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The Seeding (2024): le colline hanno gli occhi (ma non forniscono crema solare)

Oggettino ancora misterioso questo “The Seeding”, malgrado il suo passaggio al festival di Sitges, il film di Barnaby Clay è il classico soggetto che ti attira e poi non ti lascia più andare, che poi potrebbe essere anche la sinossi ufficiale del film.

Il fotografo Wyndham Stone (Scott Haze), si avventura nel deserto dello Utah, non perché fosse alla ricerca della sede del Sundance film festival, quanto più che altro per il suo interesse a fotografare l’imminente eclisse solare. Un bambino smarrito in cerca dei suoi genitori da aiutare lo distrae portandolo fuori pista, un paio di giri e giringiri (cit.) vari e il fotografo perde orientamento, strada di casa e posizione della sua auto parcheggiata.

Nel tentativo di ritrovare la via smarrita, Wyndham si cala in una valle tra i canyon utilizzando una lunga scala lasciata lì da qualcuno, forse la stessa persona che vive nella baracca isolata e apparentemente abbandonata che si trova al fondo della valle, ottima per salvarsi dal gelo notturno e passare la nottata, un po’ meno quando il mattino dopo la scala che lo ha portato lì risulta scomparsa e il nostro fotografo, intrappolato nella gola rischia di fare la fine del topo.

“Non posso nè scendere nè salire, nè scendere nè salire” (cit.)

“The Seeding” inizia come uno di quei film che mi piacciono tanto, quelli con il protagonista incastrato in una situazione di caccapupù, di solito METAFORONE di una sua condizione da superare, sempre se prima riuscirà a portare a casa la pelle. I titoli così sono tanti, ma appena in “The Seeding” entra in scena Alina, la donna che vive solitaria nella baracca, interpretata da Kate Lyn Sheil, la trama svolta.

Si perché oltre alla misteriosa abitante, letteralmente sopra la testa del protagonista, a farsi beffe di lui osservandolo e tormentandolo come il sole implacabile del deserto dello Utah, ci sono una serie di odiosi marmocchi di età variegate, si va dai più piccoli fino agli adolescenti, a metà tra i bimbi sperduti, scegliete voi se di Hook o di Mad Max, che non hanno nessuna intenzione di aiutarlo, anzi, si mettono di traverso ad impedire i suoi tentativi di fuga, ed è qui che “The Seeding”, abbandona un po’ il genere dei film con protagonista incastrato per abbracciare beh, Le colline hanno gli occhi di zio Wes Craven, brutto?

Zio Wes forse avrebbe approvato.

In tutto questo la variabile è Alina, il regista e autore del soggetto Barnaby Clay non si perde in chiacchiere, lascia che sia l’ambientazione a colmare il non detto, se volete capire la storia di questo personaggio, dovreste accontentarvi di interpretare le pitture semi rupestri sulle pareti del canyon, il passato e il ruolo di un personaggio femminile che inizialmente sempre in pericolo, poi si fa minaccia e infine, sirena di Ulisse, se non proprio Maga Circe. Non è un’anticipazione sulla trama, sereni.

“The Seeding” è il classico horror a lenta cottura, le esplosioni di violenza ci sono ma il regista punta più sul finale in crescendo e sulla trasformazione del protagonista, per cui sembra valere il principio: se non puoi abbandonare la prigione, arredala. Anche se i tocchi da “Folk Horror” della storia si faranno largo più avanti, dipenderà da voi se avrete pazienza ad attendere o se l’atmosfera desertica riuscirà a fare presa su di voi.

Altro giro, altra Meryl Streep in versione Bara Volante.

Ma staremmo qui a parlare di fuffa se non fosse per Kate Lyn Sheil, che si carica letteralmente il film sulle spalle e da solo, gli fa guadagnare un paio di punti. Rolling Stone l’ha definita “la Meryl Streep del cinema micro-budget”, un po’ una sparata ma centra tutti gli elementi cardine della sua carriera e del suo talento, anche se al momento il film è ancora in quel limbo che sta tra i Festival di genere e lo sbarco su qualche piattaforma (negli Stati Uniti ha avuto un’uscita in sala “limited”, ovvero in poche sale), vale la pena anche solo per la prova di Kate Lyn Sheil, o se per caso siete fanatici della tintarella.

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  1. Non ho notato nulla nei titoli di coda, ma questo The Seeding non è altro che il remake di La donna di sabbia di Teshigahara. Identitco lo spunto ed identico il contesto della vicendai. Ovvio che questo film ne è una versione ridotta considerando che dura 100 minuti anzichè le due ore e mezza del film giapponese. Senza dubbio l’ultima mezz’ora opera una variante importante sia a livello di forma orientandosi più verso l’horror anche se non a livelli estremi e sia nei contenuti rispetto al suo omologo.

    • Buono a sapersi, leggendo le due trame non mi sembrano poi così identiche, ma un breve riassunto non è come guardare il film e questo di Teshigahara non l’ho mai visto, di suo penso di aver visto solo quello del minatore, mi sfugge il titolo in questo momento anche perché l’ho visto un’era geologica fa, grazie per lo spunto. Cheers!

  2. Interessante, cercherò di vederlo 🙂

    • Buona caccia 😉 Cheers

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