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Turbo Kid (2015): Questo è il mio bastone di Gnomo!

Nell’era di Internet è difficile iniziare a guardare un
film senza non conoscere già tutto: storia produttiva, nomi delle persone
coinvolte, trama, colpi di scena e qualche volta pure il finale. Per fortuna a
volte capita ancora di imbattersi in un film, come si faceva da ragazzetti,
senza sapere una mazza e andare giù di testa… A me è capitato con “Turbo Kid”.

Ora, lo so che è paradossale parlare di un film,
predicando di quanto era bello quando i film li guardavamo senza sapere nulla,
ma questo è talmente figo che devo per forza convincervi a vederlo. Vediamo se
riesco a non rovinarvi la visione, se non ci riuscirò, vi autorizzo a
picchiarmi con il vostro bastone di Gnomo.
Di questo film non sapevo nulla, come detto, ho intravisto
la copertina su Internet, in un formato talmente piccolo che a malapena sono
riuscito a chiedermi: “Ma quello è Michael Ironside?”. Presentato al Sundance e qualche settimana fa al FrightFest, ma dei due
festival mi interessa marginalmente, su Ironside ero già convinto che poteva
fare per me questo film.

Mi sono convinto a guardare dei film per molto meno…
Vi dico solo una cosa: se vi piace quello che leggerete,
correte a vedervi “Turbo Kid”, dopodiché tornate qui per farmi sapere cosa ne
pensate, o per mandarmi a quel paese (il Belize), concedetemi di “rovinarvi”
solo l’incipit del film.
“Turbo Kid” inizia con la classica voce off, che si sente
solo ad inizio film, che ci aggiorna sui fatti. Il mondo è diventato un deserto
malaticcio senza acqua per colpa delle piogge acide, BLA BLA BLA… L’umanità
cerca di sopravvivere… BLA, BLA, BLA… Solita roba, no? Bene, qui la frase di
apertura del film piazza la bomba… Tutto questo è successo anni fa, stacco e
la voce ci aggiorna che il film è ambientato nell’anno… 1997. BOOM!
Adesso aggiungo solo questo: Mad Max, gli anni ’80, un
tocco di Terminator, ma anche un tocco di Super Eroi, la colonna sonora con i
synth sparati a manetta e le BMX. Lo dico per voi, se quanto letto fino ad ora
vi basta, andate a vedervi il film, se volete continuare a leggere liberi di
farlo, sappiate che vi canterò le lodi della pellicola, cercando di non
rivelarvi NULLA della trama, buona lettura, oppure arrivederci, fate voi, mi
trovate qui, se vi va.

Di che parla questo film? Beh un ragazzo incontra una ragazza…
Sui titoli di testa di “Turbo Kid” ho contato 17 loghi di
case di produzione e finanziatori vari (17, uno, sette) praticamente una record
mondiale, da quello che ho scoperto dopo la visione, il film è la versione
estesa di un corto di 5 minuti, intitolato “T is for Turbo” che era stato
proposto per l’antologia Horror “the ABC’s of the Death”, ma non è entrato nel
fatidico alfabeto che componeva quel film.
I tre registi François Simard, Anouk Whissell e Yoann-Karl
Whissell (i primi due fanno anche una particina nel film) hanno saputo creare
una storia semplice e riuscita, rimaneggiando con sapienza e visibile passione
tanto materiale di estrazione differente, ma tutto rigorosamente retrò.
Munro Chambers interpreta un ragazzino senza nome (lo
chiamano solo Kid) che sopravvive raccattando memorabilia del mondo
pre-Apocalisse, il fatto che sia un film post datato, fa sì che tutta la
rumenta raccolta dal ragazzo, siano residuati bellici degli anni’ 80 e siccome
acqua e benzina scarseggiano, in questo film si muovono tutti in bicicletta, compreso
il nostro protagonista che pedala sicuro sulla sua BMX… Cosa c’è di più Anni
’80 delle BMX?

Ecco una cosa che ancora non ho fatto, mettermi il casco per leggere i fumetti.
La musica sui titoli di testa è solo il primo di tanti
omaggi, per fortuna, il citazionismo di questa pellicola è
sempre funzionale al racconto e non il solito fastidioso occhieggiare dei
registi nel tentativo di fare leva sull’effetto malinconia. La canzone che
sentiamo proviene dal film “Rad” del 1986, una roba che guarda caso parlava di
un ragazzo deciso a vincere una gara di BMX, penso di averlo visto solo io…
Questo futuro (passato) è popolato da personaggi coloriti
che sembrano usciti da Mad Max e lo sport più popolare è il braccio di ferro
(chi ha detto “Over the Top”?), il campione in carica è un Cowboy che parla
solo per cazzutissime punch-line da duro dei film (interpretato da Aaron
Jeffery). Nella parte dell’Immortal Joe della situazione, a monopolizzare tutta
l’acqua disponibile, troviamo Zeus (Michael Ironside con la benda, che si
mangia il film ogni volta che entra in scena…) a capo di una banda di poco
rassicuranti sgherri, tra cui il suo braccio destro con maschera scheletrica,
che nel film non ha nome, ma su IMDB il personaggio è stato battezzato Skeletron…
Vi giuro, si chiama davvero così!

George Miller approved!
Il nostro Kid vive solitario, facendomi pensare un po’ al
vagabondare del protagonista di A boy and his dog (film che oltre alla location
post-apocalittica, condivide con Turbo Kid una buona dose di umorismo nero) l’unica
cosa che pare smuoverlo sono i fumetti del suo mito Turbo Rider, finchè nella
sua vita non arriva Apple (Laurence Leboeuf) una giovane ragazza conciata come
una cosplayer di Jem, quella di Jem e le Holograms. La ragazzina è tanto tenera
quanto inquietante, si incolla a Kid e non lo molla più, ovviamente i cattivi
ci mettono lo zampino ed Apple viene rapita, mentre Kid parte a salvarla a
cavallo della sua BMX, il film piazza il primo di tanti colpi ad effetti.
Il ragazzo cade in una specie di bunker e trova un
messaggio registrato di un militare che fa riferimento ad una guerra contro le
macchine, ma soprattutto trova il cadavere di… Turbo Rider. Una volta preso in
prestito (perché rubare ai morti non si dice che fa brutto…) diventa Turbo Kid,
potete immaginare come continua la storia, anche se vi avviso: la pellicola
riserva almeno un altro colpo di scena decisamente notevole.
Il film ha tre registi che evidentemente hanno saputo
influenzarsi bene uno con l’altro, infatti troviamo
vari spunti che coesistono alla grande, c’è una parte romantica, ma non banale
tra Kid ed Apple, la ragazza con la sua invadente Joy de vivre è un personaggio
davvero riuscito, distante dal canone della ragazza in pericolo, al netto di
Furiosa e dell’agente di Mission: Impossible 5, uno dei personaggi femminili
più riusciti che ho visto quest’anno al cinema, gli vorrete bene, garantito al
limone!

So che a vederla così non si direbbe ma credetemi, è in lizza per il titolo.
Inoltre, “Turbo Kid” riesce ad essere citazionista e
splatter per fortuna con il giusto piglio ironico, gli scontri con gli sgherri
di Zeus, si trasformano in massacri grondanti sangue, un tripudio di teste che
esplodono, mani mozzate e sangue che schizza a getto come in un film di
samurai particolarmente truculento, ma ci sono anche ammazzamenti acrobatici
che per quanto gore, vi strapperanno inevitabilmente una risata.

Ecco una cosa di questo tipo, ma con ancora più sangue…
Per fortuna le citazioni farciscono il film senza
risultare urticanti, il film sta in piedi sulle sue gambe e se
spesso rubacchia idee ad altri film, Mad Max è il primo che viene in
mente, ma ci sono anche un sacco di omaggi più velati, ad esempio ho contato
non uno, ma ben due strizzate d’occhio a Soylent Green (2022: I Sopravvisuti),
completamente gratuite vero, ma anche molto azzeccate immerse nell’atmosfera di
questo film. Una delle battute più riuscite è la clamorosa “This is
my gnome stick” che non vi dico nemmeno da che film è ispirata, perché se non l’avete
già indovinata non vi voglio più bene…

I dialoghi di “Turbo Kid” sono frizzanti, i personaggi
vengono caratterizzati in fretta grazie a righe di dialogo scritte bene,
efficaci e divertenti, inoltre, la storia riesce a creare un background per
tutti, nella pellicola troverete anche un flashback che… Ok, io
non vorrei scomodare Sergio Leone, ma è chiaro che l’ispirazione arriva dal
Maestro.

Sai solo guardare diapositive o sai anche sparare?
A proposito di elementi Western, il Cowboy del film, il
cazzutissimo eroe che snocciola solo frasi da duro, viene completamente
decostruito (per non dire fatto a pezzi) in questa pellicola, in uno scambio di
ruoli tra eroe e spalla dell’eroe che da Carpenteriano (ricordate Jack Burton,
vero?) non posso che trovare ironico e quindi apprezzare.
Per il reparto cattivi siamo ben coperti: Skeletron è
uno degli sgherri più tosti visti al cinema negli ultimi tempi, ha un look
minaccioso, una lama rotante letale come arma ed è veramente tosto da
abbattere, a questo aggiungente che sembra (e non solo nel nome) un cattivo di
He-Man e l’omaggio agli anni ’80 è completo.
Ma se il buono del film è ben fatto e viene voglia di
fare il tifo per lui, allora la nemesi lo deve essere altrettanto, siccome il
film è Canadese, i tre registi si sono affidati al miglior attore Canadese
probabilmente di sempre, ovvero: Michael Ironside. Una vita passata a fare il
cattivo al Cinema, purtroppo anche in tante (troppe) produzioni di serie B (se
non proprio di serie Z). Ironside è un attore come non ne fanno più,
quando entra in scena si mangia tutto, quella benda sull’occhio lo fa
somigliare al Dennis Hopper di “Waterworld”, guarda caso un film
post-apocalittico con un cattivo appena appena carismatico.

Il mio terzo Canadese preferito…
Condite tutto questo con le musiche di Jean-Philippe
Bernier, che ha anche curato il montaggio del film (stranissima combo,
montatore/compositore), un tripudio di synth anni ’80 come non si sentiva da
The Guest e il gioco è fatto!
Per quanto mi riguarda “Turbo Kid” è la sorpresa
del 2015, di solito operazioni nostalgia come questa, si traducono in film
pasticciati, uno sbrodolamento di citazioni fini a loro stesse, ma per fortuna
questo film Canadese riesce ad essere un sentito omaggio, ma anche una riuscita
operazione post-moderna fatta con vera e palpabile passione, che oltre ad
essere divertente… Ha le BMX! Le BMX vi rendete conto!?! No sul serie,
informata la bici, infilatevi il le cuffie del walkman e correte a vedere
questo film, gli vorrete bene anche voi.
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