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Un Mercoledì da leoni (1978): l’amicizia al tempo del cromosoma Y

Non voglio risultare sessista scrivendo un commento riservato ai soli lettori uomini, anzi, spero vivamente che tante donne lo leggano, però non vogliatemi male signore, ma per un momento, devo rivolgermi direttamente ai miei colleghi maschi. Datemi solo il tempo di issare il cartellone della rubrica… Eccolo qua!
Amici, avete mai avuto una fidanzata? Ottimo! Ma va bene anche una moglie, un’amica, una zia, un’amante, una collega di lavoro, qualcuna con cui siete in buoni rapporti che vi ha detto LA FRASE. Chiariamoci, quando l’altra metà del cielo ci dice qualcosa è sempre importante, ma qualche frase è più importante delle altre. Magari cambiando l’ordine delle parole, ma mantenendo inalterato il senso, LA FRASE suona più o meno così: «Ma io non la capisco proprio l’amicizia tra voi uomini.»
L’avete già
sentita una domanda come questa no? Bene, in questi casi c’è un solo modo per
rispondere, prendere la Signorina e metterla seduta davanti a “Un Mercoledì da
leoni” di John Milius.
A fine film
avrà capito tutto quello che c’è da capire. basterebbe già questo a fare di questo titolo…. un CLASSIDO!

 

Lo sapevate
che George Lucas fu costretto dal padre a iscriversi all’università, dopo aver
devastato l’ennesima macchina in una gara di corsa? L’unica vera passione di
Lucas in giovane età. Per dirvi di che voglia aveva il giovane Georgie di studiare,
invece di barrare “Fotografia” sul modulo di richiesta, mise una X su
“Cinematografia”, in linea di massima sapete che tra lui e il cinema le cose
sono andate abbastanza bene, quello che non sapete forse, è che in classe con
lui trovò l’entusiasta Steven (Spielberg) e il talento della scrittura John
(Milius). Storia vera.
Se Lucas
aveva il pallino delle auto da corsa, Milius aveva la passione per il Surf (e
questo spiega tutte le scene di surf di “Apocalypse Now”). Quindi, anni dopo,
una volta diventato un regista affermato, decise di fare un film che celebrasse
il suo sport preferito. Quando Spielberg e Lucas lessero il copione di “Big
Wednesday” convinti di trovarsi di fronte ad un capolavoro, proposero a Milius
uno scambio di quote. In cambio di una percentuale sugli incassi del film, gli
avrebbero dato una percentuale sui loro film in uscita, che erano
rispettivamente “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e “Guerre stellari”.
Ovviamente
“Big Wednesday” quando uscì, fu un grosso Flop. Cosa ci insegna tutto questo?
Mai fare affari con i vostri amici, ma soprattutto, ci insegna che molti dei
miei film preferiti, al botteghino hanno portato a casa noccioline.

Milius e il cast in attesa dell’onda giusta. Per girare? Ma Va! Per Surfare!
 
A proposito di
amicizie, mi rivolgo direttamente sempre a voi lettori uomini: avete mai avuto
un amico un po’fuori di melone? Uno di quelli che pensi che un giorno
finalmente metterà la testa a posto, oppure uno di quegli amici precisi,
affidabili, su cui avete sempre potuto contare. Sono sicuro di sì e se non lo
avete avuto, probabilmente è perché siete voi a rientrare in una di queste categorie.
“Un Mercoledì
da leoni” è capace di commuovere il pubblico maschile proprio perché
per noi possessori di cromosoma Y, è difficile non immedesimarsi nei
protagonisti di questa pellicola.
Raramente un
film ha saputo raccontare così bene le impalpabili caratteristiche
dell’amicizia maschile, quella sfumatura che noi cavernicoli non riusciamo ad
esprimere, figuriamoci tentare di spiegarlo ad una donna. Amicizia fatta di
azioni, di condivisione di momenti, tutto un dimostrarsi di volersi bene senza
doverselo dire mai.
Noi basici
possessore di cromosoma Y diamo sempre un valore relativo alle parole, dando
più peso ai gesti e alle azioni, di fatto questo è il “Bromance” quello vero
non macchiato da facili ironie.

Bromanceometro mandato a fondo scala.
 
L’amicizia
maschile è fatta di racconti di micro-epica, di viaggi, di sbronze, di “stupidera” varia ed eventuale, qualche volta di pugni e di risse, il tutto crea
una piccolo avventuroso romanzo di formazione e “Big Wednesday” ci parla di
tutto questo, utilizzando il METAFORONE del Surf.
Non è importante
essere appassionati di Surf per ritrovarsi nei personaggi di questo film, basta
essere stati in campeggio o in vacanza, aver aspettato di rivedere un amico
dopo molto tempo, per capire cosa stanno provando quei ragazzi sullo schermo. In
questo possiamo immedesimarci tutti, anche chi come me non sa nemmeno nuotare,
figuriamoci cavalcare un’onda, ho già i miei problemi a cavalcare i miei piedi,
non scherziamo…
Milius
riassume in un film così intimista, tutti i tratti caratteristici del suo
cinema, ci mette la passione per il Surf, ma anche i suoi personaggi che
affrontano sempre la vita con la schiena dritta e il vento in faccia.

Una filmografia con il vento in faccia e la schiena dritta, riassunta in un fotogramma.
 
Diviso in tre
parti: si inizia con “La grande mareggiata da Sud, Estate 1962” per concludere
con “The Great Swell – 1974″, 12 anni e tre amici, tra gli alti e bassi della
vita e delle onde. Dopo una vita passata a surfare, Milius ormai troppo vecchio
e troppo dedito al cinema per poter vivere di solo Surf, decide di contribuire
come può alla disciplina che ama, diventandone il massimo cantore, questo senza
rinunciare a far uscire troupe e attori dall’acqua, quando le onde diventavano
così buone per potersele cavalcare lui in persona con la sua tavola.
Di tutti i
film che hanno parlato della guerra del Vietnam (e non sono propriamente
pochissimi) “Un Mercoledì da leoni” ha anche il primato di mostrare una parte
di quella guerra che al cinema si è vista poco, ovvero: l’arruolamento forzato.
La scena in cui gli amici cercano di evitare la chiamata alle armi è un ottimo
“Come eravamo”, capace di descrivere una situazione meglio di cento pagine di
un libro di storia. Ed è, inoltre, un ulteriore momento di immedesimazione maschile,
ci ricordiamo tutti la nostra visita militare, chi non l’ha fatto è solo perché
è schifosamente giovane.

Alla mia visita di leva io sono andato conciato ben peggio di così (Storia vera).
 
La guerra non è mai mostrata, nel film vediamo il prima e il dopo, perché “Big Wednesday”
non è un film d’azione, ma un film di azioni, di gesti, di sguardi d’intesa e di
cose non dette, mentre stai facendo altro, tipo surfare, ad esempio.
Fin dai primi
minuti del film è chiaro che è tutta una celebrazione dell’amicizia e del
Surf. Jack è quello preciso, interpretato da Ralph Supermaxieroe, Matt il
dannato talentuoso, mentre Leroy è il pazzo del gruppo, interpretato non a caso
dai dentoni di Gary Busey che anni dopo omaggiò il suo stesso personaggio
interpretando Angelo Pappas in Point Break.

La dentatura più imponente vista in acqua dai tempi dello Squalo di Spielberg.
I tre amici ci
vengono presentati come dei Re, entrano in spiaggia sempre dallo stesso punto, attraversando due colonne che danno al loro arrivo un senso maestoso e regale. La
celebrazione continua quando un paio di ragazzini riconoscono emozionati il
mitico Matt Johnson, ubriaco come una ciliegia sotto spirito (come sarà per
gran parte del film). Come farlo riprendere dalla massiccia sbornia? Facile:
mettendolo su una tavola e tra le onde, il suo elemento naturale, il ragazzo
ritrova la sobrietà.
La scena delle
festa? Una gustosa esagerazione che serve a guardare con occhio affettuoso,
tutte le festacce alcoliche fatte con gli amici. Per raccontarci tutto questo
il film tiene volutamente da parte tutti i personaggi femminili, una delle
scene più efficaci per riassumere “Un Mercoledì da leoni” è forse il
ritorno di Jack dal Vietnam: 
Il talento di Milius
è quello di mostrarci un salto temporale, suddiviso da un paio di scene, il
risultato è un manuale cinematografico di quel dire tutto, senza dire nulla,
tipicamente maschile.
Jack con
ancora l’uniforme addosso e i baffi per far capire anche all’ultimo degli
spettatori che il personaggio è cresciuto ed è cambiato per quello che ha
visto in guerra, corre subito in spiaggia, in un attimo è già in acqua dove, in
attesa di un onda, c’è Matt.

Quando eravamo Re.
 
Qualunque
regista avrebbe reso la scena in maniera caramellosa, magari con Jack con il
volto illuminato dal sole e una serie di sguardi con l’amico. Milius non fa
nulla di tutto questo, fa primi piani sulla mani di Jack mentre nuota sdraiato
sulla tavola, letteralmente mentre affonda le mani nel suo elemento.
Nel momento in
cui i due amici si ritrovano, Milius li inquadra da lontano, lasciandoli
idealmente da soli, non sentiamo cosa si dicono e non vediamo i loro volti,
vediamo, però, cosa fanno: si mettono a Surfare.
Milius celebra
l’amicizia e per farlo si porta dietro un altro suo compagno di scuola, nonché
storico collaboratore: Basil Poledouris che cura le musiche del film. Perché
Poledouris non viene immediatamente citato, quando si parla dei migliori
compositori della storia del cinema io non lo so, ma questa colonna sonora dovrebbe far cambiare idea a molte persone.

Believe it or not, I’m walkin’ on air water (I never thought I could feel so free)
 
Il finale è in linea con la celebrazione del film: dopo 12 anni i nostri tre amici si
ritrovano, di nuovo allo stesso arco d’accesso alla spiaggia di sempre, anche
se la guardia costiera fa allontanare tutti per via dell’enorme mareggiata,
loro si buttano a pesce, per 20 minuti di pura celebrazione delle loro vite, del surf e del grande cinema, che solo John Milius ci poteva regalare.
Il migliore
non perché il più spettacolare o il più tecnico, ma il migliore perché il più
epico e romantico, la somma totale dell’amicizia fatta di non detto, ma di
condivisione di azioni ed esperienze, l’apice di quel cinema “Di azioni” che è
ben riassunto dai tre protagonisti a loro volta in azione nel loro elemento
naturale a Surfare. Non dico che venga voglia di comprarsi una tavola e
imparare a cavalcarla guardando questo finale, non serve, perché è un finale
talmente bello, epico e soddisfacente che non ha bisogno di parole. 
Voi signorine avete il vostro modo per esprimere quanto vi vogliate bene, il nostro modo è riassunto in “Big Wednesday”.
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  1. Forse nella storia del cinema solamente Amici miei di Monicelli è riuscito a cogliere la vera essenza dell’amicizia maschile al pari di Milius con il suo un mercoledì da leoni.

    • Senza ombra di dubbio, spero che un giorno Milius sia oggetto di una riscoperta proprio come avvenuto a Monicelli. Cheers

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