
Da qualche tempo la stella di Rob Zombie non luccica proprio come prima, badate bene a me Roberto Non-Morto sta molto simpatico, fin da quando ho fatto la sua conoscenza come musicista. Inoltre qui da noi, in uno strambo Paese a forma di scarpa, la percezione che abbiamo di lui è differente.
Anche se i suoi ultimi lavori, 31 e 3 from Hell, non hanno proprio brillato e risultavano un po’ meno creativi, rispetto ad una stile comunque immediatamente riconoscibile, il nostro amico diversamente vivo negli Stati Uniti è sbeffeggiato come regista, particolare odio ha saputo collezionare il suo Halloween II, ma mettiamola così, lui stesso in un suo post su Instagram ha scritto che Woody Allen aveva i francesi, lui ha l’amore del pubblico Italiano (storia vera).

Non deve essergli sembrato vero ricevere la notizia che proprio lui, era stato scelto per il rilancio della mitica “The Munsters”, che per un po’ sembrava destinata a sbarcare su Netflix in contemporanea a “Wednesday”, la serie con Jenna Ortega nei panni di Mercoledì Addams, diretta dal nome più ovvio del mondo, quello di Tim Burton, già in programma sulla piattaforma per il mese di novembre. Ovviamente un Mercoledì (storia vera).

Invece di sentirti offeso per l’assegnazione a Burton degli Addams, il nostro Zombie non si è certo gettato su “The Munsters” (da noi più celebre con il titolo “I mostri”) come ripiego, Roberto Non-Morto è una fanatico della prima ora di questa vecchia serie ed era tutto esaltato all’idea di rivedere “The Munsters” e gli Addams di nuovo in tv, come se fosse ancora il 1964 o giù di lì.
Sfiga! I soldi messi sul tavolo per Rob Zombie arrivavano dalla Universal si, ma quell’altra! Ovvero la Universal 1440 Entartainement, specializzata in filmetti che al massimo, escono dritti per il piccolo schermo, ecco perché Zombie ha portato labbra, rasta, moglie e i suoi attori più fidati in Ungheria, per ricreare il civico 1313 di Mockinbird Lane da quelle parti. Io avrei scelto la Romania a questo punto, almeno per motivi puramente vampiristici, ma non formalizziamoci anzi, parliamo un momento della serie.

Forse ricordate la prima incarnazione di “The Munsters”, una famiglia ovviamente di mostri, nati sulla scia del successo della famiglia Addams e del tutto ispirati ai mostri classici della Universal, papà Fred Gwynne nei panni di Herman Munster era a tutti gli effetti la versione simpaticona della creatura di Frankenstein, sua moglie Lily (Yvonne De Carlo) una strega vampira con capelli stile la moglie di Frankenstein, suo padre il nonno (Al Lewis) un classico conte che strizzava l’occhio a Dracula, passando per i loro figli, il lupacchiotto Eddie (Butch Patrick) e la nipote, una bella bionda ad una prima occhiata fin troppo normale di nome Marilyn (Pat Priest).

Se siete della mia leva, sicuramente ricorderete la versione a colori della serie, con un cast tutto nuovo ma sempre gli stessi personaggi che negli Stati Uniti, sono popolarissimi, tanto che nel 2013 è stata anche commissionata una nuova serie, intitolata “Mockinbird Lane”, durata la bellezza di un episodio. Qui ci starebbe la famosa battuta Tarantiniana sui “piloti” e le serie diventate niente, quella creata da Bryan Fuller è diventata niente, morta in culla davanti all’idea, forse poco lungimirante, di rendere gli inquilini del numero 1313 di Mockinbird Lane persone normali, con solo qualche piccola deformità fisica.

Ora, so cosa state pensando, perché Rob Zombie, noto per la macelleria dei suoi film, la propensione al turpiloquio nei dialoghi da lui scritti, il culo in bella vista della moglie Sheri Moon Zombie e tutte quelle altre cosine che fanno subito Rob Zombie, dovrebbe gettarsi su un’operazione del genere? Probabilmente meglio questo che l’annunciato (e mai realizzato) remake di “Blob” senza il minimo di libertà creativa, poi se potete attendere (più o meno spasmodicamente) la Mercoledì Addams di Burton, che contestualmente io trovo molto più fuori luogo (ma avremo modo di discuterne), perché non i mostri di Roberto Non Morto?

Risultato finale? Un inno all’odio (cit.) su “Infernet” hanno iniziato a girare voci di costi esorbitanti per questa pellicola che appare modesta e televisiva fin da una prima occhiata distratta, voci che lo stesso Zombie ha dovuto negare, anche perché come fai a spendere quaranta milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti quando primo punto, non li hai e punto secondo, i tuoi attori interpretano quasi tutti due o tre personaggi all’interno dello stesso film, mascherati dietro al trucco? Siamo seri su, non credete a tutte le menate che leggete su “Infernet”.
“The Munsters”, scritto e diretto da Rob Zombie, si pone come un ideale prequel della serie tv, di fatto inizia con il dottor Henry August Wolfgang (Richard Brake) e il suo assistente Floop (Jorge Garcia) che mettono insieme le migliori parti di corpo defunti per assemblare una creatura a cui ridare la vita con il potere del fulmine… ricorda nulla?

Ovviamente Floop fa un errore, invece del cervello di un genio morto, prende quello di suo fratello, defunto lo stesso giorno ma comico insopportabile dalla freddura sempre pronta… ricorda nulla? Qui possiamo dire che il vero errore lo ha fatto Zombie, provando a mettersi a giocare nello stesso campo da gioco dei Maestri.
Herman Munster, chiamato così in onore del formaggio e interpretato da Jeff Daniel Phillips, diventa subito una celebrità del piccolo schermo sempre alla ricerca di soggettoni, d’altra parte se Pio e Amedeo fanno un programma in prima serata, perché non Herman Munster no? Proprio in tv lo vede e perde la testa per lui Lily Gruesella (ovviamente Sheri Moon Zombie, questa era facile no?), bella ma sfortunata in amore, infatti ci tocca assistere al suo disastroso appuntamento con un conte di nome beh, Orlok, interpretata da Richard Brake truccatissimo, anche se quei denti non li puoi nascondere per davvero.

Di fatto “The Munsters” è davvero tutto qui, la storia dell’amore tra i futuri coniugi Munsters, ostacolati senza troppa convinzione dal suocero, il vampiro impersonato da Daniel Roebuck, che perde tutti i suoi averi per via del figlio, un lupo mannaro con le mani bucate e finiscono a vivere dalla Transilvania agli Stati Uniti. Non è un caso che il film termini (frettolosamente) con la versione Rob Zombie della celebre sigla della serie tv.
Cosa funziona in “The Munsters”? Direi essenzialmente l’estetica, che può essere considerata una “poveracciata” solo se siete abituati a dormire tra due guanciali (cinematograficamente parlando) coccolati dai vostri Blockbuster da cento e passa milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti. Sembra che il film di Zombie sarebbe dovuto uscire in bianco e nero come le vecchie pellicole sui mostri della Universal, ma poi si è optato per utilizzare i colori, molto accesi e sparati come nei classici della Hammer, il risultato sembra la versione “Live action” di un cartone animato sui “The Munsters” come lo avrebbe potuto pensare Rob Zombie: la recitazione è esagerata, gli sfondi colorati per sottolineare le reazione dei personaggi sono sopra le righe, tanto da sembrare usciti dritti dai primi video musicali diretti da Zombie. proprio come la palette di colore, rossi e verdi acidissimi e sparati che basta guardarli, per riconoscere chi è il regista di questo film.

Ogni set è pieno di oggetti, teschi, ragnatele finte, candele, luci al neon, tutto si può dire ma non che abbiano risparmiato con l’arredo, sembra di guardare i personaggi di “The Haunted World of El Superbeasto” (2009) passati dall’essere disegnati come nel d’animazione diretto da Zombie, ad attori in carne, ossa e trucco, ed è qui che iniziano i casini.
Se l’estetica del film è perfettamente in linea con lo spirito dei personaggi, tutto il resto non funziona, la trama minimale che ho descritto lassù non ha il minimo conflitto al suo interno, l’unico momento di brio di uno svolgimento piatto è l’entrata in scena di zia Cassandra Peterson (sempre sia lodata!) nei panni di un’agente immobiliare, pronta a vendere casa ai protagonisti, ma solo dopo aver annunciato loro che si presenterà alla trattativa vestita da strega per Halloween, uno scherzetto a noi spettatori, visto che Cassandra Peterson arriva davvero vestita da strega, purtroppo non da Elvira la strega.

Voi ve lo ricordate “The Haunted World of El Superbeasto”? La sua particolarità era la follia anarchica, le donnine nude e disegnate, le parolacce, la sfilza di doppiatori famosi provenienti dal mondo dell’horror, ma non di certo l’altissima qualità dell’ironia, l’acume nelle righe di dialogo. Ecco, “The Munsters” è “The Haunted World of El Superbeasto” con gli attori, dove per coerenza con il materiale originale non ci sono scene di nudo o parolacce, quindi cosa resta? Jeff Daniel Phillips che snocciola freddure che non fanno ridere, mentre tutto il resto del cast (tranne il nonno conte) fingono di ridere a crepapelle. Desolante lo so.

“The Munsters” ha un’estetica perfetta per omaggiare la serie originale ma è piatto, monocorde, non ha ritmo, 110 minuti che sembrano durare il doppio, in cui si arriva a fatica ai titoli di coda, beffa delle beffe? In tutto il mondo è stato distribuito su Netflix il 27 settembre, tranne nell’unico Paese al mondo che davvero ancora ama e considera Rob Zombie un autore, quello dove viviamo voi ed io (storia vera).

Allora cosa resta di “The Munsters”? L’unica cosa davvero ovvio spogliato di tutto quanto, per Rob Zombie era l’occasione per raccontare la storia d’amore tra due strambodi con Halloween nel cuore, in cui fila tutto liscio, dall’incontro alla casa insieme, un idillio sottolineato dalla loro imitazione di Sonny e Cher, con tanto di duetto su “I got you babe”. Quindi forse toccherà accontentarsi, ma di fatto questo film è la cosa più vicina a quello che avrei sempre sognato di vedere, una serie tv sulla vita di Rob e Sheri Moon Zombie, impegnati in quello che loro stessi hanno dichiarato “Stato di luna di miele perenne”, ovvero il loro matrimonio, perché Halloween è uno stato della mente ed è più divertente se condiviso come le caramelle raccattate porta a porta il 31 ottobre. Troppo caramelloso per farsi bastare un film così? Forse, ma abbiate un po’ di cuore e se non ne avete uno vostro, procuratevelo! Tanto per questo film tocca arrangiarsi così.
Sepolto in precedenza mercoledì 23 novembre 2022


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