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The Prestige (2006): ogni illusione ha tre atti, come il cinema

Quello a cui state per assistere e magia signore e signori, allo stato puro, parole che si mettono in linea una dietro l’altra, che risuonano nella vostra testa mentre leggete, una formula magica per svelarvi la magia dietro la grande magia del cinema, oggi, il vostro illusionista del cuore, il Grande Cassidini è qui sul palco della Bara per spiegare il trasporto umano del mago Christopher Nolan, in occasione dei primi vent’anni del suo “The Prestige”.

“Following” (1998) è stato recuperato a posteriori da tutti, nolaniani duri e puri compresi, “Memento” (2000) il film che ha creato la mistica del regista inglese, eternamente e per quasi tutti, quello dei film strambi, incasinati. “Insomnia” (2002) il lavoro solido su commissione e Batman Begins, il prestigio per certi versi, il film con cui Nolan si è conquistato un posto fisso nella cultura nerd, unico modo per resistere e vincere nei botteghini del mondo nei primi anni del 2000. Dopo il suo Batman, Nolan poteva fare qualunque cosa, letteralmente, lui ha scelto insieme al fratello Jonathan di adattare per il grande schermo il romanzo omonimo del 1995 scritto da un altro Christopher, Priest, lo stesso autore da cui Cronenberg aveva pescato per il suo eXistenZ.

Indizi, in bella vista fin da subito (i famosi primi cinque minuti di un film)

Normale che ci fossero due Christopher per questa storia, perché il film che ne tira fuori Nolan è, tra le altre cose, proprio questo, un film di doppi: due illusionisti, prima amici poi decisamente rivali, ognuno di loro ha una donna, la sacrificata – in tutti i sensi – Piper Perabo nei panni di Julia, che diventa il motore della vicenda, classico caso di “Donna nel frigorifero”. Ma qui abbiamo anche Sarah impersonata da Rebecca Hall e la bella assistente Olivia, una Scarlett Johansson contesa e divisa tra entrambi gli illusionisti.

I due protagonisti, Alfred Borden (Christian Bale) e Robert Angier (Hugh Jackman) hanno a loro volta una doppia identità sul palco, il Professore e il grande Dantòn, in un gioco di specchi, entrambi interpretano (…almeno) due personaggi, proprio loro già noti per le loro altre identità segrete, anche se bollare tutto “The Prestige” ad una sorta di “Batman Vs. Wolverine” diretto da Nolan, sarebbe solo un modo per solleticare la già citata, stramaledetta e imperante cultura nerd.

«Ma se facessimo sparire Cassidy e la sue uscite da Nerd, pensi che a qualcuno mancherebbe?»

Due sono le figure paterne, l’ingénieur John Cutter, impersonato dal pretoriano Michael Caine e Nikola Tesla, l’ennessima prova del fatto che David Bowie faceva poche sortite al cinema, ma sapeva sceglierli i ruoli in modo beh, scientifico, visto che entrambi i personaggi sono votati al lato tecnico, rappresentano l’anima da nerdone della scienza che spesso torna a grattare alla porta di Nolan (“Interstellar”, ma anche Oppenheimer), uno più votato allo spettacolo, l’altro alla tecnologia, entrambi con un’etica di base che lèvati, ma lèvati, visto che entrambi snocciolano frasi-monito, che dovrebbero fare da baricentro morale per i due duellanti («L’ossessione è un gioco che si fa da giovani» dice Cutter mentre Tesla fa riflettere («Avete considerato il costo?», «I soldi non sono un problema», «No, avete considerato il costo? Andate a casa so riconoscere l’ossessione»), parole-specchio che resteranno in buona parte inascoltate.

Doppio è anche il tema, caldo nel 2006, visto che questo film ha un gemellino diverso intitolato “The Illusionist”, ma senza nulla togliere al film con Edoardo Anti-Virus, “The Prestige” ha una marcia in più, non perché sia un film impeccabile, non lo è, ma perché se osservato dalla giusta distanza – quella di noi spettatori che guardano il palco dove l’illusione va in scena – resta un film che ha tutto per ammaliare. Più lo guardi e lo riguardi, magari da vicino («Are you watching closely?»), più si notano i trucchi, come Borden e Angier che ad una prima occhiata, sgamano subito l’espediente usato dal rivale, stessa cosa, ma questo non cambia il fatto che a distanza di vent’anni e altrettante o più visioni, resta un trucco affascinante, che ha segnato per sempre la filmografia di Nolan, penso che io, il Grande Cassini, possa anche tirare fuori il fazzoletto rosso dei Classidy dal mio cappello a cilindro, in onore del film.

Quale dei tanti trucchi vi ho svelato dal palcoscenico della mia Bara Volante? Uno lo conoscete ormai a memoria, sapete vederlo ogni volta che qualche regista prestigiatore ve lo sventola davanti in un film: i primi cinque minuti, sono quelli che ne determinano tutto l’andamento. Nolan li utilizza per spiattellarci intenti e anche soluzione del mistero, la struttura a flashback è mutuata da “Memento”, non perché montati cronologicamente alla rovescia, ma perché allo stesso modo, ognuno di essi serve a rivelare un pezzo del passato dei protagonisti, infatti “The Prestige” inizia dalla fine, nella Londra di fine ‘800, con Alfred Borden già in galera, accusato della morte del rivale Robert Angier e in possesso del diario del defunto, nuove parole scritte con l’inchiostro, nuovi tatuaggi, questa volta su carta con cui ricordare e scoprire una storia che mette in bella vista i suoi segreti.

I cappelli a cilindro sono la prima immagine che Christopher Nolan ci vuole trasmettere, il primo indizio in bella vista, seguito poco dopo dal cinese, personaggio che non sposta quasi nulla nella trama, che serve solo a illustrarci chiaramente – e con largo anticipo – la soluzione del mistero, perché il segreto non fa colpo su nessuno, il trucco che c’è dietro invece è ciò che conta, ed è un trucco puramente cinematografico quello messo su dai due Nolan.

Non apri un film con il tuo attore feticcio Michael Caine, se non hai un piano, qui facciamo la conoscenza del personaggio, intento a dare circolarità ad un film che inizia e finisce nello stesso modo, con lo stesso monologo/spiegone: «Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata “la promessa” […] Il secondo atto è chiamato “la svolta”. L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. […] Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo “il prestigio”»

«Non ti affezionare troppo al canarino, Nolan non ha pietà di nessuno»

Le due anime di Nolan, convivono in questo film pieno di doppi, lo scienziato interessato alla parte più tecnica e l’uomo di spettacolo, collaborano per mettere su un’illusione che è il cinema stesso, diviso anch’esso in tre atti, basato sul tacito accordo esposto da Cutter: «Ora voi state cercando il segreto… Ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati.»

Basterebbe quasi solo questo a fare di “The Prestige” un film teorico sul cinema, la grande e settima arte dell’illusione, se non fosse che Nolan qui mette su uno spettacolo comunque appassionante, il duello di bravura tra Ugo Uomogiacomo e Ciau Bale si risolve in sostanziale parità, anche grazie a questo il film resta bello teso, non è davvero possibile patteggiare per uno o per l’altro duellante. “The Prestige” funziona anche perché i due protagonisti hanno più ombre che luci, incarnano l’eterno duello tra il secchione e il capitano della squadra di Football, da una parte il bravo teorico, il professore che però inizialmente ha poca presenza scenica, dall’altra il grande Showman (non a caso…) a cui manca un numero davvero speciale, lo troverà nelle varie evoluzione del trasposto umano, e se per qualcuno la svolta fantascientifica è una sorta di carta “Esci di prigione” narrativa, dall’altra è quella che per me fa proprio fare il salto che a “The Illusionist” mancava, perché parliamoci chiaro, è anche l’unico vero mistero del film, gli altri sono tutti piuttosto in vista.

Il Grande Cassidini vi aveva promesso di smontare il trasporto umano di Nolan, quindi ecco qui, l’illusione spiegata se non avete mai visto il film NON leggete il prossimo capitolo… Quello con gli SPOILER!

Vi distraggo con una foto di Rossella Di Giovanni e intanto preparo il mio colpo di scena, questo si chiama la svolta (o la parte di post con gli SPOILER)

Tutto possiamo dire di “The Prestige” ma non che sia una solida trama cartesiana a prova di bomba, non basta una barbetta finta e un paio di occhiali e non farci notare la dedizione con cui Borden protegge il suo segreto, così come la morte di Julia, che affoga per la faccenda dei nodi e nessuno indaga, non segue un processo, non come vediamo poi per la morte di Angier, confermando la natura di personaggio-espediente per Piper Perabo.

Ma fosse solo questo, per linguaggio cinematografico, quando i personaggi sono vicini al mistero, non fanno le domande o le azioni giuste, perché anticiperebbero sia la svolta che il successivo prestigio: tutto il casino fatto per mettere le mani sull’assistente di Borden (senza capire nulla su di lui, nemmeno sotterrandolo) e quando spunta il canzonatorio biglietto con su scritto “Tesla” segue l’ossessione, ma non il minimo sindacale di indagine sull’uomo sotterrato vivo, che poteva risolvere il mistero.

Poi, quando la svolta fantascientifica, con i suoi fulmini e lampi, attira l’attenzione e lo sguardo del pubblico, non viene minimamente da pensare che la macchina, poteva essere usata per creare il Gerald Root 2.0, questa volta perfetto e non alcolizzato, avido e con la lingua lunga, per rendere impeccabile il numero. Tutti questi, e volendo altri ancora, sono i dettagli che si notano se sai dove guardare, se sei del mestiere come me, il Grande Cassidini, ma sono anche “errori” e scricchiolii nella macchina costruita dai due Nolan coerenti, non tanto con la storia o la logica, quanto più che altro con la tesi: la promessa, la svolta e il prestigio. Bisogna essere rigoroso nel seguire la suddivisione in tre atti perché il trucco del cinema funzioni, e allo stesso tempo, è fondamentale che nessuno di noi spettatori, si comporti come il bambino che piange per il canarino morto, perché vogliamo credere che quello che vediamo vivo e vegeto, sia lo stesso, altrimenti non può esserci prestigio e nemmeno il film. Fine della parte con SPOILER, potete tornare a seguire lo spettacolo del vostro illusionista Cassidini.

Secondo voi perdo l’occasione per avere ancora una volta David Bowie su questa Bara? Mai nella vita!

Per me “The Prestige” resta un bellissimo film, ancora molto avvincente anche dopo vent’anni e anche se conosci già il trucco, la ripetibilità della sorpresa e dello spettacolo restano invariate, gli intenti di fare un film sulla magia (specialmente del cinema) sono i più alti e nobili, anche se sono ancora convinto che lo stesso Christopher Nolan ci abbia messo un bel po’ per liberarsi dall’ossessione del prestigio: per anni è stato, o forse sarà ancora a lungo, quello dei film incasinati, difficili da capire a da seguire, quello che stupisce il pubblico cercando di portare in scena l’infilmabile, il tempo, l’ossessione, la vendetta, la colpa. Per certi versi Nolan ambisce ad essere sia Cutter che Tesla e penso che ci potrebbe anche arrivare, a lungo è stato sia Borden che Angier, sia il Professore che il grande Dantòn, per questo penso che “The Prestige” sia ancora tra i suoi film più sentiti e riusciti, malgrado i trucchi in bella vista, perché sempre di magia si tratta, in questo caso del cinema… Abracadabra.

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