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The Hidden (1987): l’invasione degli ultrasbirri

Altro giro, altra corsa, ma soprattutto un altro film che compie i suoi primi trent’anni anni e che risulta davvero perfetto per aggiungere un tassello a questa rubrica, quindi fermi tutti, mani in alto, è il momento di… Strambi sbirri!

Ormai dovreste sapere della mia sinistra passione per i film
con le coppie di poliziotti che si
traduce in questa rubrica, dalla cadenza orgogliosamente casuale, siccome
l’appetito vien scovando film, in questo caso gustose versione di Buddy film
polizieschi, non ho avuto dubbi, per questa rubrica non poteva mancare “The
Hidden”. Ci tengo solo a farvi notare che anche per il titolo del post, non ho
utilizzato il titolo italiano del film, mi sta bene che nel 1988, quando uscì in uno strambo Paese a forma non c’era ancora tutta questa ossessione
perle anticipazioni sulla trama, ma intitolare una pellicola così è un po’ come
far uscire “Bambi” tradotto in: “La mamma del cerbiatto muore!”.

…Mi rendo conto solo ora che ho salvato i lettori da uno
spoiler su “The Hidden”, ma mi sono conquistato l’odio di tutti quelli che non
hanno mai visto “Bambi”. Oh, dai, questa è la Bara Volante, chisseloincula quel
cerbiatto piagnone, qui guardiamo solo roba seria!

“Ora i fanatici anti-spoiler incazzati arriveranno a frotte” , “Io sparo a quelli a sinistra, tu prendi gli altri”.

Prodotto dalla New Line cinema, quando ancora si occupava
solo di horror e film di genere, “The Hidden” è liberamente ispirato al romanzo
“Strisciava sulla sabbia” (1950) dello scrittore Hal Clement. Ma se il film in
questi anni si è guadagnato un buon numero di appassionati lo dobbiamo
principalmente al regista: Jack Sholder.

Sholder è ricordato per un paio di horror spesso
sottovalutati, “Nel buio da soli” (1982) con Jack Palance, Donald Pleasence e
Martin Landau e il ritorno di Freddy Kruger, ovvero “Nightmare 2 – La rivincita”
(1985), titolo che andrebbe un po’ riscoperto. Purtroppo, il resto della
carriera di Sholder non è stata tutta pesche e crema, lo stesso regista ha
sempre dichiarato che “The Hidden” è il film che preferisce tra quelli da lui
diretti, non è difficile capire il perché… Malgrado tecnologia e qualche
acconciatura molto anni ’80, bisogna dire che il film è invecchiato piuttosto
bene, ma il vero asso nella manica è il suo ritmo, bello alto
per tutti i 96 minuti, con i primi sei in particolare, davvero notevoli.
Si inizia con le riprese fisse di una telecamera di
sorveglianza all’interno di una banca, complice il bianco e nero, il tizio che
si mette a sparare a caso al grido di «La mia banca è differente!» (no, non è
vero non succede, ma sarebbe stato uno spasso) e anche il tema generale, viene
subito da pensare ad un altro film del 1988: Essi Vivono di John Carpenter.

Non dovete nemmeno mettervi gli occhiali da sole di John Nada per questi titoli di testa.

Stanno ancora scorrendo i titoli di testa, quando il nostro
rapinatore esce fuori in pieno giorno, sale sulla sua Ferrari 308 GTB nera e
fugge via inseguito da metà delle forze di polizia della città. Il tizio non si
ferma davanti a niente, tira per aria pure un tizio sulla sedia a rotelle e Jack
Sholder con la sua regia ti incolla allo schermo, contributo fondamentale
arriva anche dalla selezione musicale sparata fuori dalle casse della Ferrari,
la fighissima “On Your Feet” degli Shok Paris. Una rapina in banca, un
inseguimento in auto e dell’Heavy Metal, non ci vuole molto per farmi felice,
sono un ragazzo dai gusti semplici.

“Dobbiamo fermare una Dodge Monaco berlina del 1974?” , “Quella è la Bluesmobile, questo è un altro film”.

La corsa solitaria del pazzoide si scontra contro l’altra
metà della polizia cittadina che pensa bene di fermarlo a revolverate,
scaricandogli addosso tipo un milione di proiettili e spedendolo dritto al più
vicino ospedale. Forse avrebbe preferito pagare la contravvenzione. Ma il vero
spasso è quando l’allibito vicino di casa dell’improvvisato rapinatore dichiara
che si trattava di un brav’uomo, di solito lo sono tutti prima di andare fuori
di melone, ma come mai questo signore tranquillo improvvisamente è diventato
fanatico di lusso, violenza e musica a volumi criminali?

“Era così tanto una brava persona, un signore tanto tranquillo…”.

Ad indagare sulla strage l’agente di polizia Tom Beck (Michael
Nouri), classico poliziotto ruvido ma giusto dei film, qui con la particolarità
aggiuntiva di sbolognare tutto il lavoro burocratico di compilare i rapporti sempre
allo stesso (sfigatissimo) collega. Sapete qual’è la cosa davvero divertente,
cioè, divertente se non siete Michael Nouri intendo dire? Uno degli attori
selezionati per la parte di Tom Beck era l’australiano Mel Gibson che si è
dovuto accontentare di recitare il ruolo di un personaggio che proprio Michael
Nouri aveva rifiutato, un altro poliziotto di nome Martin Riggs, in un film di
cui potreste aver sentito parlare, s’intitolava Arma Letale (storia vera)… Beh, sapete com’è andata finire, no?

Per altro, tra i polizotti del distretto fioccano i volti
noti, anzi lasciatemi l’icona aperta, perché “The Hidden” un paio di
chicche da questo punto di vista le regala. Ad esempio, tra i colleghi troviamo
il faccione impossibile del mitico Ed O’Ross,
ma se guardate bene in un ruolo minore anche la poliziotta Lin Shaye.

Fa sempre piacere rivedere il mitico Viktor Rosta Ed O’Ross in un film.

Certo, bisogna guardare bene, perché a calamitare tutte le
attenzioni è il nuovo arrivato che verrà subito affiancato a Tom Beck per
l’indagine, parlo dell’agente dell’FBI Lloyd Gallagher, arrivato a sua detta da
Seattle, ma considerando che ha il volto e il ciuffo di Kyle MacLachlan viene
da pensare che arrivi dritto da Twin Peaks. Anche se per l’attore feticcio di David Lynch, la parte di Dale
Cooper sarebbe arrivata solo tre anni dopo, ma inserite anche “The Hidden”
tra i ruoli mitici di MacLachlan in film di culto.

“Quindi il nome Twin Peaks non ti dice niente?”, “Mai sentito. Vuoi un pezzo di torta e un caffè?”.

Tra i due poliziotti intercorrono le differenze che ci sono
sempre al cinema tra i poliziotti (rozzi divoratori di hamburger) e gli agenti
dell’FBI (i fighetti con giacca e cravatta), qui il Guacamole sulle differenze
è dettato dal fatto che uno più fighetto di Lloyd Gallagher è anche complicato
da trovare, cosa vuoi dire ad un agente dell’FBI che si presenta alla guida
della sua Porche 928 e pungolato da Tom se per caso ha rubato l’auto, risponde
candidamente: «Sì», dettaglio che su due piedi può far ridere, ma nel corso del
film finisce per rivelarsi la più emblematica delle verità.

All’FBI gli stipendi non devono essere poi così male.

Ma il film di Jack Sholder riesce ad esplorare le dinamiche
da buddy movie poliziesco, mentre è impegnato a tenere altissimo il ritmo, la
scena dell’ospedale, in cui i due poliziotti vanno ad interrogare il
sopravvissuto è quella che giustifica il titolo Italiota del film, quindi se
non lo avete visto, ecco che arriva lo SPOILER!

Nella scena dell’ospedale “The Hidden” piazza il suo colpo
migliore e mette in chiaro perché da noi questo film è uscito con il titolo “L’Alieno”,
il parassita spaziale che si muove da un corpo ospite all’altro utilizzandoli
come marionette fa la sua efficace entrata in scena proprio in questa scena. La
bestiaccia dallo spazio profondo è un incrocio tra un ragno e una grossa
lumaca, ma con molti più tentacoli che si agitano, una roba sinceramente
schifosissima (e proprio per questo bellissima!) che sul grande schermo fa
ancora la sua porca figura dopo trent’anni, ennesima dimostrazione che gli
effetti speciali della vecchia scuola reggono molto meglio la prova contro
Padre Tempo.

Grazie eh, mi è appena tornata su la colazione. Quella di ieri però!

“The Hidden” diventa, quindi, il titolo perfetto per la rubrica
“Strambi sbirri” perché oltre alle dinamiche tipiche della coppia di poliziotti
agli antipodi, vengono a sommarsi anche l’elemento fantascientifico, se avete
visto più di due film in vita vostra e uno di quelli non era “Bambi” (di cui
tanto vi ho già rovinato la scena madre) avrete già intuito che l’agente dell’FBI
Lloyd Gallagher che dà la caccia a questo spietato parassita che zompetta
felice di corpo in corpo, non viene proprio da Seattle, ma da un pochino più
lontano.

Quindi, chi può esserci di meglio di Kyle MacLachlan ad
interpretare un alieno, strambo quanto volete, ma fondamentalmente buono,
nascosto dentro un corpo da uomo che s’impegna in tutti i modi per passare
per uno di noi? Direi proprio nessuno, no?

“A quell’altro che voleva sempre telefonare a casa però lo trattavate meglio”.

Nella scena in cui Tom invita il suo nuovo collega Lloyd a
casa sua per cena, MacLachlan è perfetto nello sbagliare tutti i piccoli
movimenti necessari a confermare al pubblico quello che ha già intuito, all’agente
dell’FBI basta un solo sorso di birra per sentire già gli effetti collaterali
(beato lui, io devo bermene una cassa per arrivare allo stesso punto) ed anche
il buffo modo in cui impugna le posate è un chiaro indizio, quando, poi, forse
per effetto della birra, Lloyd si fa un po’ più loquace raccontandoci di sua
moglie e di sua figlia entrambe morte, là da dove viene lui, un posto senza
nome descritto semplicemente indicato il cielo con un dito, capisci che la
caccia dell’agente al parassita alieno è qualcosa di personale. Insomma, i
personaggi in stile Dougie di Twin Peaks il ritorno, sono sempre stati quelli che ha Kyle MacLachlan riescono
meglio!

Chi è un bravo attore? Si esatto Kyle proprio tu.

Bisogna anche dire che nemmeno la scena della cena tra
colleghi rallenta il ritmo di un film che va deciso come un treno e che, anzi,
sale ulteriormente di colpi, messa in chiaro la natura aliena dei personaggi, Jack
Sholder mette a undici l’amplificatore e si diverte a mostrare che razza di
casino può fare un parassita alieno libero di scorrazzare tra un corpo e l’altro.

Il nuovo ospite è un ciccione con cui l’alieno può dare
sfogo a tutti gli istinti, tipo abboffarsi in una tavola calda ascoltando
musica da un “Ghetto Blaster” a volumi criminali mentre da libero sfogo a tutte
le flatulenze in piena libertà, il passo successivo è procurarsi una nuova
Ferrari (piace la bella vita al ragazzo, eh?), ma soprattutto armi,
tantissime armi!

“Cosa hai detto? Non ti sento ho la musica troppo alta e sto masticando”.

Ma una vera vacanza sulla Terra non può dirsi davvero
completa senza aver provato le brezza di tutte le specialità locali, quindi
braccato da Tom e Lloyd l’alieno fa un altro cambio d’abito (se così vogliamo
definirlo) e trova il modo migliore per eludere i poliziotti di servizio nascondendosi
dentro il corpo della spogliarellista Brenda Lee Van Buren. L’attrice che la
interpreta Claudia Christian ha lavorato in praticamente tutte le serie tv
della vostra infanzia ed è piuttosto famosa per aver fatto parte del cast
regolare di “Babylon 5”, nelle varie fiere di fumetti e fantascienza a cui
viene invitata, ancora oggi sa che inevitabilmente arriverà qualche domande legata
al suo vistoso ruolo in “The Hidden”.

Ed ecco la porzione di post in cui posso scrivere quello che voglio, tanto nessuno guarda le didascalie.

La storiella più divertente è sicuramente quella legata al
vestito con cui distrae i poliziotti, modificato, forbici alla mano dalla
stessa Christian un attimo prima di girare la scena, in modo che da poter
mostrare diciamo, quanta più porzione possibile di “Lato B” ma senza incappare
nel visto censura, insomma: le armi di distrazione di massa femminili sono
sempre le più efficaci.

Nessuno dei testimoni interrogati ha saputo descrivere il viso della donna.

L’ultima parte del film si gioca tutti insieme i momenti più
caciaroni, ad esempio nell’armeria della centrale di polizia, ci viene mostrato
per qualche secondo un lanciafiamme requisito dalla polizia, che sembra quasi
un indizio su come continuerà la storia (chi ha detto La Cosa?) anche se questa cosa del lanciafiamme requisito doveva
essere una specie di moda, c’era una scena quasi identica in Dimensione Terrore, ora che ci penso.

Il cartellino serve per la garanzia del lanciafiamme, due anni o 10.000 barbecue.

Nel delirio finale le armi non mancano e per far fuori il
parassita alieno si usa tutto, sia la stramba arma spaziale di Lloyd Gallagher,
ma, perché no, anche un bazooka utilizzato con grande leggerezza nelle celle del
distretto, qualcuna delle quale anche occupata e, siccome vi ero debitore di un’icona
sulle facce note lasciate aperta lassù, vi dico anche da qui, dai baffi a
manubrio di Danny Trejo, che riesce a saltare per aria qui, giusto un attimo
prima di farsi esplodere da Charles Bronson in Il giustiziere della notte 4. Oh, uno non è che diventa Machete così,
eh? Prima bisogna fare la gavetta!

“Hey pendejo! Voglio il mio avvocato si chiama Robert Rodriguez”.

Bisogna dire che il finale originale della prima bozza di
sceneggiatura era, per certi versi, più Carpenteriano (e quindi più pessimista),
non voglio entrare troppo nel dettaglio per non rovinare la visione a quelli
che non conoscono questo cult, ma se dovessi trovare un difetto al film, è
forse il buonismo dell’ultima scena che somiglia un po’ più a Starman che a La Cosa, giusto per restare su parametri Carpenteriani, ma poco
male, il film resta fighissimo lo stesso.

Insomma, questo ripassino di “The Hidden” ci voleva proprio, oggi
come oggi film così curati e allo stesso tempo così orgogliosamente di genere
sono quasi estinti, un peccato perché alla fine con titoli di culto come questi
siamo cresciuti in tanti, intanto godiamoci il compleanno di questo grande film!
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