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The Human Centipede (First Sequence) (2010): Vi passerà la voglia di fare il trenino a Capodanno…

Ho scoperto
che in psicologia si definiscono “anali” quelle persone maniache del controllo,
gli ossessivi che vogliono fare tutto loro. Tom Six, per questo film ha
inventato il soggetto, scritto la sceneggiatura, curato la regia e il
montaggio e nei sequel ha pure fatto un cameo (nella parte di se stesso), se
non bastassero tutte queste cose, ci pensa il film a farci capire che Tommaso
Sei, non ha superato la sua fase anale… Sigmund Freud analyze this!

A mio avviso
“The human centipede” è la moderna incarnazione di “Cannibal Holocaust”, il
film di Ruggero Deodato che viene sempre citato e utilizzato come “Show
Stopper” nelle discussioni tra amanti dell’Horror, su quale sia il film più
gore/schifoso/eticamente amorale del genere.
Lungi
ricominciare questa diatriba senza fine, ma colgo la palla al balzo per dire la
mia: chi vi dice che “The human centipede” è il film più schifoso/gore/amorale
della storia (recente) del Cinema Horror, vuol dire che non lo ha mai visto.
Uscito dopo
titoli come “Hostel” o “Martyrs”, tutti molto impegnati ad alzare il tiro della
violenza mostrata, “The Human Centipede (First Sequence)” (titolo completo) abbassa
volutamente i toni, a ben guardarlo, in un’ora e mezza di pellicola, quello che
vediamo (No Spoiler sereni) è un bisturi che recide una “fetta di culo”, una
ferita supporante e qualche generica uccisione. Eppure guardando il film di Tom
Six sfido chiunque a restare seduto tranquillo sulla sedia senza “friggere”
cambiando posizione nervosamente.



Loro due vi confermeranno la grande lezione del film: Saper cambiare una gomma bucata è MOLTO importante.
La trama è
quanto più classico mai visto:
Lindsay
(Ashley C. Williams) e Jenny (Ashlynn Yennie) sono due svampite studentesse americane in gita in Germania, bucano una gomma e cercano aiuto nella casa più
vicina. Sfiga, è quella del Dr. Heiter (Dieter Laser) luminare della
separazione dei siamesi in pensione, con un hobby tutto suo.
Ora, se per
caso fate parte di quelle due persone che non hanno visto né sentito parlare del
film e avete intenzione di arrivare alla visione privi di anticipazioni (il
modo migliore per farsi traumatizzare da questo film) non leggete le prossime
righe.
SPOILER!
SPOILER! SPOILER!
…cucire
insieme tre persone ano/bocca per creare un centipede umano…
FINE SPOILER!
FINE SPOILER! FINE SPOILER!
Con un
soggetto tutto matto come questo, Tommaso Sei poteva fare qualunque cosa,
invece sceglie una messa in scena che volutamente non fa sfoggio di violenza e
trovate schifide, basta il tema ad inorridire e proprio su questo Tom Six fa
leva per tutto il tempo della pellicola, buttando dentro dettagli sparsi
diretti all’inconscio dello spettatore.
I quadri e le
foto appesi in camera del Dr. Heiter, il suo nome e le sue origini tedesche,
che occhieggiano non poco agli orrori del Terzo Reitch, ma soprattutto la
condizione in cui si ritrovano i tre malcapitati. Pensateci un attimo: l’unico
dei tre ancora in grado di parlare, è un orgogliosissimo giapponese che
sbraiata maledizioni in lingua madre per tutto il tempo, ma non parla una
singola parola di nessun’altra lingua. Mentre le due protagoniste, non fanno
altro che stringersi la mano cercando di farsi forza una con l’altra, a mio
avviso, è un calcio in bocca alla spettatore molto più doloroso, ogni volta che
Tom Six indugia sulle due mani delle ragazza, piuttosto che altri 100 dettagli
splatter di altri film.
Di fatto “The
human centipede” è un body-horror suggerito e mai veramente mostrato, a ben
pensarci Tommaso Sei riesce a torcerci le budella utilizzando solo un paio
di disegni (piuttosto naif) proiettati su dei lucidi con una lavagna luminosa…



A volte per far paura basta un foglio lucido a una lavagna luminosa…
Motivo della
riuscita delle pellicola anche il suo protagonista (anche se si tratta del
cattivo) ovvero: Dieter Laser, attore tedesco veterano di una sfilza di film,
con una faccia che ricorda un po’ Massimo Ranieri, però fuggito da un ospedale
psichiatrico. Definire il personaggio sopra le righe sarebbe riduttivo, eppure
la sua recitazione calamita l’odio degli spettatori e rende bene il fatto che
il buon (si fa per dire) Dottore sia preparatissimo dal punto di vista medico,
ma un vero disastro come criminale.
Ecco, il punto
di vista medico. E’ impossibile non parlare di questo film, senza citare la sua
ormai mitica tagline ovvero “100% accurato dal punto di vista medico”. Tom Six
ha giurato e spergiurato di aver contattato dei veri chirurghi per accettarsi
che la procedura descritta nel film fosse veramente applicabile nella realtà.
Non so voi, ma io pagherei dei soldi per leggere le trascrizioni di tale
telefonate, immagino che più di una si sia conclusa con Tom Six che ottiene
come risposta il telefono agganciato in faccia…

Perdere l’amore… E anche svariate rotelline del cervello.
Non si può
certo dire che come regista Tommaso Sei sia preparato e accurato come un David
Croneberg, o che abbia la capacità di maneggiare tematiche splatter facendo
poesia come il miglior Takashi Miike, però a suo modo, con uno stile minimale e
grezzo quanto basta per un soggetto del genere, ha sfornato un film che a suo
modo è un fenomeno di costume. Quando riesci a sfornare un titolo chiacchierato
e citato quanto “Cannibal Holocaust”, vuol dire che hai fatto centro, resti un
malato di mente, però hai fatto centro.
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