
Secondo voi, se esce un horror, io cosa faccio? Aspetto le recensioni? Leggo il parere della critica? Magari mi informo, confronto, rifletto? No. Vado. Subito. Senza passare dal via, senza incassare le 200 mila Lire.
E se esce un horror che si chiama “Ti uccideranno” — titolo che già da solo sembra una minaccia più che una promessa — secondo voi io resto a casa? Mi metto a vedere una commedia romantica per bilanciare? Ovviamente no. Biglietto fatto e si vola, a bordo di Bara, anche se sembra di nuovo l’inizio del 2024.
Ultimo caso simile, la doppietta a breve distanza di uscita (almeno nei cinema di uno strambo Paese a forma di scarpa) di due Horror dalle tematiche molto simili, mi riferisco a Omen – L’origine del presagio e di Immaculate, perché non so voi, ma io sto aspettando parecchio il seguito già annunciato di quel gioiellino che era Finchè morto non vi separi, di cui questo “They Will Kill You is” oltre a sembrare un cuginetto, condivide la caccia all’uomo alla donna in ambienti chiusi e un certo gusto per la lotta di classe, ovviamente non ben cotta, ma al sangue. Tanto sangue.

Da qui parte “Ti uccideranno”, con una premessa che non ha nessuna intenzione di sembrare intelligente, scelta che paradossalmente diventa uno dei suoi punti di forza. Dietro le quinte, però, la faccenda si fa subito più interessante di quanto il titolo lasci intendere: il film è prodotto da Andy e Barbara Muschietti, che con i soldini della Warner hanno inaugurato la loro casa di produzione Nocturna, che sembra quasi chiudere un cerchio personale per la coppia, visto che anni fa era stato Guillermo del Toro a scommettere su di lui producendo il passaggio da corto a lungometraggio di “La madre”. Ora è Muschietti a “restituire il favore”, mettendosi nella posizione di chi offre spazio e fiducia a un altro autore con una voce molto precisa, non per forza americana, anzi.
La mano dietro la macchina da presa, quella di Kirill Sokolov, si sente eccome, il suo gusto per il cinema di genere, imbrattato di sangue è sempre lo stesso, infatti abbiamo conosciuto questo regista tempo fa per il suo a mio avviso sempre troppo poco citato Muori papà… muori! La trama, sulla carta, è una di quelle che potresti liquidare in due righe, persino io che manco del dono della sintesi: una donna accetta un lavoro in un albergo, salvo scoprire che l’edificio nasconde sparizioni, rituali e una setta tutt’altro che simbolica. Fine. Roba già vista, verrebbe da dire, ma il punto è che il film prende un’idea arcinota — il luogo chiuso, la setta, la notte da sopravvivere — e decide di giocarsela tutta sul “come” più che sul “cosa”, senza alcun tentativo di reinventare il genere ma con la consapevolezza precisa di quanto sangue vuole spargere in giro.

Il problema, o il pregio, dipende da quanto si è disposti a lasciarsi trascinare, perché quel “come” è completamente fuori controllo, perché la famosa, o famigerata “Sospensione dell’incredulità” qui, entra in azione dai titoli di testa, il regista sa giocarsela bene ed è ironico che nello stesso fine settimana, abbia visto due film con protagoniste che si muovono tra corridoio dai colori spinti, alla moda di Suspiria, per l’altro titolo del (mio) fine settimana, magari ne parleremo tra qualche giorno qui sulla Bara.
Sokolov costruisce un film che è contemporaneamente horror, action e commedia nera, senza cercare un equilibrio ma abbracciando lo squilibrio, le scene di violenza sono esagerate, grottesche, porcine (occhiolino occhiolino) i momenti comici arrivano dove non dovrebbero, la tensione viene spesso sabotata da una battuta o da un’esplosione improvvisa di pazzia. Un tipo di cinema che di solito mi aggrada, che vive di ritmo ed eccessi, come se volesse alzare di due o tre tacche l’asticella della violenza in interni, vedremo se i Radio Silence con il loro seguito di prossima uscita, riusciranno a maltrattare di più Samara Weaving e la sua sorella cinematografica, visto che anche qui, Sokolov si gioca il tema della sorellina.

Si perché l’albergo in cui si presenta Asia Reaves (Zazie Beetz qui totalmente dedita al ruolo), quando arriva al Virgil sembra una palla di neve lanciata all’inferno (cit. del giorno, chi la coglie vince un mappamondo!), ma ha un passato tosto che scopriremo in corso d’opera e una trama di famiglia da risolvere, in questo senso, “Ti uccideranno” guarda ad un altro film diventato monumento, ovvero The Raid, ma lo sporca con trovate killbilliane (o se preferite tarantiniane) e scene d’azione una contro tanti in spazi stretti, insomma, senza volersi mettere in diretta concorrenza, Sokolov conferma di amare tutti i film giusti.
Dentro questo caos controllato, però, si intravede anche qualcosa di più interessante, perché il film gioca — senza mai sbatterlo in faccia al pubblico ma facendolo capire — con una dimensione di lotta sociale. Il Virgil diventa una struttura gerarchica, quasi una piramide verticale in cui chi sta in basso serve e subisce, mentre ai piani alti si consuma qualcosa di molto più oscuro. La protagonista, che entra in questo sistema come lavoratrice invisibile, si trova letteralmente a risalire i livelli di un potere che si nutre di chi resta ai margini, d’altra parte l’Horror ha sempre amato farsi rappresentare dalle minoranze, dagli ultimi della società ed è sempre stato dalla sua parte, gli si vuole bene anche per quello.

Non è un discorso portato avanti con la precisione di un film politico, e probabilmente non è nemmeno l’obiettivo principale, ma resta una presenza costante, a questo massacro grondante sangue che intrattiene, dando una retro struttura mentre sullo schermo scorrono sangue e situazioni portate volutamente all’limite e anche tranquillamente oltre. Perché “Ti uccideranno” abbraccia un’estetica fatta di eccesso, ironia e violenza stilizzata, dove ogni morte è coreografata quasi come una gag e ogni situazione sembra spingersi sempre un passo oltre il buon gusto, insomma in stile Bara Volante. Non c’è realismo, non c’è misura, ma c’è una precisa volontà di trasformare il caos in spettacolo, di rendere la brutalità qualcosa di ritmato, no io dico… brutto?
Stranamente, tutto questo funziona perché sotto la superficie iperattiva emerge quella voglia di urlare a pieni polmoni… Eat the rich! (il resto lo conoscete), mettendo al centro la protagonista interpretata da Zazie Beetz, che regge il film con una presenza lontana dalla classica “final girl”, non è fragile, non è ingenua, non è nemmeno particolarmente eroica, ma è qualcuno che reagisce, sbaglia e improvvisa, e proprio questa imperfezione la rende credibile dentro un contesto completamente folle. Il resto del cast, da Patricia Arquette a Tom Felton, si muove in equilibrio tra caricatura e minaccia, contribuendo a quella sensazione costante di instabilità per cui nessuno è mai davvero normale e, quando qualcuno sembra esserlo, probabilmente è lì che dovrebbe iniziare la preoccupazione. Menzione speciale anche per zia Heather Graham, anche lei ormai sempre più al sicuro nel caldo abbraccio del cinema Horror.

Naturalmente non è tutto perfetto, alcuni passaggi sembrano più esercizi di stile che veri momenti narrativi e, a tratti, si avverte una certa compiacenza nella propria follia, però ci sono momenti realizzati con Sam Raimi nel cuore e personaggi che si trovano separati dalla loro capoccia, che mi hanno fatto pensare a strizzate amorevoli d’occhio a Stuart Gordon e Bryan Yuzna, quindi ribadisco Kirill Sokolov, uno di noi!
“They Will Kill You is” sa come usare il sangue e non ha nessuna paura di farlo, ha un’anima vagamente politica ed una anche molto cazzona, che affiora senza mai prendersi troppo sul serio, oltra ad una certa dose di menefreghismo creativo che, nel bene e nel male, si fa notare, tra qualche giorno vedremo cosa avranno combinato i Radio Silence, intanto questo film è un gustoso antipasto… Oink oink!


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