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Unfriended (2015): “Ho il computer che fa cose strane”

Un Horror che parla di una ragazza che si suicida dopo
essere diventata lo zimbello di tutti, ma poi torna sotto forma di fantasma per
vendicarsi… Avete visto 473 film come questo? Ma nessuno come
“Inamichevolmente”.

Sì, perché a questo canovaccio (trama mi sembra eccessivo)
vengono applicate le seguenti parole: Youtube, Skype, iMessage, GoPro, Spotify,
Instagram, Faccialibro, ghost story e Google Chrome. A questo punto, se siete
di quegli anzianotti che hanno un brutto rapporto con il computer (“Ma cusa l’è
un Touch Scriiiiiiin?”) state urlando terrorizzati…
Ora, spazziamo subito via ogni dubbio: “Unfriended” non è
un nuovo capolavoro del genere, ma è un film in grado di sorprendere
positivamente, perché se avete visto il trailer, avrete capito che il film è
INTERAMENTE “ambientato” su Skype, il filmato della protagonista Blaire
(tenetemi l’icona aperta che ripasso…) viene postato su Youtube, mentre lei
ubriachissima e svenuta riempie le braghe di caccona e perde la faccia sui Social.
Poco dopo, i componenti della sua “Cumpa” vengono
perseguitati da uno strambo spettro che manda messaggi minatori su iMessage e
ti incasina la playlist su Spotify, roba che tu vuoi i Soundgarden e ti viene
fuori Povia (ARRRRRGHHH! Altro motivo per cui “Unfriended” è decisamente un
horror).

“Mi si è aperta una finestra sul pc” , “Adesso hai capito perché si chiama Windows” (Tratto da vero dialogo tra un mio collega di lavoro e il sottoscritto).
Prodotto dalla Blumhouse, casa di produzione che sta
mietendo successi con la sua politica del “Massimo 5 Milioni di dollari di
Budget…. E Zitto!”, questo film diretto da Levan Gabriadze, riesce ad essere un
punto di vista innovativo sulle Ghost Story, l’idea registica alla base è
semplice, economica ed efficacissima: una GoPro montata sulle spalle della
protagonista, mentre interagisce con il resto del cast su Skype. Il risultato è
che il grande schermo diventa un’enorme schermata di computer afflitta dal
morbo del Multitasking. L’idea non è certo originalissima, ma il risultato
finale funziona, perché inaspettatamente, invece di farsi due Terabyte così, il
film riesce ad intrattenere fino alla fine.
Di fatto si tratta di un classico “whodunnit” in cui
i personaggio sono degli stronzetti che si meritano di morire (male) e la
stessa Blaire non è certo una “Povera Carrie White”, ma un’acida bastarda che si
merita il suo destino di zimbello… Questo giusto per dirvi che volenti o
nolenti, il film ti tira dentro il suo giochetto…

Avete capito no? E’ tutto ambientato tra le finestre di Skype…
Il Cyberbullismo è il trampolino di lancio, per un film
che so già, qualche critico agèe (vedi anche: Mummia incartapecorita)
utilizzerà per criticare la società moderna fatta di “Ciovani” con i Blue Jeans
che non hanno valori, che stanno tutto il giorno su sto cellulare, che non ci
sono più le mezze stagioni, che si stava meglio quando si stava peggio e altre
amenità del genere. Non mi sono informato leggendo recensioni in giro del film,
ma sono sicuro che un paio su questo andazzo ci siano sicuramente.
Il regista Levan Gabriadze riesce a mantenere
l’attenzione dello spettatore per tutto il tempo, la trovata che ho apprezzato
di più è stata sicuramente quella di utilizzare Spotify per creare una colonna
sonora al film, grazie ad alcuni pezzi scelti per essere in tema con la storia
(tipo “I Hurt Too” giusto per fare un titolo… Non ho usato Shazam durante la
visione lo confesso).
Certo non è tutto pesche e crema, perché ci sono un
paio di ammazzamenti anche fatti bene, ma Gabriadze non riesce a schivare i momenti MACCOSA, il più grosso è sicuramente il limite tecnico di questa
tipologia del film, i protagonisti restano davanti al loro Laptop SEMPRE, anche
quando sarebbe meglio scappare a gambe levate, ma anche la comparsata di (NON
SPOILER sereni…) una pistola è da prendere un po’ con le pinze.

Ho come la sensazione di stare inserendo sempre la stessa immagine…
Detto questo “Unfriended” con il suo budget limitato e la
struttura a monocamera con protagonisti sempre inquadrati, è figlio di “The
blair witch project” e questo spiega anche il nome della protagonista, così
chiudo l’icona lasciata aperta qualche paragrafo fa…
Mi piace pensare che il film con la strega, sia un po’
l’anziano che guarda la gioventù pensando “…’Sti giovani sempre su Internet a
guardare le foto di donne nude! Ai tempi miei al massimo si girava nei boschi
smocciolando in favore di telecamera”, perché comunque “Inamichevolmente” si
porta nella pancia uno scontro generazionale, come Horror funzionicchia senza
inventare davvero niente (pericolo Smiley fortunatamente scampato…), ma
giocandosi decentemente le sue carte ed essendo un genere storicamente a
target giovanile, si rivolge proprio ai ragazzi usando la loro stessa
tecnologia. Se fosse stato un film uscito in contemporanea mondiale in
streaming, sarebbe stata l’apoteosi, immaginate di guardarlo sul
vostro portatile… Mica male no?
L’altra faccia della medaglia è immaginare molti di, che
so, i miei colleghi di lavoro, di fronte ad un film del genere. Persone che
scrivono sulla tastiera usando solo gli indici delle mani (a volte solo una)
oppure ancora non dominano il mistero di cosa segue al comando “Copia”, o
ancora peggio, che vanno in crisi quando “Sparisce Google”, ecco, metteteli
davanti ad “Unfriended” allora sentirete le urla di terrore vere…

Questa nel film non c’è, ma mi sono rotto di mettere immagini di gente disperata su Skype.
Nel mezzo ci sono quelli che la tecnologia la usano e
gli Horror li guardano, non aspettatevi la miglior pellicola dell’anno, però
sappiate che oltre al prevedibile trailer, c’è qualcosina di più, ora chiudete
questa finestra e andate…. State sempre attaccati a ‘sto computer dai!
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