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The Founder (2017): Comunque McDonald mi era antipatico anche prima

Gli hamburger, oh quanto mi piacciono gli
Hamburger! La giusta proporzione tra carne, insalata e salse, ci puoi mettere
più meno formaggio o pomodori, se vuoi puoi farlo piccante, ma è solo tra due
fette di pane che il cibo sprigiona la sua vera potenza, parafrasando (male) un
episodio dei Simpson.

Quando si parla di hamburger McDonald’s è il
nome che viene sempre fuori, potrei stare qui a spiegarvi perché non mi piace
il celebre fast food, su come sia ben poco d’accordo con la sua politica, ma ve
la faccio molto più semplice di così: a me gli hamburger di McDonald’s non
piacciono, mi fanno proprio tristezza, se proprio devo scegliere di mangiare in
un fast food, preferisco la concorrenza.
Ma vuoi mettere? La mia wing-woman che fa
tostare il pane al punto giusto e prepara la maionese con ricetta collaudata, i
miei cani che mi fissano mentre impasto la carne tritata, con la faccia di chi
dice “Anche a noi capo!”, l’hamburger più buono del mondo, quello che
preferisco e a proposito di cose che mi piacciono, sapete chi mi piace anche? Michael
Keaton, anche se detta così sembra una frase scappata di bocca ad Hannibal
Lecter.
Di questo film ero più interessato alla prova
del redivivo Keaton che si è rimesso sulla mappa geografica con la sua prova
in Birdman e a breve sarà di nuovo
un “Birdman”, negli svolazzanti panni dell’Avvoltoio, prossimo cattivo nel film
su Spider-Man, ma che per quanto mi riguarda, considero un ottimo attore, ben
prima di essere Birdman, più o meno da quando era Batman, per stare in tema di
animali volanti.


“Ammazza se pesa ‘sto coso, preferivo combattere il Joker!”.

“The Founder” è una biopic come ne escono
molte prima di febbraio e della notte degli Oscar e racconta la storia vera
dell’imprenditore Ray Kroc, determinato venditore di frullatori, diventato
celebre (e ricco) per aver acquisito dai fratelli Dick e Mac McDonald
(complimenti ai genitori per la fantasia) marchio, catena e tutto il cucuzzaro
paninaro.

Alla regia uno specialista di biopic, John Lee
Hancock che dopo giocatori di football (“The Blind Side” 2009) e Zio Walt
Disney (“Saving Mr. Banks” 2013), manda a segno il terzo film su un grosso
personaggio dell’America contemporanea. Lo dico subito: non vado pazzo per John
Lee Hancock, il suo stile registico mi dice poco, è uno che non sporca il
foglio, fa un lavoro solido, ma ben poco personale o riconoscibile, resta sempre
sull’anonimo andante. Per assurdo, il suo film con più carisma era il remake “Alamo
– Gli ultimi eroi” (2004) che avevo apprezzato solo per la mia fissazione con
le storie del west e poco altro.
“The Founder” non è il film che mi farà
cambiare idea sulla regia di John Lee Hancock, la classica biopic che si
guarda e che una volta giunti ai titoli di coda, sai delle cose su un
personaggio che prima non conoscevi, senza aver bisogno di consultare la pagina
di wikipedia. Come dicevo, prima di febbraio ne esce almeno una ogni anno. Anche se, a dirla tutta, avevo già
sentito parlare di Ray Kroc, in un pezzo di Mark Knopfler, “Boom, Like That”.


It’s dog eat dog, rat eat rat, Kroc style… Boom! like that.

Piccola premessa: il precedente film di Hancock,
“Saving Mr. Banks” lo avevo trovato tedioso, un’agiografia grondante caramello
di Walt Disney, prodotta dalla Disney, l’equivalente cinematografico del “Un
bravo direttore! Un grande direttore! Un santo!” Fantozziano. Temevo seriamente
che parlando del fondatore di uno dei marchi più influenti del mercato, il film
sarebbe stata un’altra endovena di zuccheri, da fare invidia alle bibite
gassate vendute da McDollaro, la notizia, invece, è che per lo meno il film
mordicchia e non tira via la mano. Per fortuna! Mi viene anche da dire!

Il Ray Kroc del film ha la volontà di ferro e
la fame di chi vuole arrivare, a suo modo ha un sogno, o per lo meno, fa suo il
sogno di qualcun altro, trasformandolo in un franchise, esportato da costa a
costa, per farlo non guarda in faccia nessuno, passando sopra tutti, fondatori
(quelli veri), moglie sua e quella dell’amico, il film riesce nell’impresa, non
semplice, di farti risultare odioso, un attore che con la sola presenza in un
film mi fa contento, perché “The Founder” è lo spettacolo personale di Michael
Keaton.


“Ho mangiato un panino grande così!!”.

Keaton qui è viscido, bastardo e voltagabbana,
basta vedere come si accanisce sui fratelli McDonald per pesare il personaggio,
“The Founder” proprio come il pezzo di Mark Knopfler, parla del lato oscuro del
sogno americano, in cui a trionfare non è l’uomo con l’idea brillante, ma il
furbo che trasforma quell’idea in capitale, d’altra parte la storia la scrivono
i vincitori, chiedetelo agli Americani, intendo dire quelli veri, quelli chiusi
nelle riserve.

Michael Keaton è impeccabile, si porta
personaggio e film sulle spalle grazie ad un ottima prova, si porterà a casa
una statuetta di Zio Oscar? M’importa poco, perché che sia un ottimo attore
non lo scopro grazie a “The Founder”, ma non è per niente facile, coprire il
ruolo di un cattivo a tutti gli effetti che, di fatto, è anche il protagonista
del film. In certi momenti, più che tifare per lui viene quasi voglia di
spaccargli la faccia, per questo la prova di Keaton risulta ancora più
efficace.
Lati negativi del film? Keaton un po’ per
talento un po’ per tipologia di storia, si mangia tutto il resto del cast, John
Carroll Lynch (il clown di AHS) risulta un bonario omone, che reagisce alla
peggior notizia della sua vita, come Randolph Duke in Una poltrona per due. Patrick Wilson fa poco più di una comparsa e
persino Laura Dern, copre un ruolo minimo reso ancora più esiguo dalla trama,
tutti a loro modo fagocitati da Ray Kroc.


“Lui ha scommesso che non potevamo diventare ricchi e mandare voi due all’ospizio dei poveri” (Cit.)

Beh, un altro difetto ci sarebbe, ma è merito del doppiaggio italiano del film. Quando uno dei fratelli mostra al protagonista una disegno con gli archi d’oro, celebre logo del fast food, aggiunge “è un concetto”. Dovrei vedere la scena in originale, ma su due piedi non mi sembra la traduzione più corretta.

“Questo è un Concept? Ma parla come mangi!”.

Insomma, “The Founder” è più appassionante di
quello che mi sarei aspettato, ennesima conferma del talento di Michael Keaton,
in un film che, per fortuna, lascia da parte il barattolo di miele, in favore di
un po’ di metaforico sangue, anche perché Hamburger al miele? No, dai, Hamburger
al sangue al massimo, ma soprattutto, una storia che mi ricorda che fa bene
a starmi sul culo McDollaro!

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