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The Punisher (2004): non potrà mai essere brutto come il primo film, no? (Madornale errore)

Mi immagino i
ragazzi della Marvel nel 2004, convinti che per fare un bel film sul Punitore
non ci volesse poi molto, tanto non potrà mai essere brutto come Il Vendicatore, no? … Il bello è che sono riusciti a fare tutte le scelte giuste
per farci rimpiangere la versione con Dolph Lundgren. Benvenuti a Gara 2 della
trilogia dedicata a Punisher.

Avi Arad è
stato il primo produttore nominato dalla Marvel per iniziare la conquista del
grande schermo, Kevin Feige che attualmente ricopre questo ruolo, cresciuto
alla scuola di Arad. Il buon Avi aveva capito che la prima cosa di cui avevano
bisogno i fumetti, era la credibilità presso il grande pubblico, è lo stesso
che ha coinvolto Sam Raimi ed Ang Lee, cosa gli passasse per la testa quando
decise di affidare allo sceneggiatore Jonathan Hensleigh la regia di un film
sul Punitore proprio non lo so.
Evidentemente
erano tutti convinti che una maglietta con un teschio e un budget serio
bastassero a fare un film migliore di quello del 1989, me li immagino a ridacchiare
pensando a Dolph Lundgren tinto, tutto un ridacchiare e darsi cinque alti… sì,
sì, bravi, ridete.


“Si vede il teschietto?”.

La cosa che fa
ridere è che ancora adesso Hensleigh sia pronto a giurare e spergiurare che la
Marvel gli abbia imposto un budget di poco conto e una scadenza molto breve per
consegnare il film. Guardandolo “The Punisher” è chiaro che si tratta di un
film girato con la fretta, un disastroso caso di uno sceneggiatore (così così)
che esordisce alla regia, con ambizioni autoriali miste a citazionismo
fumettistico sfrenato, il risultato è una puttanata che scontenta tutti, sembra
una roba scritta da uno che ha letto due fumetti di Garth Ennis (quello di
Preacher) e ha pensato di capirli, ok ci sono… Facciamo il film!
La storia è
sempre quella: Frank Castle è un poliziotto (… Di Nuovo!) che durante un’azione
sotto copertura mette i bastoni tra le ruote al gangster Howard Saint e ne
provoca involontariamente la morte di uno dei figli. Saint si vendica
massacrando la famiglia di Castle, che va fuori di testa (… O si ubriaca, non è
chiaro) e abbraccia il concetto di Punizione.


“Stai bene? Ti porto qualcosa?” , “Un paio di reni nuovi e un eutanasia mi farebbero comodo”.

Se il primo film si è calamitato addosso l’odio dei fans per l’assenza del celebre Teschio
sul petto di Dolph Lundgren, questo è quello che tutti odiano perché è
ambientato nella soleggiata Tampa (Florida) e non nella buia e sporca New
York… Che per quanto mi riguarda è come lamentarsi che quello che ha
scassinato casa tua portandoti via tutto, aveva le scarpe sporche e ha lasciato
tutto il pavimento sporco.
Se poi l’idea
era quella di allontanarsi dal precedente adattamento del personaggio, è
curioso che come attore principale sia stato scelto un altro biondo, costretto
a tingersi i capelli per assomigliare a Frank Castle, questa volta è Thomas Jane, uno che ha il fisico giusto e personalmente mi è
anche simpatico, ma povera stella, quando deve interpretare la parte
dell’incazzato fa tenerezza e quando deve recitare le parti drammatiche (il
finale di “The Mist”…) risulta tragicomico… In questo film quando corre sul
pontile per raggiungere il corpo inerme di sua moglie Maria, sembra Aldo, di
Aldo Giovanni e Giacomo quando grida: «MAAAAaaaaariaaaaa!»


Il classico momento drammatico-intimista di Tom Jane

Il film è un
infame casino di cose buttate dentro a caso che ci regalano un Frank Castle
davvero poco credibile, dopo il massacro della sua famiglia, Frank dovrebbe
perdere la testa, come fa Hensleigh a mostrarci questo dettaglio fondamentale?
Castle mette su uno sguardo scuro e si ingolla “Wild Turkey” come se fosse thè
freddo (e probabilmente sul set lo era davvero). Poi per darsi un tono e far
vedere che lui il personaggio lo conosce bene, rubacchia a piene mani da
“Bentonato Frank” il primo ciclo di storie a fumetti scritto da Garth Ennis e
disegnato da Steve Dillon (la coppia che ha regalato al mondo Preacher).


Ora, Ennis sta
al Punitore come Frank Miller sta a Daredevil o a Batman, “Bentornato Frank”
era ancora scritto con il registro grottesco tipico dello scrittore Nord
Irlandese, che ha iniziato a fare sul serio con il personaggio successivamente,
quando la Marvel gli ha dato carta bianca creando la linea “Max” (la linea per
“Adulti” della Casa delle Idee) dove Ennis poteva ammazzare Mafiosi e usare
tutte le parolacce che voleva. Il problema è che il Punitore di Garth Ennis è
un personaggio che quando entra in un bar ordina un bicchiere d’acqua (storia
vera), perché Ennis nella sua intelligenza sapeva che le azioni del
personaggio, dovevano essere guidate dalla follia e non dall’alcool nel suo
sangue, vero Hensleigh?


Condire il vostro Frank Castle frollato con sale, pepe, e far cuocere a fuoco vivo per una ventina di minuti…

La sensazione
è che qualcuno (la Marvel) abbia dato a Jonathan Hensleigh una pila di fumetti
del Punitore, dicendogli: “Queste sono le storie fondamentali del personaggio”. Il problema è che la full immersion ha fatto più male che bene, perché Hensleigh
ha semplicemente rubacchiato intere scene, riportandole nel suo film identiche.
Ma questo suo pescare un po’ di qua e un po’ di là non tiene conto delle varie
fasi in cui le storie sono state pubblicate. Sì, perché il Punitore è passato
dalla fase “Rambo” degli anni ’80 (armato con mille mila armi) fino a quella
minimale e violentissima di Ennis.
Il risultato è
che nel film Frank Castle prima fa curiosi scherzetti psicologici agli
scagnozzi che tortura per convincerli a parlare (la scena della saldatrice e
del ghiacciolo, che arriva dalle pagine di “Punisher: War Zone” di Chuck Dixon
e John Romita Jr.) fino alla lunga scena di pestaggio con il russo, che invece
è un furto proprio dalla sopra citata “Bentornato Frank”, da dove sono stati
pescati anche i vicini di casa di Frank, Joan, Mr. Bumpo e “Spacker”
Dave e la scena dei piercing.


Momenti comici di cui non si sentiva il bisogno.

Ma, non pago, Jonathan
Hensleigh si convince che rubacchiare dai fumetti non sia sufficiente e al
pari sul discorso del budget, ancora oggi va in giro a dichiarare che il suo film
voleva rendere omaggio a All’Otello di William Shakespeare, a Mad Max di George
Miller e Ispettore Callaghan… Se lo trovate in qualche bar appeso ad un
bicchiere di Wild Turkey, probabilmente vi snocciolerà questa storiella, voi
fate di sì col capo e quando si distrae cambiate di posto al bancone.
Le famigerate
citazioni a Mad Max sono tutte riassunte nella GTO nera guidata da Frank Castle
(sob!), ma di davvero odioso è il modo in cui Hensleigh cerca di darsi un tono
da autore di film di genere, per altro è palese il suo
disperato tentativo di fare del Western a tutti i costi…. Per altro senza
riuscirci.
Prima delle
visita del Russo (il Wrestler Kevin Nash, che si è tagliato i capelli sul ring
dopo un match perso contro Chris Jericho solo perché doveva fare questa parte
nel film), Frank viene raggiunto da un altro sicario, interpretato dal cantante
Country Mark Collie, non lo potete mancare, è quello che entra nel ristorante
dove Castle sta pranzando ed inizia a suonargli una serenata con la chitarra…
In una scena che ogni volta che la rivedo (poche, ho rivisto il film solo per
questa mini-rassegna perché vi voglio bene) mi mette a disagio, non tanto per
me, ma perché è così ridicola che mi fa sentire in imbarazzo per chi ha dovuto
girarla, per chi è dovuto stare sul set durante l’interpretazione e per Tom
Jane, che si è puppato la faccia convinta di Mark Collie senza poter ridere.


“Facciamo un gioco, il primo che ride ha perso”.

Le aspirazioni
da regista Western di Hensleigh sono palesi: nella fucilazione di Castle
sul pontile, nel duello nell’atrio con i due sicari, ma soprattutto nel pietoso
scimmiottamento di scontro a fuoco con il cattivo alla fine. Ribadisco: imbarazzante è la parola che mi torna in mente più spesso quando
penso a questo film.
Per altro, in “The
Punisher” quando qualcuno si becca un proiettile in pieno petto… Non muore!
Succede ben
due volte: una al protagonista all’inizio del film (con Hensleigh che
orgoglioso mostra la cicatrice sul petto di Tom Jane) e alla fine quando Castle
spara a Saint. Non ho mai avuto il coraggio di guardare i contenuti speciali
del DVD, ma mi sembra quasi di sentirlo il nostro Johnny che spiega tutto
contento che nel suo film le persone non muoiono perché ha voluto fare leva
sulla violenza, sulla componente fumettistica irreale delle sparatorie, sul
fatto che si stava meglio quando si stava peggio e che non ci sono più le mezze
stagioni o Dio solo sa cosa potrebbe essersi mai inventato per giustificare una
menata del genere.


Un arco che fa subito “Rambo”, giusto per non farci mancare niente…

Insomma, un
enorme casino, un regista che con la foga di mettere dentro al film di tutto,
ottiene come risultato una serie di trovate che si contraddicono una con l’altra,
ma voi direte: “Almeno è girato bene?”. Macchè, figuratevi.
Le sparatorie
sono frettolose, gli stunt girati malamente, tutta la scena dell’attacco alla
famiglia di Castle è pietosa, uno dei miei passaggi preferiti è quello dove c’è
uno degli assalitori sparato lontano da un colpo di fucile del padre di Frank
che quando atterra ad un metro di distanza, si vede chiaramente che si tratta
di un mamozzo di gommapiuma, con le braccia che svolazzano in aria in direzioni
impossibili… Almeno per un corpo dotato di ossa, forse per qualche celenterato,
ma umani non credo proprio.
La
fretta con cui il film è stato girato è palese, una cosa che ha sempre mandato
in tilt l’ossessivo compulsivo che c’è in me è l’unghia nera sul pollice
sinistro di Thomas Jane… Storia vera, ma soprattutto vado a spiegare.


Reperto numero uno: Unghia del pollice sinistro di Tom Jane.

Nella scena
del pontile ad inizio film, quando Frank abbraccia i cadaveri dei suoi cari, è
impossibile non notare che Jane ha l’unghia del pollice sul grigiastro andante,
come se si fosse acciaccato il ditone appendendo il classico chiodo sul muro.
Nella scena dell’inseguimento in auto verso metà film, quando stringe il
volante l’unghia e nera, si vede perché sembra che abbia quasi lo smalto. Ora
non so dove si sia procurato l’ammaccamento Jane, magari proprio sul set, ma un
paio di cose sono chiare:
1. Non ha
avuto il tempo di curarsi il ditone perché stava girando il film e durante le riprese l’unghia non è guarita.
2. Hensleigh
non se n’è reso conto e non ha mascherato il dettaglio che è stato enfatizzato
dal montaggio del film.
Per altro, ho
appena avuto un’Epifania: Se in un film sul Punitore, la cosa più interessante
da notare sono le unghie nere del protagonista, vuol dire che siamo proprio
alla canna del gas.
Ma se il
budget era così basso da non permettere ai truccatori di mascherare l’unghia
nera di Jane, dove cacchiarola sono finiti tutti i soldi del grosso budget
messi sul tavolo dalla Marvel (e dalla Lionsgate)? Facile, nel casting.


Ben Foster in una performance sopra le righe, ma dai? Non lo fa mai…

Guardate il
casting di “The Punisher” sembra una parata di star degna dei tappeti rossi dei
film festival, persino nei ruoli minori troviamo un nome medio grosso, se non
addirittura enorme. Ma il dramma è sul COME questi attori e attrici siano stati
utilizzati.
La Samantha
Mathis di The Strain interpreta la moglie di Frank e Roy Scheider quella del
padre, specialmente con il secondo, è proprio necessario far venir
giù Scheider per un personaggio che muore dopo 5 minuti passati sullo schermo? Notando che il padre muore sulla spiaggia, devo considerarlo un
omaggio a Lo Squalo? Anche questa hai fatto Hensleigh?!?


“Ti sto aspettando Bruce, questa volta di fucili ne abbiamo ben due”.

Rebecca Romijn
e Ben Foster interpretano due dei vicini (uno dei quali si innamora di Frank,
vi lascio indovinare quale, indizio: non ha i piercing ma le gambe lunghe due
metri), la moglie di Saint è Laura Harring e il suo sgherro di fiducia ha i
baffi a manubrio di Will Patton.
Ora io dico:
hai bisogno di far venir già per forza Laura Harring, per poi doverti inventare
primi piani per lei per non litigare con il suo agente? Non puoi prendere un’anonima popputa qualunque senza giocarti un inutile cast di supporto composto
da super star che recitano in ruoli da caratteristi? 

“Cassidy ha fatto un commento sul mio seno, lo voglio morto…. Che soffra!”.

Ma il dramma vero è
rappresentato dal cattivo… Interpretato da… Non riesco… No davvero… John
Travolta, ok? Travolta, l’ho detto!

“Buongiorno, sono il pacato e posato caratterista di nome John Travolta”.

Ora, il
vecchio John quando deve fare il cattivo è capace, il minimo sindacale che
si richiede da lui è quello di andare sopra le righe, “Broken Arrow”, “Face Off”,
ma anche quella robetta di “Codice: Swordfish” tutti ruoli da cattivo, tre
interpretazioni con occhi fuori dalla testa che almeno ti facevano dire: “Ok, quello
è il cattivo”. Qui? Tracciato piatto, non si capisce se Travolta cerchi di
essere misurato, o sia solo svogliato, opterei per la seconda. Le beffa è che
il maledetto Hensleigh non lo fa nemmeno ballare, voglio dire, hai fatto
cantare Mark Collie, fai ballare John Travolta, no? Lo fa nel 97% dei film della
sua filmografia. La cosa ridicola è che nel film c’è anche una scena in cui
Travolta potrebbe ballare con Laura Harring, solo che il personaggio si rivolge
ad uno sgherro e gli dice: “Fai ballare mia moglie” ed io temo, ma temo sul
serio, che nei contenuti speciali del DVD, un compiaciuto Hensleigh abbia da
dire qualcosa su questa sua sagace scelta autoriale… Quasi quasi vado a
vedermi i contenuti speci… Ma magari anche no! Meglio se vado a fare qualcosa di
veramente utile, tipo mettere apposto il mio cassetto dei calzini.
L’imbarazzo è
il sentimento che domina su tutto il film e malgrado i monologhi sulla
punizione di Frank “Tintone” Castle, la vera punizione è guardarlo, anche se l’ho
fatto attraverso le dita della mia mano, impegnata nell’universale gesto del
FACCIAPALMO… Venite ancora a parlarmi male di Dolph Lundgren, dai, provateci.
Ci vediamo qui
per Gara 3, prossima fermata: Zona di Guerra.
P.S. Ultima
cosa giuro:
Thomas Jane ci
ha riprovato con il Punitore, ha rotto il cazzo a tutti finché non ha convinto Phil
Joanou a dirigerlo in un corto di 10 minuti nel 2012, si intitola “Dirty
Laundry”, c’è anche quel mito di Ron Perlman… Non potevano fare TUTTO questo
film così? Brutto?
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