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The Suicide Squad – Missione suicida (2021): il più bel film della DC dai tempi di Guardiani della Galassia

L’entusiasmo è una bellissima cosa, sono il primo a
lasciarmi andare ad esso, ma mi rendo conto che spesso Internet s’incendia e non
so mai se la gara a chi spara la recensione a caldo più grossa, sia una nuova
frontiera dell’ego oppure la gioia di rivedere in sala un film davvero ben
fatto, pensato per il grande schermo e con tutti i cartelli tradotti in
italiano, che meraviglia!

Ero abbastanza sicuro che “The Suicide Squad” (con rituale
sottotitolo inutile) mi sarebbe piaciuto, James Gunn è tutto sommato una
sicurezza, un film di 132 minuti con abbastanza da dire da non rendere il
minutaggio troppo esagerato, insomma quasi una rarità nel panorama attuale.
Vorrei anche potervi dire che condivido l’enorme ondata di entusiasmo che ha
anticipato l’anteprima del film, che più o meno è stato descritto come il
secondo avvento o giù di lì. Badate bene, mi sono divertito un sacco, “The
Suicide Squad” è un bellissimo film, ma non mi sembra la rivoluzione dei “cinecomics”
di cui sentirete parlare in giro anche da persone stipendiate per scrivere di
cinema, quindi non noi poveri disperati mandati al macello come il vostro
amichevole Cassidy di quartiere.

Giacomo Pistola, il bambino più felice del mondo, mentre realizza i suoi sogni di Nerd.

Sapete come sono andati i fatti, James Gunn è cresciuto
sotto l’ala protettiva di Lloyd Kaufman (che ovviamente fa un cameo in questo
film, aguzzate la vista è facile da trovare), dove ha diretto alcuni dei film
più brillanti, quelli per davvero, della Troma, siete liberi di non credermi ma
“Tromeo and Juliet” (1996) è un gioiellino. Con me Gunn ha guadagnato tantissimi punti di stima
grazie a “Slither” (2006), delizioso horror pieno di mutazioni che omaggiava Dimensione Terrore alla grande. Gunn il
punk, Gunn il ribelle con i capelli sparati di gel venuto dalla Troma per far tremare
Hollywood sì, ma anche quello in grado di allinearsi al sistema scrivendo la
sceneggiatura di “Scooby-Doo” (2002) e di riuscire nell’impresa di rifare un classico di Romero, all’ombra del nome di Zack Snyder, per altro produttore del
suo “The Suicide Squad”, visto che Zacky Zack parla, si lamenta, ma ormai ha appeso il
cappello a casa della Distinta
Concorrenza.

Nel percorso da autore (non scherzo!) di Gunn arriva lo
spassoso “Super!” (2010), quello sì in puro stile Troma in trasferta ad Hollywood
e più o meno in questo periodo Gunn fa il peperino, su Twitter pubblica
sciocchezze e cretinate per ricordare a tutti che lui è il ragazzo terribile
della Troma, ma poi la Marvel gli concede carta bianca e lui piazza il
colpaccio. Facile fare i soldi con Iron Man, prova a prendere dei personaggi
(allora) conosciuti solo da noi nerdacci che ci siamo consumati le cornee
leggendo fumetto come i Guardiani della Galassia! Risultato? uno dei migliori film d’avventura degli ultimi anni,
con un ritmo impeccabile e la capacità di rendere un albero e un procione gli
idoli dei bambini, ma non solo. Un rischio bello grosso trasformato in grande successo, bravo James!

Siamo una banda di bastardi al soldo dell’uomo del Giappone di James Gunn.

L’idilio continua con i seguiti,
finchè Internet (che non dimentica…) sputa fuori i vecchi “Cinguettii” di
Giacomo Pistola e l’onda moralizzatrice colpisce anche se post datata. Gunn
licenziato dalla Marvel Disney Marvel, vabbè tanto è quasi uguale
resta senza lavoro per… Dodici secondi, perché la Distinta Concorrenza che
storicamente non sa dove sbattere la testa per dare una direzione sensata ai
suoi tizi in calzamaglia, gli stende i tappeti rossi ma Gunn si accontenta di
riprendere in mano la “Suicidio Squadra” dopo il suicidio artistico di David Ayer, che in tutta questa storia è la vera vittima sacrificale, visto che da
oggi in poi a nessun fan fregerà zero della sua “David Ayer’s cut”, quindi non
solo il regista ha dovuto combattere con la gestione sanguinosa e le influenze
pressanti della Warner, ma ora è nella classica condizione di cornuto e
mazziato.

La reazione di Ayer all’uscita del film di Gunn, interpretata da Nathan Fillion.

Ma siccome questa non è la storia del declino di uno con
potenziale come Ayer, ma la favola di James Gunn, ovviamente la Marvel Disney
Marvel, vabbè tanto è quasi uguale perdona e reintegra. Quindi Gunn al momento
come cantavano gli Elii è “Amico di tutti” visto che uscirà “Guardiani della
Galassia Vol. 3”, ma la Distinta Concorrenza se lo tiene vicino per mille mila
altre storie tutte matte, insomma vissero tutti felici e contenti. Tutti tranne Ayer.

Trovo abbastanza insensato parlare di Quella sporca dozzina con supercriminali perché tanto “Suicide
Squad” (inteso come fumetto), nasceva già dall’archetipo di alcuni pendagli da
forca utilizzati in missioni ad altissimo rischio dove se va bene ti riducono
la pena e se va male tiri i calzini. Quello che James Gunn ha fatto è stato
prendere quello che aveva funzionato nel film di David Ayer e confermarlo, non
molto lo so, quindi a bordo per un numero di minuti variabili e con utilizzi
differenti restano la cattivissima Viola Davis che arruola e spedisce criminali
a morire combattere per gli Stati Uniti in giro per il mondo, ma anche
il Rick Flag di Joel Kinnaman, il Capitan Boomerang di Jai Courtney e
ovviamente la Harley Quinn di Margot Robbie, nata con la Suicidio Squadra, cresciuta in un pasticciato film (quasi) solista e qui finalmente a compimento e
anche più a fuoco, visto che Margot Robbie sembra la prima a divertirsi nel
ruolo.

Anche se la famosa battuta su Jackson Pollock era molto più articolata di questa (già mitica e più facile) di Harley Quinn.

Il resto? Beh il resto è James Gunn che se la comanda,
libero di portarsi dietro tutti i suoi pretoriani, come il suo attore feticcio
Michael Rooker, infatti al suo Savant che entra in scena sulle note di Johnny
Cash è affidato il prologo del film, ma anche Nathan Fillion (rimettendo
insieme così buona parte del cast di “Slither”), ma anche Sean Gunn ad offrire
le movenze al simpatico ma fondamentalmente inutile Weasel.

Tutti i film migliorano con una buona dose di Michael Rooker.

Parliamoci chiaro, James Gunn è quello che è riuscito ad
infilare la battuta su Jackson Pollock in un film finanziato con soldi Disney
come Guardiani della Galassia, quando
ho sentito quella battuta la prima volta, ricorso che sputai dal naso i cereali
della colazione (sì, ma del giorno prima) perché quella si era davvero una
zampata anarchica alla Troma. Con “Guardiani della Galassia” Gunn aveva
estremamente a cuore i suoi personaggi (più di quelli della Suicidio Squadra) ma ancora qualche limitazione imposta
dai film prodotti in serie dalla Marvel, quindi trovo che con un visto censura “Rated-R”
e tutti i soldi del mondo, Gunn con “The Suicide Squad” abbia avuto vita molto
più facile, ma anche più possibilità di inserire battutacce, volgarità e ammazzamenti senza
tirar via la mano, per nostra fortuna. Ma in generale l’umorismo sta dalla
parti di Deadpool, anche quella un’operazione
più rischiosa senza la quale Gunn non avrebbe mai potuto dirigere questo film.

Insomma tutta questa
innovazione in “The Suicide Squad” non l’ho trovata, la formula è quella di un Guardiani della Galassia con più soldi e
molte meno imposizioni che ha come risultato un film divertentissimo dall’ottimo
ritmo, ma non impeccabile come quello dei Guardiani, ci sono delle lungaggini
fisiologiche verso metà, ma nulla che intacchi il valore del film. Gunn inizia
fortissimo portando in scena Savant e la Suicidio Squadra 2.0 l’obbiettivo è
infiltrarsi sull’equivalente della Distinta Concorrenza di Cuba, l’isola di
Corto Maltese che per altro era già stata citata anche da Frank Miller in Il ritorno del Cavaliere Oscuro,
curiosamente pubblicato in Italia la prima volta sulle pagine di… “Corto
Maltese” (storia vera).

“Non ci posso credere che Cassidy abbia scritto questa freddura”, “Non possiamo eliminare lui?”

Corto Maltese è guidata con pugno di ferro dal bonario (nel
senso di bono, visto che Harley Quinn se ne innamora presto) Silvio Luna, ma la
vera preoccupazione per gli Yankee è quello che succede all’interno della torre
prigione Jotunheim, dove viene condotto un esperimento che pare avere il titolo
di un album dei Limp Bizkit: progetto Starfish.

Ma Gunn libero di rovesciare sul pavimento la scatola con
tutti i cattivoni più bizzarri della Distinta Concorrenza è il primo a
divertirsi, quindi fa iniziare il suo film senza tirar via la mano su morti,
ammazzamenti e sangue che scorre a fiumi mentre Bloodsport e compagni puntano
sull’obiettivo cardine, ovvero trovare Thinker, l’uomo chiave del progetto Starfish.
Il fatto che il pensatore sia interpretato da Peter Capaldi è un lusso
aggiuntivo per questo film, che può giocarsi un gran attore in grado di far
spiccare un personaggio, anche se quasi marginale o al massimo “addetto
agli spiegoni”, se fosse finito in mani meno talentuose.

“Dottore? Il dottore chi?”

Nulla mi toglie dalla testa che Will Smith abbia spernacchiato
l’idea di tornare nella “Suicidio Squadra”, ma poco male, passare dal suo Deadshot
in versione “Papà dell’anno” (come tutti i personaggi di Smith), al Bloodsport
di Idris Elba per me riassume al meglio tutta la differenza tra le due “Suicidio
Squadre”. A ben guardare anche il personaggio di Elba ha problemi con la
figlia, solo che attraverso il vetro della sala visite in prigione i due si
ringhiano sonori vaffanculo davvero comici, alla faccia dell’eterno ruolo da
bravo padre di Smith. Inoltre Elba proprio come Gunn se la comanda pur interpretando
un assassino che tutto vuole fare, tranne il capo, affiancarlo al personaggio
fotocopia (per poteri) di Peacemaker, crea dinamiche davvero riuscite: Idris
Elba è il cinico disilluso mente John Cena sembra la parodia di Capitan
America, uno che ti aspetteresti di vedere girare in slip bianchi con il
berretto “Makes America great again”.

“You can’t see me… Perché ho la maschera, capito no?”

Il migliore a mani e pinne basse resta King Shark, il
facente funzione di Groot, personaggio in CGI di poche parole, vero cuore della
squadra, che con il suo costante mangiare persone ben rappresenta lo spirito
del film, un adorabile mostro destinato ad un milione di meme in rete e altrettanti Funko Pop. Per
farvi capire quanto sia il Groot della situazione, di là la Marvel aveva come
doppiatore Vin Diesel, qui invece il nostro pinnato amico è doppiato da un
altro “palestrato” di lusso, e che lusso visto che a prestare la voce al
personaggio è Sylvester Stallone! Ma questo per dirvi fino a che livello di
dettaglio Gunn abbia replicato la formula rodata e vincente, solo che questa volta a
casa della Distinta Concorrenza.

Voi lo vedete così, ma quelle mani hanno menato Ivan Drago.

Completano il quadro la “signora dei topi” Ratcatcher II (Daniela
Melchior) e lo spassoso Polka-Dot Man (David Dastmalchian), che con le sue
turbe materne alla Norma Bates è protagonista della gag più divertente di tutto
il film («È tua madre!»), che non so perché mi ha fatto pensare a MARTHA!

La nuova Suicide Squad di James Gunn è una banda di gatti
senza collare che non si conoscono ma subito si odiano pur dovendo collaborare
per forza (come i Guardiani della Galassia) che finiranno per diventare una
famiglia disfunzionale (come i Guardiani della Galassia) con tanto di finalone
in crescendo, che trova il modo di rendere quasi tenerini anche dei ratti,
anche se non pareggia con il molto più efficace «Noi siamo Groot».

Il Re della Polka del Midwest? No Polka-Dot Man l’uomo che farà tornare di moda i pois più di Cruella.

Vorrei dire la mia su tutta la faccenda della Troma, anche
se non so quanti di quelli che ora vanno in giro per la rete a blaterare che questo
film è in stile Troma, abbiano mai davvero visto almeno un film prodotto da Lloyd
Kaufman, ma quello che ci tenevo a sottolineare è che quella gioiosa ma affilata anarchia tipica della
Troma qui l’ho ritrovata pochino. Mostrare Taika Waititi (ingaggiato al volo da
Gunn per un piccolo ruolo) con la “spada” nel braccio non basta a fare la
Troma, basta invece a riportare James Gunn all’umorismo un po’ caustico di Super! Perché parliamoci chiaro, Giacomo
Pistola è stato davvero l’unico in grado di mantenere la sua autorialità
lavorando prima per la Marvel e ora per la Distinta Concorrenza, continuando a
portare al cinema la figura del super eroe in varie forme, sempre più atipiche,
di cui i super cattivi della DC sono la perfetta ciliegina sulla torta.

Foto a caso di Margot così, per tenere alto il vostro livello di attenzione.

Già perché per fortuna i protagonisti qui sono davvero
cattivi! Non come i piagnoni portati in scena da Ayer. Nel film di Gunn ci sarà
anche il momento “Quasi amici” a metà film, in cui la squadra cementa i legami
raccontandosi i traumi passati, ma poi pochi minuti dopo finiscono ad ammazzare
(e ad ammazzarsi) pur di salvare la pelle come farebbero dei veri cattivi. Il
problema è che applicando la formula dei “Guardiani della Galassia”, a fine
film, conclusa la missione e il cammino dell’(anti)eroe, ora questi personaggi
sono una famiglia disfunzionale alla quale il pubblico si è affezionato. Non
vorrei essere nei panni di chi dovrà ammazzare Bloodsport o chi per esso all’inizio
del prossimo capitolo, perché ora che i personaggi sono beniamini del pubblico,
la formula stessa della “Suicidio Squadra”, ovvero dei gran bastardi utilizzati
per missioni in cui sono sacrificabili, decade completamente, infatti non a caso è già
stata annunciata una serie televisiva con protagonista il Peacemaker di John
Cena, che finalmente ha sfondato come attore (che fatica!), giusto per
dimostrare la mia teoria.

Se mai Gunn dovesse firmare un altro film per la Distinta
Concorrenza e magari proprio un altro “Suicide Squad” lo aspetto al varco,
vedremo se avrà il fegato di far morire qualcuno dei beniami del pubblico,
quella si sarebbe una mossa degna della Troma, non tanto portare in scena
Starro il conquistatore, quello denota solo molta conoscenza dei vecchi fumetti
della DC. Anche se un mostro gigante rende tutto più bello, anche questo film.

Chocolate starfish and the hot dog flavored water shark

“The Suicide Squad” è un film estremamente curato, basta guardare
il modo in cui Gunn padroneggia la struttura della storia, tanto da potersi
permettere di mettere in pausa un momento chiave, per tornare indietro di otto
minuti per spiegare, nel più spassoso e distruttivo dei modi possibili, quello
che di fatto è un articolato “Deus ex machina”, perché questo film è la prova
che i muscoli cinematografici di James Gunn sono in gran forma e che in questo
momento, lui è il miglior interprete del genere d’intrattenimento per cui
verranno ricordati questi anni da dopo il 2000 in poi, l’unico che pur
lavorando sotto contratto e con personaggi non creati da lui, sta riuscendo ad
essere un vero autore e allo stesso tempo ad intrattenere il pubblico. Escono
tanti “Cinecomics” ogni anno, molto sono fatti con lo stampino oppure
decisamente brutti, “The Suicide Squad” di James Gunn è da vedere perché sa
essere fumettistico (i riferimento temporali, che sembrano didascalie da
fumetto ben mimetizzati nella scenografia) e dissacramene ma non anonimo. Però non
venite a dirmi che è qualcosa di rivoluzionario, perché lo stesso Gunn lo aveva
già fatto nel 2014 per la Marvel, solo che qui lo ha fatto con ancora più soldi
e libertà di utilizzare parolacce. Cazzo! Figa! Culo! Cacca! Tipo così, visto?

“Anche questa volta mi tocca fermare l’apocalisse”

Perché parliamoci chiaro, “The Suicide Squad” si gioca
ancora carte consumate come la “resistònsa (come direbbero in” Top Secret” e come dice
sempre Lucius) guidata dalla buona e
bonà Alice Braga, per arrivare al solito vecchio concetto degli americani rozzi
ma di buon cuore che esportano la democrazia. Non venite a dirmi che trovate come queata sono in stile Troma, James Gunn sta talmente in forma (artisticamente
parlando) da riuscire ad evitare di risultare ruffiano con queste scelte di trama o con una colonna
sonora, quella si palesemente ruffiana. Ma in ogni caso siamo davanti ad un autore che porta in scena
il suo cinema, alla grandissima, lo ripeterò fino alla fine del post, però fatto
di formule ben collaudate. Bravo, anzi bravissimo lui a farle sembrare qualcosa di
nuovo, ma forse i “cinecomics” si sono appiattiti così tanto che basta davvero
poco per spiccare nella massa.

Non sono convinto che questo film sia ancora “Quella sporca
dozzina di super criminali” che avrei voluto vedere in un film sulla Suicide
Squad, concetto che secondo me era più nelle corde di David Ayer se non gli
avessero ammazzato il film con troppi rimaneggiamenti, sono sicuro invece che questa è
la Suicide Squad nella versione di James Gunn, rivista, migliorata, più divertente
e irriverente, ma credo che il commento più sincero lo abbia snocciolato come
al solito la Wing-Woman, che non risparmia nessuno ed è campionessa di lapidaria onestà: «Ha
persino le stesse musiche dei film Marvel e non ne ho certo visti tanti, solo
che ‘sti film di super tizi, visti uno, visti tutti».

Anche se nessuno ha una donnola umanoide che pulisce i vetri così.

La sensazione che ho è che gli spettatori dei “Cinecomics”, che il più delle volte i fumetti non li leggono proprio, siano entrati nell’equivalente dei miei sedici anni, quando pensavo che Spawn fosse il fumetto più figo di sempre, per via dei morti ammazzati, le parolacce e la violenza, anche se sempre di un fumetto di super eroi si trattava. Quindi continuo con la mia teoria, come appassionati di film e opere tratte dai fumetti, vedo un
appiattimento anche da parte del pubblico, personalmente aspiro a qualcosa che sia più fumettistico per davvero, piuttosto che al nuovo capitolo della Soap Opera
cucinato in maniera differente. Questo non toglie nulla a James Gunn e al suo
film, però non parlatemi di Troma o di rivoluzione, perché allora mi sembra più
vera la “resistònsa” guidata da Alice Braga.

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