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Triple Threat (2019): una partita a guardie e ladri (pagata da soldi cinesi)

Normalmente un film di arti marziali viene costruito attorno
al talento della star principale, ma se un film promette di mettere insieme non
uno, ma cinque grossi nomi delle arti marziali, lascio fare a voi i conti del
potenziale divertimento e delle relative aspettative.

Fin dal suo annuncio “Triple Threat” è stato festeggiato
come un “The Expendables” con nomi di tutto rispetto, d’altra parte
non può essere altrimenti se metti tutti insieme: Tony Jaa, Iko Uwais, Tiger Chen, Scott Adkins e Michael Jai White, come portate principali, a cui vanno a
aggiunti contorni come l’ex campione di MMA Michael Bisping e Jeeja Yanin. Può
bastare che dite?

Ma più che “I Mercenari”, questo “Triple Threat” somiglia
più alla più grossa partita di guardie e ladri mai organizzata tra adulti
consenzienti, e dotati di un discreto talento nel distribuire pugni, calci e
gomitate, nel caso di Tony Jaa.

Tony Jaa, un attimo prima di trasformarsi nello chef Tony
(più avanti capirete il perché)

Il compito di dirigere tutte questa partita delle stelle tocca a Jesse
V. Johnson, ormai il regista di fiducia di Scott Adkins, quindi parliamo subito dell’elefante al centro della
stanza, non stiamo parlando di Gareth Evans come talento visivo, quindi se
l’unico film di arti marziali che avete visto in vita vostra è “The Raid”
(2011) dovrete abbassare un pochino le vostre aspettative. In 90 minuti “Triple
Threat” ha un certo quantitativo di trama, abbastanza pretestuosa per mettere
tutti questi talenti insieme oppure uno contro l’altro, ma non aspettatevi
certo l’apice di ermetismo raggiunto nel 2011 con: Iko Uwais entra in un palazzo e mena tutti, ecco.

L’inizio sembra voler strizzare l’occhio a Predator, visto che una squadra di
soldati si addentra in un campo di prigionia thailandese per liberare uno dei
loro compagni, Collins, interpretato da Scott Adkins che non interpretava un
ruolo da cattivo da “Wolf Warrior” (2015). Liberato dalla sua prigione Scott
non è per nulla deperito e malnutrito, certo è sporco e con i capelli come
Shaggy ma a parte questo sta una crema. Problema: per liberare Collins la
squadra fa una strage uccidendo anche la moglie di Iko Uwais, in questi casi si
dice “madornale errore” (cit.).

#TeamCattivi composta da qualche faccia abbastanza nota.

La divisione ecumenica tra guardie e ladri, vede #TeamBuoni
popolarsi con tutti gli orientali, mentre tra le fila di #TeamCattivi ci sono
tutti i “diavoli bianchi” occidentali… Michael Jai White lo considero tale in
virtù del cognome, sperando che non si offenda e venga a fare nero me.

Si perché Iko Uwais segue Tony Jaa e Tiger Chen che nel
tempo libero combattono come pit fighters, così per arrotondare lo stipendio da
mercenari, e giù qui abbiamo la prima occasione di vedere un po’ di sconri
diretti, che poi sono il principale motivo di interesse di “Triple Threat”. Si
perché Man of Tai Chi, era uno dei primi film a giocarsi Iko Uwais e Tiger Chen
nella stessa pellicola, purtroppo senza farli mai combattere tra di loro, quindi a
rimediare ci pensa proprio “Triple Threat”.

Il secondo round di “Man of Tai Chi”, anzi il primo!

Alla fine il vero “Triple Threat” del titolo, sono proprio i
tre artisti marziali orientali, un indonesiano, un thailandese e un cinese,
come non si trovavano tutti insieme dall’ultima volta che avete consultato il
menù del ristorante “all you can eat” vicino a casa vostra. Questi tre appianano
subito le divergenze facendosi più di un goccetto (giuro!) ma soprattutto comunicano
con un Inglese uno più stentato dell’altro, che li rende subito tenerissimi,
cioè per quanto possano esserle tre tipi che potrebbero spaccarmi di pugni e
calci se scoprissero che li ho definiti “tenerissimi”.

L’occasione per vedere questa “Triplice offesa” in azione
arriva da Tian Xiao Xian (Celina Jade) la ricca figlia di un politico locale,
che spende tempo e tanto denaro a rendere il mondo un posto migliore, d’altra
parte la produzione del film è cinese, quindi come sempre in questi casi, tocca
pagare dazio e sopportare personaggi cinesi buoni buonissimi che in confronto
Babbo Natale sembra Hannibal Lecter.
Con una strizzata d’occhio a Distretto 13, la ragazza si rifugia in una stazione di polizia, la
stessa dove sono finiti Tony Jaa e Tiger Chen, mentre Iko Uwais impegnato a
fare il “triplo gioco” collabora con i cattivi, ma sta di fatto che è proprio
nel distretto che arriva l’altra dose d’azione per il film, anche se si sviluppa quasi tutta a pistolettate e sangue in CGI… Ma perché porco mondo! Hai tutti questi fenomeni delle arti marziali e gli chiedi si fare finta di spararsi tra di loro? Ribadisco, una grossa partita a guardie e ladri giocata da bambini grandi.

Quando non si sparano, si sparano le pose.

Jesse V. Johnson concede il giusto spazio a tutti, e quando
ha l’occasione si gioca qualche momento grondante sangue (in CGI come detto), almeno un omicidio
sparge parecchia emoglobina sulle pareti della stazione di polizia, non potete
certo non notarla la scena. Intanto la storia si srotola attorno al triplo
gioco di Iko Uwais, che è un po’ il motivo per cui tutti i protagonisti di
questo film continuano ad inseguirsi, allearsi, guardarsi in cagnesco, solo per
poi arrivare a fare quello che sanno fare meglio: menare le mani. Finalmente era ora!

La trama chiede a tutti di esibirsi in molte delle
specialità del cinema d’azione, si spara, ci si mena, ma quello che pare più
ansioso di tutti di sfoggiare il proprio talento è Scott Adkins, probabilmente
per il fatto che Jesse V. Johnson ormai è il suo galoppino regista di
fiducia, qui lo vediamo anche cercare di fermare un auto in corsa, lanciandosi
sul parabrezza, solo per poi sfondarlo a pugni. In pratica come se fosse un moscerino di
90 chili, un moscerino molto incazzato.

Voglio vedervi poi a compilare il CID: Collisione con Inglese volante di 90 kg.

Prima di arrivare al gran finale però tocca pupparsi anche
qualche scena di raccordo che serve a sottolineare quando siano un gruppo di
simpatici amici quelli di #TeamBuoni. Avete mai sognato di vedere Tony Jaa
cucinare come se fosse lo chef Tony? Ecco “Triple Threat” vi offrirà anche
questo, se invece preferite le scena “di menare”, nel finale ci sono tutte le
combinazioni di duello che volete.

Michael Jai White che è tipo cinque volte più grosso e
cattivo di tutto il resto del cast messo insieme, si ritaglia il ruolo di Devereaux (nome che é una strizzatona d’occhio a Universal Soldier apertamente sbandierata),
il classico braccio destro del cattivone, che ovviamente è Scott Adkins, perché
ha portato il pallone regista da casa, quindi si gioca con le sue
regole. Bisogna dire che l’ex Spawn è
sempre quello più in forma di tutti, e anche il più credibile nel ruolo di
cattivo, per via di una naturale cazzimma, che non manca mai ai suoi
personaggi, ho visto il film a brevissima distanza dal non-uso di MJW fatto in Dragged across concrete, qui ho ritrovato il vecchio Black Dynamite in un ruolo per lui più canonico.
Come detto il finale di “Triple Threat” ci regala tutte le
combinazioni che abbiamo sempre desiderato, non si vedevano così tanti “versus”
nemmeno durante una partita a “Street Fighters”: Iko Uwais vs Michael Jai White,
Tiger Chen vs Michael Bisping e per finire Tony Jaa vs Scott Adkins.

Silenzio, parlano le mazzate!

Inutile girarci troppo attorno, “Triple Threat” non inventa
nulla, non ridefinisce i canoni del cinema di arti marziali, come forse in
tanti speravano avrebbe fatto, ma resta l’occasione migliore per godersi alcuni
dei maggiori talenti del cinema di arti marziali contemporaneo, tutti insieme,
in buonissima forma a menarsi come fabbri, certo se fosse stato un bel film sarebbe stato meglio, ma questo passa la mensa oggi. Se poi volete, potete gustate Tony Jaa
con la sua frase di sfottò in inglese dall’accento leggerissimamente marcato:
«Talk, talk, talk», che è diventata il mio tormentone della settimana!

Di «Talk, talk, talk», nel senso di chiacchiere inutili nei
90 minuti di “Triple Threat” ne troverete un po’ ma non esageratamente, di
calci, pugni e gomitate invece, quelli ne trovate abbastanza, anche se si resta con l’amaro in bocca. Con tutti i nomi
coinvolti, sembra un po’ la montagna che partorisce il topolino, non è un
capolavoro ma solo il vostro classico film di arti marziali prodotto dai Cinesi con beh, tutti i migliori al
mondo, costretti a sparare troppo, a parlare inglese quando non gli viene naturale oppure a ricoprire il ruolo dei “diavoli bianchi” anche quando lo sono solo di (cog)nome.
Esisteva una maglietta di MJ con su scritto: why you drive, when you can fly?

Ora che lo sapete magari potrete gustarvelo lo stesso, ma fatelo in fretta, prima
che Tony Jaa ci prenda gusto e decida di andare a presentare “Master Chef
Thailandia”.

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