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The Woman in Black 2 – Angel of Death: Morirete tutti! (di noia)

La rinata Hammer torna a colpire sfornando il sequel di
quello che probabilmente è l’unico film che hanno centrato da quando sono
tornate in auge, ovvero: “The Woman in Black”. Questo sequel, che si gioca una canzone
degli Slayer nel titolo, merita di essere visto? Beh, forse se avete problemi
di insonnia…

Nel 1941, mentre Londra è sotto i bombardamenti tedeschi,
due maestre portano un gruppo di bambini in salvo nelle campagne inglesi. Dove
si rifugiano? A Eel Marsh House, proprio dove riposa il fantasma di Jennet
Humfrye, anche se qui non la chiamano mai per nome, diamo per
scontato che sia sempre la nostra signora in nero…
Tutta la nebbia che vedete nel film (e ne vedrete tanta)
secondo me è un grosso METAFORONE della sceneggiatura che risulta confusa e
nebulosa. Quello che si intuisce è che la donna sia morta senza aver mai avuto
la possibilità di rivedere il figlio rapito. Quindi la spettrale signora cosa
fa? Ha la bella pensata di prendersela con i pargoli ospiti di Eel Marsh, anzi,
ancora peggio, si accanisce in modo particolare sulla giovane maestra Eve
Parkins (Phoebe Fox), utilizzando contro di lei il bambino sfiga del gruppo
(un paciarotto con le guanciotte belle piene e i capelli tagliati a scodella). Muto
e pallido il bimbetto è il bersaglio ideale dei bulli, quelli vivi e quelli
provenienti dall’oltretomba con intenzioni vendicative…

Adesso ci credete alle mie descrizioni dei personaggi?

Il fantasma fa leva sull’istinto materno che Eve prova
per il bimbo-sfiga, tormentando costantemente la donna e facendole rivivere i
traumi del passato che per altro, non mi spiego come facciano ad
essere a conoscenza del fantasma. L’unica spiegazione che mi sono dato è che
trattandosi di un fantasma-madre, le madri sanno SEMPRE TUTTO, tutto,
tuuuuuuutto… (paura eh?)

Quindi l’ideona geniale dello sceneggiatore (tale Jon
Croker, sparate a vista se lo incontrate) è che una donna, a cui hanno rapito e
probabilmente ucciso il figlio, si vendica sui figli di alcuni perfetti
sconosciuti finiti lì per caso. Non riuscite a vedere la logica in tutto
questo? Tranquilli, è colpa della nebbia (nel cervello di Croker).

Così tanta nebbia che riempie anche il poster promozionale…

Croker non pago, ci dà dentro con le scene oniriche
relative ai ricordi di Eve e dopo un minuto capisci quale mistero si cela
dietro tale scena, ma non importa, perché comunque il flashback onirico viene
ripetuto due o tre volte nel corso del film, in modo che il concetto sia bello
chiaro per gli spettatori.

Il tutto è farcito da scene che prevedono ad esempio, il
pilota d’aerei in lacrime per motivi allunga-brodo che non interessano a
nessuno o da personaggi che spuntano a capocchia, facendo rivelazioni ai
protagonisti, salvo poi sparire nel nulla dopo mezzo secondo. Tipo il vecchio
cieco che cantilena una filastrocca? Vuoi non mettere dentro anche lui? Un
vecchio cieco blaterante è come il brandy della pubblicità: crea un atmosfera.
In compenso sapete cosa è completamente assente da questo film? La paura.
“The Woman in Black 2 – Angel of Death” non è solo un film horror che NON fa paura, ma è anche noioso da morire. Ora, il film precedente, a mio avviso, funzionava perché sapeva incarnare alla perfezione i classici della Hammer con il protagonista che si aggira con candelabro in mano in bui corridoi farciti di ragnatele, in pratica la classica posa dell’eroe Hammer, quella in cui per anni abbiamo visto esibirsi Vincent Price e Peter Cushing (quindi non propriamente la pizza e fichi…).
Il primo film aveva l’ex Harry Potter Daniel Radcliffe
appeso al candelabro, ma soprattutto teneva in costante tensione, grazie soprattutto
a quei 45 (Quarantacinque!) minuti muti, riempiti solo di scricchiolii, porte che
sbattono, giocattoli-totem e soprattutto la sedia a dondolo, quella
stramaledetta sedia a dondolo non ve la potete scordare…
Bene qui, tutto questo è completamente assente, il
regista Tom Harper non fa altro che infilare qualche telefonato Jump Scare, per
altro senza nemmeno preoccuparsi del fatto che il make-up dell’infermiera
mostruosa sia orribile, anzi, lui lo sbatte in primo piano bello orgoglioso del
suo effetto speciale comprato al discount.

Lidl, offerta delle settimana, effettaccio da jump Scare a soli 9,99 Euro!

Dopo aver visto The Babadook, direi che è necessario uno
sforzo maggiore per spaventare con un horror i cui elementi che lo compongono
sono madri, bambini, presenze paranormali e case scricchiolanti. La cosa
curiosa è che in entrambi i film è presente la classica scena del personaggio
che si nasconde dentro il lenzuolo e del mostro che gli gironzola attorno,
ecco, in “The Babadook” quella scena ti metteva addosso la giusta strizza, qui?
Noia assoluta e totale…

Si perché “The Woman in Black 2 – Angel of Death” è un film noioso, noioso al limite del soporifero, talmente noioso che mentre lo stai guardano, cerchi in giro qualcosa da fare per intrattenerti, tipo spacioccare le orecchie del tuo cane che dorme nella cuccia accanto a te.  Ti fa venire voglia di fare l’inventario dei calzini nel cassetto, insomma qualunque cosa, perché questo è uno di quei film che mentre lo guardi ti fa esclamare “Madò che palle quando finisce?”. Ecco, se guardano un Horror della Hammer ti ritrovi a sbuffare in questo modo, vuol dire che qualcosa è andato tremendamente storto…
Gli attori fanno quello che possono, sfoggiando tutto il
corollario di facce e faccette spaventate, ma lo script resta ridicolo. Nemmeno
pronunciare le battute con pesante accento inglese delle campagne londinesi
mimetizza il fatto che si tratta di una sceneggiatura con svolte al limite del
tragicomico. Vogliamo parlare del tipo che ha la fobia dell’acqua e non si sa
nemmeno il perché? No guardate, lasciamo perdere, è un caso irrecuperabile…

Oddio! ho paura dell’acqua e non so nemmeno il perché!

Tom Harper è un semi esordiente è qui fa davvero un
compitino senza guizzi, però sarebbe carino ricordargli che per dare al
film un look da vero horror della Hammer, non è necessario per forza sparare a
manetta sul nero e mettere su 11 la manopola delle macchine per la nebbia sul
set.

In questo film non si vede una ceppa di niente! Ve lo
giuro: tutto quello che non è avvolto in una nebbia densa e posticcia, è virato
al nero più oscuro, roba da costringerti a strizzare gli occhi fortissimo nel
tentativo di distinguere le sagome! A fine film ero seriamente a rischio
congiuntivite, per fortuna la trama soporifera ha risolto il problema: il sonno
ha avuto la meglio, liberando il cinefilo da tale agonia (le orecchie del mio
cane ringraziano).
L’autrice del romanzo originale, Susan Hill ha
collaborato sia con le sceneggiature del primo film che di questo
sequel, ma oltre al regista fissato con il nero, sapete qual’è stata la
differenza sostanziale? Il fatto che solo il primo film fosse co-sceneggiato da
quella Pin-up di Jane Goldman.
A questo sequel non ha partecipato perché impegnata a
scrivere Kingsman – Secret Service, che guarda caso è una figata. Mia madre
direbbe “Ma tu pensa!”.
Io invece vi dico che se volete un film Hammer come si
deve, andate a cercarvi qualcosa con Price e Cushing, o al massimo recuperatevi
il primo “The Woman in Black” per quei 45 micidiali minuti. Questo lasciatelo
proprio perdere. Guardate, se proprio siete in vena di un horror con case
infestate, bambini e giocattoli-totem, recuperate quel capolavorone di “The Changeling”
se non l’avete già visto, mi raccomando THE davanti, altrimenti è un film di
Clint con la Jolie!
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