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Transformers – L’ultimo cavaliere (2017): When two worlds collide

Sapete a chi non
frega assolutamente nulla del vostro parere e continua a fare quello che gli
pare? Bravi! Proprio Michael Bay.

Considerato dai
più come IL MALE, il buon Michele Baia ridendo e confermando “No no, sarà
l’ultimo” è arrivato alla bellezza di cinque film sui Transformers, niente male
per uno che ha accettato la regia del primo film nel 2007 senza aver mai visto
mezzo episodio della serie animata, ma semplicemente perché voleva collaborare
con il produttore Steven Spielberg e per assecondare la sua passione per le
automobili (storia vera).

Cosa volete che
vi dica, io a Michael Bay voglio bene, è un tamarro, la spettacolarità
visiva dei suoi film, va di pari passo con trame a dir poco lacunose se non
pretestuose, quando si parla di esagerare, nessuno ha ereditato il gusto per lo
spettacolo visivo di Tony “Nove telecamere” Scott, portandolo oltre i livelli
di guardia e anche se sbraga a concede tutto al patriottismo e alla retorica
(13 Hours, che comunque visivamente è una bomba, anche se a distanza di tempo
mi ha lasciato poco o nulla) ci sono pochi in grado di riempire lo schermo come
lui, ormai ho la sensazione che “Transformers” sia la saga con cui incassa
(anche questo, oltre 500 milioni di ex presidenti defunti stampati su carta
verde, al netto di una spesa di “soli” 200) e sfoga le idee più matte, per poi
produrre qualcosa che sente più personale, tipo “Pain & Gain” (2013) che
resta il titolo più sorprendente della sua filmografia.



Secondo me è un Transformers pure la macchina da presa…

Nel frattempo,
però, bisogna fare i conti con il quinto “Transformers: The Last Knight”, ultimo
arrivato in una saga che ha toccato il fondo (oppure l’apice… Dello schifo) con
il secondo capitolo “Transformers – La vendetta del caduto” (2009) per poi
migliorare costantemente tutti i difetti conclamati, tipo aver dato un calcio
nel sedere a Shia LeBLUFF e aver rallentato i movimenti dei robot ad una
velocità tale per cui anche l’occhio umano possa percepirne i movimenti, senza
esplodere trasformando le sale cinematografiche del mondo in una versione in
piccolo di Scanners.

Quello che serve allo spettatore per guardare i film di questa saga: Un paio di occhi bionici!

D’altro canto è
anche chiaro che davvero Bay non abbia voglia di cedere un millimetro a
nessuno, se prendesse la trama di un qualunque episodio della serie originale a
cartoni animati e decidesse di usarlo come canovaccio per il nuovo film della
serie, farebbe urlare il mondo al miracolo, ma a lui ‘sti robot che si
trasformano non interessano, sono solo il miglior pretesto per puntare al
dominio totale e assoluto degli schermi cinematografici.

La trama di “Transformers
– L’ultimo cavaliere” è un casino, nel senso che dopo 40 minuti, hai già
assistito a spunti per almeno tre o quattro film differenti e non mi sono
stupito di scoprire che nella riunione preparativa tra Bay e i suoi
sceneggiatori di fiducia, per trovare il soggetto giusto per il prossimo film
(penso duri dieci minuti e sia incastrata tra la pausa caffè e la partita di
Paintball aziendale) Michele Baia abbia deciso di tagliare corto, perché fare
un film legato ai miti arturiani e poi farne un altro con rimandi alla Seconda Guerra Mondiale, come dalle DUE sceneggiature che si è trovato sul tavolo,
facciamo un film solo e mettiamoci dentro tutto, no? E poi sotto a sparare ai
colleghi con la vernice, SBANG SPAM SBANG!



Quello che ha capito Bay, quando a scuola la maestra spiega il medioevo.

Ecco perché il
film inizia con Stanley Tucci con il naso posticcio, che interpreta un Mago
Merlino sciroccato, che di fatto è riuscito a mandare re Artù sul trono,
utilizzando la sua amicizia con alcuni Trasformers e una specie di mega arma da
loro fornita, che diventerà l’oggetto misterioso da recuperare della storia, il
MacGuffin necessario a giustificare i botti e l’azione.

Salto in avanti:
la Terra è così mal messa che ad ogni piè sospinto, precipita un Transformers o
un Decepticon dallo spazio, motivo per cui è stata fondata la Forza di Reazione
Multinazionale ai Transformers (TRF), un esercito di G.I.Joe impegnato a dare
la caccia ai Trasformers, in un’idea che sarebbe potuta venire solo al me
stesso seienne, impegnato a giocare con i giocattoli della Hasbro.



Sei un film di Michael Bay se hai (1): I Militari.

L’unico posto al
mondo sicuro per i Transformers è Cuba (modalità satira: ON!), che è dove John
Turturro passerà gran parte del tempo a parlare da un telefono pubblico,
coprendo la funzione sociale del grande attore sprecato nel ruolo di macchietta
comica.

In tutto questo
s’incastra il solito “Marky” Mark Wahlberg, che ora gira per il mondo a
scovare ed aggiustare i Transformers, per portarli nella sua mega discarica di
ferri vecchi, dove spuntano Dino-Bot e altre spalle comiche che non fanno
ridere nemmeno per errore, tipo il robot Hot Rod, che 
quando si trasforma in un’automobile, diventa una muscle car fighissima,
peccato che in versione robot parla con un tremendo accento (finto) francese
che davvero non ho capito a cosa serva, me lo spiego solo in un modo: Bay è uno
di quegli Americani che ride di qualunque cosa legata a quei femminielli
Francesi. Vi ricordate com’era rappresentata Parigi in “Armageddon” (1998)?
Quattro bistrot lungo gli Champs Elysées, mancavano solo i mimi con il basco in
testa e la baguette sotto l’ascella.


Sei un film di Michael Bay se hai (2): La spalla comica squinternata.

La cosa curiosa
del personaggio di Wahlberg è che a Cuba fa la conoscenza di una bimba che
decide di prendere sotto la sua ala protettiva, forse perché Mark sarà pure
grande e grosso, ma evidentemente soffre della sindrome del nido vuoto, visto
che sua figlia, come visto nel film precedente, è andata al College.

Sei un film di Michael Bay se hai (3): L’eroe maranzo Yankee.

L’istinto paterno
di Wahlberg trova sfogo con la Izabella (Isabela Moner), ve la descrivo:
giovane, orfana, ribelle, capace di cavarsela da sola in un territorio ostile
fatto di rottami, grazie alla sua preparazione atletica e alla capacità di
aggiustare tutto quello che trova in giro utilizzandolo per i suoi scopi. Come
dite? Vi pare di aver già visto di recente al cinema un personaggio così? Come? Addirittura di averlo visto DUE volte? No, dai, figurati ad Hollywood sono sempre
così pronti a sfornare idee fresche, su!

“Episodio 7? Dammi tempo bimba che ci arrivo…”.

A proposito di
idee fresche, la ragazzina va in giro con un robottino che parla solo per Bip e
rumorini di ogni sorta, che si trasforma in una Vespa, ricordandosi di tenere
il logo in bella vista, una versione dotata di sponsor di C1-P8 (o R2-D2, come
preferite chiamarlo). In compenso, Anthony Hopkins si avvale di un maggiordomo
robot che sembra la versione psicotica di C-3PO (o D-3BO), ah perché non vi ho
detto che qui c’è anche sir Anthony Hopkins?

Il buon vecchio
Hannibal Lecter, evidentemente ormai lavora solo più con i Robot, qui è il protagonista della (quinta? Sesta?) sottotrama di un film inutilmente intricato che prevede che lui sia l’ultimo
discendente di Merlino, una lunga tradizione di grandi uomini, in una teoria
complottista degna di una puntata di “Voyager”, che prevede che tutti i più
grande geni della storia dell’umanità fossero al servizio dei Trasformers, oh!
Ma nomi grossi! Vi parlo di gente come Leonardo Da Vinci, Albert Einstein… Shia
LaBeouf!



Sir Anthony Hopkins insieme al suo agente (ora capisco molte cose).

No, scherzo, Shia
viene etichettato come parte di questo ragguardevole club e compare in una
foto 10×14 tipo quelle che si mettono al camposanto, non vi dico le risate che
mi sono fatto!

Quando c’è di
mezzo Michael Bay, può mancare la gnoccona di turno da inquadrare in
contrapposizione al freddo metallo robotico ricreato in CGI? Ma figurati!
Questo è lo stesso che ha iniziato la sua carriera riempiendo i suoi videoclip
di signorine con le cosce lunghe, quindi questa volta sceglie Laura Haddock,
impegnata in una serie di siparietti con Mark Wahlberg, in cui lui la vede e
balbetta, lei gli sbircia gli addominali e via così, mancava solo che cicciasse
fuori pure Meat Loaf e poi sembrava di essere tornati ai tempi di “Rock´N´Roll dreams come
through”.



Sei un film di Michael Bay se hai (4): La gnocca di turno.

La Haddock è alle
prese con un personaggio credibilissimo, insegnante, super scienziata e nel
tempo perso giocatrice di Polo con tacco 12, impegnata in una ricerca di indizi
seminati da suoi padre, tutti seminati nei libri della sua collezione che una volta raccolti permetteranno di ritrovare l’arma di Merlino, in una caccia al
tesoro letteraria che, però, è talmente frettolosa che se dovessi dirvi che ho
davvero capito tutti i passaggi dovrei mentire.

Ah! Tutto questo
mentre Optimus Prime vaga ancora nello spazio, viene catturato da una specie di
Transformers ginoide, che lo fa diventare cattivo, ma solo per metà, perché non
lo so, ormai a quel punto mi ero già totalmente perso in ‘sto gran casino.



Sei un film di Michael Bay se hai (5): Gli elicotteri!!

Cosa funziona di
questo film? Una cosa sola fondamentalmente: la strapotenza tecnica di Michael
Bay. Basta guardare la prima scena a Cuba, con Marky Mark e Izabella mentre
corrono in soccorso del Transformers durante l’attacco dei soldati del TRF,
provate a contare il numero di inquadrature, è una roba da perdere la testa.

Mi sembra chiaro
che con un impeto anche piuttosto generalesco, Michele Baia costringa tutto il
cast tecnico ad un super lavoro fatto con l’obbiettivo di riempire schermo e
occhi degli spettatori fino all’estremo, non ti viene in mente di far scontrare
due pianeti, lo ripeto, in questo film assistiamo allo scontrarsi di due
pianeti come se fossimo in un vecchio pezzo degli Iron Maiden, se non sei in missione per conquistarti la
supremazia visiva a scapito di tutto, trama e retine del tuo pubblico su tutto.



Sei un film di Michael Bay se hai (6): Roba che esplode fortissimo.

Non si possono
biasimare i film per quello che non sono, o per quello che noi vorremmo che
fossimo, ma se Michael Bay decidesse mai di fare un film muto, o per lo meno un
film con sole esplosioni ed effetti sonori, senza nessuna parvenza di trama,
sfornerebbe un capolavoro visivo, posso dire un’eresia? Gli unici due registi
in circolazione, capaci di mandarmi in trance cinematografica così sono Terrence
Malick e Michael Bay, ma con risultati opposti, il primo mi fa perdere nelle
immagini fino (a volte) a trovarne un senso, il secondo mi fa distaccare dalla
realtà quel tanto da perdere persino il bisogno di trovare un senso, a mia
volta divento un Optimus Prime che vaga nello spazio a corpo morto e gravità
zero.

Tutto questo per
dirvi che dovete vedere per forza “Transformers – L’ultimo cavaliere”?
Assolutamente no, mi piace trovare personaggi coinvolgenti in una storia, che
qui mancano quasi completamente e l’ironia. Beccami gallina se riesce a farmi
ridere anche una sola volta per errore, però lasciamo sfogare il ragazzo con
Robot, pianeti che collidono, Artù, Merlino e tutto questo gran casino, tanto a
Michael Bay del mio e del vostro parere frega assolutamente zero, chissà che
una volta passata la sfuriata bulimica, dedica di mettersi a sfornare film più
simili a “Pain & Gain”, oppure dedicarsi in pianta stabile al film muto con
esplosioni.
When Two Worlds
collide
The anger and the pain
Of all those who
remain
Two Worlds collide
Who will be left alive
No place to hide
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