
Tra i titoli in uscita nel corso di questo malinconico 2024, per riempire l’estate arriva anche un seguito dopo ben ventotto anni di Twister e anche se i film escono quando nessuno ne sente davvero il bisogno, eccoci qui, siamo tornati tutti nella succhiozona.
Anche perché parliamoci chiaramente, il 2024 ha già pescato a piene mani dagli anni ’80, più e più volte, eppure quando qualcuno si mette in testa di pescare dagli anni ’90 le reazioni non sono le stesse di giubilo che vediamo di norma su “Infernet”. Non ho la voglia e il tempo di mettere su uno studio sociologico per analizzare le cause, anche perché sono troppo stupido per qualunque cosa, figuriamoci per un’analisi di questo tipo, so solo che il film originale di Jan de Bont è diventato un culto grazie alle repliche televisive, ignorato da alcuni, amato da altri (tipo il vostro amichevole Cassidy di quartiere) e generalmente dato per scontato.
Forse anche per questo un nuovo capitolo, slegato dal primo, che è un po’ rifacimento e un po’ rilancio, non lo aspettava davvero nessuno, anche se nasce grazie allo zampino del primo potenziale regista, quel Joseph Kosinski che con Top Gun – Maverick ha dimostrato che i “Legacy sequel” ben fatti possono esistere e proprio da lì pensava di portarsi dietro il prezzemolino Glen Powell, reginetto dell’estate 2024 con un altro film in uscita a stretto giro dal precedente.

Il compito di sceneggiare questo “Twisters” è stato assegnato a Mark L. Smith, uno che di norma sa come avere cura dei personaggi che scrive, mentre la regia è stata assegnata al regista di “Minari” (2020), ovvero Lee Isaac Chung che si ritrova con la rogna della prova del fuoco del grosso blockbuster arrivando da un piccolo titolo drammatico, insomma il classico “nuota o affoga” che ad Hollywood va tanto di moda, per fortuna del regista, di noi spettatori e per mia somma sorpresa, “Twisters” è un film che non ti fa uscire incazzato o depresso dalla sala o in generale dalla visione, che per la media dei titoli ad alto tasso di malinconia (aprire il dizionario alla voce: disastri annunciati come qualità, ma non come incassi) è davvero tanta roba.

Ora, non voglio alzare troppo il livello delle vostre aspettative, “Twisters” con quella sua “S” plurale tecnicamente non è nemmeno un seguito, siamo davanti ad un film che ricalca la trama del cult firmato da Jan de Bont con lo specifico intento di aggiornare i personaggi all’anno 2024, con un utilizzo visibile ma tutto sommato discreto del solito algoritmo (lasciatemi l’icona aperta, tra un po’ ci torneremo) e la precisa volontà di applicare la regola aurea dei seguiti: uguale al primo ma di più! Cameron usava il plurale per aumentare il numero di Xenomorfi, allo stesso modo questo film moltiplica il numero di tornado, e vi giuro che non farò battutacce sul fatto che sono tornati, ve le risparmio. Iniziamo a parlare della trama, poi scenderemo un po’ più nel dettaglio.

Mettiamo subito le carte scoperte sul tavolo, dove “Twisters” non allaccia nemmeno le scarpe al film originale di Jan de Bont è nel prologo, che nel 1996 ti sbatteva in faccia tutto il dramma di Jo (Helen Hunt), qui il tentativo di inizio drammatico c’è ma non è altrettanto potente, perché non siamo più nei (per qualcuno) educatissimi anni ’90, quindi il pubblico va trattato più con i guanti e per questo facciamo la conoscenza di Kate Cooper (Daisy Edgar-Jones) entusiasta studentessa con il sogno di addomesticare i tornado. Dalla sua il solito vero talento tipico dei personaggi del cinema, quelli che sanno fare tutto per vocazione, nello specifico fiutare le perturbazioni a distanza, malgrado questo, compagni di studio e cacciatori di tornado, vengono spazzati via lo stesso creando lo strappo, anche con il facente funzione di “Bill l’estremo” di turno, ovvero Javi (Anthony Ramos), personaggio che da intenzioni originali dell’attore, doveva essere interpretato con accentone del Sud, ma dopo un consiglio di Steven Spielberg (che comunque è amico del produttore Frank Marshall, quindi sempre nella zona delle operazioni) ha optato per utilizzare il proprio dialetto, perché risultava più originale sentire un “latino” del nordest di New York nel bel mezzo del bianchissimo Oklahoma. Ancora una volta, pennellate di “algoritmo”, pazientate un altro po’, sto per affrontare la questione.
Quando Kate torna in azione è divisa tra la promessa dell’amichetto Javi, una tecnologia in grado di “assorbire” la potenza dei tornado e la tentazione dell’altro cacciatore di trombe d’aria (non farò facili battute, ho già promesso) a capo della seconda banda pazzi che corrono a tutta birra dietro ai tornado, mi riferisco al cowboy smargiasso Tyler Owens (Glen Powell), uno che sembra più interessato a far crescere il suo canale sul TuTubo e a vendere le magliette con la sua faccia, ma in generale ha anche lui del talento quando si parla di fiutare l’aria. Ormai lo sapete no? Sanno tutti fare tutto benissimo al cinema, ecco perché il peggior film sarà sempre meglio della realtà come diceva Woody Allen.

Affrontiamo la questione dell’algoritmo “soft” perché “Twisters” per me passa tutto da qui: se nel 1996 avevamo una coppia di protagonisti, nel 2024 il fuoco è più sul personaggio femminile che tra gli interessi amorosi ha il rappresentante di una minoranza da una parte, e dall’altra il facente funzione di colui che nel film dell’olandese volante era impersonato da Cary Elwes, uno stronzo senza possibilità di recupero che come spettatori, amavamo, se non proprio odiare, almeno vedere arrivare secondo. Ma siccome nel 2024 al cinema i cattivi non possono esistere, e devono essere tutti aspiranti buoni sulla via del recupero, ecco spiegato il personaggio di Glen Powell, che come Han Solo prima pensa solo al denaro e poi si converte alla causa. In tutto questo io ci vedo l’applicazione dell’algoritmo certo, anche se in maniera discreta, Mark L. Smith non è certo Michael Crichton, ma riesce per lo meno a porre il giusto accento sui personaggi che come avete visto dalla mia descrizione volante, non sono del tutto copie carbone (nomi compresi) dei protagonisti del 1996.

Per il resto, applicando la regola aurea dei seguiti, “Twisters” punta tutto sulla messa in scena dei tornado, di più, più grossi e potenti, vitaminizzati dagli effetti speciali del 2024 risultano nuovamente minacciosi, anche se questa avventura del retrogusto Western si riduce nuovamente a personaggi che guidano come matti e guardano un punto fisso dove domani, la post produzione aggiungerà una roteante minaccia, con un piccolo aggiornamento anche alla tecnologia dei cacciatori, la jeep con il sistema per “piantarsi” a terra è una trovata divertente, ma anche in un altro passaggio “Twisters” dimostra di ricalcare il culto del 1996.
Ricordate l’epica scena del drive-in diretta da Jan de Bont? Questa volta niente più Shining, dove l’F5 si dimostrava così cattivo da poter soffiare via anche il lupo cattivo Jack Torrance, questa volta per salvarsi i personaggi devono simbolicamente rifugiarsi e barricarsi in un cinema, il film proiettato questa volta è un classico come Frankenstein, ed ora non vorrei sembrare uno che scava eccessivamente alla ricerca di qualcosa, ma il simbolismo è chiaro, l’amore per la Settima Arte (e i film giusti), di suo la scena sembra un invito a rifugiarsi in sala, che poi sarebbe lo scopo di qualunque blockbuster estivo più o meno dal 1975 in poi.

Lo so che là fuori è già partita la gara a chi la spara più grossa su un titolo di intrattenimento che fa per lo meno decentemente il suo, sapete come funziona sia “Infernet” e la critica prezzolata pagata per sfornare titolo acchiappa click. Poi ci sono qui io, stronzo, che completamente gratis (anzi pagando, perché al cinema io ci vado a differenza dei critici prezzolati) che sta qui a dire le cose come stanno: “Twisters” è una sorpresa perché evita di darci di gomito al pubblico, siamo davanti ad un seguito/rilancio di un classico dei palinsesti vecchio di ventotto anni, quindi non si può parlare di novità, ma applicando la regola aurea dei seguiti e l’algoritmo con cui vengono generati i personaggi nel 2024 in modo non aggressivo, il risultato è un film fotocopia equilibrato, che omaggio ma prova a stare in piedi con le sue gambe. Nel 2024 non è molto, ma allo stesso tempo nel 2024 può essere già qualcosa.
Se poi vi sembra che i nuovi cacciatori di tornado di “Twisters” stiano rischiando la vita per un obbiettivo che non è poi così netto, una posta in palio che non sembra giustificare tutti i pericoli che corrono, questo non è altro che un riflesso del materiale originale che qui viene replicato quasi identico, anche nel 1996 i personaggi rischiavano tutto per arrivare al massimo a raccogliere dati per studiare i disastrosi eventi climatici, insomma facevano i compiti, che poi è esattamente quello che ha fatto “Twisters”, ha dimostrato di aver capito il film del 1996, di volergli bene e ha provato a rilanciarlo a suo modo, senza provocare travasi di bile. Come detto, può sembrare poco, può sembrare tanto, ma questo è il 2024, prendere o lasciare, anche perché questa volta non ci sono mucche Volante. Peccato!


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