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The Legend of Tarzan (2016): Più che urlo di Tarzan, un grosso sbadiglio

Alcuni
personaggi sono talmente degli archetipi che periodicamente tornano a
ripresentarsi, sicuramente Tarzan è uno di questi, tanto che la Warner Bros per
riportare il celebre personaggio creato da Edgar Rice Burroughs ha investito
una fraccata di ex presidenti spirati stampati su carta verde.

Alla vagonata
di soldoni aggiungete un’impressionante campagna pubblicitaria in pompa magna,
talmente massiccia che persino un pezzente come me può raccoglierne i frutti,
infatti i tipi della Warner mi hanno concesso di avere qui con me oggi, la
grande assente del film, Cheeta la scimmia! Buongiorno Cheeta è un grande onore
averti qui come noi.



Il nostro ospite di oggi Cheeta la scimmia! 
“Uh Cheeta
felice! Saluta lettori Uh uh ah ah!”
Vieni giù dove
vai! Quel lampadario non so se regge! Allora Cheeta parliamo un attimo della
trama del film, scritta dagli sceneggiatori Adam Cozad e Craig Brewer
mescolando eventi reali alla trama del quinto racconto scritto da Burroughs con
protagonista il suo personaggio più celebre, ovvero “Tarzan e i gioielli di
Opar” (1916).
L’imperatore
del Belgio Re Leopoldo è alla canna del gas, non ha nemmeno più gli occhi per
piangere e i creditori alla porta, per rimettere in sesto l’economia manda il
suo uomo migliore Léon Rom (Christoph Waltz) in Congo per raccattare quanti più
diamanti possibili. Per avere le preziose pietre, Léon stringe un accordo con
una bellicosa tribù locale, Capo Mbonga (Djimon Hounsou in versione leopardato)
vuole Tarzan per vendicarsi, in cambio i colonizzatori potranno avere tutti i
diamanti che desiderano.



“Non ti hanno detto che il leopardato quest’anno non è di moda?”.
Nel frattempo
a Londra, i Belgi cercano di convincere John Clayton III (Alexander Skarsgård),
quinto Conte di Greystoke a fornire il suo benestare a tutta l’operazione. Ora
Clayton è un lord imborghesito, ma un tempo è stato Tarzan, il figlio
prediletto dell’Africa. John si rifiuta di collaborare, ma quando l’americano George
Washington Williams (Samuel L. Jackson) fa notare all’ipertricotico Lord che lo
spiantato Re Belga potrebbe stare risparmiando, sfruttando la manodopera a
basso costo locale (traduzione: “Schiavismo”, o “Operatori di call center” tanto la
differenza è minima) Tarzan deve tornare in Africa.

“Americano
buono! Americano produce film!”
Dici bene
Cheeta, infatti è storicamente provato che gli Americani siano un popolo
sensibile alla esigenze delle popolazioni locali, per nulla interessati a
colonizzare territori lontani, ma George Washington Williams, così come Re
Leopoldo sono personaggi storici, quindi il film si mette dalla parte del
giusto contro possibili accuse di partigianeria o di razzismo.


“Ma come? Pensavo di essere qui per i miei Motherf*cker!”.
“Uh Uh Sam
Jackson fare buffone tutto il tempo! Zebedei gorilla! Uh uh ah!”
Beh, sì, in
effetti, Samuel L. Jackson fa la spalla comica per tutto il tempo,
il dialogo che ruota intorno alle balle del Gorilla (Storia vera!) dovrebbe
essere una di quelle cose che fa ridere… Credo.
Il cast del
film è giusto, le premesse sono interessanti, quando ho sentito parlare
dell’ippopotamo come l’animale più pericoloso di tutta l’Africa, mi sono quasi
convinto che “Legend of Tarzan” poteva essere un film quanto meno accurato…



“Tutti insieme bambini, Ip-Ip-Popotamo!”.
“Ippopotamo
crudele, crudele animale sì”
Hai ragione
Cheeta è giusto dirlo, non fatevi distrarre dal loro aspetto, gli ippopotami
sono cattivissimi, se mai ne incontraste uno dite subito che il vostro film
preferito è “Io sto con gli ippopotami”, ma soprattutto non fatelo incazzare,
altrimenti capirete perché un tempo questi animali erano i testimonial dei
Pampers.

Some people aren’t nice to hippos…
…We better think twice, let’s try and be nice (Grau grau grau).
La
caratterizzazione del protagonista non è nemmeno male, John Clayton ha imparato
ad essere un uomo abbandonando con gran fatica la sua parte animale ed ora
teme un ricongiungimento con le sue origini, che poi rappresenta l’arco
narrativo compiuto dal personaggio durante il film. Nei (pochi) panni di Tarzan
troviamo, figlio di Stellan (per un’altra generazione di attori svedesi da
infilare nei film americani siamo coperti) visto di recente anche in Hidden, Cheeta come lo hai trovato il
Tarzan di questo film?
“Magnum!
Magnum!”
Magnum? Che
vuol dire? Ma che fai Cheeta non mi vorrai mica baciare ora? Ah, ho capito Magnum!
Dici che sembra Zoolander? Beh, sì, in effetti è un po’ imbalsamato, ha gli
addominali giusti per la parte, però è sempre pulito e pettinato, sarà che sono
cresciuto con film come “Greystoke”, ma sembra un modello di Calvin Klein più
che Tarzan.



L’Importanza di avere addominali scolpiti durante una battaglia.
Poi non so, io
ho trovato tutto molto precisino e perfettino, ok infilare nel film la parte
romantica, ma anche i combattimenti, mi sono sembrati sempre all’acqua di rose,
tipo lo scontro tra Tarzan e il Gorilla, tu cosa ne pensi di quella scena?
“Nonna di
Cheeta picchia più forte! Uh uh! Tutto finto, tutto finto!!”



“Fermi, fermi così, ancora due minuti di rallenty, fermi…”.

Eh, lo pensavo
anche io sai Cheeta, gorilla in CGI, ippopotami finti, struzzi in computer
grafica, nel finale gli gnu (animati al computer) che distruggono tutto, ma
evitano prontamente i protagonisti, mi è sembrato tutto davvero poco credibile e
convincente.

“Liane! Liane!
Uh uh ah”
Ah sì, la scena
delle liane è imbarazzante, vedere Tarzan che svolazza da una parte
all’altra dovrebbe essere una delle parti migliori del film, qui è davvero poco
realistico, difficile lasciarsi coinvolgere.
“Quidditch! Uh
uh Quidditch!”
In effetti,
svolazza come Harry Potter sulla scopa durante una partita di Quidditch, sì,
forse al regista David Yates non ha fatto troppo bene dirigere tutti quei film
sul maghetto.



Tarzan-man Tarzan-man does whatever a Tarzan can…
Capisco che
l’idea fosse quella di fare una favoletta usando dei personaggi che a loro modo
sono degli archetipi, ma da qui a scadere nel cliché il passo è troppo breve,
come detto, Sam Jackson fa la spalla comica, Skarsgård sfoggia gli addominali,
mentre la Jane di Margot Robbie prima sottolinea come lei non sia una damigella
in pericolo, salvo poi passare il film a fare la damigella. In pericolo.
L’unico che
regala qualche guizzo è il solito Christoph Waltz, ormai specializzato in
cattivi, per altro, anche in questo film ci regala un suo monologo da
cattivaccio seduto al tavolo mentre mangia, ormai è il suo marchio di fabbrica,
o forse solo prigizia da parte degli autori.



“Ecco perchè ogni volta che recito mi viene fame”.

Tu che dici Cheeta?

“Banana!”
Beh, sì, visto
che ti hanno eliminata dal film almeno un premio te lo meriti, ma non ripeterlo
troppo spesso altrimenti poi sembri una dei Minion, vuoi aggiungere qualcosa sul
film per concludere?
“Uh uh figlio!
Nello!”
Il figlio di
Tarzan? Dici che lo chiameranno Nello? Ma diminutivo di Antonello? Che poi non
suona male, Nello Tarzan, sì suona bene anche al contrario Tarzan Nell… Cheeta!!
“Uh ah ah ah
ah”



“Ah ah Cassidy! Fai sempre la figura del macaco!”.
Vieni qui
stupida scimmia! Tu e i tuoi cacchio di scherzi! Pussa via sei l’anello
mancante tra l’uomo e la stupidità!
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