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Time Lapse: Accadde domani

Lo dico
spesso, i minuti iniziali di un film ne determinano un po’ tutto l’andamento,
non è sempre così, ma per “Time Lapse” questo concetto è riassunto nei suoi
titoli di testa, che sembrano un omaggio low cost sia a quelli di Saul Bass che
alla sigla di “Ai confini della realtà”.

Ma visto che
il 2015 è l’anno di “Ritorno al futuro”, perché non mescolare tutte le
fascinazioni in una sola pellicola? Deve aver pensato questo l’esordiente Bradley
King, regista e sceneggiatore di questa sua opera prima.
Callie
(Danielle Panabaker) e Finn (Matt O’Leary), sono una coppietta che divide
appartamento e affitto con il loro amico/reggi moccolo Jasper (George Finn). Per
sbarcare il lunario fanno lavoretti nel condominio dove vivono. Jasper è
appassionato di scommesse e drugucce di varia natura, mentre Finn vorrebbe
dipingere, anche se è arenato nel più classico dei blocchi dell’artista.
Il loro
equilibrio salta come un tappo di Champagne a capodanno, quando ritrovano nello
scantinato il cadavere del loro vicino di casa, un anziano scienziato.
Nell’appartamento dell’uomo, perennemente puntata verso la finestra del loro
soggiorno di casa, c’è una gigantesca macchina fotografica, che puntualmente
alle 8 di sera sforna una polaroid, uno scatto che proviene da 24 ore nel
futuro.
In pratica una
versione fotografica di quella bella storia di Dylan Dog (“Accadde Domani”) in
cui l’investigatore di Craven Road riceveva il giornale di domani.



Provate a farvi una Selfie usando questa.

Il grosso
macchinario non è proprio comodo da spostare, anche perché sembra uno di quei
computer degli anni ’50, in più la polaroid aiuta Finn ha superare il suo
blocco artistico, e Jasper a fare un po’ di soldi facili con le corse dei cani,
quindi per un po’ i ragazzi sfruttano le previsioni fornita dalla macchina, ma ovviamente
seguiranno una serie di casini di tipo “Wibbly Wobbly, timely wimely…. Stuff”.

Mettiamo
subito le cose in chiaro, “Time Lapse” è uno di quei film in cui alcuni snodi
narrativi risultano un po’ forzati. Bradley King si sforza di giustificare le
scelte dei personaggi, ma spesso ricade nel manicheo, quindi ci troviamo di
fronte ad una pellicola in cui i protagonisti decidono (senza avere delle vere
prove) che non si può alterare il futuro, e anche quando non sono più costretti
a farlo, gli strambi comportamenti di Jasper vengono giustificati da King, con
la classica soluzione “Beh ragà, Jasper si droga, quindi fa delle cose
insensate”.
Se riuscite a
digerire questi tutto sommato piccoli difetti, dovuti alla poca esperienza di
Bradley King, “Time Lapse” è un film che funziona ed è in grado di tenerti
incollato allo schermo per i suoi canonici 100 minuti, anche solo per vedere
come la storia si conclude. Uno di quei film che ti fa fare teorie a voce alta
mentre lo guardi, cercando sempre di indovinare la prossima svolta un minuto
prima che accada, questo di solito si chiama coinvolgimento.



“Dite CHEESE anzi, dite PARADOSSO TEMPORALE!”

Anche se non
tutte le svolte sono inaspettate, il film piazza un paio di momenti niente
male, il tutto poi è recitato più che decentemente dai tre protagonisti, George
Finn ha la sfiga di interpretare il “tossico” del gruppo, quindi speso deve
andare sopra le righe, ma il vero mistero del film è capire come mai la Panabaker
(vista anche in “The Ward” di Carpenter”) stia insieme a quello sfiga di Matt
O’Leary, che sembra più interessato ai suoi quadri (dei discreti “Crosta” se
posso esprimere un parere) piuttosto che alla fidanzata.

A proposito
dei quadri, almeno uno ricorda molto le scenografie curate da Salvador Dalí per
“Io ti salverò”, ma è solo un’altra piccola citazione al maestro Alfred
Hitchcock. Si perché “Time Lapse” parte da un elemento di base sci-fi, ma
funziona più come un thriller.
Malgrado la
regia di Bradley King sia efficace ma tutto sommato ruspante, il nostro
esordiente si gioca abbastanza bene la mono-location del soggiorno e della
macchina fotografica puntata, è chiaro che prima di scrivere e dirigere questo
film, sia andato a rivedersi 14 volte “La finestra sul cortile”. Ok, le differenze
qualitative sono abissali, ma se non altro, King riesce a risultare non
fastidioso anche se omaggio in modo così palese Zio Hitch, il che, vi assicuro
non è una cosa da poco…
Come detto non
tutti i passaggi sono propriamente cartesiani, e forse il finale risulta un
pochino moralista, però si arriva a quel finale dopo un discreto colpo di
scena, il ritmo è buono, e per tutta la durata della pellicola si fa il tifo,
ci si schiera, si espongono teorie sugli sviluppi della trama, insomma si cerca
di intuire cosa succederà, esattamente come fanno i protagonisti quando
analizzano le polaroid provenienti dal loro futuro.



Ciribiribì Kodak!

Tante volte si
inciampa in film con un soggetto perfetto per un episodio di “The Twilight
zone” che però esaurisce la sua forza dopo 20 o 30 minuti, “Time Lapse” invece
tiene botta fino all’ultimo minuto, riesce a non essere irritante quando cita e
omaggio Alfred Hitchcock, e in generale, per essere un film d’esordio non è
affatto male, ma soprattutto ci insegna una grande lezione: Se avete dei vicini
di casa bizzarri, compratevi delle buone tende per le finestre, e prendete
l’abitudine di chiuderle.

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