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The Menu (2022): cuochi & bare

Siete stanchi di
palinsesti pieni di cuochi che cucinano elefanti alle olive e mufloni trifolati?
Ne avete le scatole piene di primissimi piani su denti che affondano in pietanze
dai condimenti variegati? Sul menù per voi abbiamo la soluzione che fa per voi.

Lo chef stellato
il cuoco di bordo della Bara Volante, Cassidy, giudicherà per voi la risposta
cinematografica a cuochi assorti a celebrità del piccolo schermo e all’ossessione
tutta moderna verso il cibo, sviluppata da una società in cui siamo tutti a
dieta perenne – perché l’apparenza prima di tutto – che cerca di sublimare la
fame vedendo mangiare gli altri in televisione.

In questa puntata di
“Cuochi & Bare” terrò conto della location, del cast, del servizio, e della
pietanza cucinata dallo chef dal regista Mark Mylod, la cui carriera è
in perenne equilibrio tra commedia e drammi.
«Ora che siete tutti seduti, possiamo cominciare»

Alla location dò un
buon voto perché…


Perché l’idea di
ambientare un intero film in un ristorante isolato dal mondo, raggiungibile
solo via nave e senza connessione con l’esterno è ottima sia per il sotto testo
Horror della trama, che per spernacchiare il concetto di “esperienza”, il più
utilizzato dai ristoranti stellati che ti fanno strapagare una portata che è
più piatto (vuoto) che cibo, adducendo motivazioni come l’impiattamento e quant’altro, ovvero il bersaglio del film di Mark
Mylod, che raduna tutti i suoi commensali in una stanza in bàlia di uno chef
che sta a metà tra un santone alla Jim Jones o a un divo dei fornelli come
[INSERIRE-QUI-NOME-DI-CHEF-TELEVISIVO-A-PIACIMENTO]. Una sorta di angelo
sterminatore (occhiolino-occhiolino) che è meno di Luis Buñuel ma volendo potrebbe
servirvi dell’ottimo bonet.

Al cast dò un ottimo
voto perché…


Perché centra dritto
il punto, assegnando al meglio i personaggi alle facce giuste. Il risultato è
uno di quei film che spiattella dritto sulla locandina i nomi e i volti che
hanno il compito di convincere il pubblico a sedersi a tavola guardare
il film, contornandoli di altrettante facce azzeccate.

Tra gli odiosi
commensali abbiamo la critica culinaria Anne Liebbrandt (Judith Light) con
tanto di assistente leccaculo al seguito, ma non mancano nemmeno i tre squali
della finanza che hanno fatto i soldi in modi non proprio leciti, seguiti a
ruota dall’anziana coppia di sposi, dai modi gentili e pieni di segreti da
nascondere.
 
Menzione speciale
per uno che amo sempre ritrovare nei film, ovvero John Leguizamo, che qui ha un’altra
occasione per interpretare la parte di un tamarro come da sua abitudine (pare ispirato a Steven Seagal, storia vera), un
attore molto in là lungo il viale del tramonto arrogante e con fidanzata
giovane al seguito, interpretata da Aimee Carrero.
Và che belle guanciotte ha messo su John, non so se sia per il cibo o per via dei ritocchini.
 
Borghesi,
benestanti, arricchiti e per questo arroganti, nel ristorante del film va in
scena una lotta di classe tra chi cucina e chi viene gentilmente invitato, non
a mangiare ma ad assaporare piatti che vengono definiti “installazioni” ma sono
prese per i fondelli, nemmeno velatamente passivo-aggressive (spesso aggressive
e basta) a questi commensali che riassumono il peggio di quello che gravita
intorno all’ossessione mediatica per il cibo.
 
Chi scrive
recensioni snocciolando paroloni per riportare quello che ha sentito sul
palato, chi è avido di celebrità o di denaro, insomma, con le gambe sotto il
tavolo del mefistofelico chef del film, troviamo tutto il peggio della società piena
di soldi e spocchia, visto che gli intenti satirici del film di Mark Mylod sono tutti in
bella mostra.
«Recitavi coperto di peli blu in X-Men»
 
Anche perché a
completare il quadro ci pensa il personaggio di Tyler (Nicholas Hoult
sempre intenso), l’entusiasta, fanatico della gastronomia molecolare con un
culto insano per il capo della cucina. Dopo aver faticato e leccato chissà
quanti culi per ottenere un invito per due nell’esclusivo ristorante, non
guarderà in faccia nessuno pur di essere presente alla cena, dietro si
trascinerà la sua nuova fidanzata Margot. Saranno proprio gli occhi “alieni” di
Anya Taylor-Joy il nostro punto di vista su questo mondo dove il culto del
cuoco e l’atteggiarsi sono tutto, anche perché il ruolo di Margot diventerà più
chiaro con il passare dei minuti.
«Non potevamo andare a mangiare il Kebab?»
 
Ciliegina sulla torta,
nonché portata più preziosa di questa cena, colui che tira le fila della trama
e in cucina, lo chef Julian Slowik ha il volto e lo sguardo inquisitore di un Ralph
Fiennes in grande spolvero. Carismatico, minaccioso, con il passare dei minuti
sempre più pericoloso, il suo Slowik è la risposta che avreste sempre cercato
ai palinsesti pieni di chef stellati che se la tirano.
 
La sua “esperienza”
di cucina diventerà al limite del survival horror, tra sous-chef
spinti al suicidio, dita sacrificate e portate che indagano nel passato torbido
dei suoi commensali. A mani basse il migliore in campo di tutta la cena… Film…
Oh insomma ci siamo capiti!
 
Al servizio dò un voto
sufficiente perché…

 
I 106 minuti di “The
Menu” non sono tutti da passare sul filo del rasoio (o del coltello da pesce),
una volta chiarito il gioco, l’attenzione sta tutta nel capire dove andrà a
parare il piano, distribuito su più portate, di Slowik. Per fortuna tutti i
personaggi sono scritti molto bene, caratterizzati in modo riuscito e assegnati
all’attrice o all’attore giusto, ecco perché “The Menu”, malgrado gli intenti
satirici non ha mai un momento in cui la sospensione dell’incredulità va troppo a
farsi benedire.
Cottura perfetta e forbici affilate, anche se con la punta arrotondata.
 
Il film resta molto
a fuoco quando vuole allegramente sfottere il concetto stesso di “esperienza
culinaria” con avventori che si auto convincono che faccia tutto parte dello
spettacolo, anche quando le persone muoiono ad un metro da loro. Un tipo di
alienazione che Mylod e il suo chef-babau prendono di mira alla grande,
purtroppo non tutto regge così bene fino alla fine.
 
Alla pietanza dò un voto
sufficiente perché…

 
Quando si scoprono
le carte, il ruolo di Margot diventa fondamentale ma allo stesso tempo,
abbraccia la volontà di far uscire il pubblico dalla sala con qualche
spiegazione in tasca, quando invece una svolta pienamente satirica sarebbe
stata forse migliore.
 
Margot non è odiosa
e piena di segreti come gli altri commensali, anzi, se li ha tutto sommato la
rendono più simile al personaggio di Slowik, infatti è proprio lei quella che dovrà affrontare la minacciosa maitre Elsa (Hong Chau), anche se qui
devo ammetterlo, aver voluto aggiungere al menù un tocco di oriente in odore di
arti marziali, un mezzo sopracciglio me lo ha fatto sollevare eh?
Cucine da incubo (Gordon Ramsay lèvati, ma lèvati proprio)
 
Per fortuna la scena
dell’hamburger ha saputo riportare “The Menu” il linea di galleggiamento,
quello è il momento chiave in cui la protagonista trova il modo di spogliare il
diabolico Slowik della sua veste da santone per un momento, rendendosi immune e
libera dalle sue ritorsioni, insomma quello che gli altri commensali, per
ruolo, ossessioni e idiosincrasie, non riescono a fare.
 
Certo che l’ultima
portata, il dolce, indirizza “The Menu” verso un finale tutto sommato
abbastanza canonico, per un film che avrebbe potuto osare molto di più in
termini di satira e dove bisogna dirlo, se il vostro palato (come il mio) è
propenso a gusti decisamente più Horror, potreste restare un po’ delusi dal
contenuto, al sangue ma non troppo, del film. Insomma più volte mi sono
ritrovato a pensare a Fresh: satira in abbondanza all’inizio, critica
sociale che va stemperandosi con i minuti, elemento horror presente ma meno
mostrato di quello che ci sarebbe potuti attendere e finale un po’ frettoloso.
«Cassidy verrà servito come secondo, con una mela in bocca»
 
Ma attenzione! Nulla
è ancora deciso, perché manca il voto, che potrebbe confermare o ribaltare
completamente il risultato.
 
La sensazione che ho
è che pur avendo gradito abbastanza la cena, difficilmente il suo ricordo
troverà un posto a lungo termine nella mia mente, ma so anche che appena “The
Menu” sbarcherà su qualche piattaforma farà il botto, tra palinsesti pieni di
cuochi, forse la sua dimensione ideale per raggiungere al meglio il pubblico è
proprio sul piccolo schermo, ma questo lo confermerà Padre Tempo e voi
spettatori… Buon appetito!
 
Ah no, non si dice
più buon appetito a tavola adesso, ho scoperto non essere più galateo. Che si
dice quindi prima di mangiare, un bel vaffa? Vabbè io sono più pane e salame quindi,
buon appetito!
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