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The Mandalorian – Stagione 3 (2023): …continuavano a chiamarlo Mando

Ormai sono giunto alla conclusione che ogni post che
scrivo dedicato al nuovo tassello dell’universo di Guerre Stellari,
andrebbe servito a voi Bariste e Baristi con una bella introduzione, una dove
io con sagacia e arguzia riesco a far notare come ogni nuovo prodotto targato
Star Wars, sia sempre il più bello o il più brutto della storia di TUTTA la
saga creata da George Lucas e portata avanti dalla Disney.

Un esonero di responsabilità, mia personale armatura di
Beskar contro i colpi di folgoratore sparati sull’Infernet, che serva a
ricordare a tutti che forse un po’ di lucidità nell’analizzare i prodotti di
volta in volta, farebbe anche molto comodo, visto che sembra che i VERI pareri
su che ne so, Andor, vengano fuori solo quando tutta l’attenzione sia sulla nuova stagione di The Mandalorian, la terza che è già stata
etichettata come la peggiore opera mai prodotta dall’uomo sulla base di un
primo episodio, abbastanza piattino va detto. Calma gente, calma, avventura,
emozioni, ansia di commentare su Infernet, un Jedi queste cose non ambisce (quasi-cit.)
Da qui in poi, riflessioni sparse sulla stagione, quindi potrebbero arrivare (moderati) SPOILER, tenete l’elmo sulla testa.
Capitemi, il mio non è un inno allo sgargarozzarci tutto in allegria gettando dalla finestra lo spirito critico, non potrei
mai, non faccio altro ogni giorno su questa Bara, anche perché è chiaro che la
terza stagione di “The Mandalorian” sia cominciata con un grosso sasso legato
al collo, quel pietrone si chiama The Book of Boba Fett.

Già perché ci eravamo lasciati nel miglior modo possibile,
con il toccante addio tra Din Djarin (“Papi” Pedro Pascal) e Grogu, partito per
l’Erasmus Jedi con Luke Skywalker. Sono ancora convinto che il peggior problema
di The Book of Boba Fett sia stata una pessima gestione dei tempi
narrativi, non è il “cosa” ci è stata raccontato il vero guaio di quella
miniserie, più che altro è accaduto tutto troppo velocemente, sia l’evoluzione
di Boba che il ritorno della coppia Mando e Baby Yoda. Da un certo punto di
vista ben venga, perché senza loro due, l’esordio solista di Boba sarebbe stato
un disastro quasi completo su tutta la linea, eppure giocarsi il ritorno della
coppia così presto, ha avuto un effetto negativo anche sulla terza stagione di “The
Mandalorian”.

Quando ti assicuri che Boba sia andato via, ma restano gli strascichi dei guai combinati.
Ora che è completa e disponibile su Disney+, con tutti i suoi
otto episodi, pensate quanto sarebbe stata migliore se quel ricongiungimento
fosse avvenuto qui, riempiendo molti dei minuti un po’ sprecati di questa terza
tornata. Avrebbe avuto molto senso, Din Djarin si sarebbe potuto concentrare
sul dare pieno supporto a colei che in questa stagione, si prende giustamente
il palcoscenico come era destinata a fare dai tempi di The Clone Wars, mi
riferisco ovviamente a Bo-Katan Kryze (la splendida Katee Sackhoff),
personaggio che completa definitivamente il suo arco narrativo.
Questa è la ballata di Bo e Din / Due mandaloriani che hanno una marcia in più (quasi-cit.)
Anche perché parliamoci chiaro, se Baby Yoda fosse stato
il grande assente, mostrato magari un paio di volte ancora alle prese con gli
allenamenti con Luke, sarebbe stato un personaggio ben più utile, visto che in
questa stagione, prima dei due episodi finali (che fanno un po’ storia a parte)
di fatto, è uno spettatore non pagante (ma mangiante!) che al massimo, riesce a
farsi spupazzare un po’ da Jack Black e da Lizzo, la strana coppia di governatori
dell’episodio 3×06, che pur essendo quello più variegato nelle location, per
una volta non è il migliore del lotto, anche se a dirigerlo è la solita BRUCE
Dallas Howard.
GRANDE MANDALORE GIOVE!

Però le opere non si giudicano come avventori del bar nel
post partita, tutti bravi a fare la formazione dopo, le opere si valutano per
quello che sono, ed è innegabile che ritrovare Mando e Grogu di nuovo insieme,
sia un passo indietro che per assurdo, non segna nemmeno il ritorno alla “missione
della settimana”, che era il formato che ha reso grande la prima stagione della serie. La nostra strana coppia è al servizio di una stagione che per
l’occasione potremmo intitolare “Mandalorians”, perché parafrasare Jimmy Cameron
è sempre cosa buona e giusta, anche perché il destino del pianeta Mandalore è
il tema di questa stagione numero tre.

Mandaloriani, siete sull’ascensore per l’inferno… In discesa!
Iniziamo con i problemi? Ovviamente visto che l’inizio
della terza stagione è stato abbastanza desolante in tal senso, più che altro
per la sciatteria con cui sono state portare in scena alcune soluzioni, quindi
ancora una volta il problema non è il “cosa” ma il “come”. Quando i protagonisti
fanno una deviazione verso il castello Mandaloriano (perché lupo ululà, ma castello
mandaloriano ululì!) solo per trovare Bo-Katan Kryze in versione personaggio
non giocante, gettata svogliatamente sul suo trono, in attesa di qualcuno che
le si avvicini per avviare le sue due frasi pre-registrare tipo sceriffo Woody
(«Hanno avvelenato il pozzo di Mandalore!») resta visivamente una trovata un po’ piatta.
Non importa quale sia la domanda, per i mandaloriani la risposta è sempre: BO!

Così come l’inutile ossessione di Mando per riportare in
vita IG-11, prima sembra che per esplorare il suolo di Mandalore, solo quel
vecchio rottame di Droide sia la via da seguire, poi su suggerimento della solita
Amy Sedaris (per contratto, un’apparizione a stagione le tocca), scopre che il
primo droide R5 che passa può andare bene lo stesso. Bisogna attendere fino all’episodio
3×07, perché IG-11 trovi una sua nuova collocazione, ovvero fare da Jeeg Robot
per il più improbabile Hiroshi Shiba mai visto, mi riferisco a Grogu che
dimostra di apprezzare, mandando a segno una gag già tormentone, forse l’unica
azzeccata della stagione.

Lo ammetto, mi ha fatto ridere? Si. Si. Si. Si. Si. Si. Si. Si. Si. Si. Si.

L’episodio 3×02 (Le miniere di Mandalore) è già un pochino meglio nell’economia dell’arido inizio della stagione. Per come maneggia la Darksaber
è chiaro e lampante a tutti, quello che già sappiamo, non è Mando il
personaggio destinato a riunire i Mandaloriani, mi dispiace per chi ci ha
creduto, ma il nostro Din Djarin funziona perché è aderentissimo a quel dannato
clichè che io non sopporto (anche perché è quello in cui ahimè, mi ci ritrovo
con tutte le scarpe) del duro dal cuore d’oro. Detta fuori dai denti, un babbo
(nel doppio significato di questa parola) che può essere tostissimo oppure beh,
rischiare l’annegamento nelle acque di Mandalore per “ribattezzarsi” come gli
vediamo fare a cavallo tra l’episodio 3×02 e 3×03. Non è stato tirato sotto dal
Mitosauro, è proprio semplicemente scivolato, una vera e propria “Homerata”.

Mando è come me al mare, vado avanti finché si tocca, ma non so nuotare è solo l’altezza.

Tutto questo fa parte della sciatteria con cui l’inizio
di questa terza stagione è stato gestito, ma anche delle caratteristiche di un personaggio che è proprio così, il duro pasticcione, se fosse stato un
cinico bastardo non si sarebbe mai accollato quello sgorbietto verde, macchina da
merchandising inarrestabile. Diventa quindi logico che la stagione sia più
orientata all’evoluzione di un personaggio come Bo-Katan Kryze, che parliamoci
chiaro, fa un percorso anche rischioso.

Prima si ritrova battezzata controvoglia nell’ordine dei “credini”
(ovvero i seguaci del credo), diventando così parte
integrante di una setta di estremisti religiosi che non mostrano mai il volto, dopodiché
folgorata sulla via di Mandalore è l’unica a guardare negli occhi il volto
della divinità, unta dal signor Mitosauro, in quelle che sono una serie di
chiavi di lettura religiose che F&F (come li chiama Lucius) ovvero Filoni
e Favreau, gettate nel mucchio con inconsapevole leggerezza. Così come all’improvviso,
de botto, senza senso (cit.), i due autori hanno pensato bene di ammazzare definitivamente il
ritmo con l’episodio 3×03 (“Il convertito”), dove di colpo la serie si
concentrata su un ex scienziato Imperiale, che vi ricordo, sono un po’ l’equivalente
dei nazisti nell’universo di Star Wars, quindi con risvolti morali che non so
quanto F&F abbiano davvero considerato.

«Annamo a pijà un gelato?» (cit.)

Questo episodio è un mezzo disastro per quello che mi
riguarda, o meglio, va messo in prospettiva, perché sembra “The Mandalorian”
che decide di rifare Andor, solo che lo rifà malamente, quindi questo
dovrebbe per lo meno aiutarci a rivalutare quanto di buono fatto da Tony Gilroy. Anche se la rivalutazione più grande arriva nell’episodio 3×04 (“Il
trovatello”), dove un flashback sul famigerato Ordine 66, ci racconta come Grogu
si sia salvato dalla purga dei Jedi, grazie a… Jar Jar Binks! O meglio,
all’attore Ahmed Best, che dopo aver interpretato uno dei peggiori personaggi
di tutta la saga, qui ha modo di rifarsi, tornando nei panni di un Jedi tosto
che pare il figlio di Mace Windu. Giustizia è fatta Ahmed, non è mai stata
colpa tua, lo sappiamo tutti, ma ricorda cosa dicevo nella premessa lassù, i
fan(atici) di Star Wars sono fatti così, perdonano, ma dopo, sempre dopo.

«Oh, maxi big la Forza. A me ora va a genio esto!»

Sempre citando Lucius, quando eravamo tutti pronti
a dire al protagonista “Te ce Mando”, la terza stagione di “The Mandalorian”
cala la maschera (ma non toglie l’elmo) mettendo in chiaro anche la sua collocazione
all’interno dei prossimi impegni già confermati di Dave Filoni, padre
putativo di tutti questi personaggi e ovviamente di Ahsoka, ovvero la prossima serie
che verrà prima distrutta e poi rivalutata a freddo dai fan di Star Wars.

Filoni ci mostra il bar della bocciofila che è la sede
della Nuova Repubblica, un dedalo di burocrazia tenuto insieme solo dagli ex
piloti Top Gun che ben ricordano cosa vuol dire combattere contro il fascism…
Ehm, l’Impero. L’apparizione di Zeb direttamente da Star Wars – Rebels è
solo un indizio, per certi versi, anche alla luce del suo finale, azzeccato, ma
che già so verrà considerato eccessivamente edificante dai fan. Potrebbe essere
la fine delle avventure di Mando e Baby Yoda, destinati al massimo a tornare
(SPOILER: lo faranno sicuramente) nel film che Filoni dirigerà nel 2024 o nel
2025, quello che avrà il compito di chiudere tutte le sottotrame legate a Mandalore, Ahsoka
e tutti gli altri, traghettandoci verso un punto di arrivo che già conosciamo, ovvero
l’ascesa del Primo Ordine, che se posso dirlo, resta un punto di arrivo
meno interessante del viaggio che Filoni potrebbe farci fare, ma questo è il
difetto dell’aver affidato la nuova trilogia all’unico “doppia J” peggiore della
galassia di Binks.

Fate un saluto a Zeb, tanto lo vedremo tornare molto presto.
Quindi possiamo parlare della storia nella storia, perché
i due episodi finali della terza stagione di “The Mandalorian”, sono una specie
di mini film di poco più di un’oretta, spalmato su due puntate, entrambe diretta
da un Rick Famuyiwa perfettamente a suo agio con il Volume (il set con maxi
schermi a 4K dove la serie viene girata) che da soli, risollevano le sorti e il
giudizio generale su una stagione iniziata con una pietrona legata al collo.
Quando vedo combattimenti davanti a scudi laser, mi esalto sempre, dal 1999.

Le due puntate conclusive chiudono tutte le trame
lasciate aperte, intendo dire proprio tutte, persino l’ossessione di Mando nei
confronti di IG-11 arriva ad una sua naturale conclusione, in due episodi che
funzionano non solo perché riportano in scena tutto il Pew Pew tipico di
Star Wars (quello che a molti è mancato in Andor), ma anche perché finalmente
sfoggiano un cattivo. Azzecca la nemesi e hai fatto metà del tuo lavoro, un
applauso allo spietato Moff Gideon di Giancarlo Esposito, che con la sua compiaciuta
bastardaggine forse, ha salvato capra, cavoli e serie.

«Recitavo in una poltrona per due, inchinatevi!»

Il tostissimo Paz Vizsla che se ne va da eroe,
incrociatori schiantati sulla testa del cattivo, un tripudio di Jet Pack, le
cazzutissime guardie pretoriane di Gideon, un trionfo di Beskar che viene via
ormai come la plasticaccia delle armature dei cosplayer (tanto poi ci pensa il
montaggio sonoro a farlo passare per metallo), ma soprattutto una serie di
duelli e cambi di fronte che mettono in chiaro il concetto, la Darksaber fin
dai tempi di The Clone Wars ha fatto un lungo percorso ma è solo un simbolo, i
Mandaloriani sono più forti insieme e per quanto io abbia apprezzato molto l’azione
concitata, amo ancora di più lo stile di F&F di dedicare i minuti finali
degli episodi alle parti, chiamiamole “emotive” della storia. Un’altra serie ci
avrebbe fatto un infinito pippone sull’incoronazione di Bo-Katan Kryze, “The
Mandalorian” invece, in rispetto dello stile quasi da vecchio telefilm con
puntate da mezz’ora circa l’una, ci racconta tutto con una sola scena, per
altro senza nemmeno bisogno di dialoghi.

“This is the way” is the new “Sta senza pensieri!

Il finale per certi versi, sembra un po’ quello che ci
aspettavamo tutti fin dalla prima volta che abbiamo conosciuto questi personaggi,
con Bo-Katan Kryze finalmente al suo posto e Din Djarin che alla faccia della
nostra, pardon, del nostro premier (vuole farsi chiamare usando l’articolo maschile?
Nessun problema), che diventa Genitore uno, due e volendo anche tre. Tutto
casetta e posto fisso, proprio vero che la paternità ti cambia. Anche perché per certi versi “Papi Pedro”, come gli eroi Western ai quali si ispira, ha due espressioni: paparino con elmo o paparino senza elmo.

Lezioni di scuola guida con papà.
Ora rimango con una sola curiosità, considerato che i mandaloriani
risolvono tutte le loro dispute, che siano successioni o adozioni,
semplicemente facendo un annuncio ad alta voce davanti ad altri mandaloriani,
sarebbe carino capire come Mando se la caverà con il dedalo di fogli, timbri e
email di conferma che è la Nuova Repubblica, ma questo lo scopriremo nella quarta
stagione di “The Mandalorian” se verrà riconfermata, cosa che comunque non mi aspetto,
perché il “buen retiro” di questi due moderni Lone Wolf & Cub mi piace, ha
un sapore Western, me lo immagino Din Djarin che mette gli speroni sulla
ringhiera del suo portico e zompetta sulla sua sedia come Henry Fonda in “Sfida
infernale” (1946), in attesa di tornare in azione con il suo verde figliolo, nella
prossima stagione o al massimo, quando Dave Filoni avrà nuovamente bisogno di loro
due.

Non so se e quando ritroveremo questi due personaggi
ormai iconici, se al cinema o nuovamente su Disney+, nel caso di una quarta
stagione, lo scenario che si prospetta per i personaggi è finalmente libero da
sassi legati al collo, si spera solo in una maggiore cura nel dettaglio, quella
che nell’inizio della terza stagione è mancata, ma in ogni caso sono contento
che l’orlo esterno della galassia di Guerre Stellari, sia al sicuro grazie alla
veglia dello sceriffo Mando e del suo vice Grogu. Anche se forse è il contrario.

You may think he’s a sleepy-tired guy, always takes his time
In ogni caso, come sempre vi ricordo lo speciale
dedicato a Guerre Stellari della Bara!

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