
Vi avevo promesso che ci saremmo visti mercoledì prossimo, per un altro appuntamento con il mio amico John Landis e pensate un po’… oggi è mercoledì prossimo! Quindi buon Christina Ricci ci vediamo mercoledì prossimo!
… Eppure, ho come la sensazione di aver dimenticato qualcosa tipo di scrivere uno stupido post per la Bara Volante, talmente stupido che solo uno stupido come me potrebbe farlo, facciamolo!
Siamo nella seconda metà degli anni ’90 (ma non era mercoledì!?), lontanissimi dal decennio d’oro del mio amico John Landis, la prova è che il tentativo di riconciliazione con l’ex amico – quindi di riflesso anche mio – Eddie Murphy è andato malissimo, Beverly Hills Cop III è un film su commissione, forse il fanalino di coda della produzione del regista di Chicago, forse no, chisseneimporta. Tra scegliere chissà quale altro titolo e fare qualcosa di stupido, Landis non ha dubbi e fa “The Stupids”.

“The Stupids” è tratto da una serie di libri per bambini, scritti da Harry Allard e illustrati da James Marshall piuttosto popolari negli Stati Uniti, al centro, le vicende della famiglia Stupid, immaginatevi gli Addams con l’idiozia al posto del gotico, stupidi non solo di nome, ma di fatto. Pensate che tutta la vicenda comincia quando il padre famiglia, Stanley Stupid, lavorando come postino si mette in testa di scoprire chi sia questo “Mittente” che compare citato su tutte le lettere con su scritto “Rispedire al mittente”, quel tipo di stupidità.
Pescando a piene mani da questi libri per bambini, Brent Forrester tira fuori una sceneggiatura che viene acquistata dalla New Line Cinema, che ci investe, nemmeno pochino, venticinque milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, l’idea di un soggetto del genere messo in mano a John Landis evidentemente li tranquillizzava, la realtà? Un bagno di sangue: meno di tre milioni mezzo portati a casa, paragoni inevitabili ed impossibili con il ben più remunerativo “Scemo & più scemo” (1994) e un destino da film nascosto sotto il tappeto, malgrado sia andato benissimo in cassetta, tanto che spesso lo si trova ancora etichettato come film per la tv, cosa che non è stato, sicuramente non in uno strambo Paese a forma di scarpa dove non è mai uscito (storia vera).

“The Stupids” è la storia di un sanguinoso disastro, capace di collezionare un sacco di Razzies Award, la maggior parte per il secondo Arnold più famoso di Hollywood, Tom Arnold, che si è consolato con i bei soldoni dell’assegno ricevuto per infilarsi la paglietta di Stanley Stupid, ma sul set passava parecchio tempo a chiedere delucidazioni a Landis: «John, sicuro che questa cosa fatta così faccia ridere?» (storia vera).
Faceva ridere Tom, nemmeno poco, perché “The Stupids” è un’altra riuscita commedia degli equivoci firmata da Landis, con un abbondante utilizzo di umorismo non sense. Per capirlo, bisogna calarsi nell’ottica del film per bambini, ma diretto da un dinamitardo, questa volta con un po’ più spazio di manovra, il che vuol dire, no, ancora niente poppe e quasi niente scimmie (purtroppo…) ma per lo meno qui ci sono tante apparizioni di registi famosi e si vede il cartellone pubblicitario del film immaginario “See You Next Wednesday”, per la precisione sul retro del bus a cui i ragazzi Stupid legano le loro biciclette… Prima che il bus parta.

Stanley (Tom Arnold) e sua moglie Joan Stupid (Jessica Lundy) si svegliano, lui già con la paglietta in testa, lei con il fiocco tra i capelli, perfetti per una nuova raggiante mattina, scoprono che nel cuore della notte, qualcuno ha rubato la loro spazzatura, quella che avevano diligentemente archiviato dentro i bidoni della spazzatura… E non è la prima volta che accade!
Dopo aver perso il suo lavoro all’ufficio postale, dopo aver segnalato al suo responsabile (… David Cronenberg!) di questo misterioso mittente, che si fa restituire tutta la posta, ora anche il furto ripetuto della spazzatura dai bidoni, inaccettabile, bisogna indagare!

Per inseguire il camion, che pensate, ogni notte passa a rubare la spazzatura, non solo dai bidoni degli Stupid, ma da quelli di tutto il quartiere, Stanley userà due ruote (una moto)? Quattro ruote (un’auto)? No, andrà più veloce con otto ruote e i Rollerblade, perché sì, Stanley è così stupido e la sua famiglia non è da meno.
I figli Buster (Bug Hall) e Petunia (Alex McKenna), per lasciare un messaggio alla madre, sintetizzano drammaticamente e fanno credere alla mamma di essere stati rapiti dalla polizia, quando uno zelante agente chiama casa per avvisare di aver trovato i due pargoli vaganti, la signora Joan va nel panico e questo mette in moto l’effetto domino, perché gli Stupid scopriranno che la sparizione della spazzatura è una parte del piano del diabolico Mittente, un complotto ordito ai danni del mondo da questo malvagio che riceve e distrugge le lettere per il gusto di farlo, tanto cattivo che ad impersonarlo troviamo il leggendario Christopher Lee.

Idioti che ipotizzano un complotto e poi, come bambini in fase magica, scoprono essere tutto vero, insabbiato dai militari, ben impersonati da Mark Metcalf, che non solo viene nuovamente diretto da Landis, ma torna ad impersonare il suo Neidermeyer (dopo “Animal House” ma con un destino diverso) diventato colonello.
Inutile girarci attorno, “The Stupid” è volutamente un film idiota, scemo al livello che per fermare alcuni ragazzini (tra cui il giovane Max Landis) intenti ad imbrattare un muro, si tira loro addosso secchiate di vernice oppure, per mimetizzarsi tra i militari, Stanley Stupid si traveste da cespuglio, pensando come un cespuglio, muovendosi (ovvero stando fermo) come un cespuglio, con il risultato di beh, essere successivamente scambiato per qualcuno che spia, quando invece, si tratta di un vero cespuglio, un film con questo livello di stupidera congenita.

Tanto che gli animali di casa degli Stupid sono un cane e un gatto, animati in pessima CGI degli anni ’90, che per assurdo, anticipa il fatto che al cinema gli animali non si possono più utilizzare ed ora… Sono tutti in CGI. Capite dove voglio andare a parere? Davvero? Se sì, lo potreste spiegare anche a me? Grazie.
Nel suo procedere per accumulo, questa commedia degli equivoci esagera, tanto che quando gli Stupid sono nei guai, non chiamano il 911, chiamano il 1011, anzi, sono talmente nei guai che chiamano il 7543011 e a rispondere è un pizzicagnolo (Harvey Atkin) che dice che consegnerà loro la spesa entro cinquanta minuti, arriverà esattamente cinquanta minuti dopo – tempo del film – per farlo.

Oppure la scena geniale in cui gli Stupid entrano in un planetario chiuso, le luci spente e poi il cielo stellato, fa credere loro di essere trapassati, dove incontrano l’uomo che custodisce il posto e dice di chiamarsi Lloyd (Frankie Faison), quindi se quello è il paradiso e quest’uomo lo custodisce… Deve essere il creatore!
Tutto così, basta un ascensore che si ferma al piano sbagliato e Buster e sua madre credono di essere finiti nell’epoca dei dinosauri dopo aver viaggiato nel tempo. Una stupidità contagiosa, che Landis applica a tutto, ad esempio all’irruzione della sua famiglia diversamente intelligente nel programma tv, dove, dopo aver preso possesso del pulsante che attiva il segnale luminoso della scritta “Applausi”, interrompendo il drammatico racconto di Jenny McCarthy – non ho capito se nella parte di se stessa – anche se il momento veramente brillante, resta la canzone “I’m my own grandpa” (il pezzo di Willie Nelson) che vi resterà in testa una settimana, uno spasso!

Apriamo invece il capitolo facce note, si sa che il mio amico John ama invitare registi da tutto il globo per apparire nei suoi film, qui ad esempio il guardiano dello studio televisivo è Atom Egoyan, il regista del programma invece è Norman Jewison mentre Gillo Pontecorvo compare tra gli ospiti del Talk Show, basta così? No, non ho finito! Costa-Gavras fa benzina alla stazione di servizio mentre a scatenare l’entrata in scena degli alieni (si, ci sono anche loro!) è il giornalista Mick Garris con il suo titolo di giornale, prontamente modificato dagli Stupid.
Il vicino di casa degli Stupid, che ogni tanto mette il naso fuori nel cortile per preoccuparsi della loro incolumità, è una leggenda come il grande Robert Wise, anche uno esperto di fantascienza come lui, non riesce a spiegarsi la stupidità dei suoi vicini di casa.

Perché questo film funziona? Perché a trent’anni dalla sua uscita è più attuale che mai. La mossa segreta di John Landis è sempre stata la stessa, farsi pagare da spettatori (il più delle volte Repubblicani) che andavano in sala a vedere i suoi film, senza nemmeno capire di essere l’oggetto dello sfottò, qui in sala, ci sono andati pochissimi, forse perché questa volta lo sberleffo è stato totale. Americani convinti che ci sia un nuovo ordine mondiale, un complotto pronto ad avvenire dietro ad ogni elemento quotidiano, il tutto mentre si tratta per le armi con rappresentanti di ogni stato del globo, stiamo parlando del 1996 o del 2026?
Non siamo nemmeno alla sindrome dell’idiota sapiente, gli Stupid sono scemi e basta, scemi per lo meno non arroganti, ma comunque così stupidi da mettere in crisi il sistema che non sembra strutturato per far fronte ad un tale livello di idiozia. “The Stupid” è la perfetta satira allo stile di vita americano, l’intelligenza di Landis sta nell’aver capito che una serie di racconti pensati per far ridere i bambini e spingerli ad usare il cervello, poteva diventata una riuscita satira prima, e una visione del futuro dopo, ovvero del nostro presente, letteralmente mercoledì prossimo rispetto al 1996.

In un attimo gli americani sono passati da ridere di un “buoncoglione” come Stanley Stupid a votarlo, due volte, uno che a ben guardare non è neanche “buon”. Anche per questo il mio amico John fa più che bene ad essere molto fiero di questo film, George Miller ci ha spiegato che il futuro appartiene ai folli, Landis invece ha messo in chiaro chi è che tiene le mani ben salde sul volante del presente.


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