
Dopo essere stato impersonato al cinema da tre attori diversi, Frank Castle si è attestato sul naso da pugile di Jon Bernthal, che torna ad impersonarlo dopo la serie tv e veniamo al punto, forse il destino del Punitore è di funzionare (un po’) meglio negli speciali fuori serie.
Vi ricordate quando nel 2010, Tom Jane ha provato a ricandidarsi per la parte con lo speciale visibile in rete Dirty laundry? Un lavoretto competente al limite del fan-film, che ancora oggi qualcuno ripesca durante le discussioni in rete (gli argomenti, quelli importanti…) come il miglior Punisher di sempre. Devono averlo capito anche Reinaldo Marcus Green e lo stesso Jon Bernthal, che con i soldini della Disney hanno messo su questo mediometraggio, 48 minuti che servono a dare continuità tra la fine della seconda stagione della serie del personaggio e il suo ritorno, accanto a Spidey, nel prossimo Ragno-Film.

Ovviamente “Infernet” è impazzito, anche perché un paio di influencer che si spacciano per recensori hanno pensato bene di toccarla pianissimo, facendo volare paragoni con l’unico film d’azione, quello che viene sempre citato da chi non ne ha visto altri (The Raid), ma andiamo per gradi come avrebbe detto Anders Celsius.
Il quartiere newyorkese di Little Sicily è un inferno a cielo aperto dopo che Frank Castle ha punito la famiglia Gnucci (la “G” è muta), ma il nostro non se ne cura, la sua mente è ancora in pieno stress-post traumatico, afflitta da visioni di commilitoni morti, di sua moglie e di sua figlia, con cui Frank parla solo quando va a trovarle al cimitero, sulle loro tombe.

La vita nel quartiere è impossibile, così come cercare di sopravvivere per le persone normali, come il gestore del locale con figlia piccola a carico, impersonato da Andre Royo, il mitico Bubbles di The Wire. Anche se per far capire che Little Sicily sembra il set di Il giustiziere della notte 3, ci pensa il cagnolino di un povero senza tetto, sacrificato per mettete in chiaro che i cattivi, sono bastardi senza cuore.
Iniziamo dai difetti: in tutto questo arriva Ma Gnucci, impersonata da una Judith Light ben poco convinta, che spiega che alla stessa ora in cui Frank ha ucciso il suo figliolo prediletto, darà il via ad una caccia all’uomo, con tanto di gustosa taglia sulla sua testa, estesa a tutto il quartiere. Le domande sono molteplici: perché Ma Gnucci è in sedia a rotelle? Perché Garth Ennis l’ha creata così nei fumetti ok, ma nella versione con attori Frank non le ha mai fatto nulla, anche se così fosse stato, almeno avrebbe giustificato parte della sua furia. Inoltre perché Frank, che ha due volte l’occasione per girarle la testa dal lato sbagliato non lo fa? Ok, bisogna tenere aperta la sottotrama dei Gnucci per il futuro, ma visto che lo speciale dura meno di 50 minuti, si poteva curarlo di più, arrivare comodi ad 80 minuti e farne un film, ma non importa, grazie agli influencer su “Infernet” si sono gasati in tanti lo stesso.

Passiamo ai lati positivi, tutta la prima parte Jon Bernthal se l’è scritta per il suo talento, urla gutturali e momenti intimisti sono perfetti per le sue capacità di attore, quindi Frank che vorrebbe farla finita, ignorando le sue responsabilità come Punisher (la brutta copia in piccolo di Peter che si finge rilassato citando Butch Cassidy), funzionano perché Bernthal ci mette l’intensità giusta, molto meglio vederlo qui che nell’inutile speciale di The Bear, intitolato “Gary”, altri 50 minuti, ma di assoluto nulla condito dal niente, così ho detto la mia anche sull’altro speciale del momento.
Dove per fortuna “The Punisher – One Last Kill” non tira via la mano è l’azione, il paragone con The Raid è pigro, perché qui parliamo di qualcosa come dieci o quindici minuti di sparatoria diretta bene. Vero, Frank parte a mani nude, in un attimo recupera un coltello, poi un Benelli e poco dopo arriva ad un paio di AK-47, il tutto facendosi largo a pugni, coltellate e revolverate da una stanza, lungo i corridoi, su per le scale e attraverso le balconate del palazzo, fino al tetto.

Questa è sicuramente la parte più riuscita del mediometraggio, uno sfoggio di lotta a breve distanza e sparatorie, con Frank che da buon soldato, ogni volta si assicura di avere abbastanza pallottole nel caricatore, carica, tira l’otturatore, mira bene e spara dritto.
Insomma la parte d’azione di “The Punisher – One Last Kill” funziona bene, senza bisogno di scomodare i giganti, porta in scena quello che un buon film d’azione dovrebbe fare sempre, il fatto che a dirigerla sia il più mestierante dei mestieranti presta nome, ovvero il regista Reinaldo Marcus Green, che è lo stesso di uno dei film più atroci visti di recente, l’inguardabile “Bob Marley – One Love” (2024) mette in chiaro che forse il regista non era nel suo o meglio, si tratta di qualcuno che sa come fare i compiti, gli auguro di uscire dalle secche dei titoli brutti su commissione abbracciando l’azione, ma stiamo calmi, perché io ero lì quando vi siete calati le mutande (sotto l’influenza dei soliti Influencer) davanti ad uno come Miguel Sapochnik, ricordo cosa scrivevate su di lui, definendolo il Secondo Avvento dopo una puntata di Giocotrono, per questo ribadisco…

Se non sapete cosa fare e volete 50 minuti con colonna sonora metallara e Jon Bernthal in grande forma sapete cosa fare, anche se sicuramente quando tornerà, sbarbato e accanto all’Uomo Ragno, non aspettatevi questo livello di sangue e violenza per il Punitore, in ogni caso, se riuscite a non farvi cogliere da facili entusiasmi, ci sono cosette peggiori da vedere su Disney+, io come sempre, vi ricordo lo speciale della Bara dedicato al personaggio!



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