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The Handmaiden (2017): Come passare da “Old Boy” a “Young Girls”

Ti voglio bene Park, cucciolotto coreano senza
età.
Ti voglio bene Park, i film fuori di melone
che fai tu nessuno lì fa…

A Park Chan-wook è bastato disfare la valigia
del ritorno, dal suo lungo viaggio che lo ha riportato in patria, dopo la
trasferta americana di “Stoker”, venuto fuori bene, ma non benissimo, mettiamola
così. Il tempo di respirare l’aria di casa ed era già pronto con un film tutto
nuovo che ribadisce un concetto molto semplice: su questo gnocco minerale che
ruota intorno al Sole, di bipedi in grado di girare film pazzeschi come questo,
c’è ne solo uno e si chiama Park Chan-wook.
Anni ’30, nel pieno dell’occupazione giapponese
della Corea, la prima parte di “Agassi” (titolo originale) inizia con un
falsario esperto di libri antichi che si mette in testa di concupire Hideko
(Kim Min-hee), che non solo è giovane e bella, ma è pure ricca, perché deve la
sua fortuna alla sconfinata collezione di libri erotici dello zio, tutore
legale della ragazza.
Per andare a segno, il falsario assolda una
ladruncola mezza analfabeta di nome Sook-hee (Kim Tae-ri), il piano è che la
ragazza si faccia assumere come cameriera personale della bella ereditiera e
inizi a lavorarsela ai fianchi, per convincerla a sposare il falsario,
impegnato a passare per un ricco conte. L’idea sarebbe quella di far
rinchiudere la ragazza in manicomio dopo averla sposata e mettere le mani su
tutto il cucuzzaro.


“Gotico Coreano”, Park Chan-wook, colori su pellicola, 2017.

Qui, però, i piani narrativi cominciano ad
intrecciarsi: Park Chan-wook procede in avanti con la storia, salvo poi tornare
indietro, per narrarci nuovamente alcuni passaggi chiave, ma dal punto di vista
di un altro personaggio. Insomma: se la gioca alla “Rashomon”, per capirci.

Ma il piano del falsario finto conte, salta
per aria con il tritolo, per via del solito dettaglio impossibile da prevedere,
Sook-hee e Hideko si conoscono, si piacciono e iniziano a trombare come ricci
in calore. Ora, mi rendo conto che avrei dovuto usare espressioni più delicate
come “fare l’amore”, ma sarebbe riduttivo e limitante nei confronti di come
Park Chan-wook gira le scene. Le due ragazze hanno il sesso più pieno,
soddisfacente e coinvolgente delle loro vite, quindi le espressioni timide sono
bandite.
Quel matto di Park, gira scene di
sesso tra donne esplicite come quelle di “La Vie D’Adèle”, ma con una regia
trentadue volte più spericolata, nelle canoniche due ore di durata del film,
la storia cambia punto di vista, buttando nel mucchio torture e continui cambi
di fronte che non fai in tempo a capire come potrebbero andare le cose che
SBAM! Arriva un’altra follia a cambiare tutto lo scenario.


Memoria di una geisha? Sai chi ti saluta tantissimo? Sto Park!

Guardando il film non mi sono posto il
problema, ma dopo sono corso a documentarmi. La sceneggiatura dello stesso
Park, è un adattamento del romanzo “Ladra” (Fingersmith) di Sarah Waters ed è
incredibile come il regista sia riuscito a spostare la vicenda, dalla Londra
del 1862, alla Corea occupata dai Giapponesi degli anni ’30, senza che possa
nemmeno sorgere il dubbio che la storia possa aver avuto origini differenti.

Tra il 1910 e il 1945, il Giappone ha preso
possesso della Corea, con la precisa intenzione non solo di dominare il Paese,
ma di annientarlo sotto tutti i punti di vista: hanno cambiato nomi, tentato di
imporre la loro religione, hanno persino fatto cambiare nazionalità all’atleta
nato in Corea, ma spacciato per Giapponese, che nel 1936 vinse la maratona nelle
olimpiadi di Berlino (storia vera).
Quei 35 anni di sottomissione i Coreani non li
hanno mai dimenticati. Ora, secondo voi di che nazionalità è Park Chan-wook?


…Valdostano lo escludo.

Utilizzando alla grande cambi di punti di
vista alla “Rashomon” di Akira Kurosawa (che era Giapponese, quindi Park si
sente in dovere di mettersi in competizione), momenti torbidi e torture varie
che dalla “Trilogia della vendetta” non sono mai mancate nella filmografia dl
regista, Park Chan-wook fa un film sul controllo. Chi pensa di menare le danze,
in realtà si ritrova sottomesso e viceversa, anzi, per dirla tutta è un film
sul controllo, fatto da un maniaco del controllo, visto che la messa in scena è
pazzesca.


Ossessivo è l’utilizzo dei colori, degli
spazi, i movimenti di camera sono studiati al millimetro, originali, realizzati
alla grande, ma se fosse tutto qui sarebbe fin poco, quello che fa fare un
salto di qualità al film sono le varie letture di secondo livello che,
rassegnatevi, nel film abbondano.


Il rumore che sentite, sono i Freudiani che si fregano le mani (speriamo siano le mani).

A ben pensarci, anche Ang Lee aveva fatto un
film ad alto tasso erotico, nella Cina occupata dai Giapponesi, “Lussuria”
(2007), ma qui Park gioca proprio in una categoria tutta sua. La perdita d’identità collettiva e la sottomissione di un popolo rispetto ad un altro, è
riassunta in metafore lineari come le perversioni quasi da film horror del
conte Kouzuki, ma c’è un’altra cosa a cui vi dovete rassegnare: se siete tra
quelli che mal sopportano i film in odore di femminismo (non è il mio caso) o
con donne forti, mettete anni luce di distanza tra voi è questo “The
Handmaiden”.



La protagonista tiene in scacco gli
arrapatissimi uomini, leggendo (e inventando) fantasie erotiche folli, pescate
dalla vasta collezioni di libri del suo tutore, quasi una satira
dell’ossessione giapponese per la pornografia, un Paese dove ne viene prodotta
a quintali (mi dicono, io mica lo so, eh? Me lo ha detto mio cuGGGino!), ma il
numero delle nascite è bassissimo, quindi traete voi le vostre conclusioni.

Se non ti lecchi i guanti di pelle godi solo a metà.

Allo stesso tempo, gli uomini del film sono
ometti piccoli, incapaci di dare piacere (in alcun modo) che vengono raggirati,
torturati, con la magra consolazione di potersene andare integri nel punto che
conta di più per noi maschietti (“Almeno muoio con il cazzo intatto” è una
frase di questo film), le scene di sesso uomo-donna, sono brevi (lo stacco del
regista sull’impietoso orologio, mi ha strappato una risata), patetiche, il
confronto con le scene di sesso tra donne è impietoso, quando le due ragazze si
accoppiano, i toni del film sono caldi, è chiaro che il rapporto è coinvolgente
e il piacere totale.

Le due protagoniste si amano proprio, c’è
tensione erotica tra di loro, ancora prima che inizino davvero a fare sesso, da
questo punto di vista, la scena del controllo dei denti, è la più erotica del
film, anche se non è una scena di sesso.


“Ok il ponte tutto bene, ora vediamo i molari”.

Gli uomini sono sottomessi e irrisi, mamozzi
dalle sembianze maschili, baffi finti strappati, due donne insieme orgasmi, due
uomini insieme, al massimo finiscono a torturarsi senza pietà, il tutto alla
faccia del piano del falsario che ha sottovalutato Sook-hee e Hideko pensando
di essere in una posizione di dominio, il tutto tenendo a mente quei 35 anni
fino al ’45. Provate a dire chi sono i Coreani in questo film e chi i Giapponesi, poi provate pure a guardarlo quando avete due ore e siete in vena,
filmone!

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