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The Pyramid: E’ previsto che si vedano delle mummie, nel suo film sulle mummie?

Mi ha fatto un certo effetto vedere la classica sigla
della 20th Century Fox nei titoli di testa di questo film, a memoria mia
ricordo pochi horror prodotti dalla nota major, questo in particolare mi ha dato
un grosso senso di dejà vù, probabilmente perché avevo già visto il mockbuster,
per una volta non prodotto dalla Asylum.

Proprio parlando di The Day of the Mummy, avevo
illustrato il mio pensiero sulle mummie nei film horror, purtroppo per
loro nel party dei mostri classici ricoprono il ruolo della bruttina con l’apparecchio
ai denti e gli occhiali spessi.
Ci spero sempre di vedere un bell’horror con le mummie e
ve lo posso dire subito: anche questa volta le mie speranze sono state spazzate
via dal vento del deserto.
Cairo, agosto 2013. Un gruppo di archeologi, ovviamente
Americani, scopre una nuova piramide sepolta sotto la sabbia del deserto. Il
Dottor Holland e sua figlia Nora non vedono l’ora di poter esplorare la nuova
scoperta, a supportarli, arriva la documentarista Sunni, accompagnata dal suo
cameraman Fitzimmons. Quando in un film trovate un personaggio che si chiama Fitzimmons
vuol dire che gli autori si sono rotti di pensare ad un nome originale, quindi
questo dovrebbe già darvi degli indizi sull’andazzo generale del film…

“Niente, gli iniettori sono andati, diamo un occhiata alla turbina”

A completare la “cumpa” ci pensa Michael Zahir il nerd
del gruppo esperto di robotica, con il suo mini-robot cingolato, preso in
prestito dalla Nasa, chiamato Shorty. Il drone è inoltre dotato di telecamera.
State iniziando ad intuire dove vogliono andare a parare gli autori? Un cameramen,
un robot con camera incorporati, bravi! Un found footage/mockumentary diretto
in soggettiva! Siete contenti?

A causa delle rivolte in Egitto, bisogna lasciare il Paese in subbuglio, quindi viene mandato Shorty all’interno della piramide,
quando il piccolo robot smette di trasmettere, i nostri protagonisti si
intrufolano nell’Egizia forma geometrica per ritrovarlo. Segue mattanza d’ordinanza.

Ah! Una piramide nascosta, un gruppo di vittime
sacrificali pronte a riprendere il loro martirio per noi, quale modo migliore
per farmi sopportare l’ennesimo film con telecamera a mano traballante pieno di
“Oh my God!”, se non la possibilità di vedere un sacco di Mummie incazzate
che inseguono gente nel loro ambiente originale. Pensate alla possibilità poi, perché
dentro alla piramide devono esserci solo mummie e polverosi corridoio? C’è l’intera
iconografia egizia da cui pescare!

D’altra parte una delle scene più riuscite (e paurose) di
uno dei classici della mia infanzia (Piramide di Paura) prevedeva una
mummificazione rituale, quindi perché non fare lo stesso? Ecco, è proprio qui che
iniziano i problemi. Perché malgrado tutta questa lunga premessa in “La
Piramide” le mummie non ci sono. Vi lascio il tempo per assimilare la mazzata…

“Ed è proprio in questo punto che il film va a farsi mummificare”

Questo film segna l’esordio alla regia per Gregory
Levasseur, già co-sceneggiatore dei remake di “Le colline hanno gli occhi” e “Maniac”
(uno dei due è venuto bene, lascio a voi indovinare quale), il ragazzo francesce
è uno storico collaboratore di quel pazzarello di Alexandre Aja, autore della “Porcata
di Mezzanotte” definitiva (Piranha 3D), ma anche responsabile delle corna sulla
testa di Harry Potter (quella porcheria di “Horns”).

Levasseur decide di non essere troppo aderente alla
tecnica del found footage, infatti in alcuni momenti semplicemente non
giustifica il fatto che le telecamere siano sempre accese (così, perché gli va),
o più semplicemente, stacca la telecamera utilizzando il classico montaggio,
quindi con il passare dei minuti la messa in scena del film passa del tutto in
secondo piano, perdendosi nell’anonimato registico.
Si procede per circa metà minutaggio nella noia: i personaggi
non vengono uccisi dalla Piramide del titolo, ma più che altro dalla loro
stupidità, mentre girano come topi dentro un labirinto. Poi arriva la svolta:
arrivano i gatti!

Siam siam siam, siamesi siam…

Sì, perché Levasseur ha pensato bene di pescare dalla
cultura egizia, dimenticandosi di utilizzare la cosa più figa mai sfornata dall’illuminato
popolo, ovvero: le mummie. Il nostro francesino si convince che un gruppo di,
tenetevi forte, gatti cannibali (Fiiiiu!) sia un’idea fighissima. Quindi, per
una buona porzione di pellicola, questi gatti posticci, animati in pessima CG,
tengono banco torturando i protagonisti.

I mici voraci sono solo la punta dell’iceberg (o della
piramide). Sì, perché in realtà gli animali venerati dagli Egizi sono stati
messi a guardia di qualcosa, incaricati del compito di guardiani di un orrore
ancora più grande. Una mummia? No, non ci sono mummie in questo film! C’è
invece Anubi, il Dio dei defunti, voi direte figo, ecco, solo perché non avete
visto come è fatto QUESTO Anubi.
Levasseur deve aver ricevuto in regalo in bignami sulla
cultura Egizia, uno di quei libri illustrati che si regalano ai bambini e dopo
i gatti, ha pensato bene di inserire anche Anubi nel suo film. E siccome sul
libretto c’era scritto che la divinità è per metà umano e per metà sciacallo,
così è stato realizzato.
La capoccia della creatura è un misto di pessima CG e
brutto make-up, Levasseur dovrebbe avere almeno l’astuzia di non inquadrare la
creatura, cercando di preservarne il mistero, invece no! Non pago la sbatte in
primo piano bello orgoglioso dei suoi effetti speciali inguardabili.

“Ho trovato la sceneggiatura del film, è scritta in geroglifico”

Voi direte: “Ok il film sembra una poverata (fatta con i
soldi della 20th Century Fox) però almeno fa paura?” Macchè, il film non fa
paura nemmeno per errore, si gioca un paio di Jump scare telefonati, per poi
trasformarsi in una specie di Slasher (uno di quelli brutti) con Anubi
impegnato ad inseguire la final girl di turno. Per assurdo un film ambientato
interamente in un piramide, da cui i protagonisti non riescono ad uscire, non
riesce a creare un senso di angoscia nemmeno per un minuto!

Levasseur è talmente un cane che non è in grado di
mettere su nemmeno un paio di ammazzamenti splatter fatti come si deve, insomma… In questo film è tutto sbagliato.

Ne ho visti di film mancare le premesse iniziali, ma
farlo in maniera così clamorosa è qualcosa che (per fortuna) capita raramente. La cosa pazzesca è che sono riusciti a mettere una mummia sulla locandina, ma
non sono riusciti a metterne nemmeno una in tutto il film! Se prendete il
vostro Smartphone e fate un filmato nei corridoi del museo Egizio di Torino,
magari la 20th Century Fox vi produce un horror ad alto budget e sicuramente
riuscirete a mostrare più mummie di quanto non è riuscito a fare Gregory
Levasseur.

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