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The Equalizer 2 – Senza perdono (2018): Il giustiziere dei cantieri

Ve lo ricordate “The Equalizer”? Sai dai, è uscito solo nel
2014, ed è stato uno di quei titoli in parte capace di farmi fare quasi pace
con un regista che non ho mai capito, come Antoine Fuqua. Anche perché non ho proprio mai capito come si pronuncia, sarà una roba tipo Antoine FUCKA! Magari? Boh.


Voglio bene a FUCKA! Fondamentalmente per un titolo, il
primo di una lunga serie con protagonista Denzel Washington, sto parlando di “Training
Day” (2001) che è un mio piccolo culto personale, ma da allora, bene ma non
benissimo, “L’ultima alba” (2003), “King Arthur” (2004) e “Shooter” (2007),
tutta roba che sulla carta dovrebbe piacermi tantissimo in pratica quasi per niente, e non fatemi dire niente su “Attacco al potere – Olympus Has Fallen”
(2013), sul serio ve lo chiedo come favore personale.

Antoine Fu-qua (ok, questa era brutta forte).

“The Equalizer – Il vendicatore”, con utilissimo sottotitolo
Italiota, perché non scambiarlo con la biografia di un tecnico del suono, non
era certo un film impeccabile, ma arrivava ad imporsi in un periodo in cui ad
oriente, il cinema d’azione diventava ultra dinamico (ogni riferimento a fatti,
persone, cose, o “The Raid” è puramente voluto) mentre qui ad occidente si
divideva in due categorie, quello ultra bulimico (la saga di Fast and Furious, oppure Mad Max Fury Road) e dall’altra parte quello geriatrico. Se l’eroe
d’azione orientale era giovane e scalciante, quello occidentale era di mezza
età se non oltre, e spesso armato di telefono, come Liam Neeson nei vari Taken.

“The Equalizer” seguiva lo stesso schema, un attore come
Denzel, più noto per le parti drammatiche che per quelle d’azione, con la sua
bella età sulle spalle, che sullo schermo non può risultare credibile nel
menare gente con la metà dei suoi anni al doppio della velocità, e quindi cosa fa
il film? Diventa un capolavoro di immobilismo. Pochi colpi, piazzati fortissimi, pensati e preparati prima di essere sferrati, la scena del martello era
l’apice: Denzel prende il martello dall’espositore, scena successiva, Denzel
ripone il martello ripulito sull’espositore, arriva la notizia che i cattivi
sono stati smartellati, e da spettatori sappiamo già quello che è successo nel mezzo.

“Pronto Liam? Ciao sono Denzel, come si sta in pensione?”.

Se ci pensate, la negazione totale di quello che dovrebbe
essere sempre il cinema d’azione, ovvero raccontare la storia tramite appunto,
le scene d’azione, ma non il cinema, che invece utilizza principalmente le
immagini per raccontare, se non altro nel finale della pellicola Antoine Fuqua
si faceva perdonare con una lunga sequenza muta ma piena di ammazzamenti, che
lasciava Robert McCall, il personaggio interpretato da Denzel Washington, non
dico pronto per raccogliere il testimone dei giustizieri della notte alla Charles Bronson, però almeno di provare a giocarsela in
quella stessa porzione di campo.

Poi per essere proprio sicuro di non lasciare un buon
ricordo del suo lavoro, il buon Faqua è tornato ad essere FUCKA! Grazie ad un
paio di titoli tipo l’osceno Southpaw
e il remake dei Magnifici 7 che per
fortuna è già stato dimenticato. No niente, io Antoine Fuqua non lo capisco
proprio, e la pronuncia del suo cognome potrebbe essere il problema minore.
Per cercare di rimettere le cose tra di noi al loro posto,
Fuqua torna sul luogo del delitto e convince Denzel Washington a prendere parte
al primo seguito della sua carriera, e giusto per continuare la tradizione,
anche questo secondo capitolo si becca il sottotitolo inutile “The Equalizer 2
– Senza perdono”, perché dalle Italiche tradizione non si scappa.

“Troverò chi ha messo il sottotitolo e lo Equalizzerò”.

Bisogna dire che questo secondo capitolo inizia piuttosto
bene, su un treno diretto verso la Turchia, ritroviamo Robert McCall (il buon Denzel)
conciato da mussulmano convertito, come abbia fatto a passare i temibili
controlli doganali Yankee conciato così non lo so, ma spero che abbia indossato
il suo travestimento dopo aver lasciato i confini del Paese della torta di
mele. Anche se ora che ci penso, pure la dogana Turca non è una passeggiata, l’avete visto “Fuga di mezzanotte” no?

Visto che McCall è in giro, e sta su un treno, possiamo dire
di essere di fronte ad una versione rovesciata di “Assassinio sull’Orient
Express”, visto che sappiamo già che ad uccidere sarà McCall, dobbiamo solo
scoprire chi sarà il futuro cadavere, ve lo dico subito: Un gentil uomo che ha rapito
la figlia per fare un torto alla sua ex moglie, che ovviamente finirà ammazzato
malamente, ma solamente dopo che McCall avrà spazzato via le sue guardie del
corpo, con la sua solita tecnica, un misto di estrema preparazione ed una capacità di
anticipare le altrui mosse. Bisogna dire che Denzel Washington se la comanda
riempiendo lo schermo, riuscendo ad essere intenso e carismatico anche con
addosso una barba in stile James Harden e una cuffia in testa, come se fosse
uscito di corsa dalla piscina senza cambiarsi, bisogna dirlo, non è da tutti.

Forse è una scena tagliata da “Malcolm X” di Spike Lee.

Peccato che “The Equalizer 2 – Senza perdono” termini
fondamentalmente qui, perché una volta tornato in patria il personaggio di
McCall non somiglia più tanto a quello che sembrava destinato a diventare, un
giustiziere che interviene per raddrizzare torti mandando al creatore tipi
loschi. O meglio, per una buona porzione di film sembra che sia ancora così,
prima che tutto vada pericolosamente a sud.

Lo sceneggiatore Richard Wenk, lo stesso che in un’altra
vita artistica aveva diretto il mitico “Vamp” (1986) e che oggi invece si
barcamena scrivendo trame per vecchie glorie passate al genere action, qui ha una buona intuizione, rendere
McCall un autista di Uber, in modo che possa captare le storie delle persone
che porta in automobile, alla ricerca di qualcuno da aiutare. Ma mettiamola
così, il trucchetto dura fin troppo poco, il tempo di rimediare una valutazione
“Cinque stelle” da uno dei cattivoni usando i suoi metodi spicci, ma arrivati a
quel punto la trama del film è già sprofondata in un ritmo in grado di far
sembrare quello del primo film andante con brio.

Le due ore di “The Equalizer 2” passano fin troppo lente, e
la trama vede come protagonista il personaggio di Pedro Pascal (quello di Narcos e Giocotrono) che arriva dritto dal passato militare di McCall, poi
però se dovessi dirvi che ho proprio capito tutto tutto dello sviluppo
mentirei, perché il film è talmente palloso da risultare anche ben poco coinvolgente.

“Ti davi da fare in Giocotrono… Stima fratello”.

L’immobilismo del protagonista del primo capitolo è lo
stesso, ma questa volta la trama sembra risentire della mano moralizzatrice che
aveva già spezzato le gambe al Giustiziere della notte con Bruce Willis. Non è moralmente accettabile nella Hollywood
di oggi un personaggio che si fa giustizia da solo, se vogliamo dirla tutta,
non è nemmeno legalmente accettato da nessuna società governata da uno stato di
diritto che qualcuno si faccia giustizia da solo, ma l’argomento è molto caldo,
vista la rabbia che c’è nell’aria. Peccato che non è più il 1974, non possiamo
prendere qualcuno con il carisma di Charles Bronson e fargli fare il
protagonista in un film che smuova le coscienze, quindi, ciccia! Vi beccate una
modesta trama che prevede i peccati passati del protagonista da espirare
tramite qualche cattivone (e mi raccomando! Che sia cattivo in modo
inequivocabile!) per redimersi.

Ecco perché McCall si ritrova circondato da vicini
politicamente corretti, tipo il ragazzo che sì, ogni tanto fa qualche graffito
sui muri, però è davvero molto bravo a disegnare e poi poveretto, ha pure perso
il fratello che non aveva nulla a che fare con le gang di strada, ma è stato
ammazzato lo stesso. Hey scusate, ma sto ancora guardando “The Equalizer”
oppure è diventato di colpo una puntata di un programma di Barbara D’Urso?

“Quando hai finito lì, ti porto con me a guardare un cantiere”.

Insomma McCall uccide persone inequivocabilmente cattive,
usando i suoi soliti trucchi, una specie di “Visione accelerata” è il trucco che
Antoine Fuqua decide di utilizzare per farci capire che McCall ragiona sempre
dieci mosse in anticipo al suo avversario. Se per caso tutto questo lo fa
somigliare ad un super eroe non vi preoccupate, basta infilare una riga di
dialogo scema in cui qualcuno parlando del personaggio dice: «Può anche
volare?» ed il gioco è fatto! Poi poco importa che il risultato finale sia lo
stesso che Guy Ritchie aveva già portato sul grande schermo per la sua versione
superomistica di “Sherlock Holmes” (2009), meglio essere sicuri di non inventare
davvero nulla di nuovo!

“Qui è dove abita quello delle bare volanti? Adesso la trasferisco al cimitero”.

L’unica scena davvero azzeccata quindi diventa il finale, una
lunga sequenza che forse è anche l’unica davvero efficace del film, McCall si
reca da solo verso il duello finale (giusto per giocarsi anche la carta
western, che magari qualche spettatore in più lo convinciamo) che di
spettacolare ha più che altro il luogo, la casa nella cittadina di mare che
tutti stanno evacuando per via della tempesta in arrivo, tutti, tranne McCall,
che guida sotto la pioggia in direzione (ostinata e) contraria.

Nel finale se non altro i trucchi di McCall trovano
cittadinanza, visto che il suo piano era fregare i cattivi e convincerli ad
affrontarlo sul suo territorio, il film diventa una caccia di Zaroff in piccolo, piccolossimo, però se non altro Antoine
Fuqua dimostra che quando vuole riesce a dirigere, di fatto questo è nuovamente
il lungo finale senza dialoghi del film precedenti, ma vitaminizzato dalla
regola aurea dei seguiti: uguale ma più grande!

Forza op! Op! passo veloce, risveglio muscolare!

Risultato finale “The Equalizer 2 – Senza perdono” ci regala
un nuovo giustiziere con il volto di Denzel Washington, ma un film molto meno
convincente del suo predecessore, ma per lo meno ho capito il sottotitolo
Italiano, l’assenza di perdono del titolo è la mia nei confronti di Antoine
Fuqua, FUCKA, o come cazzarola ti chiami tu!

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