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Tuono blu (1983): con dodici di questi elicotteri si governa il paese

La città di Los Angeles è costantemente sorvolata da
elicotteri. Lo so, tecnicamente ogni città del mondo lo è ma stando alla
cinematografia americana, la città degli angeli molto più. Le pale rotanti e il
suono dei motori in volo sono la colonna sonora dei losangelini, anche perché
molti di loro lavorano nell’industria cinematografica e proprio attraverso essa
hanno fanno conoscere al mondo questa condizione di vita.

In “Boyz n the Hood” (1991) i personaggi di John Singleton
vivevano con questo ronzio costante nelle orecchie, così come quelli di
“America oggi” (1993) di Robert Altman, anzi a voler andare più indietro nel
tempo, gli elicotteri erano una minaccia sulla testa di Roddy Piper in Essi Vivono del Maestro John Carpenter, uno che per altro ha il brevetto di
volo come pilota di elicotteri e spesso ama inserirli nei suoi film. John
Carpenter ha studiato cinema alla University of Southern California e il suo
compagno di corsi e amico fraterno (ai tempi) era Dan O’Bannon, un altro
losangelini con la capacità di lamentarsi di tutto e tutti, elicotteri
compresi.

Dan O’Bannon e John Carpenter sono finiti a litigare per
motivi che solo loro due conoscono, ma lasciatemi spezzare una lancia a favore
del mio preferito, il Maestro Carpenter, bisogna dire che O’Bannon era un
testone con la lingua lunghissima e la propensione ad incazzarsi con tutti i
colleghi di lavoro, una sorta di Yosemite Sam decisamente più nerd, geniale e
nevrotico in parti uguali. Una notte del 1979, Dan O’Bannon non riusciva a
prendere sonno per colpa degli elicotteri della polizia che passando a
ripetizione su casa sua, gli impedivano di prendere sonno, illuminando la sua
casa con i fari e infastidendolo con il rumore delle pale.

Vale come cameo di O’Bannon nei Simpson?

La storia (vera) è stata raccontata dallo stesso O’Bannon,
intervistato sul numero 70 della rivista Starlog, vi riporto le parole dello
sceneggiatore: «Mi stavano facendo impazzire. Una notte ero con Don Jakoby a
casa mia e passò uno di quegli elicotteri. Mi seccai sul serio e disse che
avremmo dovuto farci un film, su questa cosa».

Nella prima stesura, la sceneggiatura scritta a quattro mani
da Dan O’Bannon e Don Jakoby era molto più politica nel suo contenuto, in
questa versione la polizia di Los Angeles, controllava la popolazione
utilizzando la tecnologia già disponibile al tempo (come ci ricorda anche la
scritta prima dei titoli di testa del film), l’elicottero della prima bozza era
un’arma di sorveglianza pesantemente armata finita nelle mani di un personaggio
come Frank Murphy, che risultava avere problemi psicologici ben più gravi di
quella che Roy Scheider tiene a bada con il suo orologio Casio nella versione
definitiva di “Blue Thunder”.

Fun fact: l’orologio del protagonista, era proprio quello del regista (storia vera)

Ovviamente alla produzione questa critica ai metodi del già
famigerato LAPD non piaceva per nulla, ma considerando che da lì a pochi anni,
proprio Los Angeles sarebbe diventata teatro delle famigerate “Riot”, rivolte
generate dall’arresto e nel pestaggio di Rodney King, forse Dan O’Bannon era
riuscito a dare una sbirciata al futuro. Niente male per uno che voleva solo
farsi una dormita ed è finito ad agitare il pugno contro il cielo, maledicendo
elicotteri.

Bisogna aggiungere anche, che gli anni ’80 dell’immaginario
esportato dagli americani attraverso la loro fiction (televisiva e
cinematografica) sono stato anni davvero motorizzati, il furgone dell’A-Team,
la Ferrari rossa 308 di Magnum P.I. la Pontiac Firebird Trans Am rivisitata di
“Supercar”, insomma ogni ragazzino cresciuto a cavallo tra gli anni ’80 e con
le repliche televisive dei ’90, non poteva immaginare di non fare il tifo per
un eroe che non avesse sotto il suo controllo un discreto numero di cavalli. Per certi versi “Tuono Blu” è stato il film che ha fatto da ponte tra
cinema e televisione e che ha sdoganato gli elicotteri, un risultato notevole
ottenuto malgrado le pressioni della Columbia Pictures su Dan O’Bannon e Don Jakoby,
che per motivi di contratto furono costretti ad eliminare la critica al corpo
di polizia di Los Angeles dalla sceneggiatura definitiva (storia vera). Quindi
il vecchio Dan è passato dal lamentarsi degli elicotteri sopra casa sua, al
lavoro della Columbia, perché l’unica cosa che O’Bannon sapeva fare meglio che
scrivere era lamentarsi di tutto e tutti.

Ah ahh ahhh ahh ahhh… THUNDER! (cit.)

O’Bannon si lamentò anche della scelta del regista, secondo
lui John Badham, non dava abbastanza attenzione ai dialoghi e stava girando un
grande film come se fosse una serie televisiva, insomma John Badham non era Dan
O’Bannon e per questo Dan O’Bannon non lo sopportava. Eppure il buon vecchio John non è certo l’ultimo della pista (di decollo), in carriera ha diretto
“La febbre del sabato sera” (1977), ma a noi ex ragazzini degli anni ’80 piace
ricordarlo per titoli come Wargames – Giochi di guerra e Corto circuito.

Nelle sue mani “Blue Thunder” è diventato un solidissimo
film pieno d’azione girata bene e senza strafare, anche le manovre aeree più
ardite non sono mai impossibili, a patto di pilotare un elicottero abbastanza
potente, il che ha saputo mantenere un film come “Tuono blu” sospeso (in volo)
tra i generi: un po’ “Buddy movie”, un po’ film d’azione con punte di
fantascienza, insomma, il tipo di film che faceva impazzire noi ragazzini degli
anni ’80, anche se quello che ha dato più di matto con il lavoro di Badham è
stato il solito O’Bannon.

A whiter shade of pale (di elicottero)

Nella sceneggiatura scritta insieme a Don Jakoby, l’avanzato
elicottero Tuono Blu era una libellula d’acciaio agile e incredibilmente
aerodinamica, John Badham invece ha preferito enfatizzare la capacità di intimidazione
dell’elicottero da combattimento, rendendolo molto più aggressivo nell’aspetto
e riempiendolo di gadget che non solo O’Bannon considerava inutili, ma
rendevano anche molto pesante la parte anteriore dell’elicottero, questo forse
spiega la battutaccia di Frank che la prima volta che si ritrova a pilotarlo
dice: «Questo ha il naso più pesante di quello di Cirano».

Venite pure avanti, voi con il naso corto / Signori imbellettati, io più non vi sopporto (cit.)

A differenza di quello che erroneamente si crede,
l’elicottero Tuono Blu non è un Apache “pimpato” e reso più cazzuto per motivi
cinematografici, ma è una sorta di creatura di Frankenstein assemblato insieme
riadattando un elicottero da combattimento francese, il modello SA 341 Gazelle
era dotato di una cabina considerata troppo sferica, quindi venne modificato
nel tentativo di renderlo più simile al Boeing AH-64 Apache, risultato finale?
Esteticamente una figata ma pesantissimo nella parte anteriore, tanto che la
maggior parte delle scene (compresa quella di distruzione finale) vennero
girare con dei modellini di diverse dimensioni, mentre per le scene con gli
attori a bordo, la scocca del Tuono Blu era fissata a terra per evitare che si ribaltasse. Quindi se siete appassionati
di modellismo e guardando questo film, vi siete sempre sentiti un po’ come a
casa vostra, ora sapere il perché.

Un modellino e la giusta inquadratura, la magia del cinema in azione.

Il ruolo di Frank Murphy, agente di polizia a Los Angeles,
dislocato alla sezione elicotteri e veterano del Vietnam venne affidato a Roy Scheider,
il protagonista che in Lo Squalo voleva una barca più grande, mentre qui
si è ritrovato con un potente elicottero da combattimento. Scambio equo direi.

“Vengo a prenderti Bruce”

Frank è ancora sconvolto da quello che ha visto in guerra,
nel tentativo di autocontrollarsi si affida al contro alla rovescia del suo
orologio da polso, un dettaglio che si perde nel corso della storia, complici
le modifiche apportate al personaggio, ma che almeno serve a mettere in chiaro
quando Frank sia uno spericolato, lucido quanto volete ma non del tutto finito.
Uno così di cosa non ha proprio bisogno? Bravi, di un nuovo compagno di volo,
chiacchierone, giovane ed esperto di computer di nome Lymangood, non potete
mancarlo, ad interpretarlo è Daniel Stern, lo ritrovate di solito attorno a
Natale, impegnato a cercare di ripulire casa McCallister nel classico Mamma, ho perso l’aereo.

“Vedi di stare al tuo posto ragazzo, ma soprattutto stai lontano dai rubinetti!”

“Tuono Blu” cavalca le classiche dinamiche da film di
poliziotti, la parte del capo di polizia duro e tosto che urla e s’incazza con
i due sbirri protagonisti, qui è affidato al veterano Warren Oates, ad una
delle sue ultime apparizioni sul grande schermo, infatti nei titoli di coda
possiamo leggere una dedica all’attore feticcio di Sam Peckinpah.

Warren, i baffi di chi ne ha passate tante, il fegato di chi le ha bevute tutte.

Di due piloti protagonisti diventano subito una stramba
coppia di sbirri con la loro classica routine da piedipiatti dei film
americani, solo che invece di stare in auto a mangiare ciambelle, il più delle
volte preferiscono sorvolare la città, controllare il traffico e alle 10.30 in
punto, posizionarsi in volo davanti alla casa di una ricca signora che ama fare
ginnastica senza vestiti addosso («La caratteristica che amo di più in una
donna è la puntualità, e la flessibilità»).

Lo faceva anche Bruce Lee (però con i vestiti addosso)

La trama si complica quando i due protagonisti assistono
dall’alto all’aggressione ed al ferimento di Diana McNeely, consigliere
comunale che morirà poco dopo in ospedale per le ferite riportate, un evento
che rappresenta il classico sassolino che rotolando, si trasforma nella valanga
di violenza che sta per colpire la città. Si perché con buona pace alla critica
al distretto di polizia di Los Angeles di O’Bannon, “Tuono Blu” si attesta su dinamiche tra sbirri locali fondamentalmente buoni, alle prese con i viscidoni del governo
federale, una variante con elicottero della classica trovata da film americano:
sbirri di città ruspanti ma giusti, contro federali in giacca e cravatta,
ingessati e senza cuore.

L’elemento di novità è proprio la tecnologia dell’elicottero
da combattimento Tuono Blu, una mortale meraviglia che Murphy potrà vedere in
azione di persona durante la sua presentazione ufficiale (malgrado il capo Warren
Oates lo abbia sospeso), che è l’occasione per John Badham per farci esaltare
con tutte le trovate tecnologiche dell’elicottero: volo silenzioso, mirino
laser, una mitragliatrice rotante anteriore e tutte quelle belle cosette che
mandavano giù di testa noi (ex) ragazzini degli anni ’80.

Chi ha detto che il romanticismo è morto?

A pilotare questa mostro è l’odioso pilota Cochrane, una
vecchia conoscenza di Murphy, i due erano sotto le armi insieme e già si
odiavano, almeno quanto Malcolm McDowell odia volare. Si perché l’attore reso
celebre da “Arancia Meccanica” (1971) di Kubrick ha accettato il ruolo
all’ultimo minuto, anche perché parliamoci chiaro, McDowell nella sua vita un
ruolo non lo ha rifiutato MAI, solo che qui lo ha fatto così velocemente da
perdersi il dettaglio relativo alle scene di volo. La moglie di Malcolm
McDowell sul set è finita a chiedere al regista come siano riusciti ad infilare
suo marito dentro uno di quei ventilatori volanti, perché lei in vita sua non è
mai riuscita a convincerlo a prendere un aereo nemmeno per lavoro (storia vera). Quindi le
smorfie che vedete fare a Malcolm McDowell nelle scene di combattimento finale,
non sono la tensione di Cochrane per la battaglia aerea, sono la cara vecchia
fifa mascherata nel modo più professionale possibile dall’attore inglese.

La Durango 95 Il Tuono Blu filava molto karascho, con piacevoli vibrazioni trasmesse al basso intestino” (quasi-cit.)

Bisogna dire che McDowell a terra, dove si sentiva più al
sicuro, resta un avversario odioso che il pubblico ama odiare, il suo
tormentone «Occhio, sennò ti frego», con tanto di pollice e indice usati come
“pistola” ci fanno patteggiare immediatamente per Roy Scheider. I due duellanti
finiscono anche per sfidarsi in uno scontro vagamente western (si danno
appuntamento a mezzogiorno), che finisce per vedere Cochrane soltanto per un
guasto meccanico a bordo dell’elicottero di Frank e Lymangood, una sequenza
lunga e ben diretta da John Badham, che ci tiene per tutto il tempo in tensione
con il primo piano su quella maledetta vite, che piano piano si svita per poi
saltare.

Ansia, tutte le volte, ansia.

Mentre l’indagine prosegue a colpi di indizi che passano
spesso in secondo piano rispetto alla nostra voglia di veder volare
l’elicottero che dà il titolo al film, Roy Scheider passa agilmente da scene di
dramma familiare, a traumi da veterano, pilotando elicotteri ma anche
automobili, il suo slalom tra i paletti nel parcheggio coperto resta una
sequenza piuttosto tirata, anche se poi quella che nel finale del film sfoggia
un inatteso talento di pilota è Kate (Candy Clark), la donna con cui Frank
intreccia una complicata storia d’amore.

Anche se a ben guardare il momento più romantico (passatemi
il termine) del film è quando finalmente Frank e il suo ciarliero compare
riescono a mettersi alla guida del Tuono Blu, un momento che si lascia
attendere ma che quando arriva, ci ricorda subito perché era così divertente
guardare questo film nelle repliche televisive.

Anche a terra il vecchio Roy, guidava ferri di lusso.

Il miglior elicottero da combattimento disponibile, nelle
mani del pilota più abile (e mosso da motivazioni personali) ci regala un gran
finale, con F-16 da combattimento in volo sopra Los Angeles, grattacieli che
esplodono e soprattutto il duello definitivo tra Frank Murphy e Cochrane, una
sparatoria in volo che si conclude con gesto atletico di enorme spettacolarità.
Avete presente la rovesciata di Pelè in “Fuga per la vittoria” (1981) ecco, a
me che non sono mai stato un gran fanatico di calcio, non ha mai esaltato quanto
la rovesciata in volo di Roy Scheider che fa un giro della morte completo e
finalmente risponde con “frase maschia” al tormentone di Cochrane: «… E t’ho
fregato io».

Vivere e morire volare a Los Angeles

Costato 22 milioni di fogli verdi con sopra facce di ex
presidenti defunti, il film di John Badham ne incasso poco più di 42, piazzandosi diciassettesimo tra i film più visti negli Stati Uniti nel 1983, ma evidentemente primo per numero di repliche televisive qui da noi, ad esempio io da bambino non ho mai
avuto nemmeno bisogno di registrare il film con il mio fidato videoregistratore
(un monolite nero più spigoloso e pesante dell’elicottero protagonista), visto
che lo passavano in televisione spessissimo e quando non era il film, era un
episodio della serie tv nata sull’onda del successo.

La mania per gli elicotteri generata dal film convinse
l’emittente ABC a mettere in produzione in tempi davvero ristretti (appena sei
mesi dopo l’uscita nelle sale del film), un telefilm con lo stesso titolo,
senza ovviamente Roy Scheider nel cast, posso dirlo? Una poverata durata solo
undici episodi. Si perché se il film risulta datato ma ancora solido, gli unici
elicotteri che di vedevano nel telefilm erano scene di repertorio prese dal
film di Badham montate malamente. Ho provato a riguardarmi una puntata prima di
scrivere questo post, già ricordavo la serie bruttina, ma vi assicuro che il tempo
non l’ha migliorata, però non tutte il male viene per nuocere si dice in
questi casi.

Si, sono proprio Dana “Fusi di testa” Carvey e Bubba “Scuola di polizia” Smith.

La notizia di una serie ABC ispirata ad un film che era
piaciuto al pubblico, ha messo in moto la concorrenza della CBS, che quasi in
contemporanea fece decollare la ben più riuscita “Airwolf”, creata dal mitico Donald
P. Bellisario (già creatore di “Magnum, P.I.” giusto per chiudere il cerchio
con i motorizzati anni ‘80), quattro stagioni per 80 episodi con un paio di
attori di culto come Jan-Michael Vincent ed Ernest Borgnine nel cast.

Quando la versione da discount è meglio dell’originale.

Insomma, il film nato dalla mancanza di sonno di Dan
O’Bannon ha saputo scolpirsi il suo posto nell’immaginario collettivo, sarà
anche vero che i film con elicotteri sono meno in termini di numero e
popolarità rispetto a quelli con gli aerei, ma finché ci sarà in giro “Tuono
Blu” possiamo dormire sogni tranquilli. Tutti tranne O’Bannon.

Questo post è passato in volo radente anche sulle pagine di RollingSteel,

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