Ve lo avevo promesso
che Neil Marshall non sarebbe stato lontano da questa Bara a lungo, per fortuna
aggiungerei, visto che il suo nuovo film è già in giro e il nostro, non è stato
certo con le mani in mano, visto che il prossimo “Duchess” è già in fase
avanzata di produzione, ma andiamo per gradi come avrebbe detto Anders Celsius.
che Neil Marshall non sarebbe stato lontano da questa Bara a lungo, per fortuna
aggiungerei, visto che il suo nuovo film è già in giro e il nostro, non è stato
certo con le mani in mano, visto che il prossimo “Duchess” è già in fase
avanzata di produzione, ma andiamo per gradi come avrebbe detto Anders Celsius.
che attendevo di più in assoluto per questo finale di 2022, dopo essere
riuscito a vedere Terrifier 2, l’ultima fatica del Maresciallo sta
facendo il giro dei festival, prima a Sitges dove lo zio Neil ha ritirato un
premio alla carriera, poi è stata la volta del 22° Trieste Science Fiction
Festival, prima italiana per il suo novo “The lair”, un film che fa di necessità
virtù.
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| Sarà anche il Maresciallo ma il piglio è da generale. |
modesto, inutile nascondersi dietro ad un dito, Neil Marshall e la sua nuova
musa, Charlotte Kirk qui in veste di co-sceneggiatrice, co-produttrice e nuova
moglie del regista inglese, sono volati in Ungheria per girare questo film che
dopo The Reckoning, non solo rimette insieme la coppia di sposi sullo
stesso set, ma risulta essere una sorta di ritorno alle origini per il cinema
di Marshall, che comunque alle sue tematiche ricorrenti non ha mai rinunciato.
carte scoperte, la frase iniziale ci aggiorna sulla missione: nell’aprile del
2017 la US air force ha sganciato la più potente arma non nucleare disponibile
nel suo ricco armamentario sopra una provincia afgana. Voi direte, dove sta la
novità rispetto alla solita politica estera Yankee? Che questa volta è Neil
Marshall a raccontarci le ultime ore prima del finale Romeriano, sappiamo che
la città verrà distrutta all’alba, solo che più che una città è la tana nel
titolo, quella dove è precipitata Sinclair, la tosta pilota della Royal Air
Force interpretata da Charlotte Kirk.
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| Se suo marito è Maresciallo lei a questo punto e Capitano Kirk (brrr che freddo!) |
alterna la sveglia all’alba della sua protagonista, che sul comodino ha una
foto di lei con il marito, impersonato in foto dalla stesso Marshall (primo suo
cameo nel film) alle scene in cui Sinclair è in volo sopra il deserto afgano,
quello che funziona è che pur essendo girato con i soldi che Tommaso Missile ha
speso sul set di Top Gun – Maverick per tenersi in ordine il ciuffo, lo
zio Neil riesce a mettere su una scena di volo e di successivo abbattimento
credibile senza perdere metà del budget o del pubblico.
Sinclair si conferma l’ultima – in ordine di tempo – delle tipe toste che
popolano il cinema di Marshall, aggredita dagli afghani che hanno abbattuto il
suo aereo, ne stende un paio a revolverate, mettendo le mani su una radio e su
un AK47, obbiettivo mettersi al sicuro, anche se il primo posto disponibile è
una vecchia base sovietica abbandonata. Ci penseranno i suoi inseguitori a
colpi di bazooka ad aprire la porta blindata del bunker, mentre è compito di Neil Marshall
tenere il ritmo alto e il livello dell’azione in linea di galleggiamento, per
far arrivare il film dove vuol e dove il suo budget gli concede: con Sinclair
sola, al buio, nella base sovietica inseguita da militari armati, tra scale, “flare”
verdi fluorescenti e qualcosa che si muove nel buio, pronta ad essere liberata. Insomma, un
terreno che Marshall conosce bene.
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| Il buio, il miglior amico del Maresciallo. |
dalle capsule di contenimento sovietiche non si fa remore nello strappare via
la faccia a chi lo ha risvegliato (letteralmente!), Sinclair passata dalla padella
alla brace deve ripiegare e qui si imbatte in un plotone di Marines americani
di stanza in Afghanistan, comandati dal maggiore Finch (Jamie Bamber), con una
benda sull’occhio perché una citazione Carpenteriana il nostro Neil, non la
nega a nessuno bontà sua!
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| «Sai già come chiamarmi no?» |
fortino nel buco del culo del deserto, presidiato da una banda di gatti senza
collare che lèvati, ma lèvati proprio. Sembra che tutti gli scarti dell’esercito
americano siano stati spediti a fare la guardia alla sabbia qui, infatti tra di loro
troviamo: il dottore con la predisposizione a prescriversi da solo troppe pillole
di nome Wilks (Mark Strepan), la soldatessa cleptomane Lafayette (Kibong Tanji),
il soldato tosto e rassicurante Hook (Jonathan Howard), più una serie di altri
soggettoni, che Neil Marshall sa rendere realistici, non solo perché si muovono
e agiscono come veri soldati, ma perché parlano e scherzano tra di loro come
commilitoni, tra parolacce, racconti sul rugby (perché non manca nemmeno il
soldato della SAS mezzo matto) e parecchi dettagli sugli effetti collaterali delle
costanti cene a base di pollo al curry, insomma un altro plotone di soldati per
Marshall, vent’anni dopo Dog Soldiers.
Dove si vedono i
limiti del budget? Le creature frutto di chissà che cazzarola di esperimento
sovietico sono mostroni in tuta di gomma, che seguendo la lezione (e l’esempio)
di Jimmy Cameron, il nostro zio Neil inquadra il minimo sindacale per
mascherare il più possibile il trucco che c’è e si vede, inutile girarci
attorno, non sono i milioni di paper-dollari la forza di “The lair” e nemmeno l’originalità, anche se a Trieste i mostri di Marshall si sono portati a casa il premio come migliori creature del festival (storia vera).
Avete già capito che
con dei soldati, una minaccia esterna e una sorta di fortino nel deserto, l’ispirazione
dell’inglesissimo Neil non può che essere “Zulu” (1964), con tutta la componente
di assedi Carpenteriani che si porta dietro, perché il cuore del Maresciallo
batte sempre per il Maestro e per Aliens – Scontro finale, con un altro
gruppo di militari “presi a calci nelle palle” (cit.) e da una minaccia aliena e
mostruosa e non a caso, nella scena finale prevede un ascensore, il bello sta
nel fatto che tutta questa bella robina è talmente tanto nelle corde di Marshall,
da riuscire a tirarci fuori un perfetto B-Movie da 90 minuti spaccati, che in
mano ad un altro regista meno capace sarebbe stata la fiera del facciapalmo, ma che
Marshall riesce a rendere alla perfezione, un piccolo film drittissimo che
offre esattamente quello che promette. Brutto?
limiti del budget? Le creature frutto di chissà che cazzarola di esperimento
sovietico sono mostroni in tuta di gomma, che seguendo la lezione (e l’esempio)
di Jimmy Cameron, il nostro zio Neil inquadra il minimo sindacale per
mascherare il più possibile il trucco che c’è e si vede, inutile girarci
attorno, non sono i milioni di paper-dollari la forza di “The lair” e nemmeno l’originalità, anche se a Trieste i mostri di Marshall si sono portati a casa il premio come migliori creature del festival (storia vera).
con dei soldati, una minaccia esterna e una sorta di fortino nel deserto, l’ispirazione
dell’inglesissimo Neil non può che essere “Zulu” (1964), con tutta la componente
di assedi Carpenteriani che si porta dietro, perché il cuore del Maresciallo
batte sempre per il Maestro e per Aliens – Scontro finale, con un altro
gruppo di militari “presi a calci nelle palle” (cit.) e da una minaccia aliena e
mostruosa e non a caso, nella scena finale prevede un ascensore, il bello sta
nel fatto che tutta questa bella robina è talmente tanto nelle corde di Marshall,
da riuscire a tirarci fuori un perfetto B-Movie da 90 minuti spaccati, che in
mano ad un altro regista meno capace sarebbe stata la fiera del facciapalmo, ma che
Marshall riesce a rendere alla perfezione, un piccolo film drittissimo che
offre esattamente quello che promette. Brutto?
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| Ascensori e mezzi blindati, come possono coesistere? Ve lo spiegherà Neil Marshall. |
gli afgani stronzi e quelli buoni (impersonati dalla sotto trama di vendetta
personale del personaggio interpretato da Hadi Khanjanpour), ci sono i mostri
linguacciuti che stanno nel buio e ti ammazzano male se ti prendono e poi
ovviamente ci sono i soldati, perché i guerrieri di Neil Marshall combattono,
con gli stivali ben affondati in una situazione di merda da cui tirarsi fuori
con le sole forze, ma anche ben piantati nel genere di cui sono orgogliosamente parte.
Per
certi versi potremmo dire che “The lair” sta a Neil Marshall come 31 sta
al cinema di Rob Zombie, un film piccolo, girato
con la moglie nel ruolo di protagonista, che porta in scena tutti quegli elementi
che sono immediatamente riconducibili al regista, ma girato con un terzo dei
soldi degli altri titoli della filmografia di cui fa parte. La depressione è dettata dal fatto
che per quello che mi riguarda, Neil Marshall dovrebbe poter contare su budget
infiniti e a questo punto della sua carriera, se vivessimo in un mondo giusto,
dovrebbe essere considerato alla stregua dei Maestri da cui ha imparato così
bene, purtroppo il cinema di genere muscolare non è più al centro delle
strategie di Hollywood e lui che per di più è Inglese, porta avanti la sua
battaglia solitaria, come uno dei suoi guerrieri.
certi versi potremmo dire che “The lair” sta a Neil Marshall come 31 sta
al cinema di Rob Zombie, un film piccolo, girato
con la moglie nel ruolo di protagonista, che porta in scena tutti quegli elementi
che sono immediatamente riconducibili al regista, ma girato con un terzo dei
soldi degli altri titoli della filmografia di cui fa parte. La depressione è dettata dal fatto
che per quello che mi riguarda, Neil Marshall dovrebbe poter contare su budget
infiniti e a questo punto della sua carriera, se vivessimo in un mondo giusto,
dovrebbe essere considerato alla stregua dei Maestri da cui ha imparato così
bene, purtroppo il cinema di genere muscolare non è più al centro delle
strategie di Hollywood e lui che per di più è Inglese, porta avanti la sua
battaglia solitaria, come uno dei suoi guerrieri.
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| «Niente lingua, non al primo appuntamento, rozzo bastardo!» |
Kirk, che resta un po’ troppo bellina per il ruolo della soldatessa e
ammettiamolo, le scene drammatiche non sono il suo forte, però compensa il tutto
con la grinta giusta, non sarà mai Ellen Ripley ma con un AK47 in braccio o
mentre affetta capocce di mostro a colpi di ascia portando a casa ruolo e
risultato. Sappiamo tutti che i trascorsi di Charlotte Kirk sono chiacchierati,
ma se non altro sembra pienamente coinvolta a consapevole del cinema e delle
tematiche del suo nuovo marito, probabilmente insieme come produttori e coppia
(anche artistica), non avranno mai più grandi budget per le mani, ma se il
risultato sono dignitosissimi B-Movie con la testa alta, che fanno il loro
dovere alla grande, spero che i coniugi Marshall continuino a sfornare film a
questo ritmo. Parafrasando il soldato della SAS, questo film è come un venerdì sera a Cardiff, ma orchestrato dallo zio Neil, brutto?
lair” è un po’ come se lo “Stitched” di Garth Ennis (che aveva diretto anche l’adattamento
cinematografico, che però non ho mai visto, quindi non posso fare paragoni
diretti) andasse a braccetto con tutti i temi cari a Neil Marshall, per quello
che potrebbe essere il suo Fantasmi da Marte: coerentissimo all’interno
della filmografia di cui fa parte, dritto come un treno a livello di ritmo, un
titolo “minore” forse, ma beccami gallina se io almeno una volta l’anno non me
lo rivedo gustandomelo ogni volta, come potrei finire a fare con “The lair”, questo lo dirà Padre Tempo.
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| É la storia di uno, di uno regolare, che poi l’hanno mandato a fare il militare (cit.) |
nemmeno stare a filosofeggiare troppo sulla sua trama, sono fresco di rubrica dedicata al Maresciallo e in questo film ho ritrovato tutti gli elementi del
suo cinema, dai guerrieri che combattono alle eroine toste pronte a vendere
cara la pelle. L’unico rammarico è che Marshall i film debba produrseli e finanziarseli
da solo, per girarli in Ungheria, ma state sicuri che non ha ancora perso il piglio
da generale che lo ha sempre contraddistinto, anche se è Maresciallo. Non è un caso che il film finisca con la parata di volti e nomi degli attori, insomma con i tipici titoli di coda che io chiamo “alla Predator“, giusto per ricordarci beffardamente che a Neil Marshall non hanno mai concesso di dirigere uno di Predator, quando sarebbe la scelta più ovvia, ma visto che siamo in tema, occhi aperti, se volete cogliere al volo il secondo cameo del Maresciallo in questo film (dopo la foto sul comodino), dovrete riconoscerlo sotto il passamontagna di uno dei due Black OPS che fanno irruzione prima dei titoli di coda, dimostrazione che a Neil Marshall piace un sacco stare gomito a gomito con i suoi guerrieri.
in home video per aggiungerlo alla mia collezione e magari, un passaggio in sala, visto
che un’uscita a tappeto nei cinema italiani tenderei ad escluderla (sarebbe più
fantascientifica del film stesso), almeno qualche altro festival, tipo quello
di Torino, che viste le ultime edizioni scarse di titoli di genere, potrebbe
farci il regalo. Intanto ringraziamo il Trieste Science Fiction Festival e Neil
Marshall per un altro capitolo della sua carriera, per gli altri, vi ricordo la
rubrica dedicata al Maresciallo!










