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The Ring 3 (2017): La maledizione della VHS? No del reboot!

Praticamente una
legge dogmatica: se passano un numero minimo di anni che vanno dai cinque ai
sette, anche la saga più famosa si becca il riavvio nemmeno fosse un vecchio pc
affaticato, prima o poi tocca a tutti, è come una maledizione da cui non si
sfugge, Samara lo sa bene.

Di anni dall’ultimo
“The Ring 2” ne sono passati 15, anche se quel capitolo, a differenza del primo remake americano, non era diretto dal mio nemico/amico Gore
Verbinski, detto “Il Non Regista”, l’uomo con la filmografia che avrebbe potuto
tranquillamente dirigere chiunque altro al posto suo, vista l’infilata di
titolo commerciali accettati da Verbinski(fo), uno con cui ho fatto un minimo
di pace grazie a “Rango” (2011), ma se mi omaggi così spudoratamente Clint
Eastwood con me vinci facile.
Penso e spero che
lo sappiate tutti che la Samara di “The Ring” altro non è che la versione
Yankee della ben più spaventosa Sadako di “Ringu” (2008) di Hideo Nakata, ora a
costo di dire una banalità, ho sempre preferito l’originale giapponese, sia per
la sua capacità di spaventare (dettaglio non secondario per un Horror), sia per
la logica della storia, in cui il “Ring” del titolo, era spiegato molto meglio
rispetto alla versione americana.
Ma la legge del
reboot se ne frega e, quindi, sotto con un altro capitolo che tiene conto del
fatto che le nuove generazioni non hanno idea di cosa sia un VHS,
figuriamoci se possono trovarla spaventosa, beh probabilmente se gli
spiegassero che dopo aver visto il film, bisognava riavvolgere potrebbero
rimanere sconvolti.



“Può appendere la tv alla parete dicevano! Reggerà il peso dicevano!”.

Per una volta, il
titolo italiano è più in linea con il senso di tutta l’operazione rispetto al
più anonimo titolo originale “Rings” che, sì, fa sempre riferimento alla
circolarità della maledizione di Samara, ma perde il senso che questo nuovo
film diretto da F. Javier Gutiérrez, sia a metà tra un seguito e un rilancio
della ormai mitica saga. Ma serve davvero ricominciare nuovamente? Se c’è una
maschera dell’horror recente che davvero ha raggiunto un enorme fetta di
pubblico, è stata sicuramente la bimba con i capelli diversamente pettinati e
il suo “Tra sette giorni morirai” che sembra tanto uno qualunque dei miei lunedì mattina al lavoro.

“Morirai tra sette giorni” , “Sì, sì… no… mo’ me lo segno”.

La scena di
apertura è già moderna, così moderna che sembra di guardare Final Destination, cose che capitano se
due tizi che hanno guardato il contenuto della cassetta maledetta si trovano
sullo stesso aereo, dopo questo incidente gli Americani modificheranno il loro
documento della dogana, quello che compili in volo prima di atterrare
aggiungendo la domanda: “Hai visionato video o filmati maledetti negli ultimi
sette giorni?”.

La storia
prosegue con Julia (Matilda Lutz) e con un altro tocco di gioventù, il
professore universitario Gabriel Brown, interpretato da Johnny Galecki, il
Leonard di “The Big Bang Theory” che, nel frattempo, è diventato abbastanza
vecchio da passare per giovane Professore Geek, perché non ha gli occhiali,
altrimenti sarebbe Nerd. Capito come funziona nel 2017, Geek e Nerd va bene,
VHS malissimo, oh sentite non le faccio io le regole, ok? È così e basta, fatevi
forza.



“Ti consiglio di non guard…” , “Sta zitto Leonard!” , “Ok, scusa Penny”.

Si procede a
colpi di “Salti Paura” ah no scusate, Jump Scare, i giovani li chiamano così e
noia varia che non so come si definisca in base al vocabolario giovane
moderno, ma sempre quella è: NOIA.

La svolta arriva
quando i protagonisti arrivano nella Sacramento valley dove è sepolto il corpo
di Samara Morgan e Julia si ritrova con uno strano segno sulla mano.
Ora, se avete
visto il trailer del film, sappiate che tutte le scene migliori ve le siete già
bruciate, compresa quella di Samara che cristona mentre ciccia fuori da una di ‘ste
cazzo di tv piatte che basta un attimo e volano per terra rovinandole l’entrata
in scena ad effetto, non succedeva mai con i televisoroni con tubo catodico,
mannaggia a te maledetto 2017!
Il resto dei
colpi di scena ci pensa una sceneggiatura davvero banale ad anticiparli
tutti agli spettatori meno distratti, basta aver visto più di due film in vita
vostra per capire che SPOILER!!!
Se il cieco della
città è interpretato da Vincent D’Onofrio (che sembra un gigante tra i bambini,
e non solo per mole fisica) e il segno di Julia sulla mano è scritto braille,
non è impossibile che le due cose siano legate, anche perché D’Onofrio non
passa inosservato e non lo fai venir giù ad interpretare una particina di
contorno, ma scegliere lui, a livello di linguaggio cinematografico, non fa che
ammazzarti il colpo di scena FINE SPOILER!

“Ero invidioso del mio amico Daredevil e allora?”

F. Javier
Gutiérrez non fa un brutto lavoro, ma il film è davvero poca cosa, l’unico
punto che posso dire di aver apprezzato è il finale, in cui questa saga si
riallinea con la tecnologia moderna, ma soprattutto, Samara Morgan recupera
quella cattiveria che l’ha sempre contraddistinta, anche perché per gran parte
di questo “The Ring 3” sembra lei la vittima.

Risultato finale:
anche questa volta con un horror commerciale passo quasi tutto il tempo a
guardare l’orologio sperando in un brivido che di fatto non arriva mai, anche perché
nel finale, mi è sembrato di rivedere una versione in piccolo del recente Man in the dark, vuoi vedere che il
tempo di “The Ring” è già finito? Bah, non credo, Samara è ancora un personaggio
che potrebbe fare molta paura, però questo rilancio mi è sembrato davvero fuori
tempo massimo, un film con il retrogusto di minestra riscaldata.
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