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The Toxic Avenger (1984): il primo supereroe… dal New Jersey!

1991, il vostro amichevole Cassidy di quartiere è un bimbo e in quanto tale, attratto da quei cosetti di plastica colorata noti come giocattoli, se fatti a forma di mostri tanto meglio. Ho sempre avuto gusti macabri, il nome di questa pagina di cinema dovrebbe essere un bell’indizio in tal senso no?

Non ricordo nemmeno come, ma probabilmente rompendo le palle a mamma mi porto a casa il Vendicatore Tossico della linea “Toxic Crusaders”, una sfortunata serie di tredici episodi (ecco appunto, sfortunata) per una sola stagione, andata in onda in patria poco o male per la pentita Fox Animation e da noi boh, forse su qualche tv privata. Poco male, io andavo pazzo per quel mostrone verdastro, fluorescente, con muscoli, bubboni, un occhio cadente come Sloth dei Goonies e uno scopettone con cui combattere il male, un gran alleato per le mie Tartarughe Ninja e le mie ore di gioco. Posso dire che Toxic per me è stato come per Melvin Ferd cadere nel contenitore dei rifiuti tossici, il mio primo tuffo nel mondo della Troma.

La prova che sono un fanatico della Troma di vecchia data (direttamente dal mio passatempo giocoso)

La Troma, quella che tanti hanno “scoperto” (virgolette obbligatorie) quando James Gunn, protetto di Lloyd Kaufman, è esploso con i suoi Guardiani della Galassia. Vi ricordate quando parlando dei suoi film su “Infernet” fioccavano paragoni alla Troma solo perché il primo della fila si era ricordato degli esordi di Gunn e tutti gli altri dietro, a ripetere TromaTromaTromaTroma come se avessero visto davvero qualche film prodotto da Kaufman? Eh, bei tempi, su “Infernet” tiri un calcio al muro e di sedicenti esperti ne cascano a terra decine, vivi o morti poco importa tanto l’attività cerebrale è invariata in entrambi i casi. Si vede che mi piace la Troma eh?

Va detto che “The Toxic Avenger” non è il primo film della casa di produzione di Lloyd Kaufman, anche se ne è diventato il simbolo, letteralmente visto che Toxic che solleva in aria il suo scopettone è l’icona della Troma, una casa di produzione a basso, se non proprio irrisorio costo, con pellicole dirette da chiunque ma tutte di proprietà del padre e padrone Kaufman, a lungo specializzato in commediole sceme o filmetto scollacciati, anzi ben più che scollacciati, le tette vendono e Kaufman lo ha sempre saputo.

Il ragazzo copertina della Troma, letteralmente!

Guardare “The Toxic Avenger” e convincersi di sapere tutto della Troma però è un errore da pivelli, Kaufman ha alzato il livello di follia a undici come l’amplificatore degli Spinal Tap con le sue Class of Nuke ‘Em High o i suoi sergenti Kabukiman passando per drammi “seri” sui reduci del Vietnam come in “Combat Shock” (1986), tutta roba che ho scoperto con gioia andando a caccia di film in videoteca grazie a Toxic, letteralmente perché nel mio percorso, prima ho incontrato la versione pop addolcita e resa giocattolo del personaggio (nella sua storia protagonista anche di due musical!) per poi arrivare al festeggiato di oggi, un quarantenne che pur essendo il simbolo della Troma, resta un suo prodotto atipico.

L’idea alla base del Vendicatore Tossico venne a Kaufman nel 1975, leggendo su Variety il solito articolo illuminato – ne esce una sua versione ogni lustro – che sosteneva che l’horror era morto. Lungimirante considerando cosa è arrivato in campo Horror nel giro di una manciata di anni, ma soprattutto sfida accettata per il padrone della Troma, che però solo anni dopo riuscì a mettere insieme i 475 mila dollari che rappresentano non il conto spese al bar del divo di turno, ma l’intero budget di un film nato con il titolo di “Health Club Horror”, ma poi trasformato in altro, proprio come accede nella storia a Melvin Fred.

Ci sono un sacco di horror che iniziano così (ma anche un sacco di porno)

Nella cittadina di Tromaville vive il giovane Melvin Ferd (Mark Torgl), un ragazzo imbranato che lavora nella palestra chiamata Tromaville Health Club e che ci ricorda che essere Nerd un tempo, era tutto tranne che un appellativo alla moda. La palestra è la scusa per mostrare belle figliole cotonate e poco vestite, manzi sudati in imbarazzanti magliette che lasciano l’ombelico scoperto anticipando “Perfect” (1985), ma con l’aggiunta di ogni genere di stereotipo razzista, sessista, omofobo e in grado di far esplodere l’algoritmo con cui vengono prodotti i film oggi, perché l’intento della Troma è sempre stato questo, provocare, far ridere e disgustare. Come cantavano i Devo: not necessarily beautiful but mutated!

Oggi diremmo che Melvin è vittima di bullismo, in realtà poteva tranquillamente stringersi la mano con la sua coetanea Carrie White di Brian De Palma, entrambi gli animali più debolucci del branco, per questo vittime predestinate, finché l’elemento scatenante Horror non li trasforma in forze della natura, fulmini imbottigliati in due bottiglie rese diverse solo dallo stile, da una parte quello ultra tecnico di un Maestro come De Palma (nativo del New Jersey, mica cito nomi a caso io!) dall’altra quello rozzo, volutamente cazzaro della Troma, qui rappresentato dalla co-regia di Lloyd Kaufman e della sua appendice mobile nota come Michael Herz.

Una vera calamita per ragazze.

Geolocalizzare l’immaginaria Tromaville nel New Jersey è comodo per mostrare in lontananza il profilo della ben più scintillante New York, ma è anche una presa di posizione netta, visto che da sempre il Jersey è considerato la discarica della Grande Mela, diviso da un fiume e da alcuni caselli della tangenziale, questo stato che ha dato i natali a Springsteen, De Palma, Madonna, Bon Jovi e Kevin Smith non ha mai goduto di una gran fama, basta dire che la nomea dei locali è appunto quello di occuparsi di spazzatura, ognuno a modo suo. Infatti qualcuno potrebbe dire che di questo trattano i film della Troma, spazzatura, se non fosse che gli unici che sopporto ancora meno di coloro che pensano di conoscere i lavori prodotti da Lloyd Kaufman, sono quelli che utilizzano a caso l’espressione “Trash” per i film, associando il contenuto dell’indifferenziata all’arte che come dicevo lassù, non sarà particolarmente bella (ma mutata!) ma decisamente non equiparabile alla monnezza. Perché qui alla Bara Volante i titoli così hanno una loro etichetta equa e giusta, “The Toxic Avenger” che quest’anno spegne le sue prime quaranta candeline non può che essere uno dei… BRUTTISSIMI di Rete Cassidy!

L’intento di questa non-rubrica, che aveva in precedenza già premiato un altro illustre eroe del Jersey è sempre lo stesso: parlare di quei film oggettivamente brutti, ma con carattere, non è una celebrazione del brutto fine a se stessa, ma un modo per ricordarci che anche le ciambelle venute fuori senza il buco possono essere gustose da mangiare, anche se si sono fatte un tuffo in un bidone di rifiuti tossici.

Tra le ispirazioni dichiarate da Kaufman per “The Toxic Avenger” sicuramente il mito di Frankenstein, che per altro era alla base di un altro eroe verdastro, ovvero l’incredibile Hulk, e qui i gradi di separazione diventano meno dei canonici sei, perché oltre all’horror e alla volontà di provocare (con poliziotti che fanno il saluto romano, ad esempio) mostrare poppe ad ogni occasione utile e strizzare i centesimi – vi sfido a NON notare il cascatore nel volo dalla finestra di Melvin, dovreste essere ciechi come Sarah per farlo – il film ha una base chiarissima, sbandierata fin dalla frase di lancio «The first Super-Hero… from New Jersey!» (e Kamala Khan… MUTA!) che mette in chiaro l’altro elemento chiave nel DNA mutante del film, quello che oggi l’algoritmo definirebbe una “storia di origini” del più assurdo dei super eroi, un mostro in tutù rosa che combatte il male impalando i cattivi con lo scopettone, oppure staccando loro le braccia per utilizzarle come Nunchaku, insomma puro stile Troma accessibile a tutti!

Toxie, un bel sorriso per Bariste e Baristi!

Proprio la sua natura di storia delle origini fa di “The Toxic Avenger” il titolo ideale per fare la conoscenza dell’idea di cinema grezzo e matto di Lloyd Kaufman, se per caso aveste ancora dei dubbi sulla natura di cinecomics tratto da NESSUN fumetto, ma fumettistico fino al midollo, vi aggiungo un dato, nella director’s cut (prima di Snyder) ci sono una ventina di minuti in più quasi tutti dedicati a scene di nudo e sbudellamenti rigorosamente realizzati con trucchi artigianali, come meloni spappolati al posto delle capocce o braccia finte staccate a vere comparse amputate perché reduci di guerra, ma trovate anche l’esordio di una stranamente vestita (per la media delle signorine nei film della Troma) Marisa Tomei, la futura attrice premio Oscar qui interpreta il ruolo di una ragazza urlate. Quindi se volete conoscere le origini della zia dell’Uomo Ragno è alle porte della Troma che dovrete bussare.

Anche le future zie premio Oscar hanno cominciato dal basso.

Il mito di Frankenstein si mescola al DNA da super eroe da fumetto Horror, in una mutazione da cui emerge Toxic, il cui primo piano sul suo bel faccione arriva solo dopo cinquanta minuti di film, in concomitanza con le bocce di una biondona in una sauna e un travestimento da fantasma, che nulla mi toglie dalla testa, non sia una parodia della scena molto simile di Halloween di John Carpenter. Da qui in poi è tutto canone dei generi mescolati e mutati dalla Troma, se la creatura del dottor Frankenstein si imbatteva in non vedenti e bambine, la creatura del dottor Kaufman fa la conoscenza di una bella bionda non vedente di nome Sarah (Andree Maranda) che più che altro diventa l’occasione per ogni tipo di battuta politicamente scorretta che potrebbe passarvi per la mente su una bionda che non ci vede, a cui però va aggiunta la prova dell’eroe, il negozio locale da salvare, meglio se da una rapina. Infatti qui Toxic (che ancora nessuno chiama così) salva Sarah da uno stupro ammazzando una banda di criminali in un ristorante, tra questi, il mitico Patrick Kilpatrick truccato come il Fante di cuori dei Vendicatori, quelli a fumetti tanto per restare in tema.

Un mito, esperto in personaggi piuttosto coloriti.

Il finale poi abbraccia ancora una volta l’iconografia creata da “Frankenstein“, per un disguido con il candeggio di una vecchia signora messa in lavatrice (non fate domande, la testa di Kaufman è un posto strano) i locali si rivoltano contro il Vendicatore Tossico proprio come facevano contro la creatura di Mary Shelley. Solo l’amMMMore di Sarah e un paio di laidi bastardoni ammazzati nel modo più splatter possibile rimetteranno la situazione al suo posto, mettendo in chiaro che il Vendicatore Tossico sarà sempre qui a proteggere Tromaville!

L’orgoglio del New Jersey!

Alla sua uscita nelle poche sale disposte a passarlo, “The Toxic Avenger” incassò due spiccioli, costruendosi il suo culto un centimetro alla volta nel corso dei suoi quarant’anni di vita: due musical ispirati, fumetti, una linea di giocattoli e cartoni animati che è tra le ragioni per cui sono un pilota di Bara Volante, tre seguiti e un remake che forse è uscito, forse no, non si sa.

La copertina del fumetto del 1991 edito dalla Marvel. L’ho riletto per mettermi in modalità rubrichetta a tema (storia vera)

Quindi lunga vita alla Troma e al suo Vendicatore Tossico e toglietevi dalla testa l’idea di esservela scampata, su questa Bara stanno per sbarcare anche le altre avventure di Toxic, i compleanni qui sono roba serissima!

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