Home » Recensioni » Tremors – A cold day in hell (2018): sai sbrinare testa di cazzo!?!

Tremors – A cold day in hell (2018): sai sbrinare testa di cazzo!?!

Bisogna essere stupidi per far finta che vada tutto bene,
quando l’universo ti manda segnali così chiari, ammettiamolo gente, i nostri
eroi del cuore, nell’anno di grazia 2018, anno del graboide cane secondo
il calendario cinese, non se la passano proprio alla grande.

La serie di Ash è stata cancellata dopo tre stagioni (ho ancora voglia di bestemmiare) ed
incredibilmente dobbiamo considerarci fortunati, perché tre stagioni sono tanta
roba, se consideriamo il fatto che il pilota della serie dedicata a Tremors,
con il ritorno di Gavino Pancetta nei panni di Valentine “Val” McKee,
28 anni dopo il primo, leggendario, film della saga, è stato cancellato dopo il pilota e prima che qualcuno di voi
mi chieda «Che cazzo è un ‘pilota’?”», lasciatemi dire che sono sicuro che
tutti voi siete al corrente di un’invenzione chiamata televisione… Che su
questa invenzione ci sono le serie e che dopo aver commissionato un episodio
pilota di Tremors, il canale SyFy ha
deciso di non farlo diventare un programma televisivo ed è diventato niente.
Giusto per consolarci, oppure per far ruotare un altro po’ il coltello nella
piaga, eccovi il trailer dell’episodio pilota diventato niente:

Non è bastato un attore di richiamo come Kevin Bacon e
nemmeno la regia di Vincenzo Natali,
ormai specializzato in serie tv, 28 anni dopo la sua uscita, Tremors è un titolo di culto, ma forse
non abbastanza per il grande pubblico, la sensazione che ho è che questa saga
sia davvero qualcosa per pochi appassionati, un manipolo di matti che si è
divertita con Fred Ward, si è puppata
un ben poco utile prequel ambientato nel west e che nella serie tv ci credeva forte. Avete presente quei matti che
si svegliano una mattina e pensano: Hey! Ma io ho fatto un intero speciale su
Tremors!

Questo sesto capitolo, uscito anche lui rigorosamente per
il mercato Home Video, segue l’antico adagio sulla squadra che vince che non si
cambia, anche se sarebbe meglio dire: squadra che costa poco non si cambia. Perché Tremors 5 Bloodline è stato il
primo capitolo non prodotto dalla Stampede, con largo utilizzo di Graboidi in
computer grafica e diretto dallo specialista del sequel a basso (se non
bassissimo) costo, Don Michael Paul, lo stesso che ha diretto cosette come Lake Placid 4, ma anche l’ultimo Death Race: Beyond Anarchy, uno che sa
gestire un budget miserrimo, è diligente nel produrre nuovi capitoli delle
saghe su cui si mette al lavoro, ma diciamolo senza problemi: i registi bravi
sono fatti diversi da Don Michele Paolo, ecco.
Quindi, ora che ci hanno illuso con Kevin Bacon per
lasciarci tutti con un palmo di naso, siamo ancora qui a fare il tifo per lui,
il mitico Burt Gummer! Il fanatico delle armi interpretato dal grande Michael
Gross che ormai paga le bollette solo grazie a questa saga e si è già
detto disponibile per il capitolo numero sette, quando dico che “Tremors” è un affare per pochi appassionati, beh, Michael Gross è alla testa del
gruppo, capo ultrà e capitano della tifoseria.

“Faremo un nuovo film di Tremors, tutto chiaro, luridissimi vermi?”.

La scena di “Tremors – A cold day in hell”, non è niente
male, ma anche uno specchietto per le allodole gli Ass Blaster, una
spedizione americana lassù nel nord del freddo Canada è impegnata a trivellare
il ghiaccio, se gli scienziati sapessero di essere i protagonisti del nuovo
“Tremors”, pensate che sarebbero così rilassati? Certo! Perché nessun Graboide
“pre precambriano” è mai stato avvistato a muoversi trivellando il ghiaccio e
trasformandolo in granita, quindi: oh ragà scialla! (tipico detto Canadese)… almeno fino ad oggi, prima dei titoli di testa abbiamo già il primo
massacro.

Qualunque abitante di Perfection, potrebbe dirti che è una pessima idea.

Dopo la trasferta Africana, Burt Gummer (il solito inossidabile Michael Gross) è tornano a
Perfection a gestire il negozietto di souvenir locali, insieme a lui il solito
figliolo Travis Welker (Jamie Kennedy) scemo come non mai, cosa può spaventare
due che hanno affrontato i Graboidi? Niente viene da pensare, na na, se volete
terrorizzare un americano, vi bastano tre lettere: I.R.S.

L’equivalente Yankee dell’agenzia delle entrare non perdona
nessuno, nemmeno i conti in rosso dell’impresa ammazza Graboidi della famiglia
Gummer, a salvare la giornata arriva una telefonata, dritta dal Canada,
dall’altra parte del telefono la Dr. Rita Sims che, ovviamente, in quanto
scienziata dei film, è una biondona fatta a forma di Tanya van Graan, già vista
in Death Race 2 e per essere sicuri
anche in Death Race 3 – Inferno.

“No vi prego! Non voglio fare un altro DTV che non vedrà nessuno!”.

I Graboidi strisciano sotto il ghiaccio minacciando
l’avamposto scientifico? Nessun problema! Burt ha una mimetica per ogni tipo
di terreno, si parte tutti per il Canada! E qui diventa necessario fare un paio
di distinzioni.

La prima è una nota di colore e riguarda proprio il nostro
Burt che per la prima volta dal 1990, non indossa più il suo caratteristico
berretto degli Atlanta Hawks, ha cambiato non solo città, ma pure sport, dal
basket al baseball, sfoggiando un berretto dei Chicaco Cubs, dettaglio che non passa
inosservato («Hai cambiato squadra?», «No solo cappello») e che dice tanto di
quanto sia stata epocale la vittoria dei Cubs che hanno sconfitto la
“Maledizione della capra” dopo la bellezza di ben 108 (storia vera). Non che
gli Hawks siano una franchigia più vincente, ma trovo molto simbolico che
un’icona di resistenza come Burt Gummer, uno che dopo 28 anni è ancora qui a
tirare avanti la carretta di questa saga, indossi i colori dei Cubs, per dirla
alla Eddie Vedder: Someday we’ll go all the way Burt!

“Mai visto nessuno dedicare un intero paragrafo ad un cappello”.

La seconda distinzione è ancora più gustosa, “Tremors – A
cold day in hell” ci regala un’interlocutoria scena di un attacco acquatico da
parte di un Graboide, qui davvero fine a sé stessa, ma che potrebbe tornare
buona per i seguiti, soprattutto prometteva di aggiungere qualcosa
all’iconografia di questi vermoni Freudiani mostrandoli in azione tra i
ghiacci. Ecco, non è andata proprio così, perché se escludiamo la prima scena,
davvero ambientata sulla neve, il resto del film con un piccolo espediente di
sceneggiatura, sposta la storia nella provincia canadese dello Nunavut
(Salute!) che, guarda caso, è brulla e parecchio sabbiosa, insomma per dirla alla
Jena Plissken: Più le cose cambiano più restano le stesse.

L’idea della produzione era andare tutti in Bulgaria a
girare sulla neve, sfiga! L’inverno sulle montagne Bulgare è due righe
freddino, quindi via, si torna tutti in Sudafrica che costa poco e possiamo
fare finta sia il Canada (storia vera), quasi tutto questo sesto
capitolo abbandona molto presto tutte le ambizioni e finisce per essere
ambientato tutto in un’unica location, tocca fare con quello che si ha gente,
questa è la legge dei DTV, mica stiamo ad Hollywood!

“Questa è l’unica location che abbiamo per girare il film e noi la difenderemo con la vita!”.

Non so voi, ma a me questo cambio di location ha fatto molto
ridere, ci sono stati dei momenti mentre guardavo “Tremors – A cold day in hell”
in cui proprio non riuscivo a pensare allo sketch dei Monty Python “Scott of
the Antarctic”, quello in cui il regista Eric Idle, per accontentare il suo
attore Scott (Michael Palin) che vuole a tutti i costi combattere contro un
leone in una scena, si rende conto che in Antartide non ci sono i leoni e
siccome un pinguino gigante non fa lo stesso effetto, alla fine si cambia tutto
al grido di: «Ridipingiamo la sabbia di giallo». Se Eric Idle avesse pensato ad
un Graboide avremmo potuto avere “Burt of the Antarctic”.

Come facciamo a mettere su i 96 minuti di durata del film?
Quando si ha una sola location Canadese Sudafricana? Tocca davvero
inventarsi qualcosa, tipo un altro paio di scienziate piuttosto guardabili come
Christie Peruso e Jay Anstey (vi ho già parlato delle scienziate nei film,
vero?) e lasciamo che Michael Gross e Jamie Kennedy battibecchino per tutto il
tempo, come padre e figlio, in una serie di righe di dialogo in cui la
dimensione del proprio mitra è metafora di altro. Oh gente! Questo è, non
prendetevela con me, sono solo un testimone!
Un tocco di colore lo portano gli uomini della DARPA,
società armata di milizia privata, intenzionata a catturare vivo un Graboide
per usarlo come arma da guerra, piano che fa a cazzotti con l’idea di Burt di
ammazzare quei vermacci schifosi che a sua detta, non sono certo animaletti di
compagnia che si possono addomesticare.

Inoltre, mandano ancora in crisi il Freudiano dentro di voi.

Ma il nostro Burt ha qualche altro problemuccio, tipo che
ogni tanto ha strani giramenti di testa e momenti di “Svarione” che Don
Michael Paul dirige con abbondante uso del grand’angolo. Primi acciacchi
dell’età per Burt? No, qualcosa di peggio, per effetto del giretto all’interno
di un Graboide fatto dal nostro cacciatore nel terzo capitolo (che lui,
in modalità capitano Achab, descrive come “the belly of the beast”) ora è stato
infettato e rischia la vita.

Congiuntivite? No, un caso grave di Graboidite.

L’unico modo per salvarlo è ricavare un antidoto dal sangue
di un Graboide e se vi sembra un’idea stupida, ricordatevi che questo piano è
stato ideato da tre scienziate che sembrano scappate dal paginone centrale di
Playboy, quindi non voglio sentire lamentele, ok?

Il gruppo di umani assediati nella base scientifica,
potrebbe essere l’occasione per portare nuovamente in scena un po’ della
suspense del primo film, ma Don
Michael Paul è un pasticcione della peggio specie che, se non altro, ha il buon
gusto di non provare mai, nemmeno per errore, a far finta che anche solo per un
secondo, gli sia passato per l’anticamera del cervello La Cosa, un po’ come lo sapesse di essere scarsissimo, quindi non
ci prova nemmeno a scherzare con i santi, anzi, con i Maestri. Un punto a suo favore, ma due in meno per il suo film.
“Tremors 6”, quindi, procede con Jamie Kennedy che fa il verso
al personaggio di Michael Gross e intanto amoreggia con la bella Tanya van
Graan, in un’infilata di dialoghi qualcuno anche divertente nel loro essere
rozzo e altri, invece, decisamente tediosi, tipo il tizio che piscia dall’alto
del traliccio per attirare i Graboidi, vabbè, se lo potevano risparmiare.

Cattura, smaltimento e sbudellamento Graboidi dal 1990.

Forse il vero (ed unico) contributo all’iconografia di
“Tremors” arriva con il personaggio di Valerie McKee, cognome che dovrebbe far
suonare almeno un campanello nella testa degli appassionati di questa saga e
non aggiungo altro perché vi ho già detto troppo, trattandosi dell’unico guizzo
di tutto il film, non proseguo oltre. Devo dire, però, che il
personaggio interpretato da Jamie-Lee Money è abbastanza simpatico, con i suoi
stivali di pelle di Graboide e se la trovata in stile “Scott Burt of the Antarctic”
mi ha fatto molto ridere, l’altra trovata (involontariamente) comica sta nel fatto
che Valerie ha una mira infallibile con il suo fucile, peccato che l’attrice Jamie-Lee
Money, sia strabica, cioè… Ok, lo so che dovrei parlare di “Strabismo di venere”
che è una cosetta che viene considerata anche molto sexy, però cazzarola
ragazzi: se avete un’attrice che con un occhio gioca a biliardo e l’altro segna
i punti, almeno non fatele fare la parte della super cecchina, dai!

“Ecco il punto esatto, qui dove ho messo il dito!”, “Quale dei due?”.

I Graboidi in tutto questo? Beh, sono pochini e mostrati
ancora meno, non per aumentare la tensione, quanto, più che altro, per
l’incapacità di Don Michael Paul ed un budget poverino. L’unico vermone che fa
davvero bella mostra di sé, è quello che zompa fuori dal terreno, animato in
CGI che, a ben guardarlo, sembra la stessa identica animazione già utilizzata
nel quinto capitolo. Bah, sarò sospettoso io, ma qui mi pare tanto: lo Zen è
l’arte di tirare su un sesto capitolo con ancora meno soldi.

Gli Ass Blaster si vedono anche meno, in una scena di volo,
vengono citati, ma mai mostrati realmente, evidentemente tutti i soldini sono
stati usati per realizzare l’unico Graboide fatto con i vecchi trucchi
prostetici che sputazza e svomitazza liquami arancioni, da questo punto di
vista “Tremors 6” non tira mai via la mano, quando si tratta di budella sparate
in aria qui ne abbiamo a volontà!

Sai volare fare dei balzi lunghi fuori dalla terra, testa di cazzo!?!

A tenere ancora una volta su la baracca è lui: Michael
Gross che è il primo a divertirsi, uno spasso vederlo alzarsi dal suo letto per far
fuori con un solo colpo un Ass Blaster («Dilettanti») e continuare dopo tutti
questi anni a darci dentro, ricoperto di budella abbracciato ad un HK91, se
dopodomani uscirà un “Tremors 7” state sicuri che lui sarà ancora della
partita, perché è vero che per gli eroi dell’immaginario con cui siamo
cresciuti sono tempi brutti, ma Burt Gummer è uno dei pochi che ancora non ha
smollato il colpo: Uno di noi! Burt Gummer uno di noi! Uno di noooooooi! Burt
Gummer uno di nooooooooi!

“Avanti! L’ultimo che arriva fa da merenda per i Graboidi!”.
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Film del Giorno

    Twisters (2024): bentornati (e ben tornadi) nella succhiozona

    Tra i titoli in uscita nel corso di questo malinconico 2024, per riempire l’estate arriva anche un seguito dopo ben ventotto anni di Twister e anche se i film escono [...]
    Vai al Migliore del Giorno
    Categorie
    Recensioni Film Horror I Classidy Monografie Recensioni di Serie Recensioni di Fumetti Recensioni di Libri
    Chi Scrive sulla Bara?
    @2024 La Bara Volante

    Creato con orrore 💀 da contentI Marketing