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The Strangers – Chapter 2 (2025): il terrore a rate, pagabile in tre comode maschere

Ci ho messo un po’ a decidermi a recuperare il secondo capitolo del rifacimento di The Strangers, la nuova trilogia diretta da Renny Harlin nata per rifare l’originale del 2008 di Bryan Bertino, mossa che continuo a trovare bizzarra, ma queste sono le carte che abbiamo in mano.

Bertino ha esordito con un “Home invasion” che guardava a Carpenter, che funzionava perché sapeva asciugare ma dopo quel film, non è arrivata una carriera in grado di confermare quell’inizio come il primo passo di una brillante maratona. Riconoscere a questi “Stranieri” lo status di culto con un remake arrivato nemmeno vent’anni dopo è una mossa che non ha davvero compreso, ma Renny Harlin ha saputo interpretarla bene, dimostrando di aver fatto i compiti.

“The Strangers – Chapter 2” fa sua la lezione di Halloween II di Rick Rosenthal, inizia un minuto dopo la fine del capitolo precedente, e vede la protagonista Maya in ospedale, proprio come accadeva a Sua Maestà Jamie Lee Curtis in quel film, infatti l’inizio è identico, con uno dei mascherati assassini che la insegue tra le corsie, tanto che in certi momenti ho avuto il dubbio di stare guardando l’altro Halloween 2.

I seguiti degli Slasher mi hanno insegnato che in ospedale è più facile trovare un assassino mascherato che un medico.

“The Strangers – Chapter 2” arriva con l’aria di chi non ha nulla da dimostrare e proprio per questo può permettersi di osare un po’ di più, trattandosi del secondo atto di una trilogia già annunciata, già impacchettata e già venduta, questo film non nasce per qualche urgenza creativa, ma in fondo chissene, sono tre titoli che danno da lavorare ad uno a cui vogliamo tutti molto bene come Renny Harli, quindi va anche bene così.

Il problema principale non è tanto ciò che il film fa, quanto ciò che si rifiuta ostinatamente di essere, non vuole essere un vero sequel, perché non spinge davvero oltre il discorso del primo capitolo, essendo un remake in tre parti del film originale del 2008 di Bryan Bertino, può permettersi di fare un giro più lungo per arrivare nello stesso punto, che per il film di Bertino era beh, quello di partenza.

La messa in scena è professionalmente ineccepibile, Renny Harlin è una vecchia volpe, sa dove posizionare la macchina da presa, illuminando tutto come da manuale, inoltre è un titolo che può permettersi molto, non è il primo capitolo, quindi non deve presentare situazioni e personaggi, tanto che per lunghi rinuncia anche quasi totalmente ai dialoghi, si parla pochissimo e ci si lancia nell’azione, infatti il silenzio aiuta a tenere alta la tenzione, i giri a vuoto della trama ci sono, anche se Harlin sa come riempirli tenendo sempre in movimento la sua rossa Final Girl.

«Ci rivediamo nel terzo capitolo… Forse»

Il film sembra ossessionato dal movimento, la protagonista Maya (Madelaine Petsch) è quasi sempre in fuga, trascinata da una situazione all’altra come se l’unico modo per andare avanti fosse continuare a spostarsi. Una scelta che tutto sommato paga, perché può permettersi una lunga deviazione prima di riportarci nella situazione di partenza, quella da “Home invasion” che era alla base anche del film originale di Bertino.

Anche questa volta gli Strangers (in the night) ci sono, sempre con le loro maschere e grazie ad un po’ di flashback, scopriamo qualcosa sul loro sociopatico passato, un pochino più umani un po’ meno presenze, insomma un tentativo di osare che è tipico del secondo capitolo di una trilogia, quello che storicamente non ha il compito di impostare l’inizio o organizzare la conclusione, può semplicemente esplorare, fare quello che vuole e Renny, per nostra fortuna lo fa.

Il risultato è un horror che sembra non volersi fermare, che non ha paura del silenzio e che ho trovato ben più brioso del primo capitolo, purtroppo i buoi sembrano già abbondantemente scappati dalla stalla, gli incassi in patria di questo secondo capitolo sono stati la metà rispetto al “Chapter 1”, e il terzo (a stretto giro su questa Bara) ha portato a casa ancora meno soldi nel primo fine settimana di programmazione, l’unico che conta per chi ci mette i soldi. Pessimo segnale anche se il secondo capitolo è stato girato in Slovacchia in cinquantadue giorni, quindi non deve essere proprio costato una sproperio, anzi, tutt’altro.

Ora capisco cosa provano gli alberi.

L’interpretazione della protagonista Madelaine Petsch è fisica, generosa, insomma anche qui, competente, si percepisce lo sforzo di tenere in piedi un film che le chiede molto più di quanto le restituisca. Ma la sensazione di stare esplorando è presente, la nostra Maya sembra il nostro Avatar che gironzola nel “mondo” della saga di “The Strangers” sbloccando nuove stanze, allargando il campo e preparando il terreno per il terzo capitolo, infatti vedere le scene di anteprima del terzo capitolo durante i titoli di coda, mi ha fatto ritornare al famoso “Attualmente in lavorazione” alla fine di Ritorno al futuro parte II.

Continuo a conservare tutti i miei dubbi sulla vera utilità di rifare un film del 2008, ma soprattutto di rifarlo, trasformando al sua trama minimale in una trilogia, però Renny Harlin lavora, questo capitolo è molto più sfizioso del primo che mi aveva lasciato freddino, temo che il terzo mi raffredderà completamente, ma quello lo scopriremo presto (restate da queste parti), per ora, se titolo di mezzo che osa di più di una trilogia doveva essere, direi che lo è stato, quindi bene così, daje Renny!

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