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Unbroken (2014): i Coen dovevano dei soldi alla Jolie

Di solito non
sto tanto dietro alla notte degli Oscar, mi leggo le notizie, ma non gli do
troppo peso, certo bisogna dire che prima di Febbraio, si nota il pericoloso
aumento di film pronti per l’Academy e quest’anno ci stanno dando dentro con le Biopic:
Big Eyes, la versione melensa della vita di Stephen Hawkings di “The Theory of
Everything”, The Imitation game, non ultimo American Sniper. Se non siete
ancora stufi, arriva anche Unbroken, preparatevi, perché adesso vi snocciolo
una serie di nomi da farvi girare la testa.
La biografia
dell’atleta olimpico ed eroe di guerra Louis Zamperini, è adattata per lo
schermo dai Fratelli Coen (mica pizza e fichi), riscritto dagli sceneggiatori Richard
LaGravenese e William Nicholson. Secondo me,  per avere il marito della Jolie in un loro film, hanno dovuto concederle uno script e
si sono ripagati il debito con questa sceneggiatura precotta. Deve essere andata così, altrimenti non me la spiego.

I Coen hanno
tirato dentro anche il loro Direttore della fotografia, Roger Deakins, 12
nominations agli Oscar (i fichi e la pizza di cui sopra), montaggio Tim Squires,
musiche Alexandre Desplat (8 nomination alla statuetta di Zio Oscar), in
pratica, un film così lo dirigevo facile pure io, basta arrivare puntuali sul
set e avere abbastanza voce per gridare “Action” e “Cut”. Invece… Lo dirige
Angelina Jolie. Ora, il suo esordio alla regia “In the Land of Blood and Honey”,
sapete che fine ha fatto? Qualcuno lo ha visto? Boh, scomparso dai Radar.
Tanto per
essere tranquilli, nei panni di Zamperini troviamo Jack O’Connell, fenomeno inglese in rampa di lancio (se non li avete visti, correre a recuperare subito
“Starred Up”, dramma carcerario in cui O’Connell giganteggia, oppure “‘71”,
con Jack, soldato Inglese, da solo nei quartieri di Belfast durante i
“Troubles”) che, se teniamo tutte le dita incrociate (anche quelle dei piedi) e
l’universo per una volta decide di fare il bravo, sarà anche il
protagonista del “Don Quixote” di Terry Gilliam… Film su cui non dirò altro per pura e
semplice scaramanzia (… dajè Terry! dajè!!).
Louis,
Italiano di origine, scavezzacollo fino al midollo, viene indirizzato dal
fratello alla corsa, attività che lo salva da una giovinezza di risse. Louis corre
talmente forte (corri Louis corri!) che partecipa alle olimpiadi di Berlino del
1936, ma il film omette la discussa stretta di mano tra Hitler e Zamperini,
altrimenti poi l’Academy si offende.
Tutta la prima
parte del lungo film (137 minuti, mettetevi il cuore in pace) passa così, tra un flashback e l’altro, la
svolta arriva con la seconda Guerra Mondiale: il bombardiere di Zamperini viene
abbattuto nel Pacifico, lui e i suoi due compagni sopravvivono grazie ad un
gommone per 47 giorni, poi vengono catturati dai Giapponesi.



Vedendo il gommone giallo, io ho pensato alla scena iniziale di “Indiana Jones e il tempio maledetto”, ma solo perché il mio cervello (o ciò che ne resta) tenta la fuga nei luoghi della memoria davanti a 137 minuti di biopic.
“Uhmm, chissà quanti altri squali in CG aggiungerà la Jolie con il budget che ha”

Mi sono già
espresso sulle Biopic, siccome il cinema mi piaciucchia e ne riconosco la potenza, la storia della vita di qualcuno, al cinema dovrebbe risultare 
un minimo più emotiva e coinvolgente della
pagina di Wikipedia dedicata al protagonista, altrimenti, non capisco la necessità di
farci su un film.
Esteticamente la pellicola non ha grossi difetti, ma visto il cast tecnico mi sarei pure stupito
del contrario; non posso giudicare il precedente film da regista della ex Lara Croft,
posso esprimermi solo sulla base di questa pellicola. La Jolie si limita ad
impaginare correttamente la sceneggiatura, che malgrado i nomi coinvolti, non
ha nessun guizzo vero, nemmeno uno, non supera mai i confini del genere, al
massimo ne abbraccia tutti i cliché.
Non so se è un
problema di mancanza di esperienza da parte della regista, ma Angelina si
limita a mettere su una debole e didascalica metafora cristologica intorno al
protagonista.
Infatti, dopo
la prima parte espositiva, iniziano le vere torture subite da Zamperini, ed è
proprio qui che la regia della Jolie si sofferma: se l’intento era farci vedere
che Louis ha sofferto, ok, abbiamo recepito il concetto.



“No, troppo leggera, avevo detto legno massello”

Ora, io
capisco il voler decantare le lodi della resilienza, della testardaggine e del
coraggio, alcuni dei miei film preferiti hanno dei simpatici testardi come protagonisti, ma alla Jolie manca completamente la capacità di far arrivare allo
spettatore tutti questi sentimenti: il risultato è un compitino, che non si
avvicina nemmeno a comprendere il mistero di un uomo dallo spirito indomabile,
che riesce a resiste a sofferenze sovrumane; è tutto talmente anonimo, che a livello
emotivo, la forza di Zamperini viene data per scontata, la scena madre (rappresentata anche nella locandina), sembra una delle tante, solo con la musica più epica.
Per dirvi
della qualità generale del lungometraggio: il Giappone ha deciso di non distribuire il film
nei suoi confini. Basta questo per spiegarvi come sono
rappresentati i Giapponesi nel film, o devo aggiungere altro?
Jack
O’Connell, malgrado il tintone di capelli con cui è costretto a recitare, tira fuori una buona prova, ma se lo avete visto in altre pellicole, sapete
che può fare molto di più.

In pratica “Unbroken” ottiene il non proprio
brillantissimo primato di riuscire a far fare una figura da poco a tutti quelli
che hanno partecipato… Un successone insomma.
“Se corro abbastanza forte, posso seminare il parrucchiere che mi ha conciato così”
Comunque, se
ve lo state chiedendo, sì, nel film si vede anche il vero Louis Zamperini,
d’altra parte, vuoi fare una biopic e non giocarti anche questo cliché? Dopo
137 minuti di cliché, perché farsi mancare qualcosa. Oh, in ogni caso, sempre meglio questo che “Maleficent”.
Ok, adesso
fino a Gennaio/Febbraio dell’anno prossimo, non voglio più sentir parlare di
Biopic va bene? Sono a posto così, è stato un piacere, grazie basta sono pieno.
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