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The Fall Guy (2024): anatomia di svariate cadute

Non posso dire che stessi davvero attendendo “The Fall Guy”, anche perché se mi spari Bon Jovi a volumi criminali nel trailer quando sono al cinema, non partiamo proprio alla grande, però è inutile girarci attorno, David Leitch è un nome che ha contribuito parecchio e anche direttamente allo scenario attuale dei film d’azione e non solo.

Anche perché parliamoci chiaro, questo film si vende da solo grazie principalmente alla presenza di Ryan Gosling, che non a caso è anche produttore. Raramente in tempi recenti mi è capitato vi vedere un titolo così tanto cucito addosso ad un attore come questo “The Fall Guy” che da un certo punto di vista, si conferma un titolo trasversale.

Andiamo a Goslingiare! (quasi-cit.)

In uno scenario come quello attuale, dove i titoli americani di punta sono quasi tutti legati a grandi franchise o palesemente pensati per cavalcare la malinconia, scegliere di portare al cinema un vecchio telefilm, resta una trovata fuori dal tempo, anche perché questo filone sembrava già esaurito o per lo meno, passato di moda. Adattare la serie omonima con Lee Majors e Douglas Barr (che fanno una breve apparizione dopo i titoli di coda, se riuscite a riconoscere Howie Munson in mezzo a tutta quella chirurgia) è un’idea fuori moda, anche perché se negli Stati Uniti il telefilm è andato in onda dal 1981 al 1986, qui da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa, “Professione pericolo” è durata lo spazio di un mattino, quindi non possiamo parlare nemmeno di operazione malinconia, anche perché della serie originale resta il titolo e il nome del cascatore protagonista, Colt Seavers, che passa dall’essere fatto a forma di Lee Majors a Ryan Gosling, nella parte di tutti i personaggi interpretati da Ryan Gosling fino ad ora nella sua carriera.

La storia è presto riassunta: Colt Seavers (Gosling che Goslingeggia) è la controfigura numero uno di un divo come Tom Ryder (Aaron Taylor-Johnson sei metri sopra le righe e ancora con il regista dopo il modesto Bullet Train), sul set ha la possibilità di lavorare con la donna di cui è innamorato, l’operatrice Jody Moreno (Emily Blunt, sempre molto gradita) e tutto sembra girare per il meglio, fino al giorno in cui una scena particolarmente tosta da girare si traduce in un lungo infortunio per Colt e poi un veloce ritiro, oltre che la fine della storia con Jody.

Ribadisco, poi ditemi che non penso alle lettrici (e in questa foto volendo, anche ai lettori) della Bara eh?

L’occasione per tornare in sella gli arriva dalla produttrice Gail (una Hannah Waddingham molto brava nell’impersonare questa professione come molti la immagino nella realtà), Tom Ryder è scomparso, Jody che lo stava dirigendo nel suo film d’esordio come regista , ovvero “Metal Storm”, una sorta di incrocio tra Fury Road e Rebel Moon, non riesce più a continuare a girare senza il suo protagonista, quindi uno stuntman capace e identico a Ryder tornerebbe anche utile, oltre ad essere la concreta possibilità per riconquistare Jody. Da qui il punto di partenza, per una volta il cascatore, quello che in teoria dovrebbe essere sempre invisibile in un film, qui ne diventa il protagonista. E se ve lo state chiedendo, esiste davvero un film che si chiama Tempesta Metallica.

L’uomo in Domopack fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì (quasi-cit.)

Ci sono svariati punti da cui potrei decidere di lanciarmi nel vuoto per affrontare “The Fall Guy”, sicuramente era da tempo che non mi capitava un titolo così tanto “per tutti”: amate le commedie o le Rom-Com con lui e lei che bisticciano perché si amano? Volete un’indagine semplice semplice piena di battutine e con apparizione a caso di Jason Momoa? Siete interessati ai ciocchi fortissimi, alle auto che si accartocciano e ai salti tra le esplosioni? “The Fall Guy” ha tutto questo, nella misura in cui vi aspettereste, ma non aspettatevi nulla di più, il principale difetto del film di David Leitch, scritto dal suo pretoriano (con trascorsi con Shane Black) ovvero Drew Pearce, non consiste nemmeno in un “mistero” che in buona sostanza, non è affatto tale perché che si risolve nel modo più canonico e prevedibile, ma proprio nel suo protrarre alcune gag troppo a lungo, tanto da finire per diluirle. Quindi al netto di dialoghi frizzantini, stringi stringi per un’ora buona non succede poi molto in “The Fall Guy”, salvo poi rialzare la testa nella caciara finale, ma inutile girarci attorno, molto pubblico andrà al cinema solo per Ryan Gosling quindi affrontiamo la questione.

Il suo Colt Seavers è un pilota con giacca stilosa come lo era stato per Refn, ma è anche un maschietto con atteggiamenti non proprio sanissimi che si rende conto della sua condizione, insomma è la diretta continuazione del suo Ken, il personaggio che ha rubato la scena a tutte (anche alla notte degli Oscar) nel grande film femministAAHAHAHAH… Ehm scusate, uscito lo scorso anno. Ma soprattutto qui Gosling, Goslingeggia mettendo in chiaro la sua volontà di lasciarsi (momentaneamente?) alle spalle la sua recitazione monoespressiva in favore di beh, The Nice Guys, il che mi fa molto piacere, amo quel film da tempi non sospetti, ma è chiaro che “The Fall Guy” sia quasi una costola del titolo diretto da Shane Black, anche se la coppia da “Buddy Movie” qui finirà di nuovo a letto insieme malgrado i battibecchi (al megafono) da Rom-com, ma va detto che Emily Blunt è molto brava a tenere testa al Goslingeggiare del protagonista, di sicuro meglio di quanto abbia fatto altrove Margot Robbie.

«Ciao ciao Margottina, bacini e Rock ‘n’ Roll!»

Un altro a fare il punto della situazione della sua filmografia è proprio il regista David Leitch, uno che si è davvero spaccato le ossa negli anni ’90 sui set di tanti film, ricoprendo spesso il ruolo della controfigura di Brad Pitt e che quindi, è il vero Colt Seavers, l’unico che conosce per davvero il senso dell’espressione “Professione pericolo”. Quello che i detrattori di John Wick non capiscono (perché tanto non ascoltano ragioni, tonti) è che quel film ha cambiato davvero lo scenario contemporaneo, e lo ha fatto grazie all’esperienza di chi ha sudato, saltato nel vuoto, e rotolato nelle fiamme, prendendo e dando calci e pugni, maneggiando ogni tipo di arma (a salve) possibile e immaginabile. Quando il finto Colt Seavers di Ryan Gosling lamenta l’assenza di un premio Oscar per i cascatori, parla per voce del vero Colt Seavers, ovvero David Leitch che qui dedica un atto d’amore alla professione senza la quale, non sarebbe mai diventato un regista e che oggi, ci avrebbe lasciati tutti con un panorama cinematografico molto più noioso. Il fatto che lo debba fare in una Rom-com, ok, molto meglio di quella palletta moscia del suo treno proiettile, ma sempre in una Rom-com, ecco questo dovrebbe far riflettere, almeno riguardo alla percezione del cinema di genere presso il grande pubblico.

Questo lo faceva anche Mad Mel nel quarto Arma Letale eh!

Senza i suoi Atomica Bionda o seguiti di Deadpool, il cinema contemporaneo sarebbe ancora più “finto” e per quanto io abbia trovato più che modesto il suo Bullet Train (che comunque ha molto in comune con “The Fall Guy”), quello che funziona davvero di questo film così smaccatamente per tutti, tanto dal fermarsi un millimetro prima del rischio di cadere nel baratro del risultare paraculo, è proprio la chiave di lettura che è il vero motivo per cui mi interessava vederlo: uno stuntmen e la sua squadra, salvano la situazione, il film e il film nel film, facendo quello che stuntmen e stuntuwomen professionisti fanno ogni giorno sui set sparsi per il pianeta.

Il nostro “Stuntman Ken” è un cretinone che non molla, un po’ tosto e un po’ melenso come la colonna sonora del film, che è una sfida ai miei gusti visto che è piena del già citato Giovanni Bon Giovanni ma anche del maledetto, visto che non manca nemmeno un momento al Karaoke per “Against All Odds” (Take a Look at Me Now) di Phil Collins, alternata per fortuna ai Toto e per mia somma gioia (e grande ironia da parte della Wing-woman, storia vera), dal pezzo più famoso dei Kiss di sempre, quella “I was made for loving you” declinata in mille versioni e che parte a ripetizione dai titoli di testa a quelli di coda.

Io, stropicciato e arruffato dopo la colonna sonora del film (see vabbè non proprio eh!)

Solo la presenza di Emilia Canna nel cast mi può rendere accettabile l’idea di stare guardando una spudorata Rom-Com, ma se poi aggredite i miei timpani con questa selezione di cantanti con cui ho dei trascorsi criminali, rischio davvero di impazzire. Per fortuna l’aria retrò e volutamente fuori tempo del film, si gioca altri stimoli musicali niente male, ad esempio un paio di salti sono conditi dall’effetto sonoro che chi è davvero cresciuto negli anni ’80 ricorderà, perché era quello di “L’uomo da sei milioni di dollari” (sempre con Lee Majors) e della Donna Bionica, ma aggiungiamo anche che la scena della fuga sul motoscafo, si gioca proprio la sigla di Miami Vice in sottofondo.

Ma dove “The Fall Guy” risulta spudoratamente onesto e più sfacciato della sua colonna sonora, è proprio nell’omaggiare la professione del cascatore, nel gran finale ad un certo punto, il regista dedica una vistosa inquadratura su un adesivo appiccicato sul retro di un camion, si sofferma troppi secondi perché non voglia dirci qualcosa, quell’adesivo è il logo della 87North Productions, la casa di produzione indipendente fondata proprio da David Leitch e dalla sua socia Kelly McCormick nel 2014, che ha cambiato lo scenario del cinema contemporaneo, insegnando a menare sul grande schermo anche a clamorosi ciocchi di legno come Keanu, ma non solo.

«Salta!», «Ma che sei scemo!?», «Quasi, sono uno stuntman!»

“The Fall Guy” è la dichiarazione d’amore ad una professione, quella che ha da sempre reso possibile realizzare sul grande schermo tutto quello che per questa Bara, non è il sale della vita (anche se…) ma sicuramente quello del cinema, non è un caso se un esperto di inseguimenti al cinema come Spielberg, abbia adorato questo film (STORIA VERA), perché il film di David Leitch eccelle nel ricordarci che quante più cose reali fai al cinema, ovvero la patria della finzione, quando più il tuo girato sarà memorabile, lo fa scherzando con il fintissimo film nel film “Metal Storm”, ma soprattutto lo fa con i fatti, che poi sono l’unico motivo di interesse di questa Rom-com.

Devi essere matto col botto, oppure avere un fegato da competizione per infilarti in un’automobile, correre come un pazzo e poi attraverso un cannone spara aria che fa volutamente ribaltare l’auto in corsa, eseguire un “cannon rolls”, un ribaltamento completo del mezzo mentre sta andando alla velocità con cui si esce sgommando dal lavoro il venerdì sera. Bene, “The Fall Guy” è entrato nel Guinnes dei Primati perché in una scena, grazie al lavoro della 87North Productions, viene eseguito un “cannon rolls” da otto piroette, in sacrificio per noi.

Insomma, “The Fall Guy” a ben guardare mantiene anche un po’ meno di quello che prometteva, ma come lettera d’amore a chi si è sempre spaccato la schiena (e non solo) per regalarci tutto il cinema giusto che piace a questa Bara, funziona, quindi ci sta che David Leitch si sia preso il suo tempo per raccontarsi al cinema, o per lo meno, per raccontare una versione romanzata della sua professione, professione pericolo ovviamente e poi ammettiamolo, era dai tempi dei film con Jackie Chan che non vedevo i titoli di coda realizzati con il montaggio dei dietro le quinte degli stunt. Vecchia scuola, tutto cuore e cicatrici collezionate.

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  1. Visto sabato e ha pienamente soddisfatto le mie aspettative: credo di aver visto un trailer un anno fa o giù di lì e non vedo l’ora uscisse.

    Mi è piaciuto come non si sia solo parlato degli stuntman ma che si siano anche visti in azione: non parlo solo del cascatore che fa le mosse spettacolari, ma proprio di tutta la “crew” che lavora agilmente e rapidamente come i meccanici durante un pit stop.
    Mi è piaciuto poi che i dietro le quinte delle riprese degli stunt non fossero solo sui titoli di coda, ma anche su quelli di testa, con scene pescati da veri film (una miriade di fast and furious, atomica bionda, nobody, etc).

    Ma poi la scena che mi è piaciuta di più (in un film che ho guardato con il sorriso dall’inizio alla fine: un perfetto feel good movie action) è stata la telefonata dalla barca: colt avrebbe potuto parlare di quello che sapeva/aveva scoperto, seguire il filone investigativo o quant’altro ed invece essendo potenzialmente l’ultima telefonata che faceva (se il suo piano non fosse andato a buon fine) il personaggio parla di quello che è importante per sè e non per l’avanzamento della trama.
    Io infatti non vedo l’essere anche una commedia romantica un difetto del film, quanto un suo punto di forza: non c’è azione solo fine a sè stessa, ma come declinazione di una storia… anzi della storia “un ragazzo incontra una ragazza”… a dimostrazione che non è necessario fare il solito dramma da tinello se si vuole “far parlare i sentimenti”.
    Il dramma da tinello non è un genere, è solo incapacità degli autori.

    • «Il dramma da tinello non è un genere, è solo incapacità degli autori.» Quando questa Bara verrò studiata dai posteri come nuovo testo sacro dell’analisi cinematografica (cioè MAI) questa frase sarà oggetto di studio e di vari esami, ci sarà “Tinello 1” e “Tinello 2” e il “Teorema di Nathan” sarà mandato a memoria come la teoria della relatività. Cheers!

  2. MACCOSA ZÍ, parlavo di Dua Lipa

    • Ho sentito l’ultimo pezzo di Dua Lipa alla radio, mi ricordava qualcosa, poi ho realizzato, è palesemente “Lasciate entrare Ascanio l’8 di Gennaio”, ci sta anche perfettamente in metrica 😉 Cheers

  3. Quantomeno curioso, diciamo cosí, che un quasi-soggetto originale in un Blockbusterone del 2024 parli in realtá di sé stesso. Proprio non trovano piú nessuno con un’idea in testa che sia una. L’effetto di guardarlo nel giorni di uscita di Furiosa, ad una settimana dalla relase di La Sfregiatrice, é ben oltre la ridondanza. Pare una nausebonda presa per i fondelli.
    E poi scusami ma nella situazione romantica messa su da Spinella e Fiondato non c’é proprio uno straccio da ridere, a livello interpretativo.. Dico ma li hai visti? Tra tutt’e due sembrano oscillare tra il fastidio per la presenza dell’altro e l’atarassia, a livello espressivo. Venga stramaledetto chiunque abbia convinto la Emilia di essere in grado di recitare.

    Sto ancora palleggiandomi quale sia la coppia da schiaffi alla miseria estetica (in cooolo all’inclusività) che mi provochi piú fastidio, se loro due o CrihsThor & Anal Tail Enjoy. Lotta durissima.

    Tornando al film in sé, aridateme immediatamente Ave Cesar. Era dura pensare ad un duo che mi tiri piú gli schiaffi di quei due, eppure ho cercato di guardare anche il resto senza pregiudizi e NIENTE, Argile era piú onesto nella sua idiota cialtronaggine( e almeno la finta bionda era bona vera e non presunta).

    • BRUCE Dallas Howard sempre e comunque, per altro pure certificata da Frank Cho 😉 Cheers!

  4. Quando un film vuol piacere a tutti il rischio che corre è quello, ben conosciuto e collaudato, di ottenere l’effetto posto e con “The Fall Guy” sarebbe un gran peccato, visto di cosa parla. Però, se ne parlano bene (e con cognizione di causa) due personaggi illustri come i signori Spielberg e Cassidy, allora penso di potermi fidare del loro giudizio… 😉

  5. Carabara, non ci crederai, ma quando ho letto in un numero di Vanity Fair che i due divi sperano FG abbia dei seguiti ho tirato un sospiro di sollievo perchè temevo che Emily e Ryan intendessero continuare con il LeeMajorsuniverse e tentassero un Donna Bionica & Uomo da sei milioni di dollari quando sono mesi che lavoro al mio Un Uomo da sei milioni di donne bioniche di cui tento una sintesi, sicuro della tua discrezione: Paul Giamatti è uno scienziato nerd ante litteram nella Londra vittoriana e dalla memoria fotografica che ha visto per una frazione di secondo Sally Hawkins mentre saliva su un treno. Colpo di fulmine. Non riesce a trovarla nonostante le ricerche. Si chiude nel suo lab e ne fa una replica esteriormente identica, ma insopportabile. PG non si arrende e continua a replicare e replicare fino a che è circondato da un esercito di SH lontane dal suo ideale. Depresso torna alla stazione dove sovrappensiero è quasi investito da un treno. Portato all’ospedale per controlli ritrova SH che è infermiera lì…Neanche un briciolo di CGI perchè SH interpreta tutte le sue varianti. Ciao ciao

    • La fabbrica delle Sally Hawkins. ti va bene che Giamatti non ha vinto l’Oscar o il compenso richiesto per averlo sarebbe lievitato 😉 Cheers

  6. Oh, a me “Bullet train” era piaciuto 😅 di questo stranamente mi sta passando la voglia di vederlo di giorno in giorno…

    • Non mi è piaciuto per svariati motivi, tutti ad Ovest dell’adattamento rispetto al romanzo originale, già carente. Ma se ne facciamo una mera questione di coreografie e momenti d’azione, almeno “The Fall Guy” si avvale di professionisti che conoscono il loro mestiere, per coreografare combattimenti di fermi nello scarso spazio di un treno, persino “Abigail” faceva meglio. Cheers

  7. Questo “per tutti” mi fa un po’ storcere il naso perché già penso a battutine e stupidaggini varie, ma l’argomento mi intriga. Non credo che andrò a vederlo al cinema, ma di sicuro quando sarà disponibile a casa lo guarderò.

  8. E cosi’ vuoi fare questo mestiere, eh? Che posso dirti…beato te, figliolo. Ti dirò tre cose: le ferite si rimarginano, i bambini ti adorano e le pupe vanno pazze per le cicatrici.”

    Ok, li’ si parlava di spericolati, piuttosto che di stuntman. Ma grossomodo siamo nello stesso campo di gioco, e ne abbiamo colto in pieno l’essenza.
    Fermo restando che tutto quello che c’era da dire sulle controfigure (e chiamiamoli cosi’, dai) lo aveva gia’ detto Quentin col suo Stuntman Mike, se non fosse che era uno psicopatico omicida.
    Volevi qualcosa di particolare? E allora dovevi costruirla sul serio. Ma soprattutto fare in modo che funzionasse per davvero.
    Il concetto alla base di gente come Spielberg o Lucas, per certi versi.
    Volevi un’incidente? E allora prendevi una macchina, la imbottivi ben bene e poi ti cappottavi per davvero, cercando di limitare i danni e di non spaccarti troppo le ossa.
    L’altro contributo lo ha dato una vecchia pubblicita’ di una rinomata birra, col tizio che si lancia dal quarto piano durante le riprese e si rialza mezzo acciaccato, per poi guardare l’attore protagonista della scena bello comodo sulla sua seggiola che fa lo scemo con le ammiratrici.
    Mi hanno sempre affascinato. Perche’ sono un po’ come il personale di terra di un aeroporto.
    Quelli che non protestano mai, e non vengono mai tirati in causa. Perche’ se si fermano loro allora si’ che va a catafascio tutto.
    E non posso che darti ragione: ascolto volentieri Bon Jovi, ci mancherebbe.
    Ma se lo hanno scelto perche’ lo considerano un pezzo, come dire, forte…vi assicuro che c’e’ roba ben piu’ forte, in giro.
    Inizialmente questo film non mi diceva nulla.
    Poi ho scoperto la serie di riferimento e beh, pronti. Son qua.
    Mettetemi pure tra quei quattro gatti che se la ricordano, anche se ne avro’ viste tre puntate in croce.
    Forse non sara’ il film dell’anno, anche se l’intenzione mi pare quella, visto quanto lo hanno strombazzato.
    E pure la dichiarazione d’amore nei confronti della categoria mi suona un po’ di ruffiano, anche se fatta da uno che indubbiamente era del mestiere e quindi NE SA.
    Comunque le scene spettacolari ci sono, il ritmo pure quello mi sembra, quindi lo vedro’ senz’altro.
    Fosse anche solo in onore del vecchio telefilm.

    • Bisognerebbe solo capire come mai ci voglia una Rom-com per far digerire un film sui cascatori, ma forse la risposta è implicita nella domanda. Forse. Cheers!

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