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Undisputed III – Redemption (2010): The most complete “film di menare” in the world

Esterno
Giorno.
Cassidy è
ancora alla fermata del pullman che aspetta l’uscita di “Boyka: Undisputed”.
Signora! Signora!
Questa volta ci siamo! Vedo qualcosa laggiù all’orizzonte! Forse è il nuovo
film su Boyka! Ci siamo! Ci sia… No, no niente, è solo un altro sequel di
Star Wars di cui nessuno sentiva il bisogno. Manteniamo la speranza signora,
presto arriverà, signora? Signora respiri! Signora!! Non mi lasci solo ad
aspettare! Signora…. NUUUUUUUUUOOOOOOOOOO!!!! Governo Bastardooooooooo!!

In principio
fu Ruggero Collina, meglio noto come Walter Hill.
Poi venne il seguito più strano (e divertente) di sempre dove il cattivo era caratterizzato almeno quanto il buono.
Ma nel 2010,
il panorama dei film di menare è cambiato per sempre grazie al terzo capitolo
di questa saga che non ha di certo consumato tutte le sorprese nel secondo
capitolo.



“Tienimi la gamba, tanto con te faccio giusto un pò di stretching…”. 
Ancora una
volta ritroviamo insieme nelle stesso film il regista Isaac Florentine e Scott
Adkins, due che hanno già ampiamente dimostrato di poter scalciare culi e tirare giù i nomi, a questa coppia di
matti aggiungete anche Marko Zaror e potete capire che il livello di
aspettativa dietro a questo titolo era piuttosto alto, ma per fortuna il
risultato finale è un gran spettacolo!
Cominciamo
dall’inizio, anzi, dalla fine del film precedente: Yuri Boyka è ancora in
prigione, dove risente dell’infortunio al ginocchio rimediato per mano di
George “Iceman” Chambers, il nostro passa il suo tempo a spazzare il
pavimento dei cessi e a rinforzare l’articolazione con mezzi di fortuna (tipo
un secchio pieno d’acqua da sollevare). Voi direte: “Ma Yuri Boyka non era il
cattivo?”. Bravi, grazie per avermi fatto questa domanda!



“Non sono io rinchiuso qui con voi, siete voi rinchiusi qui con me!” (Cit.)
Esatto! Perché
“Undisputed III – Redemption”, come si evince dal sottotitolo, è la redenzione
di Boyka, che passa dall’essere il violento (e non del tutto equilibrato)
cattivone del film precedente ad assoluto protagonista, una cosa che non si
era mai vista prima. Un po’ come se in “Rocky IV” il protagonista fosse un Clubber
Lang che si riscopre Cristiano rinato, oppure se in “Rocky V”, Ivan Drago
andasse a cercare la pace in un tempio Buddista, prima di essere contattato dal
suo vecchio mentore, il Col. Samuel Trautman… Mi sa che sto facendo un po’ di
confusione.
La redenzione
di Boyka inizia riprendendosi la corona di campione delle prigione contro Sykov,
quattro pugni e due calci ben piazzati dopo e il coro “Sy-Kov! Sy-Kov!”,
presto sostituito dal ben più familiare “Boy-Ka! Boy-Ka!”.



“Altrimenti? …Altrimenti ci arrabbiamo”.
Ma sequel vuol
dire trama più grande, quindi Gaga (Mark Ivanir), il loschissimo “manager”
(virgolette obbligatorie) di Boyka iscrive il suo campione al PSC, torneo
internazionale tra galeotti di tutti il mondo, tenuto dietro alle sbarre di
massima sicurezza di una prigione in Giordania, una specie di “Street Fighter”,
ma per chi è abituato a prendere il sole a strisce.
Torneo più
grosso vuol dire anche scommesse più grosse e per vincere un po’ di soldi
facili, Gaga e il bastardissimo capo della prigione Giordana si accordano per
scommettere forte sul campione locale, il colombiano Raul ‘Dolor’ Quinones (Marko
Zaror), perché si chiama Dolor? Provate a farci a pugni, poi ditemi se il nome
non è azzeccato!



“Fatti sotto, che ti spiego perché mi chiamano Dolor”.
A dare quel
pizzico di colore, aggiungiamo che tutti gli sfidanti passano le loro
giornate alla locale cava, dalle otto alle cinque a spaccare pietre sotto il
sole, mentre Dolor, li guarda all’ombra del suo ombrellone, capellino di paglia
in testa e romanzo di Garçia Lorca da leggere, nell’animal factory degli
animali uguali, qualcuno è più uguale degli altri.



“Non si può mai stare tranquilli a leggere in questa prigione…”.
Tra una pietra
spaccata (e un film di  Isaac Florentine)
Boyka fa amicizia con il rappresentante degli Stati Uniti, Mr Turbo (Mykel
Shannon Jenkins). Amicizia, oddio, parola grossa, prima si menano, poi finiscono
entrambi in isolamento, poi si menano ancora un po’ e alla fine più o meno
iniziano a collaborare. La cosa incredibile è che il loro rapporto è anche
funzionale a quel minimo di trama che ha il film, da un po’ di spessore, Scott Adkins
e Mykel Shannon Jenkins si impegnano per cercare di non fare proprio
schifissimo a recitare e, tutto sommato, ci riescono, quindi va anche bene così.



“Yo brotha whatsapp!” , “Quando parla questo mi servono i sottotitoli…”.
Ma, ovviamente,
la materia di cui è fatto “Undisputed III – Redemption” non sono né i dialoghi né
le dinamiche tra i personaggi, ma sono le mazzate e quelle sono il meglio che
vi possa capitare di trovare in un film di arti marziali NON orientale.
Isaac
Florentine pare l’unico che ha capito che le scene di lotta si dirigono
inquadrando tutto da lontano, senza mai staccare la macchina da presa, aggiungendo i giusti rallenty per enfatizzare i colpi e lo fa davvero alla grande! In
alcuni momenti è impossibile non credere che il colpo sia realmente andato
a segno, tutto è talmente dinamico, ben girato e coinvolgente che, anche se la
trama è già praticamente tutta scritta, il film ti lascia incollato allo
schermo.
Quel finale
lì, che non ve lo dico perché che cavolo andate a vederlo! Ad Isaac Florentine
basta inquadrare un oggetto di scena e riprendere la frase “Champion of the
toilet”, per apparecchiare il tavolo per un finale grandioso!



“…anzi sono già arrabbiato”.
Le coreografie di Larnell Stovall sono uno spettacolo, forse nemmeno lui poteva credere di
avere tutti quegli atleti così in forma con cui lavorare. Se non bastassero i
protagonisti, aggiungiamo anche solo le mosse di capoeira impossibili di Lateef
Crowder, giusto per far capire che in questo film, forse anche la segretaria di
edizione potrebbe costringervi a terra con una chiave articolare al gomito.
Sugli scudi,
ovviamente, c’è Scott Adkins, tirato come una spina, in uno di quei ruoli che
sanno tanto di personaggio della vita (e il tempo sta dimostrando che le cose
stanno proprio così), un eroe occidentale delle arti marziali, che si permette
di dire cose tipo “Questi Americani parlano troppo” con il suo marcatissimo
accento Russo, uno che si gioca l’unico sorriso del film (o forse della serie)
nella scena finale, mentre prima si limita a ringhiare come un Bulldog e a
picchiare come un fabbro, il sogno di Boyka era quello di essere “the most
complete fighter in the world”, ora come ora Scott Adkins è il miglior
artista marziale occidentale in circolazione, direi che può anche andare bene
così.

Non cercate di girare lo schermo, è solo Scott che ha preso il volo…
Ma il bello di
questa saga, a differenza di tanti altri film di botte più blasonati, ma meno riusciti è quello di ricordarsi che il
cattivo è importante almeno quanto il buono e per rappresentare una vera
sfida, deve essere minaccioso sul serio, Marko Zaror è uno spilungone di 1,92
che fa sembrare Boyka un tappo.



“Io ti spiezzo in due” (Cit.)
La cosa
pazzesca del marzialista Cileno è che ha l’altezza di Ivan Drago, ma l’agilità
di un campione orientale di Kung Fu, ovviamente in Cile lo chiamano “Il Bruce
Lee Cileno”, ma vabbè questa non era nemmeno quotata da bookmakers inglesi, quello
che incanta è il gioco di gambe, una velocità di piedi da ballerino, che va di
pari passo (ah-ah!) con una capacità di far volteggiare in aria quelle gambe
come una libellula Cilena di due metri… Pazzesco!



“Tu da dove cavolo sei uscito spilungone?”.
Me lo sono
rivisto ancora con gran piacere qualche giorno fa, “Undisputed III – Redemption”
resta un apice dei film di menare, trama e dialoghi fanno davvero il minimo
sindacale, ma c’è più cinema di alto livello nella realizzazione dei
combattimenti di questo film, che in alcuni film di serie A che ho visto di
recente ed ora voglio il quarto capitolo, chiamatelo “Undisputed IV”,
chiamatelo “Boyka: Undisputed”, oppure chiamatelo anche solo “Boyka” (Boy-Ka!
Boy-Ka!
Boy-Ka!), basta che lo facciate uscire
il prima possibile…
O dobbiamo aspettare che evada da solo?

Boy-Ka! Boy-Ka! Boy-Ka! Boy-Ka!
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