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The Gray Man (2022): talmente grigio da risultare anonimo

Avete notato come
alcuni film vengano accolti dal pubblico solo sulla base del loro budget? Se
considerato troppo alto è inevitabile leggere quello che sostiene che gli
stessi soldi potevano essere utilizzati diversamente, come se nel caso del film
di oggi, Netflix avesse un reparto che si occupa di intrattenimento, uno di
esplorazione spaziale e un altro ancora, designato a curare
le malattie più letali. 
Ora, non mi voglio
unire a questa schiera, preferisco morire pecora nera (quasi-cit.), ma nel caso
di “The Gray Man” viene da pensare che buona parte dei duecento milioni di
fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, siano stati spesi per
pagare gli alcolici distribuiti durante l’anteprima stampa, perché il film dei
fratelli Anthony e Joe Russo ha fatto la sua breve apparizione anche in
sala, dove è stato ignorato perché andiamo, chi pagherebbe dei soldi per ammirare
sul grande schermo i baffi pre-puberali di Chris Evans, quando potrebbe tranquillamente aspettare una settimana e “godersi” lo stesso monotono film comodamente a casa?
In sala ci vado più che volentieri se penso che il film meriti, per “The Grey
Man” ho sentito tutto il peso del mio culo e francamente ve lo dico fuori dai denti,
se proprio vi interessa, guardatevelo comodamente sul divano, tanto non vi
perdete poi molto.
 
Tratto dal romanzo
omonimo di Mark Greaney, “The Gray Man” è la storia di Courtland
“Court” Gentry anche noto come Sierra Six (Ryan Gosling), perché a
sua detta 007 era già stato preso. Arruolato in carcere da Donald Fitzroy (il
mutuo da pagare di Billy Bob Thornton), il nostro è il classico buono
buonissimo che è finito dentro per aver fatto comunque qualcosa di eticamente
sacrosanto (allora perché sta al gabbio?) arruolato dalla CIA per uccidere
gente in giro per il mondo in maniera eticamente corretta, insomma per gli
Yankee per lo meno.
Se i Russo mettono una buona parola, il ruolo di Guardian in Alpha Flight per la Marvel non te lo toglie nessuno.
 
Balzo in avanti il
film si gioca tutto subito, a Bangkok (scritto BANGKOK a schermo pieno, perché ormai la moda imposta da
xXx vuole film giramondo e nomi di città cubitali) il nostro Sierra Six armato
di fucilone fantascientifico, potrebbe eliminare il bersaglio sparando
attraverso due piani di pavimenti di vetro (Eh!?) ma cielo! Ci sono dei bambini
(in un locale alla di Bangkok la mezzanotte di capodanno? Vabbè) quindi meglio
uccidere il bersaglio a mani nude con l’aiuto di una sempre bellissima ma
sprecata Ana de Armas, che se buca lo schermo qui è solo perché quella
donna è una meraviglia della natura, non certo grazie ai registi, basta confrontare
la sue prove qui e nell’ultimo 007, per avere davvero tutta la dimensione
della differenza di un film fatto per la tv con un sacco di soldi, da uno che
invece malgrado i difetti, ha per lo meno qualcosa da dire.
Il vero spreco non è il budget, ma utilizzare Ana de Armas così poco e male.
 
Basta la prima scena
d’azione, tutta luci al neon e Ryan Gosling che si spara le pose perché io
abbia dovuto mettere in pausa il film per cercare due parti molto importanti
del mio corpo, rotolate sotto il divano. Non so che problemi abbiano i fratelli
Russo con il montaggio, ma proprio di fare una scena di lotta come si deve non
sono capaci, capisco che abbiano per la mani Ryan Gosling, uno che ha
chiaramente imparato due movimenti tre settimane prima di iniziare le riprese,
e li ripeta meccanicamente, però con un montaggio da far sanguinare gli occhi
francamente mi chiedo perché i due fratellini si ostinino a fare film d’azione.
 
Trovo che si anche
una perdita di tempo scendere nel dettaglio di una trama che ruota attorno al
contenuto di una chiavetta USB (ancora? Nel 2022!?) e su una bambina da salvare, che con
la sua entrata in scena affossa il ritmo di un film generato da un algoritmo.
Si vede perché potete rimetterci l’orologio, mezz’ora di dialoghi, scena d’azione,
non si scappa da questa formula, il tutto mentre i personaggi fanno cose e
vedono gente in giro per il mondo, quindi sotto di scena girate a Praga, anzi
chiedo scusa… PRAGA! Perché tanto lo produzione si sposta in base alle città che
finanziano di più.
Questa vale per la mia teoria delle scene in metro nei film, infatti è una delle poche valide del film.
 
Non dico che alcune
scene d’azione siano anche ben fatte (ci credo, con duecento milioni ci
mancherebbe), ma “Infernet” è insorto perché con la stessa cifra Michael Bay ha
“devastato” Firenze, ma vogliamo mettere il risultato finale? 6 Underground
sarà cafone quanto il cinema di Michele Baia, ma per lo meno siamo nelle mani di un autore che sa davvero girare le scene d’azione, che per altro ha firmato uno dei
pochi film Netflix che non sembravano generato dal solito algoritmo e che ovviamente
è stato accolto con sguardi scuri da molto pubblico, perché di Bay bisogna parlare male sempre e comunque,
allora affrontiamo la questione.
 
I fratelli Russo
sotto l’ala protettiva della Marvel hanno lavorato a lungo in un ambiente “sicuro”
facendosi un nome e parecchi amici, non è un caso se qui si siano portati
dietro Chris “Cap” Evans (lasciatemi l’icona aperta su di lui, più avanti ci
torniamo), sanno gestire grandi budget, hanno un nome che attira, vogliamo
anche pretendere che siano bravi? Non scherziamo.
Si lo so Ryan, sto sulle palle a tanti, prendi il numeretto e mettiti in fila.
 
I fratellini hanno una passione
per i film di genere, bontà loro almeno quello, ma guarda caso Tyler Rake
che hanno prodotto affidando la regia ad uno dei loro protetti, guarda caso è l’unico
film d’azione associato al cognome dei Russo davvero riuscito. Perché “The Gray
Man” dalla sua ha davvero solo i nomi grossi del cast e il budget con cui è
stato girato, per il resto è uno di quei film così banali che a confronto Red Notice (per restare in casa Netflix) sembra destinato a diventare un
classico, ma solo nel confronto diretto eh?
 
Andiamo, ormai
escono due film al mese con il protagonista a bordo di un aereo che sta
precipitando, che si lancia nel vuoto sfilando il paracadute di cui è sprovvisto
a qualche sgherro sacrificabile meglio attrezzato, ma se la scena la giri
peggio di “Moonraker – Operazione spazio” (1979) forse è meglio che lasci
perdere, specialmente se il tuo film ha delle ambizioni Bondiane.
 
Già mi pare di
sentire alcuni pareri: «Eh ma io mi sono divertito», ma bontà divina sono
felice per voi davvero, ma guardiamo il quadro generale, quanti altri film d’azione
fatti con lo stampino con attori Marvel (gli unici che il grande pubblico
conosce) dobbiamo veder ancora uscire prima di capire che non è questa la via
da seguire? Si capisce anche dal fatto che Ryan Gosling, uno che solitamente fa
della sua fissità una virtù (ne abbiamo parlato), qui ad inizio film
sembra quasi vivo, per poi spegnersi con il passare dei minuti davanti all’ennesima
scena fotocopia. Taccio sul povero Wagner Moura, qui utilizzato come l’ultimo
dei caratteristi nella parte del matto oppure su Jessica Henwick, una
che invece avrà una lunga e anonima carriera (se non si sveglia), perché
incarna otto delle dieci caratteristiche richieste dai canoni di selezione dei
casting di Netflix, insomma l’algoritmo seleziona sempre il suo nome.
Baffo buffo, che più lo guardi più è brutto.
 
La “matta” uscita
dal mazzo è proprio Chris Evans di cui vi ero debitore di un’icona lasciata
aperta, qui si toglie lo sfizio di un ruolo da sadico cattivo, con braghe
bianche e baffi inguardabili, come a voler dire «Uh come sono eccentrico con
questo baffo buffo!». Infatti sotto di facce e faccette, perché tanto può
conciarsi come vuole, ma Evans avrà sempre la faccia da tontolone, ben poco credibile nel ruolo di cattivo cattivissimo, si sarà anche costruito una credibilità dietro alla scudo di Cap, ma ogni volta che lo guardo, vedo il biondone spaesato che correva dietro a Kim Basinger in “Cellular”
(2004).
 
Insomma “The Gray
Man” è il classico film che inizi a dimenticare mentre ancora lo stai
guardando, perché proprio come Red Notice in realtà lo hai già visto,
con altri titoli, con altre facce, ma questo campionario di scene movimentare
non è quello che farà fare un solo passo in avanti al cinema d’azione,
figuriamoci a quello di spionaggio. Sarebbe stato lecito aspettarsi che con un
uscita palliativo in sala, il film avrebbe almeno avuto il coraggio di osare un
po’ di più nello spendere il budget disponibile, ma con i fratelli Russo di
mezzo il rischio non è nemmeno da prendere in considerazione, però tirando le
somme, Netflix in sanguinosa crisi, ha deciso di tagliare sui progetti “autoriali”,
quindi dimenticatevi per sempre Scorsese e Bay, e a questo punto spero
anche i Russo, se i risultati sono così grigi e anonimi.
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