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The Marvels (2023): e se… la Marvel facesse solo più scene dopo i titoli di coda?

Continuity. La pietra d’angolo sulla quale è stata fondata la Marvel Comics, storie interconnesse che procedono in pari su testate diverse, se sull’ultimo numero di “Fantastici Quattro” la Torcia umana ha il raffreddore e svolazzando, fa cadere il fazzoletto, quello deve cadere in testa a Bruce Banner che arrabbiandosi, si trasforma in Hulk, per una volta verde di caccola… certo che avrei anche potuto trovare un esempio meno schifoso puah!

A differenza della Distinta Concorrenza che periodicamente azzera e ricomincia, i due principali editori di superpigiami americani hanno replicato loro stessi al cinema, quindi un progetto come “The Marvels” è figlio di quello che qualunque lettore di fumetti avrebbe potuto dirvi già nel 2008, quando Nick Fury è comparso nella scena dopo i titoli di coda del primo Iron Man.

Va detto che “The Marvels” è stato un progetto piuttosto complicato, figlio di un momento in cui l’MCU avrebbe bisogno di rinfrescare una formula che ha funzionato fino ad ora, anche perché va detto, sembra passato un secolo perché “Infernet” brucia nel fuoco dell’AAAAAIIIIIPPPP (detto “Hype”) ma Guardiani della Galassia Vol. 3, un bel film che ha incassato bene è uscito quest’anno, anche se stando al polso del pubblico, la fuori la fila di quelli che vorrebbero vedere l’MCU e in generale la moda dei superpiagimi estinguersi è sempre più lunga.

«Sai, sei la mia eroina?», «Ragazza devo dirtelo, stai lontana dalla droga, fa male»

La trama modificata più volte, che inizialmente prevedeva Adam Warlock come avversario, ha rivelato tutta la crisi del momento che sta passando la corazzata comandata da Kevin Feige, il trailer ufficiale di questo film, rimaneggiato inserendo vecchie glorie (che nel film non compaiono) è stato rilasciato a ridosso dell’uscita in sala del film. Da due mesi su tutte le copertine degli albi Marvel campeggia la data di uscita in bella vista del film, ma soprattutto LA notizia: “The Marvels” durerà 105 minuti, una rarità per il panorama odierno del cinema americano. Minutaggio sospetto, se un costoso film del 2023 (e qui i 220 milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, non si sa bene dove siano stati spesi, non negli effetti speciali di sicuro) dura meno di due ore, per me è sinonimo di problemi, quelli a cui ha fatto riferimento la regista Nia DaCosta e cui poi subito dopo, per ordine di scuderia, ha invece dichiarato: «Fare un film Marvel di 105 minuti è il grande sogno della mia vita!» (storia vera).

Se volete sapere la mia, e se state leggendo questa Bara probabilmente si, tutto fumo negli occhi, come la notizia della due scene “Post credit” del film, trapelate con largo anticipo ooops! Che sbadati! Proprio per cercare di creare attenzione attorno ad un film che sempre stando al polso, non interessa quasi a nessuno.

«Cosa stiamo guardando esattamente?», «L’MCU che va in mille pezzi»

Capitan Marvel e Kamala Khan sono due personaggi (il secondo in particolare), amatissimi dalle lettrici di fumetti americane, anzi, se esiste un mercato di lettrici di fumetti di super eroi in America, lo dobbiamo quasi esclusivamente a questa incarnazione adolescente di Ms. Marvel e in parte a Spider-Gwen, cha ha altri nomi ufficiali ma per il pubblico sarà sempre Spider-Gwen. Normale che Kevin Feige abbia puntato tutto su un cast al femminile, abbia affidato il film alla regista che aveva fatto un ottimo lavoro con il remake di Candyman, giocandosi apparizioni nella trama di tutti i personaggi femminili sotto contratto alla Marvel in questo momento (anche tre secondi della Valchiria Tessa Thompson) circondando la regista di quante più collaboratrici donna possibili, basta dire che la colonna sonora del film è firmata da Laura Karpman, sensato ma come si traduce tutto questo su “Infernet”? Ci sono le femmine? Allora è un piatto cucinato con il “Woke”, con tutte le menate che seguono.

Affrontiamo l’elefante nella stanza, per quanto mi riguarda la durata di 105 minuti è la benvenuta, così come la possibilità di poter pescare da un bacino di registe e compositrici che non siano sempre i soliti quattro nomi (pene dotati). Il problema di “The Marvels” non è nemmeno avere come due terzi dei protagonisti, personaggi che arrivano uno dalla serie Disney+ “Ms. Marvel” e l’altro, apparso in Captain Marvel e poi sviluppato nella miniserie (sempre Disney+) WandaVision. Molto pubblico sbuffa: che palle per vedermi un film devo guardarmi due serie tv questo è un sequestro di pers… ah no, quella è la frase fatta che si usa su “Infernet” per criticare la durata dei film. “The Marvels” di suo re-introduce le tre protagoniste in qualche caso molto bene (con i titoli di testa animati per Kamala Khan ad esempio) in altri molto male (con flashback cacciati con l’imbuto giù per la gola alla storia), ma può essere visto anche da chi non ha seguito tutti i precedenti capitoli dell’MCU, quindi questa critica possiamo lanciarla fuori dalla finestra, il problema è proprio come i tre personaggi vengano utilizzati qui.

«Dimmi che quel rumore che sento non è l’esercito dei miei odiatori seriali?»

Kamala continua la sua vita di adolescente super eroina nel New Jersey, Monica Rambeau (Teyonah Parris) è imbarcata come astronauta nella base spaziale di Nick Fury (non è chiaro se prima o dopo la sua sortita televisiva nella dimenticabile “Secret Invasion”, i ritardi dell’uscita nel film non lo chiariscono), mentre Carol Danvers (Brie Larson) affronta il super peso di essere l’eroina più potente del creato, affetta dalla sua super depressione. Come facciamo incontrare queste tre meraviglie perché possano collaborare come le “The Marvels” del titolo? Semplice, con la trovata più pigra del mondo, la sostituta di Ronan l’accusatore eredita il suo martello e si mette alla ricerca del solito artefatto MacGuffin “Fine di mondo” (cit.), seguendo lo stereotipo per cui eroine donne debbano combattere nemici donne, fantasia, portami via!

L’unica trovata simpatica del film consiste nel fatto che quando le tre eroine utilizzano i loro poteri in contemporanea, si scambiano di posto tra di loro, in una dinamica da commedia degli equivoci mista ai balzi spazio temporali di Scott Bakula, per ragioni che il film si sbatte molto a spiegare ma che in realtà non interessano nemmeno alla storia stessa, sono un pretesto per far conoscere e scambiare di posto le tre protagoniste che PUFF! Sono nel soggiorno di casa mia nel New Jersey, PUFF! Sono nello spazio profondo (dove nessuno può sentirmi sbadigliare), PUFF! Sto affrontando il super cattivo di turno e non so nemmeno perché, però con tanti gatti, perché da Captain Marvel in poi, Goose il gattone, in realtà tentacolare alieno, non può mancare.

Voi lo vedete cosi pacioccone, ma è il gatto di Lovecraft.

Messo in chiaro questo, il mio lavoro qui sarebbe finito, perché se la trametta di base è un pretesto per mettere su una sorta di “Buddy movie” spaziale, per 105 minuti si va di pilota automatico, i film MCU sono fatti con lo stampino in serie, quindi non mi aspettavo da Nia DaCosta una rivoluzione ad un formato ormai identico a se stesso dal 2008 o giù di lì, il problema è che la durata più snella invece di essere un vantaggio diventa un boomerang, parere soggettivo prima di un po’ di argomentazioni, mi sono annoiato più con questi 105 minuti (percepiti almeno il doppio) che con il classico film MCU di due ore e passa: Marvel abbiamo un problema!

Ci sono momenti e caratterizzazioni dei personaggi troncati di netto, le dinamiche non hanno proprio lo spazio di respirare perché non sono state pensate per un film da 105 minuti, ma per uno della solita lunghezza standard successivamente tagliato malamente perché in casa Marvel sapevano benissimo che questo film non interessava davvero a quasi nessuno, quindi bisognava inventarsi qualcosa come la “novità” della durata. Da un punto di vista cinematografico, quando le protagoniste precipitano su un pianeta dove gli abitanti non parlano, ma cantano come nella parodia di un film della Disney, da un certo punto ho ringraziato che abbiano tirato corto perché la mia non-passione per i musicarelli è nota, ma bisogna essere logici e oggettivi, è chiaro che a questa storia è stata tolta mezz’ora che le avrebbe fatto molto comodo, poi che di base sia solo l’ennesimo tassello di una scaletta di film programmati per uscire da qui al duemila mille, quello ormai si sa, però ve lo ricordo, Guardiani della galassia Vol. 3 è uscita pochi mesi fa, quindi il discorso è sempre lo stesso, i generi cinematografici non muoiono, ovunque a tutti i livelli ci sono ottimi film e film scarsi, questo fa parte della seconda categoria, anzi, a dirla tutta l’ho trovato meno peggio di roba tipo Wakanda Forever, però si sa che i film su “Infernet” si beccano l’etichetta, la frase fatta che se non ripeti, sei fuori dal gruppo e la gente non ti mette il “mi piace” al post, l’ultimo di Scorsese è un sequestro di persona e questo è il peggiore mai realizzato dall’MCU. Ho paragonato i due nemici cinematografici nella stessa frase, “Colui che rimane” mi fa una pippa, sono un vero super cattivo!

Lenti a contatto viola, fichissime!

Il problema di “The Marvels” per me, oltre ad essere stato soffocato in un montaggio barbaro imposto dalle direttive di scuderia è che risulta anche un film poco interessante, non aggiunge molto a quanto già non sapessimo delle tre protagoniste, la sensazione è che sia un titolo che è un po’ come quelle mosse sulla scacchiera in cui non viene “mangiata” nessuna pedina, ma tutte si spostano sulla scacchiera, quindi seguitemi nella mia bizzarra riflessione: e se… la Marvel facesse solo più scene dopo i titoli di coda?

Un tempo la scena dopo i titoli di coda era una rarità, ora metà del pubblico ancora scappa appena vede i titoli di coda partire (assurdo ma è così), altri ormai invece restano fino alla fine anche se stanno guardando l’ultimo film di Favino, aspettandosi una sortita di Robert Downey Junior anche lì. La scena post credit alla pari della continuity è la pietra d’angolo su cui è stato fondato l’MCU, sono i prossimamente, spesso i momenti più emozionanti (per chi si esalta a rivedere vecchie facce note, che verranno utilizzate malissimo nel prossimo capitolo), sono il modo con cui la Marvel ci “vende” il prossimo film, esattamente come succede nei fumetti, il gioco è convincerti a leggere il prossimo numero, quello che tieni tra le mani lo hai già pagato.

Generica cattiva, perché se le protagoniste sono donne, lo deve essere anche la loro avversaria, non si scappa da questo schema.

Quando in un film sono più interessanti le scene dopo i titoli di coda che quello che succede prima, nello specifico qui in 105 minuti, qualcosa vorrà dire no? Ben, quindi sventoliamo la bandiera dello SPOILER e parliamone.

Prima scena dopo i titoli di coda.

Quando spunta Pizza Dog diventa chiaro quello che vi dicevo già da tempo, l’MCU ha ringiovanito i suoi protagonisti per allinearli all’età della fetta più grossa del suo pubblico, quindi che Kamala Khan cominci a radunare i “Giovani Vendicatori” partendo dalla Kate Bishop (Hailee Steinfeld) di Hawkeye non era nemmeno quotato alla SNAI, si era già capito da tempo che la direzione sarebbe stata questa, passiamo oltre!

Seconda scena dopo i titoli di coda.

La più sacrificabile delle tre meraviglie, ovvero Monica Rambeau, finisce in un universo parallelo dove trova sua madre, che però non la riconosce visto che in quella dimensione non ha mai avuto una figlia, qualcuno fuori campo chiama la donna Binary (citazioni per i vecchi lettori) e quel qualcuno è uno dei miei mutanti preferiti, Bestia, nuovamente interpretato da Kelsey Grammer, soffocato dalla CGI tanto da sembrare animato. Tra la grossa “X” sulla porta, la frase «Devo dirlo a Charles» e il tema della serie animata degli Uomini-Pareggio (quella già riutilizzata nelle altre sortite del multiverso) è chiaro che sia tempo di far valere quell’accordo con la Fox e giocarsi il “Crossover” definitivo. Fine della porzione con SPOILER!

Quindi la mia domanda provocatoria è questa, considerando quanto poco ormai ci metta il pubblico a provare malinconia anche per personaggi nuovissimi, e mettendo sul tavolo il dettaglio, del tutto non secondario per cui l’MCU si impegna di più (per convincere gli attori a colpi di soldoni, per far ooops! Trapelare il contenuto di queste scene per attirare l’attenzione del pubblico), non sarebbe meglio se si dedicassero solo a quelle? Cortometraggi per spostare i personaggi, sempre più brevi per venire incontro alle durate Tiktokeriane che dettano il livello di attenzione media e poi un film ogni tanto quando hai davvero qualcosa da raccontare? Insomma, la mia vecchia crociata, non sarebbe meglio fare meno film più interessanti e tenere il fuoco dell’attenzione del pubblico sui personaggi con campagne di marketing più efficaci? Kevin, tu pensaci, poi per l’assegno sulla consulenza ci sentiamo, mandami un’email all’indirizzo della Bara Volante… Excelsior!

Sepolto in precedenza lunedì 13 novembre 2023

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