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The Mandalorian – Stagione 2: attento gringo… è tornato Mando!

Si sa che quando non hai nulla da perdere, agisci con la
leggerezza di spirito del Samurai, ed è proprio guardando ai Samurai di Kurosawa (e quindi al western di Leone) che la prima stagione di The Mandalorian ha riportato
l’equilibrio nella Forza, dopo i danni combinati dalla Disney.

A questo punto la serie avrebbe potuto adagiarsi sugli
allori di chi desidera solo M&M (merchandising & meme) su Baby Yoda,
oppure continuare con uno spirito da Samurai nel cuore, Jon Favreau e Dave
Filoni sono riusciti nella doppia impresa di trasformare ogni fotogramma del
verdastro non protagonista – anche se ruba spesso la scena – in materiale per il
popolo di Internet, ma senza perdere la direzione, la seconda stagione di “The
Mandalorian”, prosegue a testa alta sulla via dello stupore, quindi è il caso
di dirlo… This is the way.

Baby Yoda a bordo della Bara Volante.

Trattandosi di “Guerre Stellari” però, unire davvero tutto
il pubblico è impossibile, “Star Wars” è una saga con cui siamo cresciuti in
tanti, quindi ognuno dentro il suo cuoricino sa (o pensa di sapere) come
dovrebbe essere una storia, per essere davvero all’altezza di Star Wars,
insomma, ognuno ha il suo barometro nerd in funzione e quindi mi è capitato di
imbattermi in commenti in rete che sostenevano che anche questa seconda
stagione di “The Mandalorian”, non fosse abbastanza, qualcuno vuole più trama
orizzontale, qualcuno meno episodi autoconclusivi, insomma viviamo in tempi
frettolosi dove l’entusiasmo per le novità si consuma in fretta, quindi per
qualcuno è già subentrato un po’ il senso di abitudine. Ma per l’antico
principio per cui nella vita, devi assaggiare il salato per apprezzare il
dolce, io devo ricordarvi per doveri istituzionali, che vi aspetta sempre il
vecchio GIEI GIEI eh? Personalmente
mi tengo stretto il gran lavoro fatto da F&F (Fast & Furious Favreau
e Filoni) tutta la vita! Detto questo, da qui alla fine moderati SPOILER sul contenuto degli episodi,
leggete a vostro rischio.

Vi avviso, gli SPOILER colpiscono duro come Gina Carano.

Dal punto di vista tecnico, “The Mandalorian” è una serie
che ha portato un minimo di innovazione nel campo dei programmi per il piccolo
schermo, il costosissimo set con maxi schermi in 4K (che la Disney può
permettersi) sostituiscono un po’ i vecchi fondali proiettati, ma concede agli
attori di muoversi su un set un pochino più realistico, senza dover spendere
una fortuna in CGI (con il rischio che risulti subito vecchia e posticcia) inoltre parliamoci chiaro, quando i tuoi
protagonisti sono un pupazzo caruccio quanto volete ma animatronico, e un tizio
con un elmo ben calato in testa, volendo puoi girare anche tre o quattro
episodi in contemporanea, tanto ormai lo sappiamo che Pedro Pascal mostrerà il
volto in un solo episodio (per far vedere che sul set ci è stato sul serio), e
per il resto reciterà tutte le battute del suo personaggio, comodamente in sala
di doppiaggio.

Voglio quella sacca a tracolla per portare fuori uno dei miei cani, spero la mettano in vendita nei Disney Store.

“The Mandalorian” è una macchina ben oliata in cui tutti i
registi che vengono chiamati a dirigere un episodio (sono tanti, e cambiano in
base al tono richiesto dalla puntata), possono portare la loro esperienza ma
diventando comunque parte di un sistema di gioco da grande squadra, in cui
chiunque metti in campo, sai che potrà fare bene perché ha alle spalle la rete
di sicurezza di un’organizzazione che funziona. La serie poi ha una sua visione, altrimenti
come vi spieghereste grandi momenti d’azione diretti da BRUCE Dallas Howard
(che con l’episodio 2×03 – Chapter 11: The Heiress, è riuscita a fare per la
seconda volta meglio di suo padre con
una storia ambientata nell’universo di Guerre Stellari), oppure da nomi come il
mitico Carl “Apollo Creed” Weathers, che con una manciata di puntate di
telefilm dirette in carriera, qui ha sfornato il bellissimo episodio della
puntata 2×04 (Chapter 12: The Siege) con un lunghissimo e spettacolare
inseguimento su terra e in aria. Oppure quella meraviglia dell’episodio 2×07 (Chapter
15: The Believe) diretto da Rick Famuyiwa, uno che di norma si occupa di film
Indie a tema sociale, l’idea che mi sono fatto è che F&F (Fast &
Furious
Favreau e Filoni) abbiano messo su un sistema che permetterebbe al
primo pinco pallino disponibile, di fare comunque meglio di GIEI GIEI, solo per farsi
quattro risate, ma la strategia paga, se qualche giorno fa la Disney ha
annunciato ventordicimila serie tv (tra Marvel, Star Wars e progetti vari), da
dove credere che derivi tale sicurezza? Dal mucchione di fogli verdi con sopra
facce di ex presidenti defunti che possiedono certo, ma anche dal lavoro fatto
da Favreau e Filoni.

You got me at Bo (quasi-cit.)

Capite da voi che registi già ben calati nella “filosofia”
(parolona) di questa serie, riescano a portare poi maggiore qualità, non è un
caso se uno specialista di film d’azione come Robert Rodriguez, abbia potuto
sfornare 30 minuti secchi di scene d’azione da manuale, tra sparatorie, colpi
di mazza e citazioni a I magnifici sette («Bel colpo», «Non tanto, miravo alla testa») in un episodio come la puntata
2×06 (Chapter 14: The Tragedy), oppure perché Dave Filoni, abbia optato per una
regia riflessiva con forti omaggi a Kurosawa, per far esordire fuori dall’animazione
il suo personaggio prediletto, la tostissima Ahsoka Tano che da Clone Wars con furore, si ritrova qui interpretata da Rosario Dawson,
ed io lo dico, Rosario era già sexy prima, affidarle anche il ruolo di Ahsoka
la rende illegale in cinquantadue stati!

Il turbamento che comporta trovare sexy qualcuno di nome Rosario.

Si perché la struttura di “The Mandalorian” è la stessa che
Filoni ha utilizzato e ormai collaudato in sette stagioni di Clone Wars, episodi quasi auto
conclusivi (al massimo piccoli archi narrativi di due o tre puntate), per una
trama orizzontale che non monopolizza ogni episodio, ma viene cucinata a fuoco
lento, ma tessendo bene la sua tela, ecco perché il misterioso personaggio
intravisto alla fine dell’episodio 1×05, si è confermato essere Boba Fett (che
bello rivedere Temuera “Jake la Furia Heke” Morrison!), oppure perché il galeotto della puntata 1×06,
Mayfeld interpretato da Bill Burr, qui torna come alleato, nel bellissimo
episodio 2×07.

Io lo sapevo che erano alieni provenienti dalla Sardegna, ne ero sicuro!

Devo essere sincero, sono un po’ stufo di serie dal
minutaggio infinito che stiracchiano tramette pur di allungare il brodo, quindi
vedere una serie tv moderna, che si comporta come quelli che una volta
chiamavamo solo telefilm, è una gioia per il cuore. La struttura di “The
Mandalorian” è quella delle vecchie puntate dell’A-Team, mescolate
all’esperienza di Filoni su Clone Wars,
quindi se la prima stagione presentava i personaggi ed era la lunga “vestizione
dell’eroe” (che non a caso si conquistava l’ultimo componente della sua
preziosa armatura, solo nell’episodio finale), qui Mando e colui che sarà per
sempre chiamato Baby Yoda (anche se ora si chiama Grogu, nome che mette in
chiaro una volta per sempre la Sardegna, come luogo di origine della razza del
Maestro Yoda, non ho mai avuto dubbi in tal senso!) in ogni nuovo episodio
possono risolvere il caso del giorno, come la Scooby-Gang o il Doctor Who, mentre la trama orizzontale
prosegue, per altro mettendo a dura prova i fan(atici) oltranzisti di “Guerre
Stellari”, quelli per cui fumetti, e trame dell’universo espanso sono robaccia
di serie B da ignorare, e grazie alla stagione numero due di “The
Mandalorian”, hanno dovuto ingoiare due bei rospi: far finta di conoscere Ahsoka
Tano dopo aver ignorato sette stagioni di Clone Wars, e non far capire a tutti che non avevano idea di come Boba Fett
faccia ad essere ancora vivo, anzi a questo proposito, vi ricordo lo splendido speciale di Lucius sul personaggio.

Il Mandaloriano più cazzuto della galassia di nuovo sullo schermo, più tosto che mai.

Quello che scalda il cuore in una serie come “The
Mandalorian” é che attorno a due protagonisti incredibilmente riusciti, questa
stagione ha aggiunto personaggi presi di peso dal nostro mondo di vecchi nerd
cresciuti con Guerre Stellari e tutta quella meravigliosa gamma di programmi e
storie grossomodo dello stesso periodo, ecco perché oltre alla sua “protetta”
Ahsoka, Dave Filoni ha portato anche Bo-Katan (interpretata da quella
meraviglia di Katee Sackhoff, che già doppiava il personaggio in “Clone Wars”), oppure perché nell’episodio
“The Jedi” (Chapter 13: The Jedi, uno dei migliori di tutta la stagione), Michael
Biehn sembra tornato un Colonial Marines come ai vecchi tempi.

“Decolliamo e nuclearizziamo? É tanto tempo che non lo facciamo”

Forse l’unico dispiacere è che attori proprio come Michael
Biehn, al momento sembrino poco più comparse di lusso, anche se con la giù
annunciata serie su Ahsoka, forse qualcosa si muoverà in questa direzione e me
lo auguro di cuore, trovo che questa serie valga di più che semplice generatore
di meme in rete e ispirazione per i Cosplayer del mondo.

La cura e la passione per il mondo di Guerre Stellari è
evidente in questa serie, che grazie alla sua struttura in stile A-Team sembra,
oltre che un ottimo modo per rovesciare la scatola dei giocattoli creati da
George Lucas, per poterli utilizzare tutti insieme in tante belle battaglie
sullo schermo, anche un modo per omaggiare la tradizione delle storie di
avventura, ecco perché ogni puntata sembra nascondere citazioni e strizzate d’occhio
alle nostre storie, quelle con cui siamo cresciuti.

Proprio in questi giorni sto guardando “Justified”, non vi dico che esaltazione.

Nel primo episodio (Chapter 9: The Marshal) oltre ad un
piccolo ruolo per Timoteo Olifante in versione sceriffo (quell’uomo ha il
Western nel DNA), vediamo spuntare un grosso vermone delle sabbie che sembra
uscito dalla saga di Tremors.

Qualcuno faccia una telefonata a Burt Gummer.

La gag che ha fatto incazzare qualcuno in rete (anche Baby
Yoda
Grogu ha esordito con i suoi primi “odiatori” di Internet, benvenuto
nel mondo piccoletto), che comincia con le uova dell’episodio 2×02 (Chapter 10 – The passenger) si trova nella puntata più leggerina e non a caso diretta da Peyton Reed, ma con comunque più uova della saga di Alien.

Avranno mangiato dopo mezzanotte? Grogu lo ha fatto di sicuro.

Ma prendiamo ad
esempio il già citato episodio 2×07, di fatto un attacco alla diligenza (esiste
qualcosa di più Western di così?) in cui io ci ho visto un po’ di “Speed”
(1994) e un po’ di Vite Vendute, ma
volendo potremmo citare anche L’ultima crociata e Fury Road, senza paura
di essere smentiti, perché questa serie riesce ad elaborare e fare suoi, così
bene gli archetipi del cinema d’avventura e d’azione da risultare universale
per il pubblico, che immediatamente guardandola si sente un po’ a casa sua.

Scegliete voi quale film è stato citato, io mi godo la coreografia di lotta.

Al resto ci pensano
poi gli episodi più d’azione, che portavano avanti la storia con i fatti e non
con le chiacchiere, Dave Filoni nell’episodio 2×05 oltre che regalare un gran
palcoscenico alla sua Ahoska e ad omaggiare alla grande Kurosawa, ci fa
rivelazioni su Baby Yoda e sui Jedi, mentre nella puntata 2×06, Robert
Rodriguez ha la possibilità di fare forse qualcosa di ovvio, mostrare il più
famoso Mandaloriano di sempre, ovvero Boba Fett, in una serie che si chiama
“The Mandalorian”, però il modo in cui lo fa è commovente, in un paio di scene
Bob si rivela letale, silenzioso e inarrestabile, insomma all’altezza della sua
fama!

Benvenuto ad “Ammazza che mazza”, scegli una mazza (cit.)

Ma oltre ad aver
scoperto le origini Sarde del piccoletto verde (con buona pace della mia teoria
che voleva Baby Yoda come una lei, peccato), Jon Favreau e Dave Filoni hanno
risolto anche il piccolo problema di “continuità” sui caschi dei Mandaloriani e
il volto da non mostrare mai, era piuttosto chiaro che il nostro Mando facesse
parte di una branca di Mandaloriani estremisti, ed è proprio la questione
dell’elmo-si-elmo-no-elmo-bamme! (se famo ‘du spaghi, cit.) a tener banco anche
nell’episodio 2×07, dove l’inflessibile Din Djarin (qualcuno lo chiamerà mai
così? Non credo) pur di cogliere al volo l’unica possibilità di ritrovare
Grogu, manda in deroga la sua unica regola ferrea, in un modo che però risulta
assolutamente naturale e logico nell’evoluzione del personaggio.

Lo spettacolare finale di stagione poi ha confermato come
questa serie sia in grado di tenersi a debita distanza dai film della saga, pur
dettando il passo, un modo per esplorare il mito di “Star Wars” espandendolo, infatti
l’episodio 2×08 (Chapter 16 – The Rescue) è stato davvero il modo migliore per
rendere omaggio al primo Mandaloriano, l’attore Jeremy Bulloch da poco
scomparso.

L’entrata in scena di quel personaggio (esaltazione!), mi ha fatto cambiare
posizione sul divano (in modo da poter esultare meglio, storia vera) ed è anche
un modo per segnare della continuità con Rogue One per certi versi. Affidare la
regia del finale di stagione a Peyton Reed, uno che aveva già avuto esperienza
nei suoi film con la tecnica del “De-aging” è stata una scelta molto azzeccata,
perché non solo il finale è spettacolare e pieno d’azione anche grazie alla
banda di toste guerriere, che si meriterebbero subito una serie tutta loro (cioè
Lando sì e loro no?), ma è anche molto emozionante.

Voi vedete un pupazzo verde e un tizio con il casco, chi ha visto l’episodio invece, qui vede un momento spartiacque.

Alla pari di Clone Wars non mi stupirebbe vedere
“Mando” un giorno diventare il nuovo capo dei Mandaloriani, oppure Baby Yoda
crescere come accaduto ad Ahsoka, perché il formato di questa serie ci
permetterà di vedere ancora tanti casi di “Io aiuto te, se tu mi dai una mano a
trovare… [INSERIRE-QUI-NOME-O-OGGETTO-DISPERSO]” nella tradizione delle vecchie
serie come “A-Team” o “l’Incredibile Hulk”, ma con personaggi che proseguiranno
la loro naturale evoluzione un episodio alla volta, una venerdì alla volta, per
spero molti anni. Anche se la bellissima scena dopo i titoli di coda, conferma
il coraggio di F&F (Favreau & Filoni) di credere in questa serie, portandola
verso scenari nuovi e davvero interessanti, dove il cast dei personaggi
potrebbe essere più nutrito e magari perché no, potrebbe concentrarsi anche su
altri Mandaloriani, alla faccia (nascosta sotto l’elmo) di chi criticava un’eccessiva
ripetitività di questa serie.

Forse ancora più che
con “Clone Wars”, che come detto è
stato ignorato da molti fan(atici) più oltranzisti di Mando, “The Mandalorian”
sembra davvero in grado di “aggiustare” tutti gli elementi meno azzeccati di “Star Wars”, senza citarli apertamente, in questa stagione sono riusciti a dare
quasi un senso logico ai famigerati Midichlorian, e sono certo che questa serie
riuscirà a dare un senso al passaggio dal decaduto Impero, alla nascita del
Nuovo Ordine, meglio di quanto abbia fatto quel cretino di GIEI GIEI, perché
finalmente la scatola dei giocattoli con su scritto “Guerre Stellari”, sembra finita nelle
capaci mani di qualcuno che ha un personale “barometro della Star Warsitudine”
molto vicino al nostro.

Se fossi in GIEI GIEI seguirei l’esempio del piccoletto e andrei a nascondermi.

Insomma tutto questo
per dire che il difetto maggiore di “The Mandalorian” è far sembrare ancora più
pezzenti gli ultimi tre film targati Disney, ma se non altro fa ben sperare per
il futuro, con una serie che ha il cuore dal lato giusto, il finale di questo
post può essere solo uno e già lo conoscere, quindi tutti in coro… This is the
way!

Grogu nella sua imitazione di Cassidy mentre guarda ogni nuovo episodio di questa serie.
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