
Quando un film ha un grande successo il seguito è quasi automatico, ma non sempre il secondo capitolo ha un ½ nel titolo, anche se questo mio post è solo il ½ per continuare la mia rubrica di ripasso in attesa del nuovo, quarto capitolo della saga de “Una pallottola spuntata”. Non è una battuta, uscirà davvero.
Successo sicuramente enorme è stato quello del primo capitolo, il grande ritorno del trio ZAZ, Zucker-Abrahams-Zucker, sul grande schermo, tanto che i nostri ormai avevano avuto quasi carta bianca, richiestissimi, cavalcavano il periodo d’oro delle parodie, quei bei tempi in cui erano i registi a prendere in giro i loro colleghi e non erano i film ad essere costose auto-parodie.

Purtroppo, questo ha portato alla diaspora del trio, una separazione non del tutto artistica, ma che a differenza del primo film, non li ha più visti tutti insieme, gomito a gomito a scrivere lo stesso soggetto, per certi versi meglio così, visto che nello stesso anno, il 1991, Jim Abrahams e il solito e sodale Pat Proft (il quarto ZAZ senza corona) hanno sfornato quell’altra bomba nota come Hot shots!
Iniziamo dai difetti, sono talmente pochi che posso giocarmeli subito, questo secondo capitolo segue fedelmente la formula, una nuova indagine per “Quelli di una pallottola spuntata” per altro, invecchiato piuttosto bene, visto che la minaccia di turno, ruota intorno ad un complotto energetico, ordito da chi fornisce carbone, petrolio ed energia nucleare, minacciati dalle nuove fonti energetiche. Quindi tra auto elettriche senza le maledette colonnine (ma con i pannelli solari sul cofano) ed esilaranti pubblicità su quanto l’energia nucleare sia sicura, tanto da far scodinzolare le due code del cagnolone di casa, “The Naked Gun 2½: The Smell of Fear” sembra più al passo con gli strambi tempi moderni oggi che nel 1991, ma non divaghiamo, vi avevo promesso i difetti.

Per quanto David Zucker e Pat Proft facciano un lavorone, ho sempre trovato il secondo capitolo meno strapieno di trovare rispetto al capostipite, ma solo perché il primo “The Naked Gun” ci aveva viziato, se quello aveva un coefficiente di trovate comiche una ogni due o tre secondi, qui a volte si dilatano e arrivano una ogni dieci secondi, ribadisco, un non difetto, perché alcune delle trovate di questo secondo capitolo, sono talmente a fuoco da essere ricordate più dei film oggetto di parodia, insomma, mi basta per nominarlo un Classido!

David Zucker non prende prigionieri, infatti, subito dopo la solita sigla con la sirena dell’auto della polizia (che se la prende anche con Zsa Zsa Gábor, che auto-cita un evento della sua vita), scatena la sua arma letale (occhiolino-occhiolino) direttamente contro il presidente in carica, o meglio, la sua signora, visto che il Tenente Frank Drebin pare accanirsi per tutto il film sulla First Lady, la moglie del presidente Bush (senior), presa a portate sul naso e a gomitate mentre il nostro super poliziotto, armeggia con un’aragosta troppo ostinata.
Questo serve a portare in scena il Dr. Albert S. Meinheimer (Richard Griffiths), il sostenitore delle energie rinnovabili, nuovo esperto numero uno della Casa Bianca, il cui giudizio influenzerà tutta la politica americana sull’argomento. In tutto questo si incastra il resto della travagliata storia d’amore di Drebin con Jane Spencer, ancora una volta impersonata da Priscilla Presley, questa volta rossa e in grado di mandare in crisi i ritrattisti, per disegnare il suo identikit, meglio chiamare quel disegnatore che non esce mai con le donne, perché siamo nel 1991, abbiamo solo una delle “Z” di ZAZ, ma l’umorismo del film continua a non fare prigionieri, basta dire che il disabile dottor Meinheimer è al centro di più di un maltrattamento e di una clamorosa citazione ad un certo film di Spielberg, diciamo famosino, ecco.

Il nuovo amante di Jane è il mellifluo Quentin Hapsburg (Robert Goulet) meno efficace del cattivone del primo capitolo, ma perfetto anche per dare il là (o il Sòl se preferite) a tutta la sottotrama “gelosona” di Drebin, personalmente devo fare sempre una gran fatica a non morire dal ridere per la scena della bomba, che per innesco utilizza la sveglia con la gallina che aveva anche mia nonna (storia vera), che però semina un gran quantitativo di morti, già solo guardare le sagome disegnare in giro, non solo a terra, è motivo di risate.
Ancora di più tutta la parte di Frank e Jane, con il primo disperato («Dammi il più forte che hai») e poi a fare lo spavaldo («Non facevo così tanto sesso da quando ero capo nei Boy Scout!») e anche se le trovate comiche arrivano un po’ più diluite, si ride forte lo stesso, tra sguardi in camera, strambi camerieri e ventenni che vogliono solo sesso, sesso e sesso, da far venire la bava alla bocca anche al povero Capitano Ed Hocken (il solito mitico George Kennedy).
Va detto che “Una pallottola spuntata 2½ – L’odore della paura” spesso si focalizza su un tema e sforna tutte le gag possibili immaginabili sull’argomento, come il viaggetto a Little Italy dei nostri sbirri (con il Colosseo come sfondo) e il sexy shop che da solo, diventa ovvio generatore di trovate, come la macchina succhiatrice svedese («Devo fare un regalo!») fino a trovate tipiche dello stile di ZAZ anche senza la “A” e la “Z”, come la brillante «Perché Hector Savage bazzicava questa parte della città?», «Sesso Frank?», «Non adesso, dobbiamo lavorare.»

Come al solito il rischio con queste brillanti parodie è trasformare il post in un elenco di trovate, una trascrizione dei tanti momenti brillanti, qui sono davvero molti, l’assedio della polizia, il carro armato, i babbuini che invadono Washington («La colpa è degli elettori») fino a battutacce che ho trovato il modo di ripetere anche nella mia parlata quotidiana, come quella sul non parlare francese, ma baciare in quel modo.

Va detto che Jane in questo capitolo ha molte parti che la vedono protagonista, dalla discesa dai tacchi altissimi all’arca di animali da sfamare in casa, o la cantata con il sicario sotto la doccia, fino a “LA SCENA”, perché è inutile girarci attorno, questo film sarà eternamente ricordato per aver sbertucciato in maniera brillante la famigerata scena del vaso di un film amatissimo come “Ghost” (1990), le parodie, quelle vere, quando ancora esistevano e facevano il loro dovere.

Forse tra i difetti potremmo inserire anche il climax della bomba da disinnescare, che si risolve con il cavo della corrente, in maniera vagamente anti climatica, anche se non riesco a considerarlo un vero difetto, ma un altro modo per smontare con il cacciavite le abitudini cinematografiche.
Anche se va detto, il tocco più anarchico di tutto il film, la frase sui Democratici, che siano finalmente in grado di candidare qualcuno che possa essere votato, pronunciata davanti ad un presidente Repubblicano, che a sua volta annuisce, è una trovata ben più irriverente che gettare la moglie di Bush Senior dal balcone, ma parliamoci chiaramente, il Tenente Frank Drebin poteva permettersi questo è altro, infatti questa sua seconda avventura al cinema ha nuovamente spaccato i botteghini, decimo miglior incasso del 1991, riuscendo nell’impresa di spodestare dal primo posto tra i film più visti dello stesso periodo, anche il Robin Hood di un Titano degli anni ’90 come Kev Costner (storia vera).

Era ovvio che un terzo capitolo fosse pronto all’orizzonte, ma di questo parleremo la prossima settimana, per completare l’opera e il ripasso prima dell’arrivo di Drebin Junior, ci vediamo quindi qui, non mancate. No, non lì, ho detto qui.


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