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Thor – Ragnarok (2017): GODO of thunder (and rock and roll)

Lo ammetto
candidamente, quando Taika Waititi è stato annunciato come regista di questo
terzo capitolo dedicato allo Zio Dio del Tuono Thor e per metterci un
po’ di guacamole ha dichiarato che il film sarebbe stato come Grosso guaio a Chinatown, è stato come
se si dipingesse un mirino in mezzo ai miei occhi, ideale per farsi colpire
meglio. Certe affermazioni uno dovrebbe centellinarle.

Le prime reazioni
a caldo in rete ruotavano quasi tutte intorno alla trovata, lo ammetto
anche simpatica, del ribattezzare questo film “Natale ad Asgard”. Insomma, ero
davvero pronto al peggio, ero pronto ad un film che avrei odiato,
infatti giunto alla fine dei titoli di coda di “Thor – Ragnarok” posso
ammettervi con lo stesso candore che il film mi è piaciuto, mi sono divertito e
da qui in poi proverò a spiegarvi il perché… Oh, vi avverto: facile che da qui
alla fine qualcuno si offenderà, ma è il bello di avere un blog come questo,
posso fornire il mio parere senza essere costretto ad acchiappare click o
generare Meme da spargere nei social-così.



La mia stessa identica reazione, arrivato alla fine del film.

Sì, perché il
tam-tam mediatico di un’affermazione come “Natale ad Asgard” è spesso più accattivante
e Social-mente accettabile, è il modo facile per cavalcare un manifesto
malcontento del pubblico nei confronti dei film tratti da fumetti, che
spopolano e oggettivamente sono davvero tanti, lo dico io che sono un lettore
Marvel di vecchia data. Metteteci pure che la saga solista di Thor non ha
brillato mai sul serio ed ecco spiegato (secondo me) come mai un film come
questo, che nasce volutamente atipico, si è disegnato un bersaglio in mezzo
agli occhi proprio come ha fatto il suo regista.

Non vi piace che
i film della Marvel siano concatenati? Beh, benedetti figlioli mi dispiace
tantissimo per voi, ma è il limite e la caratteristica principale del genere da
cui sono tratti, i fumetti di supereroi sono così: una lunga soap opera in cui
i personaggi s’incontrano e si scontrano, senza farsi mai male davvero (in
quanto spesso dotati di super forza), ma il problema per me è molto più
radicato e sta proprio in quei nerd che hanno visto il loro giocattolo uscire
dalla piccola scatola per diventare parte della cultura popolare di tutti.
Per essere
fanatici di storie di fantasia, gli appassionati di fumetti sono spesso il
peggior tipo di conservatori, vogliono, anzi pretendono, che i loro beniamini
siano sempre uguali a loro stessi in eterno, tipo Tex Willer per capirci. Un
manipolo di appassionati che ci tiene moltissimo che il mondo creda che il loro
passatempo sia un’attività estremamente intelligente, culturale, adulta, li riconoscete perché sono quelli che non ammetterebbero mai «Io leggo
fumetti», ma di solito dichiarano «Io leggo le Graphic Novel», quelli che hanno
letto “Watchmen” di Alan Moore senza capire un cazzo della decostruzione
dell’eroe e che hanno come massimo ideale i Batman di Christopher Nolan, quelli
che sono Daaaaaaaark, che sono tratti dalle Graphic Novel (non dai fumetti,
mai!), quelli veramente seri che ci pongono davanti a scene incredibilmente
realistiche come quella dei battelli (mi scappa da ridere), a domande come «Oh
ragà, ma che fine ha fatto Harvey Dent in questo film?», che si
vergognano di Robin come un prete dei suoi peccati e che snocciolano trame
adulte, intelligenti, del tipo mandiamo TUTTI i poliziotti di Gotham nel
sottosuolo, tutti insieme, ho reso l’idea? Nolaniani non fate quella faccia su,
vi voglio bene lo stesso.


“E’ adesso che Hulk può spaccare brutta bara che vola?” , “Tra poco, lascialo finire”.

Io dal canto mio
i fumetti li leggo, così come leggo le graphic novel e non mi sono mai
vergognato nemmeno quando non erano sdoganati come lo sono ora. “Thor – Ragnarok”
è il film che forse rappresenta meglio la Marvel odierna, quella iconoclasta
che non ha paura di usare i suoi personaggi per temi seri sull’identità personale, ma anche di rilanciarli in
maniera leggera e caciarona.

Certo, senza la
grande scommessa vinta da James Gunn con il primo Guardiani della galassia, tutto questo non sarebbe stato possibile,
“Thor Ragnarok” ha uno spirito diverso dal film di Gunn, anche se si
gioca anche lui un’avventura spaziale con astronavi e cazzoneria assortita,
eppure supera a destra (facendogli i gestacci) anche il secondo capitolo dei Guardiani, dove già la voglia di osare era
parecchia meno, l’approccio differente è quasi quello di una parodia del genere
supereroi al cinema.


“Non ti piacerà vedermi arrabbiato e vestito da gladiatore”.

Sono
profondamente convinto che non si possa far ridere senza un’intelligenza di
base, così come sono certo che non si possa fare la parodia di un genere, senza
conoscerlo molto bene, Taika Waititi con i suoi paragoni arditi al capolavoro
di Carpenter ha rischiato grosso, ma
qui mi ha convinto perché anche con un blockbuster milionario non ha perso se
stesso, mi sono ricordato perché penso che What We Do in the Shadows, sia allo stesso tempo un film incredibilmente
rispettoso dell’iconografia dei Vampiri e una commedia da ridere, ridere
da tenersi la pancia… Se non lo avete mai visto correte a recuperarlo, sul
serio, mi ringrazierete dopo.

Come capita molto
spesso, noi fanatici di cinema troviamo l’amore delle nostra vita in una
personcina che non ha lo stesso nostro livello di passione follia per il
cinema, la mia Wing-Woman è stata particolarmente sfigata a trovare me per
più di una ragione, una piuttosto grossa e non trascurabile quella che oltre
essere un malato di cinema sono pure appassionato di fumetti, quindi alla
poveretta ogni tanto tocca sorbirsi questa roba nerd, come quella volta nel
2012 in cui fu costretta a portare il bambino (cioè io!) a vedere “Avengers” di
Joss Whedon. Avendo visto giusto qualche Iron Man e senza aver letto mezzo
fumetto in vita sua, la mia Wing-Woman ha capito subito una questione che in
“Avengers” era lampante: i “Biondi”, Capitan America e Thor erano i
due più tonti della compagnia. Provate a riguardarvi il film alla luce di
questa rivelazione, ne vedrete uno completamente diverso (storia vera).


Il biondo Dio del tuono impegnato a cercare di far funzionare la stampante (dedicata ai fan di Leo Ortolani).

Taika Waititi
deve aver pensato la stessa cosa, Thor qui è più biondo che mai (dopo i
Nolaniani, ho deciso di farmi odiare anche dai lettori biondi con questo
post!), è l’eroe della storia, ma anche un buffone congenito, uno che mentre il
cattivissimo demone Surtur gli spiega il suo piano di distruzione cosmica ruota
su se stesso legato alla catena, oppure parlando con il personaggio di Tessa
Thompson, tenta un impacciato discorso femminista che suona scemissimo
pronunciato da lui, in questo senso Waititi si ispira al mitico (ma anche
ignorantissimo) Jack Burton di
“Grosso guaio a Chinatown”, ma è con il resto del film che per quanto mi
riguarda è riuscito a togliersi quel mirino che si era disegnano in mezzo agli
occhi.

Thor al cinema ha
cambiato tre registi e tentato tre approcci diversi: il primo Shakespeariano
di Kenneth Branagh azzeccava nella allora quasi sconosciuto Chris Hemsworth, la
miglior associazione tra attore e personaggio dai tempi Schwarzenegger con Conan. Il secondo film “Thor: The
Dark World” (2013) abbracciava un tono daaaaaaark sbagliando tutto, a chi dice
che “Ragnarok” è il peggior film Marvel di sempre, lo costringerei a rivedere
in loop “The Dark World” in stile “Arancia Meccanica”. A parte i dettagli ovvi,
sapete cos’hanno in comune questi due film per me? Il fatto che non abbia mai
sentito l’esigenza di rivederli, anzi va benissimo così, mentre “Thor: Ragnarok”
sono pronto a rispararmelo tutto domani mattina (storia vera).


Thor tra l’immondizia, per molti questo sarà il fotogramma chiave del film.

I fumetti di
supereroi tendono verso l’epica e l’azione eroica, ma sono anche fatti di
intrattenimento, momenti comici, specialmente le ultime pubblicazioni Marvel
sono caratterizzate in questo modo, i film Marvel non sono quasi mai una
riproposizione pagina per pagina delle saga da cui sono tratti, nemmeno quando il modello di base è palese. Il film di Taika
Waititi pesca un po’ dalla saga omonima di Ragnarok (il demone Surtur e il
personaggio di Hela), ma anche da quella di “Planet Hulk” (il pianeta di Sakaar
e l’alieno roccioso doppiato dallo stesso Waititi), il Thor di questo film
ha anche moltissimo di quello scritto da Jason Aaron, il tutto mescolato
insieme senza nessuna paura di giocare con i personaggi.

Questo dovrebbe
farvi intendere che se siete amanti dei supereroi serissimi, ecco, magari
questo film non farà proprio per voi, ma non venite davvero a dirmi che credete
alla critica mossa a questo film, secondo cui la trama sarebbe troppo semplice.
Molte persone sono andante in brodo di giuggiole per Wonder Woman, la cui trama non era certo scritta da Aaron Sorkin e
qui, se non altro, Taika Waititi si trova a suo agio con i dialoghi e la parte
comica, ma anche con le scene d’azione che funzionano tutte piuttosto bene,
senza mostrare il fiato corto come quelle diretta da Patty Jenkins, di cui ho una
grande stima, ma a dirigere le botte tra amazzoni si è confermata davvero
lontana dall’acqua dove nuota di solito.


Quando Waititi si fa una foto, da qualche parte nel mondo, un fan di Nolan scoppia a piangere.

“Thor – Ragnarok”
ha il compito di aggiornarci su che fine hanno fatto Thor e Hulk assenti dagli
ultimi capitoli, ma il film funziona su più livelli, è un’avventura con
personaggi che si prendono poco sul serio, che completa il percorso di
formazione di un personaggio come Thor: un biondone scemo che era solo
nominalmente il Dio del Tuono, qui lo diventa davvero, sacrificando più di una cosa,
tra cui il suo martello, mossa rischiosa che paga molti dividendi, visto che Mjolnir
è iconico almeno quanto la “S” sul petto di Superman.

Cate Blanchett mora sembra la sosia di Alex Vause di OITNB.

Taika Waititi si
dimostra a suo agio a fare quasi una parodia del genere, in cui i dialoghi e le
parti volutamente comiche filano molto bene, proprio in questi dimostra di una
discreta conoscenza del materiale originale, la scena di “Hulk nudo, molto
nudo” sembra uscita di peso da un vecchio fumetto di Peter David degli anni
’90, quindi Waititi non ha fatto altro che lavorare su elementi che già fanno
parte dei personaggi.

Il cast
funziona davvero alla grande Taika Waititi è bravo a sottolineare come un Dio
norreno e un gigante dalla pelle verde e il brutto carattere possano essere
simili, li fa scontrare tra di loro in una scena di lotta nell’arena che non ha
davvero nulla da invidiare a nessuno, poi, gente… Se non volete vedere Hulk e
Thor in un’arena che si menano è un problema vostro, là fuori è pieno di
bellissimi film con Margherita Buyaaaaaahhhhhh… Scusate uno sbadiglio.


Realismo nei film? Quando posso avere botte, gladiatori e mostri giganti, anche no grazie.

Prendiamo il
Surtur per le corna, Hulk che parla è un problema? Secondo me no (lo fa anche
nel fumetto) è un piccolo passo avanti per un personaggio che più vedo come
comprimario più sogno di vedere in un film tutto suo, visto che Mark Ruffalo fa
scintille e in coppia con Chris Hemsworth entrambi sembrano dimostrare di
divertirsi molto nei rispettivi ruoli, ma quello che vince su tutti a mani basse
è senza ombra di dubbio Jeff Goldblum.

Anche loro si salutano con il Bro-fist, saluto ufficiale della Bara Volante.

Se vi sembra
conciato strano qui, è soltanto perché non lo avete visto vestito da Cowboy in altri film con lo stesso spirito irriverente
di “Thor Ragnarok”, da solo è il titolare delle battutacce più sceme di tutto
l’MCU, la gag si “Looooooord of Thunder” che in italiano è stata resa con il
non proprio entusiasmante Zio del Tuono, motivo per cui vi consiglio di vedere
il film in lingua originale, perché ci sono tocchi di raffinatezza come
“ASSgard” e altre scemenze del genere, che troppi hanno imputato come la morte
del genere, invece io mi sono goduto perché l’astronave per le orge del Gran
Maestro sembra una di quelle battute che c’erano nei film che amavo io da bambino e che il perbenismo
moderno ci ha tolto, poi il grande Jeff è un mito, qui gigioneggia sopra le
righe, che poi è l’unico modo possibile per interpretare un sovrano che si è
auto battezzato Gran Maestro… Non proprio un timido, ecco.

Uno di noi! Jeff uno di noi! Uno di nooooooiiii!

Karl Urban si
conferma comprimario capace, il suo personaggio da solo rappresenta As(S)gard
piegata alla volontà della tirannica Hela, in pochi minuti compie l’arco
narrativo del vile lacchè che rialza la testa, inoltre manda a segno una
battutaccia sulla fissazione tutta americana per le armi che in film diretto da
un neozelandese vale doppio.

“Guerra: E Sei Il Protagonista!” (Cit.)

La Valchiria di Tessa
Thompson forse si perde un pochino nel finale, ma per tutto il film la Thompson
funziona molto bene come grezza guerriera spaziale, solo per il modo in cui si
confessa frettolosamente dando l’assist sulla battuta sul nome del gruppo (i
Revengers, una scemeria che mi ha fatto molto ridere per la manifesta
tontaggine di Thor) si è guadagnata tutta la mia simpatia.



Vale anche lei per la classifica, “Belle guerriere tra i rottami”? Se non sbagliamo siamo a quota quattro.

Il Loki di Tom
Hiddleston qui è in una delle sue incarnazioni migliori, forse è il film che
riassume meglio il personaggio, qui Loki è in tutto e per tutto il Dio delle
menzogne, uno che proprio mentendo ed ingannando trova sempre il modo di
uscirne bene e cascare in piedi in ogni occasione. Mi è sembrato il primo film
dove Thor e Loki sembrano due fratelli cresciuti insieme e non due personaggi
a casaccio costretti ad odiarsi per motivi di contratto, poi, parliamoci
chiaro: la scena del teatrino di Loki/Odino mi ha fatto spaccare dal ridere,
oltre ad essere una velata critica al modo in cui Odino mente e modifica la
verità propinata al suo popolo usando l’arte (i dipinti da cui Hela è stata
cancellata) si gioca un paio di facce note che non vi dico, guardatevi la scena
e stupitevi.

Se non possiamo proteggere la Terra vi garantisco che la… rivendicheremo? No, non suona bene uguale.

Se sono i
cattivi a dare la vera dimensione di un eroe, Hela è un successo, bisogna dire
che un’attrice di minor talento e presenza scenica di Cate Blanchett
probabilmente sarebbe risultata anonima, lei, invece, è molto brava a mangiarsi
la scena con un personaggio che ha un solo compito: quello di essere
impossibile da sconfiggere anche per Thor. E lo è davvero, attraverso di lei il
biondone deve fare i conti con se stesso diventando davvero il Dio del Tuono e
non può esserci Dio del Tuono senza Rock ‘n’ Roll, quindi, quando partono le
scene d’azione sulle note di “Immigrant song” io mi sono gasato un sacco,
perché sono ben fatte e poi se non vi piacciono i Led Zeppelin, mi spiace
dirvelo ma non vi conosco e non vi voglio conoscere!

Hela intenzionata a palpare le chiappe a Hulk (sentirere presto parlare di questa storia sui giornali).

“Thor Ragnarok”
potrebbe essere l’ultimo film della trilogia dedicata a Thor, ma funziona anche
alla grande per riportare il Dio del Tuono (e Hulk) tra le fila del resto
dell’MCU da cui mancavano da due anni, quindi qual’è la grande colpa di questo
film? Quella di essere un altro film di supereroi? Di avere le palle (ah ah,
ha detto palle!) di giocare con i proprio personaggi senza mostrarli per forza
fossilizzati nel canone per cui il grande pubblico li ha conosciuti?

Tana per Taika, a cui scappa di omaggiare il Maestro.

Ha forse la colpa
di non prendersi sul serio e di essere un’avventura che ha tutto per
intrattenere senza essere stupida? I film stupidi non hanno questo livello di
conoscenza della materia originale. Non lo so, il genere di supereroi è
sicuramente ad un bivio, ora che è stato sdoganato deve iniziare a fare quello
che nei fumetti è già accaduto: usare i personaggi che il pubblico conosce per
raccontare storie che in qualche caso saranno leggere e fatte per divertire,
ma in altri potrebbero diventare più profonde (Logan in questo senso è stato un buon esempio di cosa si potrebbe
fare con i supereroi).

Quello che non
funzionerà per questi personaggi al cinema e per i loro spettatori in sala,
sarà restare fossilizzati a cazzate tipo, il costume è diverso rispetto al
fumetto, oppure al voler negare che il genere supereroistico punti all’epica,
ma passando per il puro e semplice intrattenimento e non credo ci sia nulla di
male. A meno che non vogliate continuare a nascondervi dietro ad un “Io non
leggo i fumetti, leggo le Graphic Novel”.
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