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The old way (2023): UnforCAGEn (il Nicolas dagli occhi di ghiaccio)

Una filmografia lunga come la mia gamba e nemmeno un film Western, strano, molto strano per uno prolifico come Nicolas Cage, che deve essere giunto alla stessa conclusione. Quindi eccoci qua a parlare del genere preferito di questa Bara con uno degli attori preferiti di questa Bara.

Infatti in attesa di vederlo ritornare a ruoli Hollywoodiani, ad esempio nei panni di Dracula in “Renfield” (mio film più atteso del 2023 a mani basse), il nipote di Francis Ford Coppola ha firmato per due Western indipendenti, il primo distribuito dalla Saban Films è proprio questo “The old way”, che nel titolo riassume già tutto, anche se una piccola deviazione sul percorso principale è doverosa.

Lo ripeto tutte le volte e sto iniziando ad annoiarmi anche da solo, ma per essere il genere dato ripetutamente per morto, ogni anno vengono sfornati un enorme quantitativo di Western a basso o bassissimo costo. Basta dire che “The old way”, girato in Montana nell’ottobre del 2021, ha tra gli attrezzisti addetti all’uso delle armi da fuoco sul set, la stessa Hannah Gutierrez-Reed, diventata tristemente famosa poco dopo per “Rust”, il Western assorto alla cronaca nera per via dell’incidente che ha visto Alex Baldwin come involontario protagonista di un dramma (storia vera). Quello che è accaduto sul set di “Rust” è un caso di inqualificabile incompetenza, ma ha messo in chiaro che la produzione di Western negli Stati Uniti, non si è mai fermata, anche se per trovarli bisogna rivolgere lo sguardo più in basso a dove siamo abituati a guardare di solito, insomma in “Zona Cage” per capirci, quindi era solo questione di tempo, prima o poi attore e genere erano destinati ad incontrarsi.

Nicolas nella posa tipica degli eroi della Bara (baffi venduti separatamente)

Vi racconto l’inizio, i primi fatidici cinque minuti e poi scendiamo nel dettaglio: un disgraziato in punta di piedi su un carretto, respira a fatica con un cappio al collo, pubblica piazza di una cittadina della frontiera (che sembra un po’ il set di Gardaland, ma vabbè), il figlio dell’uomo assiste al sermone pre impiccagione, lo fa anche un baffuto Nick Cage, che però si chiama Colton Briggs e fa il cacciatore di taglie. I compari del tipo con la testa nel cappio tentano una mossa per liberare il loro socio, partono gli spari e le revolverate e il nostro Nicola, fermo, quieto, un piccolo Fonzie. Al terzo morto ammazzato il nostro (anti)eroe tira fuori il ferro e mette fine alle discussioni, poi prende il resto dei soldi della sua sudata taglia e fa per lasciare la città, ma il tipo invece di gioire per il collo salvato, cerca di vendicare il fratello ucciso e invece di morire per impiccagione, muore per intossicazione da piombo della pistola di Cage, il figlio dell’uomo giura vendetta. Titoli di testa!

Vent’anni dopo o giù di lì, Colton Briggs ha sposato Ruth (Kerry Knuppe) e insieme hanno messo al mondo una figlia di nome Brooke (Ryan Kiera Armstrong, l’avete vista dar fuoco a tutto in Firestarter). Colton gestisce una bottega e indossa un cappello tipo Seamus McFly che basta a farci capire che il suo passato di violento pistolero è alle spalle, ma la trama prosegue e sarebbe riassumibile con una frase fatta che avete già capito, non serve nemmeno che io perda tempo a scriverla.

«Ehi, tu non sei Seamus McFly» (cit.)

Nello specifico, quello che avete già capito accade sotto forma di ragazzino cresciuto e in cerca di vendetta per il padre, uno che alla fine non era tanto meglio del Colton prima maniera (anzi!), ma si sa ognuno nella vita di padre può averne solo uno e che vuoi farci, ci si affeziona. A farne le spese è ovviamente Ruth, che ha la peggio contro gli uomini di James McAllister (Noah Le Gros) e qui vi fermo, perché so già cosa state pensando. Non è un post questo, è un esercizio di telepatia.

Gli spietati, “Il texano dagli occhi di ghiaccio” (1976) e “Il grinta”, nella versione che vi è più congeniale, che sia l’originale con il Duca o il bel rifacimento targato fratelli Coen. Lo sceneggiatore Carl W. Lucas pesca dai classici e non aggiunge niente, quindi non aspettatevi svolte o rielaborazione, ma solo una formula nota cucinata alla vecchia maniera (da qui il titolo del film), con in più Nicolas Cage.

Il “True Grit” che non vi sareste mai aspettati di vedere.

Per gli amanti dei meme e della “Cage Rage”, ovvero Nick che fa il matto e la gente ride, io vi avviso, bisogna proprio cercarli, con la precisa intenzione di trovarli i momenti di umorismo involontario. Forse Cage volutamente immobile durante la sparatoria? Ribadisco, se deciderete di guardare questo film per l’innovazione o per le risate involontarie, potreste restare a secco. Di fatto “The old way” brucia a fuoco lento, la regia di Brett Donowho (detto dottorwho) procede senza troppi guizzi sui binari del classico per 95 onesti minuti di Western a basso costo come ne vengono sfornati (e ignorati) tanti, a funzionare è l’onestà del prodotto, e le dinamiche tra le due generazioni di Briggs. Senza più niente se non la vendetta, padre e figlia partono sulle piste degli assassini, il tutto è meno banale di quello che appare perché papà Nick, prima di tornare alle vecchie, violente abitudini, ci pensa su se la figlia potrebbe essere un peso o no. Ha tempo di farlo perché lo sceriffo federale Jarret (Nick Searcy) è il primo a dare la brutta notizia, ma anche il primo a mettersi sulle piste degli assassini, ed è qui che “The old way” si gioca le sue carte migliori.

«Adesso che ti ho insegnato a recitare, ti insegnerò anche a sparare»

Una figlia che deve imparare il vecchio mestiere di papà ci regala passaggi divertenti, volutamente leggeri ma anche altri che per quanto banali sono armati di cuore, quindi bisogna dire che questo piccolo film fa il suo sporco lavoro. Vedere Brooke che prende “lezioni di recitazione” su come far finta di piangere per fare da esca da papà Colton, non vorrei dire, ma sembra quasi meta narrativo, sicuramente efficace. Anche perché Cage non si mangia il film andando sei metri sopra le righe, ma si mette al servizio della storia, anzi in certi momenti è proprio Ryan Kiera Armstrong l’attrice migliore di tutto il lotto, specialmente per la sua età.
 
Se vi turba l’idea che qualcuno abbia rifatto Unforgiven con Cage al posto di Clint, sappiate che un Clint lo abbiamo anche qui, il secondo più famoso di Hollywood, Clint Howard nei panni di Eustice, uno degli uomini di McAllister, così potete mettervi l’anima in pace è godervi un drittissimo Western, che con un po’ più di polvere (anche nei costumi di scena) avrebbe sicuramente guadagnato dei punti, ma così non vi toglierà nulla, nemmeno il tempo impiegato per guardarlo perché a tratti, risulta meno banale della sua abusate premesse. Certo, meglio dei tanti Western che vengono sfornati, ma non aspettatevi niente di più, meglio ribadirlo.

Visto che tanti poveri di spirito sostengono che sia inespressivo, ora ha anche la seconda espressione, quella con il cappello, tiè!

Il rapporto padre e figlia funziona, ogni tanto non manca qualche “frase maschia” ad effetto («Ho capito, sei pazzo. Ma mio padre rimedierà») e anche il finale ci ricorda la tradizione per cui nel West tra realtà e leggenda, beh sapete come finisce. Ribadisco, esercizio di telepatia.
 
Insomma, fanatici della “Cage Rage” potreste restare delusi, anche perché questo film lo consiglierei più che altro ai completisti del nostro Nicola o a chi con un Western è sempre contento. Non diventerà il titolo più famoso all’interno della lunga filmografia di Cage, ma è anche un pochino meglio della media dei mille mila Western che vengono prodotti ogni anno e che di norma, escono dritti per il mercato dell’Home Video. A questo punto sono quasi curioso di scoprire quale sarà il prossimo titolo con Nicolas Cage sotto il cappello a tesa larga, ora che il Western classico l’ha fatto, scommesse aperte su come potrà essere il prossimo.

Sepolto in precedenza mercoledì 18 gennaio 2023

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