poco o nulla e forse
una vera spiegazione non ce l’ha, però alla fine in qualche modo in questo strano
loop ci finisce dentro anche dopo i titoli di coda, se siete disposti a stare
al gioco non è malissimo come cosa.

Bisogna dire che questi due ragazzi, le immagini suggestive le sanno dirigere.

Insomma, forse con questo film Justin Benson e Aaron
Moorhead hanno raggiunto davvero il limite della loro idea di cinema a
bassissimo budget, dovessi fare una scommessa, e mettere un Euro su una coppia
di registi horror destinati a fare qualcosa di grosso, resto ancora con Steven
Kostanski e Jeremy Gillespie (detti Jerry & Steve in amicizia), quelli di The Void, ma occhio a Giustino e Aronne, anche perché si sa che io con le
previsioni sono una frana!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    La fantastica signora Maisel (2017-2023): tette in su!

    Ho aspettato per scrivere qualcosa su questa serie, perché avevo un titolo bellissimo che sentivo di dover usare per forza, ma quei figli della merda di Blogger mi hanno rotto [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing