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The Fog – Nebbia assassina (2005): avvolti in un’inutile noia

Nel 2005, improvvisamente Hollywood sembrava decisa a rifare tutti i film di John Carpenter, per festeggiare questi compleanni non molto illustri ma solidi, vi presento oggi il secondo ed ultimo capitolo della rubrichetta a tema… Rubare a casa del Carpenter!

Ormai dovreste averlo capito come funziona, al Maestro John Carpenter, come al cavaliere nero, non devi rompere il ca… A lui importa solo di giocare ai videogiochi, guardare l’NBA e incassare, possibilmente senza fare nulla, anche per questo è il mio eroe. Posso dirlo? Per me il suo approccio è il migliore possibile in assoluto, se qualcuno fa arrivare l’assegno a casa Carpenter, potete realizzare il remake che volete, in qualche caso avrete anche l’approvazione del Maestro, nella maggior parte invece, otterrete nessun commento da parte sua, l’unico modo per farlo esprimere a sfavore, è non dare a Giovanni Carpentiere i soldi che merita.

Questo ha come effetto collaterale titoli come “The Fog – Nebbia assassina” che per assurdo, è una produzione della socia di sempre del Maestro, la mai abbastanza compianta Debra Hill che forse è quella che ne esce peggio di tutti, visto che è stato l’ultimo film della sua carriera prima che ci venisse strappata via troppo presto, quasi una beffa concludere una luminosa carriera così.

Non sei più a Smallville, questa è (la brutta copia di) Antonio Bay.

Le premesse va detto, erano già complesse, l’idea di rifare il Carpenter più atmosferico (per nebbia e stile narrativo) nel 2005 resta una bella sfida, anche perché Fog è un film che ha creato difficoltà anche al Maestro, anche lui, sopraffatto dalla moda degli Slasher grondanti sangue, nati – ironia della sorte – seguendo la scia del suo Halloween, che di sangue non ne aveva, ha dovuto modificare il terzo atto del sul film del 1980, chiedendo a Rob Bottin più creature, vermi e robe disgustose. Poco male, Fog resta il film del Maestro che migliora ad ogni visione, non posso dire lo stesso del suo inutile rifacimento.

Ora, ho un legittimo dubbio, ma io questo film del 2005 l’ho mai visto? Su due piedi vi direi mai visto prima di scriverne, pensate che matto, avrei potuto vivere felice invece mi lancio sulla granata rotolante per voi. Oppure l’alternativa è quella di trovarsi davanti ad un film totalmente insulso, uno di quelli che si dimenticano guardandolo.

«Tu chi sei?», «No, tu chi sei perché mi stai toccando?»

Facciamo il punto della situazione, tornate con la mente all’anno 2005, “The Fog” riesce nell’impresa eroica di riuscire ad uscire poco prima che l’Horror tornasse a riprendere colore (rosso) grazie a titoli responsabili di aver finalmente restituito l’emoglobina al genere, penso a Hostel e ancora di più al filmone di mio “papà” Neil Marshall dello stesso anno. Il film di Rupert Wainwright applica una formula consolidata che di lì a poco sarebbe stata spazzata via dal ritorno del sangue nel genere, “The Fog” non fa altro che cavalcare la lunghissima onda di Scream, giocandosi bellocci del piccolo schermo da utilizzare come protagonisti, nello specifico qui tocca a Tom Welling, il Superman di “Smallville” e a Maggie Grace, la bionda che prendeva il sole in Lost.

Poi chiedetevi come mai una come Selma Blair circondata da personaggi di tale “portata” riesce per lo meno a non sfigurare, anzi spicca proprio, anche se Adrienne Barbeau resta imprendibile ogni giorno della settimana, con una mano legata dietro la schiena.

Selma Blair, sprecata in mezzo a questa inutile nebbia.

Il risultato finale come detto, è qualcosa che sfugge dalla mente, in generale il film ha raccolto solo recensioni negative, eppure “The Fog” non viene citato mai quando si parla dei film più brutti di sempre, il che per me è davvero significativo, siamo davanti ad uno di quei film talmente anonimi da non meritarsi nemmeno di entrare a far parte di quelle classifiche d’infamia da “Infernet” che per lo meno ricorderebbero a tutti l’esistenza di questo film, perso nella nebbia.

Pensare che Rupert Wainwright arrivava da “Stigmate” (1999) che non era un titolo imprescindibile ma se non altro ha ancora qualcuno che lo ricorda, qui applicava la formula per conquistarsi gli adolescenti del 2005, con canto di canzoni pop in voga quell’anno che partono totalmente a caso, ma beccami gallina se i personaggi, il cast, la trama stessa provi, anche in un solo momento a cercare di scatenare un po’ di interesse nello spettatore, e se ci prova, il tentativo non si nota minimamente. Forse coperto dalla nebbia.

Tentativi di lasciare in voi un ricordo del film, lato A.

Nelle scene di tensione, ovviamente il film non allaccia nemmeno le scarpe all’atmosfera creata da Carpenter nel 1980, sembra quasi che nessuno qui avesse nessuna voglia di realizzarlo per davvero questo film, tanto che tutta la storia del villaggio e dei fondatori, prosegue piattissima, con un’estraneità ai fatti che va di pari passo con l’inevitabile personaggio di colore, inserito giù per la gola alla già esile trametta, con lo scopo di coprire il ruolo di funzione comica semovente, risultato? La sua unica battuta che fa sorridere («Non guardate me, io sono di Chicago») sembra la dichiarazione di totale distacco e disinteressa da parte di tutti per questa storia.

Inspiegabilmente poi, invece di rifarsi a Carpenter, il film strizza l’occhio a Shining, Selma Blair è chiamata a rifare la scena del bagno che sembra una brutta copia di quella del film di Kubrick, quando si arriva alla fotografia finale, viene da chiedersi perché tutta questa ossessione per il film del buon Stanley, per maltrattare così il titolo originale di Carpenter, anche perché il rimaneggiamento più vistoso, è quello che prevede i fantasmi.

Tentativi di lasciare in voi un ricordo del film, lato B.

Ricordate l’uncino di Blake? In questa versione scompare totalmente perché il rischio era che il pubblico del 2005, scambiasse questo “The Fog” per una brutta copia di So cosa hai fatto, dimenticando che l’uncino dell’assassino di quel film, era proprio una strizzata d’occhio a Carpenter, per me tutto questo riassume l’assurdità di un progetto il cui unico motivo di interesse, sembra voler pubblicizzare l’effetto CGI della nebbia, che risulta ben più finta e innocua di quella del 1980.

Posso dirlo? Non ho capito se io questo film lo avessi visto per davvero prima di questo compleanno, sospetto di no, ma sono ben felice di confermare che si tratta di un titolo che scompare dalla memoria e lì, nella nebbia, merita di restare.

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