
Deve esserci qualcosa nell’aria, forse è solo il quarantennale, ma proprio l’altro giorno abbiamo affrontato Tutto in una notte, il film che ha anticipato anche il coetaneo “Fuori orario”, e nel giro di una settimana, la traiettoria di volo di questa Bara ha incrociato la rotta di un paio di titolo freschi freschi, proprio ispirati alla doppietta di film di Landis e Scorsese, il primo, quello di oggi, l’ultima fatica di Aronofsky.
Che al buon Darren piaccia spazziare tra i generi lo sappiamo, la sua filmografia si estende tra roba ricercata (“π – Il teorema del delirio”) per arrivare a titoli ambiziosi, spernacchiati e forse mai del tutto compresi (“The Fountain” e Madre!) passando per titoli centrati sui protagonisti, con buona risposta di pubblico (“The Wrestler”, “Il cigno nero” e The Whale), qui stupisce un po’ tutti con un titolo che sembra scappato di notte, lasciando indietro calzini e magari anche una scarpa, dalla filmografia di Guy Ritchie.

Potremmo dire che “Una scomoda circostanza – Caught Stealing” (bellissimo il titolo “italiano”, complimenti vivissimi) sta a Darren Aronofsky come non lo so, Sergio suggeriva “Inside Man” sta a Spike Lee, ho letto qualcuno tirare dentro “The Departed” sempre di Scorsese, probabilmente per le morti estemporanee e violente, in ogni caso, il titolo che spicca nella singola filmografia di cui fa parte, come farebbe Woody Allen su un marciapiede di Harlem, ma che comunque sfoggia i temi cari al regista, nello specifico, il martirio dei corpi che a Darren Aronofsky piace sempre molto.
Tratto dal romanzo del 2004 di Charlie Huston “A tuo rischio e pericolo”, la storia ci racconta di Henry “Hank” Thompson (Austin Butler), ex promessa del baseball, incarnazione di un pezzo di Springsteen, la cui carriera sul diamante è stata stroncata da un incidente di cui porta ancora le cicatrici sulle ginocchia, tranquilli, Aronofsky ve le farà vedere con dovizia di dettagli. Il nostro Hank ora fa il barista di notte, vive in un palazzo pieno di personaggi coloriti, come il nerd web designer e spalla comica ma soprattutto, l’amico punkettone Russ (Matt “Eleven” Smith) che per volare in Inghilterra al capezzale del padre morente, gli lascia in affidamento il gatto, un MacGuffin con coda e orecchie che metterà in moto la storia.

Si perché Hank vorrebbe solo godersi la sua storia d’amore con la bella Yvonne (Zoë Kravitz) ma improvvisamente si ritrova senza saperlo ad essere inseguito e ricercato da tutti, polizia, criminali vari e soprattutto dalla mafia russa, che crede che lui abbia dei soldi di qualcuno, non è chiaro, di sicuro Hank non sa nulla, segue solo il principio di Arma Letale 3: agguanta il gatto!

Ambientato nella New York di fine anni ’90, non è chiaro se “Una scomoda circostanza” sia il tentativo di Aronofsky di mettersi in scia ad un’avventura urbana picaresca, sulla falsariga proprio dei titoli di Landis e Scorsese citati lassù, o se sia il suo omaggio alla Grande Mela, qui ritratta anche grazie alla splendida fotografia del fidato Matthew Libatique, con una luogo in fermento sì, ma decadente, con le Torri Gemelle sullo sfondo a fare quasi da monito ad un futuro non proprio sereno. Segni distintivi di una città sulla via della gentrificazione spinta, che sfoggia le sue cicatrici come fa il protagonista, perché ogni uscita violenta trova Aronofsky sempre pronto, tra reni e sangue, il martirio del corpo dei suoi personaggi è una abitudine per il regista, una di quelle che non vuole perdere.

Stilosissimo nella forma e ferito nell’animo “Una scomoda circostanza – Caught Stealing” (più scrivo il titolo “italiano” meno mi piace, ancora complimenti vivissimi) fa una sola concessione fuori tempo, musicalmente lontana dall’anno di ambientazione, mi riferisco al pezzo che gli IDLES composto apposta per il film, molto adatto al passo di una trama che seguendo i modelli di riferimento, e che si gioca una selva di personaggi coloriti.

Come ad esempio le barbe e i riccioli dei due ebrei, Liev Schreiber e Vincent D’Onofrio, sorta di coro greco per il protagonista, il loro incensante ripetere «É un mondo triste, un mondo malato» diventa una specie di cantilena tanto da aver influenzato anche il titolo di questo post, per un film dall’estetica a tratti iper realistica, quindi ancora una volta devo scomodare i grandi registi di New York, come ad esempio Spike Lee a cui spesso mi sono ritrovato a pensare, anche se poi a ben guardare l’ultima fatica di Aronofsky sembra la gita nella Grande Mela di un Guy Ritchie particolarmente in fissa con le cicatrici.
A livello di cast devo dire che Austin Butler ha sempre questo regale distacco che funziona molto bene, ho adorato il punkettone di Matt Smith, attore che lavora sempre troppo poco anche se il buon Darren qui ha giocato a carte scoperte, negli irriconoscibili panni di un cocainomane, si è giocato il ritorno di Griffin Dunne, l’uomo che unisce il lato Landis e il lato Scorsese della forza, mettendo in chiaro che il riferimento a “Into the night”/”Fuori orario” non me lo sono inventato io, lo ha volutamente e spudoratamente cercato Aronofsky.

Lati negativi? Un gatto come MacGuffin mi ha fatto sghignazzare tutto il tempo, pensando che la galassia è sulla cintura di Orione, a parte questo, il film mi sembra più orientato verso l’estetica e i temi cari al regista (il martirio del corpo) che ad un vero coinvolgimento, ad esempio perché Hank è così convinto a non mollare e a ostinarsi a resistere, potrebbe abbastanza facilmente dimostrare di non sapere davvero nulla e tirarsi fuori, invece mancano un po’ di motivazioni che facciano da vero coinvolgimento, “Una scomoda circostanza – Caught Stealing” ci dice che più volte che è un mondo triste, un mondo malato, ma poi non va più in profondità della rappresentazione estetica di questa città decadente.
Un titolo che mi ha lasciato dell’amaro in bocca, se un autore come Darren Aronofsky sceglie volutamente di uscire dalla sua zona di sicurezza cinematografica, pensavo che lo avesse fatto per raccontare davvero qualcosa, forse si è reso conto anche lui che nel 2025 cadevano i quarant’anni dei due film di Landis e Scorsese è voleva omaggiarli a suo modo, in ogni caso, ora mi metto qui e aspetto la prossima mattana firmata da Darren Aronofsky, questo al momento è l’oggettino strano, figo ma quasi fuori posto della sua filmografia, quello che può piacer più al pubblico generico che al pubblico del singolo regista, Padre Tempo ci dirà del destino di questa scelta artistica fatta dal regista.


Creato con orrore 💀 da contentI Marketing