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The Last House (2026): quando ordini M. Night Shyamalan su un sito cinese

Se fossi Piera Detassis ai tempi d’oro di Ciak, dovrei snocciolarvi un titolone acchiappa-click, qualcosa tipo: Nasce l’Horror da casa, magari casa chiusa, perché si sa che il sesso vende. Ma siccome scrivo su una pagina seria di cinema e i film Horror li guardo per davvero, lo so che i titoli con i personaggi bloccati in casa non sono nati ieri, non sono nati nemmeno nel 2020, semplicemente una serrata da pandemia globale ci ha resi tutti più sensibili al tema, perché può fare leva su ricordi condivisi comuni.

L’ultima fatica di Louis Leterrier fa parte di questo filone, titoli dove i protagonisti devono imparare a vivere al chiuso e prodotti da Netflix, questo film poi è la “Netflixata” definitiva a partire dal cast, hai bisogno di una famiglia di protagonisti, e nei panni dell’ingegnere attualmente disoccupato Jason, ci mettiamo il bravissimo Wagner Moura, mentre sua moglie Ann, la facciamo impersonare a Greta Lee con i suoi tratti orientali, così il direttore del casting deve diventare matto a cercare numerosi attori per i loro figli, per altro a diverse età anagrafiche visto che la storia si protrae nel tempo e i bimbi crescono, infatti ci vogliono qualcosa come cinque o sei nomi per coprire i ruoli della figlia Ruth e del figlio Graham, dall’infanzia alla quasi maturità piena, da qui in poi… SPOILER vari ma morigerati!

«Attenzione bambini! State lontani dalle finestre e dai prossimi paragrafi pieni di SPOILER!»

I Delgado vivono nella loro casetta poco fuori Seattle, un giorno come un altro non riescono più ad aprire la porta di casa, le finestre? Stessa cosa (speriamo che nessuno ne molli una sana…), provare a frantumarle? Impossibile perché si rigenerano, una premessa da romanzo di Stephen King in salsa 2020 d.C. perché i Delgado invece di cantare dai balconi (non possono uscire…) hanno abbastanza cibo per mesi, si adattano a vivere in interni e hanno anche un cagnone vecchio e malandato che si rassegna a farla in casa (senza poter aprire le finestre), insomma a parte la cacca del cane in casa sono i Cassidy del 2020 uguali spiccicati, infatti la beffa è proprio che il golden retriever di casa si chiama Cassidy. Lo prendo come un omaggio, fin troppo sentito, visto che è anche cardiopatico, giusto per fare leva sui miei traumi passati.

La sceneggiatura di Matthew Robinson non finge nemmeno di non nascondere le sue ispirazioni, tutta la prima parte è King, più una serie di elementi anticipatori come la lezione di eviscerazione dei pesci peluche che ovviamente tornerà utile più avanti, inutile negare che, con il 2020 d.C. ancora così vivo sulla pelle di tutti, la prima parte di “The Last House” funziona, anzi, mi ha stupito ritrovarlo così “cattivello” (virgolette obbligatorie) non pensavo che si sarebbero spinti fino a certe trovate, ma appena la trappola per la “Pesca dal camino” inizia a funzionare, il film fa un cambio di passo. Poi, ci sarebbe da chiarire come mai alla famiglia è concesso di mettere una mano fuori dal comignolo ma non di aprire una finestra, insomma lo sceneggiatore Matthew Robinson e poi se le semplifica da solo alla bisogna.

Ve lo ricordate il 2020? Che bei tempi, stavamo bene e non lo sapev… No, io lo sapevo benissimo!

Perché cito lo scrittore del Maine? Perché proprio come in un suo romanzo, a un certo punto la piccola Ruth formula la teoria, quella che di solito nei libri di King viene snocciolata dal “Pelato” Glen Bateman di turno, che, ragionando a voce alta, sulla base di pochissimi se non proprio nessun indizio, ricopre la funzione narrativa di colui che spiega l’origine del mistero, continuando a dire: «La mia è solo una teoria eh?» ma azzeccando TUTTO, una volta smarcato questo passaggio, allora bisogna scegliere due strade, quella espositiva, in cui mostriamo il mostro, o quella più vagamente metaforico/emotiva, roba alla M. Night Shyamalan per capirci. Come Renton, Matthew Robinson sceglie di non scegliere e Louis Leterrier gli va dietro.

Per prima cosa, il francese si gioca una scena di proto-Found Footage, GoPro sulla fronte di uno dei personaggi e soggettiva nelle fogne, per mostrare qualche tentacolo e citare Poltergeist con i cadaveri che emergono dall’acqua spaventando la protagonista a nuoto, il momento ritmato d’azione che apre all’ultimo atto dove Leterrier prova a fare un mini Deep Rising da interni, dove anche qui, gli elementi anticipatori (la Mustang rimessa in moto dal papà e le varie trappole e trappoline) sono pistole di Čechov che sparano il loro colpo nell’ultimo atto, mentre il film si rivela, più che l’arco narrativo di tutta la famiglia, più che altro quello di papà Jason, che ci ha messo solo, boh, un botto di anni a capire che le decisioni in famiglia non le prende solo il padre, è un film Horror questo mica uno di fantascienza!

«Fateci uscire, siamo chiusi dentro con Cassidy. No, non il cane, il cane a due zampe intendo»

La resa dei conti “emotiva”, complice anche l’abbondante acqua nelle vicinanze, è la riprova che il cinema di M. Night Shyamalan è talmente entrato nel linguaggio comune, da essere ormai terreno condiviso per il pubblico, peccato che non tutti i personaggi abbiano lo stesso sviluppo di papà Jason, e spesso risultino solo figurine intorno a lui (i figli in particolare), anche se ho il sospetto che molto, da parte di Louis Leterrier, sia stato lasciato al talento del suo cast, infatti Wagner Moura, discretamente, si mangia tutto il palcoscenico per manifesta superiorità.

Ci sarebbe poi da capire lo strampalato piano delle creature, mi sta benissimo il METAFORONE sulla convivenza, ritinteggiato con una mano di ecologismo, sul serio, mi piace non sono critico, solo che queste creature sembrano uscite, più che dagli abissi, dall’U.C.C.S. (Ufficio Complicazioni Cose Semplici), quando potrebbero semplicemente terra (anzi acqua) formare il pianeta con tutta calma, si inventano il super potere delle porte chiuse, altrimenti non avremmo avuto una sinossi facile da vendere a Netflix, fine della porzione con moderati SPOILER!

“The Last House” è il classico film che andrà fortissimo sulla piattaforma, perché ci recita quello di Narcos, ha una premessa da pandemia globale e uno sviluppo che pesca a piene mani dai trucchi della valigia (di altri prestigiatori) che hanno sempre sicura presa sul pubblico, non vuol dire che sia un film riuscito, ma vi potrebbe salvare la serata ed è un pelo più curato della roba in circolazione da streaming, anche se in generale a fine visione, sembra di aver acquistato M. Night Shyamalan su qualche sito cinese e di aver ricevuto Louis Leterrier, ovviamente senza muoversi da casa.

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