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Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan (1973): Il manuale del perfetto sequel

Il Venerdì qui alla Bara Volante è il giorno dedicato a John Milius, abbiamo già parlato del clamoroso Dirty Harry, quindi oggi è il momento di parlare del suo seguito Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan.

L’uscita di Dirty Harry nel 1972, non solo regala al mondo una pietra miliare della cinematografia, ma scatena un putiferio a livello morale, tra accuse di proto Fascismo e successo al botteghino, persino le situazioni di polizia reali vengono influenzate dal film di Don Siegel. Quando un agente di polizia si trova a prendere in considerazione un’azione fuori dalle regole, in nome di un bene superiore, questa situazione prende il nome di “The Dirty Harry Problem”… Storia vera!

Il rischio di un sequel è quello che per
dare al pubblico ciò che vuole (ovvero altro Dirty Harry) si rischia di
svalutare e sovraesporre il personaggio. Ma siccome nel 1973 le Major ancora ci
tenevano a produrre film decenti e a fare soldi (nel 2015 la seconda voce è più
che sufficiente…), la Warner affida di nuovo il caso Dirty Harry a John Milius,
che firma il soggetto del film, mentre la sceneggiatura viene scritta a quattro
mani con Michael Cimino, che solo un anno dopo dirigerà proprio Eastwood nel
bellissimo “Una calibro 20 per lo specialista”, di cui un giorno dovrei anche
decidermi a scrivere su qualcosa come si deve…



“Da grandi vogliamo essere dei Callaghan anche noi”.

Per me la questione è tutta da ricercare
nelle enormi polemiche che hanno seguito il primo film, quindi questo sequel,
pare cercare in tutti i modi di ridimensionarsi, ma senza calare le braghe, è
chiaro l’intento di smussare qualche angolo, ma per nostra fortuna si possono
fare soldi al botteghino, anche senza svendersi completamente.

Alla regia c’è Ted Post che aveva già
diretto Eastwood in “Impiccalo più in alto”, già regista del peggior film della
saga “Il pianeta delle scimmie” (“L’altra faccia del pianeta delle scimmie” il
remake di Burton è così brutto che nemmeno lo considero) e che prima ancora
aveva fatto solo tv, con parecchi episodi di “The Twilight Zone”. Proprio dalla tv
arrivano anche altre facce note, uno dei giovani agenti al centro del film, è
interpretato da David Soul, il biondo di “Starsky & Hutch”.
“Magnum Force” da noi diventa “Una 44 Magnum
per l’ispettore Callaghan” (che belli i titoli italiani degli anni ’70!), forse
prendendo ispirazione dai fantastici titoli di testa: un bel primo piano sulla
pistola di Callahan.



Migliori titoli di testa di sempre… e se non vi piacciono preparatevi al fuoco!
Tutto il film è una riflessione su come
Harry Callahan abbia alzato il livello della lotta contro il crimine, in
pratica è Dirty Harry che riflette sul “The Dirty Harry Problem”.
Un vigilantes uccide i maggiori criminali
di San Francisco, lo fa sempre con lo stesso modus operandi, travestito da
poliziotto, avvicina le vittime in auto, li fa accostare chiedendo patente e
libretto e poi li uccide dentro le loro auto. Le vittime selezionate solo
persone palesemente colpevoli, specialmente agli occhi dell’opinione pubblica.
A differenza del primo film, la distinzione
tra buono e cattivo non è più così netta, la cura e il male ora si
assomigliano, i giovani agenti freschi di accademia, sono stati ispirati
dall’Ispettore Callahan, che è costretto ad affrontare le conseguenze del suo
modo di agire.
Milius e Cimino dedicano parte dello script
anche ad esplorare il personaggio di Harry Callahan, lo vediamo interagire con
altre persone, ha un nuovo partner (nero), per altro una faccia notissima, vi
ricordate il dirigente della OCP di colore in “Robocop”? E’ lui, più giovane e
con l’afro in testa, ma è lui!



“Dimmi un pò ragazzo, ti sei presentato al colloquio con la OCP con quella zazzera?”.
Callahan si intrattiene con una trombo
amica (chiamarla fidanzata mi sembra eccessivo), che guarda caso è un’orientale
anche un po’ Hippy, qui mi immagino Milius fare gli sguardi scuri a Cimino, evidentemente
fan del fenotipo femminile in oggetto (sì, stavo pensando proprio alla
protagonista femminile di “L’anno del dragone”). Pensate che Harry ha persino
un vicino di casa Gaio che non si fa i fatti suoi quando lo vede armeggiare
con la posta.
Questo giusto per ribadire che gli autori sono
stati molto attenti a dare un’immagine più umana al personaggio e nei film
successivi questa tendenza sarebbe continuata, anche con il cambio degli
sceneggiatori.



“Ferie revocate CallaHAn, torna subito a lavorare…”.
Quello che manca a “Una 44 Magnum per
l’ispettore Callaghan” sono forse le frasi ad effetto di Callahan, vuoi anche
per l’assenza di Siegel, sembra tutto un po’in misura minore, come se il primo
film andasse a volume dieci, mentre questo a otto, non so se ho reso l’idea. Anche
le musiche di Lalo Schifrin sono meno protagoniste, ci sono e riempiono bene le
scene, ma non giganteggiano come nel primo capitolo della saga.
Detto questo, “Magnum Force” fila via che è
una meraviglia, Hal Holbrook il superiore di Dirty Harry è una vera carogna, ad
ogni visione mi gusto il modo in cui Holbrook pronuncia “Callahan” con la “Ha”
bella aperta. La scena della gara di precisione è favolosa, ogni volta che vedo
Callahan sparare alla sagoma del poliziotto faccio “Noooo! Ha perso!” (Storia
vera). Che poi a ben pensarci è una super scena: Harry spara alla
sagoma di un poliziotto davanti a David Soul (Davide Anima), come a dire “Fai
occhio biondino”, ma in realtà è tutto un modo per mettere le mani su un
proiettile proveniente dal revolver dello sfidante.



“Mettitelo in testa Cassidy, io non sbaglio mai un colpo”.
La scena della sparatoria con i criminali
al porto è coordinata alla perfezione, con Eastwood che resta appeso al cofano della
macchina con una mano (nell’altra, ovviamente, impugna la 44 Magnum), ma il Top
del Top di questo film sono sicuramente i 10/15 minuti finali. Callahan fugge in auto
con dietro gli inseguitori in motocicletta, un’esaltante scena piena di
sgommate, che si conclude con quella che forse è la sola frase epica
pronunciata da Callahan per tutto il film, ma che per me vale da sola tutta la
pellicola, mi sono ritrovato a citarla, più o meno volontariamente centinaia di
volte nella mia vita: “A man’s got to know his limitations”.

“Accosti immediatamente! Ha il fanalino posteriore destro rotto!”.
L’apice emotivo dello script di Milius e
Cimino resta, comunque, lo sconto faccia a faccia con i giovani agenti.  Messo di fronte ad un ideale paternità del
plotone di vigilanti, Dirty Harry si schiera, anche lui è contro il Sistema, che
però resta l’unica cosa che separa l’umanità da caos. Finchè qualcuno non ne
inventerà uno migliore, lui continuerà a difendere
(anche se a suo modo) questo, nel tentativo di farlo rispettare. Se
sentendo queste parole vi viene in mente un pezzo dei Megadeth, tranquilli,
tutto sotto controllo…
Il film fu un successo che non scontentò i
fans e fece ripensare anche qualche critico, forse in virtù dell’ampliamento
del pensiero e del personaggio di Callahan. Eastwood titaneggia come sempre,
con la sicurezza di chi sa di essere di nuovo dentro la giacca del personaggio
per cui sarà ricordato. E’ una bella lotta, però, tra la giacca di Tweed con le
toppe sulle maniche, o il Poncho marrone del Pistolero senza nome (Yeah!).



“Nel mio armadio ho solo Ponchi marroni, giacche di Tweed e confezioni di proiettili Magnum”.
Ted Post non è Don Siegel e in certi
passaggi si vede molto (anche troppo), ma “Magnum Force” resta un raro caso di
sequel ideologicamente fedele al personaggio, ovvero come fare soldi senza
tirare un calcio al secchio del latte sprecando tutto il lavoro fatto, a suo
modo, un esempio che ancora oggi a livello di marketing dovrebbe essere
studiato, mentre, a livello di intrattenimento, è sempre una figata!
Sugli altri film dell’Ispettore Callahan,
ci torno appena possibile, stessa cosa per quelli del Signor Milius, ho appena
iniziato… Intanto non perdetevi la locandina d’epoca del film dalla pagine di IPMP!
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