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True Detective – Night Country (2024): la Cosa a caso

Mi rendo conto che alla sua uscita nel 2014, “True Detective” sia stato un pezzo di cultura pop importante, un ricordo condiviso capace di scaldare i cuori del pubblico e di mettere sulla mappa geografica un rinato (in Fredikin) Matthew McConaughey e vabbè, Alexandra Daddario, santa subito!

Se fosse stato un film “True Detective” avrebbe avuto altrettanto successo? Credo di no, magari se fosse stato una miniserie televisiva, di sicuro trasformarlo in un antologico non ha fatto altro che far rimpiangere sempre più la prima, amatissima, stagione.

La notizia di una quarta stagione di “True Detective”, con una delle migliori attrici del mondo come protagonista, ovvero Jodie Foster di nuovo alle prese con un’indagine, aveva scaldato parecchi cuori e dato fuoco alle polveri, fin troppo infiammabili, di “Infernet”. Infatti è andato in onda il solito copione: cori di giubilo dopo il primo episodio e persone che si stracciano le vesti cinque puntate dopo, dopo la messa in onda di un finale di stagione che io signora mia proprio non so, conclusione scapestrata per un’indagine condotta nella trama allo stesso modo.

Tutto questo mi fa pensare così tanto a “Fargo” che ricordo di essere indietro di due stagioni con quella serie!

La produzione è stata abbastanza disgraziata, con il discutibile Nic Pizzolato, che ha utilizzato i social-cosi per sottolineare che lui, ‘sta roba, di sicuro non l’ha scritta, anche se in quanto produttore, avrebbe forse fatto meglio ad evitare di farsi sbertucciare dalla showrunner Issa López, insomma, momenti di imbarazzo da Infernet.

La sensazione è che “True Detective 4 – Night Country” fosse una storia già quasi pronta, a cui giù per il gargarozzo, hanno cercando di infilare punti di contatto con la serie da cui ha preso il titolo in corsa, utilizzando un imbuto per infilare dentro strizzate d’occhio e strampalato riferimenti, ovviamente non alle precedenti stagioni della serie antologica, ma sempre e solo alla prima annata, quella più famosa e amata. Ecco tornare quindi – completamente a caso – il simbolo della spirale o personaggi di (cog)nome Cohle, con la showrunner tutta impegnata a ribadire che sì, questi collegamenti con il passato sono importanti, andavano inseriti per forza e verranno tutti spiegati. Tutte balle ovviamente, “Night Country” vive e muore sul citazionismo becero, quello vuoto, quello che serve solo a far sollevare il ditino del Nerd verso lo schermo, in un grande gioco di “Riconosci la citazione”.

«Eccolo, Cassidy da quel suo loculo volante che scrive ancora di me»

Ambientare la trama in Alaska, prima della notte polare e avere come protagonista Jodie Foster, una madre e poliziotta nel ruolo principale, fa cominciare il gioco, qualcuno penserà a “30 giorni di buio” altro a Fargo, ma tra caribù che si suicidano come lemming e ammonizioni «Lei è sveglia!», la morte degli scienziati nella base avviene sulle note dei Beatles e di una scena (alla tv) in particolare di “Una pazza giornata di vacanza”, quella della parata. Tutto bello gente, ma si era detto Matthew McConaughey non Matthew Broderick!

Rob Bottin con trentamila lire lo faceva meglio.

Basta così? No perché gli scienziati vengono ritrovati “fusi” insieme nel ghiaccio in momenti che ci danno giù di gomito cercando di suggerire a tutti che l’ispirazione sia La Cosa di John Carpenter, ma con pennellate alla David Lynch, visto che la cittadina è piena di personaggi con qualcosa da nascondere e aspiranti BOB scappati da Twin Peaks, inoltre il ritrovamento della lingua mozzata, ricorda tanto l’orecchio di “Velluto blu”, mentre il gioco “Riconosci la citazione” continua.

Sembra BOB ma anche lui è una doppia citazione bipede (non se ne esce!)

Essendo una serie del 2024, la madre single di Jodie Foster deve avere una figlia nativa, adottiva e omosessuale, se impegnata a combattere l’inquinamento meglio, insomma non ha una figlia, ma il frutto di un algoritmo, il tutto mentre si spreca il talento della Foster, che in mezzo alle svolte a caso di questa Cosa (o aspirante tale) è un Totem a cui aggrapparsi per sopravvivere a sei episodi in caduta libera.

“True Detective” aveva echi un po’ mistici, sempre nella prima stagione, ma buttarla proprio sul sovrannaturale, poteva essere la svolta giusta per questa serie? Forse, ho la sensazione che ormai si utilizzino elementi horror a capocchia perché i produttori sanno che fanno sempre presa sul pubblico, ma l’horror è qui solo per continuare il giochino del “Riconosci la citazione”, tutto questo per tacere delle somiglianze con “Trapped”, serie islandese del 2015 o della sigla, la peggiore di tutte e quattro le stagioni.

Un disperso ritrovato, nel letto dell’ospedale che gioca a fare la parte della signora Karras de L’esorcista, seguito a ruota da una confessione via messaggio, con soggetto terrorizzato che guarda in camera e fa il verso al video testamento di The Blair Witch Project e via così! Facciamoci del male!

Volevo mettere una citazione da L’esorcista ma poi rischio la censura.

Citazioni vuote, gettate in faccia al pubblico per far leva sul fattore emotivo, per una trama che procede a colpi di MACCOSA, sprecando anche un talento come Christopher “Non-chiamatemi-Doctor-Who” Eccleston, qui nei panni di un politico di origini irlandesi (per giustificare l’accento) che porta a due il numero di attori nel cast troppo talentuosi per recitare in questa robetta, dove un’indagine non c’è, perché le svolte sono tutte magiche, casuali o frettolosamente etichettate come “sovrannaturali” per portare alla fine una miniserie che già dal secondo episodio arranca, sopravvivendo con lampi che guarda caso, sono tutti rappresentanti dalle citazioni estemporanee.

Tutto questo non è per niente… Fantastic!

Insomma, penso che “Night Country” sarebbe stata una serie piuttosto modesta, cercare di trasformarla a forza nella quarta stagione di “True Detective” non ha fatto bene a nessuno, con Issa López e Nic Pizzolato a rappresentare le parti, olio e acqua che non si mescolano, con la differenza che per lo meno i due elementi hanno il buongusto di non litigare su “Infernet”.

Stima assoluta, anche quando le chiedono di rifare la scena dell’interrogatorio della prima stagione.

Per il destino di questa serie invece, sarebbe ora di lasciare andare la malinconia per il passato (recente) potete sempre riguardarvi la prima stagione di “True Detective” per avere una scusa per rivedere la scena della Daddario senza esaltarvi inutilmente per queste operazioni nostalgia, francamente piuttosto imbarazzanti.

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  1. A questo giro sono stata molto più convinta di te. Sarà che con la memoria che ho le strizzatine d’occhio le ho notate fin là, ma mi sono piaciuti i personaggi, più che l’indagine, l’atmosfera, più che il caso.
    Stare lontano da infernet ha aiutato a godermi tutto in una volta, anche se forse lasciar decantare episodio dopo episodio era più in linea con i tempi del racconto.

    • Ammetto di aver faticato a guardare tutti gli episodi insieme, peroyse ti è piaciuta l’atmosfera ti consiglio “Trapped”. Cheers!

  2. Oddio, caro Cass, non è bello vivere di pareri confermativi, ma io con questa “Quarta Stagione” cominciavo a chiedermi se sono io ad avere un problema.
    Prima puntata ok, la guardo pieno di speranza ma qualcosa non mi convince. Mistero? Soprannaturale? Uhm. Guardo la seconda e il mio sopracciglio si solleva. I dubbi crescono esponenzialmente. Una vocina dentro di me ringhia “ma che è sta roba?” ma la tengo a bada. E’ presto per giudicare. Aspetta.

    A circa 15-20 minuti della terza puntata, di fronte a quei personaggi, a quei dialoghi, sbotto a voce alta (storia vera): “ma cosa cazzo sto guardando?”
    Anche perché mi chiedo: su cosa diavolo state indagando? Ma state indagando? La gente scomparsa, i morti ammazzati, non dovrebbero essere al fottuto centro del mondo?

    Ok, io non sono un tipo da serie, ma così non lo diventerò mai.

    • No, queata non è proprio la serie giusta per diventarlo, chissà che gli entusiasmi (ed entusiasti) da “Infernet” impareranno da lezioni così, ma sappiamo già la risposta. Cheers!

  3. Sei stato proprio lapi-dad-daddario.

    Una zozzeria buttata lí che fa sembrare la seconda e la terza quasi dignitose

    • Inutile perderci ulteriore tempo, così possiamo tornare a seguire Alexandra su IG. Cheers!

  4. Fin’ora ho sentito solo parlare bene di questa serie. Il tuo commento mi rassicura, almeno so di poter fare a meno di vederla!

    • Sono qui per questo, offro un servizio pubblico 😉 Cheers!

  5. Ne ho letto le peggio critiche e in parte le capisco pure. Il problema è che, come sai benissimo, si passa dal “capolavoro” alla “melma fumante” senza mezze misure. E NIGHT COUNTY è questo. Dopo una prima puntata dove mezzo Infernet urlava già al capolavoro, a fine serie c’è la gara a demolirla.

    Per me, banalmente, è la solita occasione sprecata. Un po’ meno ma un po’ meglio, avrebbe giovato. Via la figlia della Foster e la sorella della Navarro, via padre e figlio Prior, via metà popolazione che non resta là durante la notte (come appunto in “30 giorni di buio”). Dai la gestione della morte misteriosa a due poliziotte con alcuni scheletri nell’armadio che devono collaborare per forza di cose perché (1) sono sole e (2) non si amano ma da sole non ce la farebbero. Screma un paio di episodi, rendi asciutta la narrazione senza sottotrame inutili (l’orso guercio, la lingua, le storie d’amore e di sesso inserite a cazzum) e via di indagini, esplorazioni tra i ghiacci, morti misteriose e qualcosa di mistico/sovrannaturale che aleggia (reale o solo credenze dei nativi?).

    Sprecare un cavallo di razza come la Foster e un’ambientazione stupenda è qualcosa di criminale! Tirare fuori una serie così moscia e piatta (inutile?) avendo a disposizione elementi così forti da giocarsi è altrettanto criminale.

    • Il bello è che non si tratta di sicuro di un capolavoro ma nemmeno di melma. Semplicemente una roba che ruffiana nello strizzare l’occhio con una trama scemotta. Concordo con te, sprecare Jodie Foster così è il vero crimine su cui indagare 😉 Cheers

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